Legge 194 e obiezione di coscienza, in Toscana si riaccende il dibattito

Dalla mozione non approvata in Consiglio Regionale della Toscana per alcune limitazioni all'obiezione di coscienza, fino ai dati dell'Italia recentemente pubblicati: il punto sulla Legge 194 e la situazione attuale nel nostro Paese.


La legge 194, che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia da quasi trent'anni, non smette mai di far discutere: l'ultimo caso riguarda la Toscana, recentemente premiata come eccellenza italiana in tema di ospedali, che si è trovata con la maggioranza politica spaccata in Consiglio Regionale dopo le votazioni su un documento che prevedeva alcune limitazioni all'obiezione di coscienza per i medici che si professano obiettori.

Il documento riguardava alcune limitazioni che il consiglio regionale intendeva porre ai medici obiettori, coloro che si rifiutano di praticare gli aborti principalmente per motivi etici e religiosi: la richiesta era di verificare presso gli Ordini provinciali dei medici l’istituzione di elenchi di medici non obiettori e medici obiettori, in modo da permettere ai cittadini di sapere a chi rivolgersi in caso di necessità. La mozione presentata chiedeva anche ai medici di espicitare neecessariamente la propria posizione riguardo all’articolo 9 della legge 194 oltre a richiedere un maggior controllo e garanzia dei servizi al cittadino che andrebbero operati dalle Aziende Sanitarie Locali stesse. Inoltre si chiedevano altri chiarimenti, come maggiori informazioni sull'IVG da mettere a disposizione nei presidi sanitari e la tutela del personale non obiettore, che viene spesso relegato solo alle interruzioni di gravidanza riducendo la professionalità.

Al momento del voto, c'è stato il ribaltone politico e con un solo voto di scarto la mozione presentata non è stata approvata. Ciò segna un precedente preoccupante sulle applicazioni sempre più restrittive di una legge fondamentale come la 194 che dalla Toscana potrebbe fare proseliti anche in altre regioni italiane.

A metà Settembre, il Ministero della Salute ha pubblicato la relazione annuale sull'applicazione della legge 194, con dati sconfortanti sul crescente numero dei medici che si rifiutano di praticare interruzioni di gravidanza nel nostro Paese: sette su dieci si professano obiettori, circa il 69,3% del totale su scala nazionale con un incremento del 17,3% dalla promulgazione della legge nel 1974. Diminuiscono gli aborti legali tra le donne italiane, che il Ministero interpreta come una maggiore consapevolezza della sessualità e un uso crescente di anticoncezionali, mentre aumentano le interruzioni tra le donne di nazionalità estera, probabilmente per non conoscenza dei metodi contraccettivi.

Nel rapporto del Ministero si legge:

Si osserva come l‟esercizio del diritto all‟obiezione di coscienza abbia riguardato elevate percentuali di ginecologi fin dall‟inizio dell‟applicazione della Legge 194, con un aumento percentuale del 17.3% in trenta anni, a fronte di un dimezzamento delle IVG nello stesso periodo. I numeri complessivi del personale non obiettore appaiono congrui al numero complessivo degli interventi di IVG. Eventuali difficoltà nell‟accesso ai percorsi IVG sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all‟interno di ciascuna regione. In collaborazione con le Regioni, il Ministero delle Salute ha avviato un monitoraggio a livello di singole strutture ospedaliere e consultori per verificare meglio le criticità e vigilare, attraverso le Regioni, affinché vi sia una piena applicazione della Legge su tutto il territorio nazionale, in particolare garantendo l‟esercizio del diritto all‟obiezione di coscienza dei singoli operatori sanitari che ne facciano richiesta e, al tempo stesso, il pieno accesso ai percorsi di IVG, come previsto dalla Legge, per le donne che scelgano di farvi ricorso.

La discussione avvenuta in Consiglio Regionale in Toscana riapre il dibattito sulla Legge 194 e l'obiezione di coscienza, troppo spesso utilizzata come scudo per negare alle cittadine un diritto disciplinato dalla legge dello Stato Italiano: moltissimi medici obiettori, poi, estendono questa obiezione anche alla pillola del giorno dopo, negando la prescrizione medica del contraccettivo d'emergenza nel 50% dei casi (dati 2011), o rifiutandosi di dare la pillola dei 5 giorni dopo (solo 3 ginecologi su 10 la prescrivono, dati 2012) previo test di gravidanza.

Via | ToscanaOggi, Huffington Post, Ministero della Salute

Foto | Flickr di Auro

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