Gelatina di origine umana al posto della gelatina animale. La mangereste?

gummybears

Non dimenticherò mai la faccia che ha fatto un mio amico vegetariano - un appassionato del cosiddetto misto - dopo che gli ho detto che la maggior parte delle caramelle che si divorava probabilmente contenevano gelatina di maiale. Non se lo sarebbe mai immaginato e, visto che si usava vendere il misto sciolto, non aveva mai avuto occasione di controllare gli ingredienti sulla scatola di origine dei vari morbidoni, ciucciotti e coccodrilli.

Dopo aver letto questa notizia riportata su PopSci non posso fare a meno di chiedermi che espressione farebbe il mio amico a scoprire che c'è addirittura in programma di sostituire la gelatina animale contenuta in molti prodotti con una nuova gelatina di origine umana. Avete capito bene, umana.

Pare che degli scienziati stiano sviluppando la produzione in scala industriale di una gelatina derivata dall'essere umano al fine di soppiantare quella animale, spesso considerata troppo rischiosa per la salute. Tenendo conto infatti che quest'ultima è prodotta utilizzando il collagene contenuto nelle ossa e nella pelle degli animali, non solo non si può escludere che possa potenzialmente essere veicolo di malattie, ma la sua qualità è anche molto difficile da valutare in quanto può variare di partita in partita.

Di conseguenza, è da tempo che nell'industria farmaceutica si sta cercando un valido sostituto alla gelatina animale, prodotto utilizzato abbondantemente sia a fini alimentari, sia cosmetici. E la risposta a tutti i problemi sembrerebbe essere questa nuova gelatina, creata inserendo in maniera controllata dei geni umani in un particolare tipo di lievito.

Personalmente, non credo che troverei mai il coraggio di mangiare una tartina di frutta ricoperta da gelatina umana - che tecnicamente potrebbe essere considerato anche come cannibalismo. Quello che mi preoccupa però è che in futuro, come nel caso dei cibi con ingredienti OGM, potrebbe diventare difficile capire quali prodotti la contengono e quali no.

Foto | Flickr

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