Obesità infantile, bocciati i programmi tv per bambini obesi

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teenager in crisi di peso

Una sfida che fa share in tv quella della perdita di peso, in special modo quando vede protagonisti bambini e adolescenti alle prese con i chili di troppo, dure sessioni di allenamento e la ricerca della motivazione per dimagrire. In televisione è boom di programmi che riprendono giorno dopo giorno i sacrifici, le tentazioni, le crisi di pianto e le piccole vittorie di bambini e ragazzi a dieta.

Da Teenager in crisi di peso, reality americano in onda su MTV, ad Adolescenti XXL. Su Fox Life va in onda dal novembre scorso Tesoro, salviamo i ragazzi, con un approccio decisamente più soft alla SOS Tata. Qualche giorno fa ci chiedevamo se per affrontare l’obesità infantile dilagante nei Paesi occidentali non si stesse correndo il rischio di condizionare pesantemente la vita sociale dei ragazzi, etichettati nelle campagne shock anti-obesità come moribondi, incapaci di giocare, essere felici e divertirsi come tutti gli altri bambini. Molto meglio un approccio soft al problema come quello adottato da Michelle Obama, che promuove un’attività fisica regolare ed un’educazione alimentare biologica nelle scuole ed in tv.

Allo stesso modo ci si interroga sull’utilità di questi reality destinati ai bambini obesi. Trasmettono il messaggio giusto? Urtano la sensibilità dei bambini? Trasformano l’obesità infantile in un fenomeno da baraccone? E sono davvero efficaci a lungo termine? Leggo sul Fatto Alimentare che psicologi ed endocrinologi bocciano i programmi tv per bambini obesi.

Dal punto di vista psicologico, spiega Alessandro Sartorio, primario endocrinologo dell’Istituto auxologico italiano, l’obesità non è soltanto un problema di peso, come invece emerge dai reality. Ci sono in gioco forti componenti sociali ed anche genetiche che non possono essere affrontate solo con dieta ed esercizio fisico. Occorre piuttosto un approccio multidisciplinare e l’avvio di percorsi più lunghi e costruttivi. Insomma, si rischia di banalizzare e semplificare l’obesità. Per Sartorio, inoltre, le diete cui vengono sottoposti i bambini sono troppo rigide e li privano di una componente fondamentale della loro infanzia: anche non partecipare ad una festicciola al McDonald’s con gli amici può essere frustrante per un bambino. Inoltre, bisogna parlare di cibo con i genitori, non ossessionare il bambino con conteggio delle calorie e grassi saturi.

Anche l’attività fisica cui vengono costretti i bambini è troppo intensa. Dovrebbe invece essere moderata. Ma le esigenze di copione e la necessità di perdere tanti chili in fretta portano a trascurare l’aspetto più importante della questione: la salute ed il benessere psicofisico dei bambini. Senza contare che chili persi troppo in fretta si riguadagnano altrettanto in fretta con gli interessi.

La psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione, responsabile del centro DCA Palazzo Francisci di Todi, spiega che in questi programmi spesso passa un messaggio fuorviante: che la perdita di peso dipenda esclusivamente dalla forza di volontà e dalla motivazione del bambino. Ancora una volta: e la componente genetica, quella sociale, che fine fanno?

Inoltre, mirando solo alla perdita di peso, intraprendendo una lotta con la bilancia, si fa credere ai bambini che essere magri renda felici e più amati. E allora che fare? Bisogna puntare sull’accettazione del proprio corpo, sulla risoluzione del disagio psicologico alla base dell’obesità, disagio che non scomparirà con la semplice perdita di peso.

In sintesi, occorre un approccio multidisciplinare al problema, così come la sensibilizzazione ad un cambiamento collettivo delle abitudini alimentari. Se ci sono così tanti bambini obesi in giro, la colpa non è del singolo bambino, è della società. È lì che bisogna intervenire. Che ne pensate, amici di Benessereblog?

Reality bambini obesi

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Via | Il Fatto Alimentare

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