Come sfogare la rabbia repressa

rabbia repressa

Torniamo a parlare di comportamento aggressivo-passivo. Se abbiamo notato i segnali spia dell'aggressività nascosta, siamo caduti nella trappola del sorriso arrabbiato, un atteggiamento che ci porta a reprimere le emozioni negative comportandoci come se nulla ci avesse scalfito. Controllare la rabbia è importante ma il modo giusto per raggiungere l'autocontrollo non è reprimendo quello che proviamo. Covare rancore, nascondere il nostro risentimento ci porterà ad implodere energie negative, allontanandoci dall'equilibrio e compromettendo i rapporti con gli altri.

Se ci stiamo chiedendo come sfogare la rabbia repressa è già un buon segno perché stiamo ammettendo di avere un problema ad esprimere le nostre emozioni. Non sempre è colpa nostra. Ci insegnano che alcune emozioni sono negative, la rabbia in primis. In realtà di negativo c'è solo non buttarle fuori e non imparare a conviverci, ad affrontarle.

La prima cosa da fare, dunque, è smetterla di vergognarci di quello che proviamo. Non è sbagliato essere arrabbiati con qualcuno o per qualcosa, né lo è indignarsi o provare risentimento. Non dobbiamo nasconderlo, dobbiamo imparare a veicolarlo nel modo giusto, senza risultare troppo offensivi o duri. Proviamo a spiegare agli altri cosa proviamo e perché. Rika Zarai in Libera le tue emozioni, una lettura che vi consiglio, spiega che per riuscirci dobbiamo partire dalla posizione di vita Io sono ok, tu sei ok. Evitiamo di generalizzare: quasi sempre è un singolo atteggiamento che ci fa innervosire o un equivoco, ecco perché è meglio essere dettagliati sull'origine della nostra rabbia, senza sparare a zero su qualcuno.

La nostra rabbia repressa spesso nasce dalla voglia di piacere ad ogni costo. Pensiamo che bisogna dire sempre di sì per non deludere gli altri, anche quando non ne abbiamo voglia. Così abbozziamo, ci stampiamo un sorriso finto in faccia e ci ritroviamo a fare le cose controvoglia, covando risentimento verso gli altri. Ma è solo colpa nostra se siamo troppo accondiscendenti. Dobbiamo smetterla di seguire la corrente ed iniziare a decidere chi siamo, cosa vogliamo davvero e con chi vogliamo condividere il nostro percorso. Siamo noi a scegliere. Per evitare che la rabbia repressa prenda il sopravvento sulla nostra vita, iniziamo dunque a dire di no. No quando non abbiamo voglia di fare qualcosa, no quando non siamo d'accordo con quanto ci viene proposto. La chiave dell'equilibrio è la coerenza. Non è mentendo agli altri sui nostri reali sentimenti che instaureremo rapporti sinceri e profondi.

Capire da dove viene la nostra rabbia è il passo successivo per sconfiggerla alla radice. Spesso pensiamo che la rabbia sia generata necessariamente da sentimenti attivi: moti di orgoglio o risentimento. In realtà anche la solitudine, la gelosia, la tristezza o l'imbarazzo possono innescare rabbia. Quando siamo travolti da queste sensazioni, allontaniamoci dall'istinto vendicativo e dal rancore provando ad incanalarlo in azioni positive. Cerchiamo una soluzione per noi, non strategie per vendicarci del torto subito.

Le cose non vanno sempre come vorremmo e le persone non agiscono sempre correttamente o come ci aspetteremmo. Accettarlo è importante per non prendersela eccessivamente quando tutto non va come abbiamo previsto. Infine, quando siamo in contrasto con gli altri, mettiamo da parte la nostra voglia di avere la meglio. L'importante non è vincere o avere ragione bensì cercare un compromesso, avvicinarsi di più all'altro, capire la sua posizione per imparare a conoscerlo meglio ed evitare altri screzi in futuro. È nella differenza tra scontro fine a se stesso e confronto che si gioca il nostro equilibrio ed il successo delle nostre relazioni interpersonali.

Leggi anche: Aggressività passiva, i cinque stadi della rabbia repressa

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