Perfezionismo, vincere la paura di sbagliare

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Perfezionismo: un biglietto di sola andata per l’infelicità. Così lo definisce Laura Deutsch, autrice di Writing as a spiritual practice. Può sembrare esagerato ma i perfezionisti corrono rischi maggiori di insorgenza di depressione, ansia, disturbi alimentari, dipendenze, stress. Difficile mantenere livelli accettabili di autostima, quando la vita ci assegna ogni giorno una pagella, con i peggiori voti spesso cerchiati in rosso dalla nostra eccessiva autocritica.

Come nel caso della timidezza vissuta come un difetto, ancora una volta dobbiamo risalire all’infanzia per comprendere cosa ha fatto scattare la molla di una ricerca ossessiva della perfezione. Probabilmente quell’insoddisfazione stampata sul volto dei nostri genitori di fronte ad un 7 piuttosto che ai soliti 8.

Già, perché spesso a cadere nel tranello del perfezionismo sono persone considerate invincibili, abituate ad ottenere il massimo e dalle quali ci si aspetta sempre e comunque il risultato migliore. Dietro il perfezionismo si nasconde sostanzialmente la paura di sbagliare e di deludere le aspettative degli altri. Un circolo vizioso che ci conduce spesso alla rinuncia, quando siamo consapevoli di non poter arrivare in cima, condannandoci di fatto alla paralisi, all’immobilismo.

L’ansia ci assale se tutto non va nel migliore dei modi possibili e rischiamo di andare in crisi per un dettaglio, anche quando tutto il resto sarebbe più che sufficiente a renderci felici. Il perfezionismo condanna all’infelicità sia che si protenda per la rinuncia, sentendosi perennemente sconfitti, sia che si lavori maniacalmente per rendere tutto perfetto, per poi soffrire in maniera indicibile se qualcosa va storto.

Per vincere la paura di sbagliare ed il senso di inadeguatezza, occorre puntare al miglior risultato possibile, non alla perfezione. Dove con miglior risultato possibile si intende quello che riusciamo a fare con le nostre attuali risorse, in quel preciso momento della nostra vita e considerando tutte le variabili indipendenti dal nostro impegno.

Essere più comprensivi con noi stessi non ci allontana dal raggiungere i nostri obiettivi. Senza cadere nel vittimismo o accampare scuse per le nostre mancanze, cerchiamo di accettare i nostri limiti e di smussare gli angoli dell’autocritica più tagliente, che certo non fa bene all’autostima ed indubbiamente ostacola il miglioramento personale.

Sostituiamo il sopracciglio inarcato che ci portiamo dietro dall’infanzia con un’alzata di spalle quando qualcosa non va per il verso giusto. Non condanniamoci al fallimento inseguendo la perfezione. Che si tratti di seguire una dieta piuttosto che di fare carriera, non sarà uno strappo alla regola piuttosto che una svista a pregiudicare del tutto il risultato finale. Diamoci una chance per essere felicemente imperfetti, impariamo a sorridere di un granello di polvere e ad accettare senza drammi la possibilità di un secondo posto.

Foto | Flickr

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  • nickname Commento numero 1 su Perfezionismo, vincere la paura di sbagliare

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    Quanti danni procura il perfezionismo e la sua ossessione! Anche tra i Fiori di Bach (Rock Water) ce n'è uno che si occupa di riportare armonia in quelle persone che sono troppo prese dalla cura meticolosa nell'essere primi, dall'ambizione di essere sempre perfetti e non sbagliare mai! Scritto il Date —