Cosa fare in caso di aneurisma cerebrale non rotto e quali possono essere le conseguenze

aneurisma cerebrale non rotto

Spesso gli aneurismi vengono scoperti in seguito ad un'emorragia nel cervello, ma, in realtà, prima di dover avere a che fare con le conseguenze di questi sanguinamenti esiste una situazione in cui le pareti dei vasi sanguigni presenti nel cervello si dilatano, formando una sorta di palloncino che prende il nome di aneurisma cerebrale non rotto. In genere un aneurisma di questo tipo viene identificato per caso durante delle analisi al cervello eseguite per altri motivi. Altre volte, invece, alcuni sintomi possono far sospettare la presenza di un aneurisma cerebrale non rotto: mal di testa molto forti, dolore sopra e dietro agli occhi, incapacità di muovere gli arti, dilatazione delle pupille e vista sdoppiata.

Nel 40% dei casi prima che un aneurisma di grandi dimensioni inizi a sanguinare il mal di testa diventa insopportabile ed è accompagnato anche da altri sintomi, come nausea, vomito, torcicollo e sensibilità alla luce. Evitare la rottura è l'unico modo per non dover avere a che fare con l'emorragia che, nel 60% dei casi, porta al decesso prima dell'arrivo in ospedale. In generale, il rischio di sanguinamento dipende dalle dimensioni dell'aneurisma stesso ed è associato all'indebolimento della parete del vaso sanguigno che, assottigliandosi, può cedere e causare l'emorragia. A questo punto è piuttosto frequente la perdita di coscienza e se la ferita sulla parete del vaso non si cicatrizza le conseguenze possono essere molto gravi, dalla paralisi al coma e al decesso.

Fortunatamente l'identificazione di un aneurisma cerebrale non rotto permette di trattarlo prima che insorgano le conseguenze più gravi. E' possibile, infatti, prevenire la rottura dell'aneurisma con un intervento chirurgico o con tecniche endovascolari. Gli interventi chirurgici permettono di isolare il palloncino che si è formato sul vaso sanguigno stringendolo alla base con una pinzetta elastica inserita attraverso un piccolo foro praticato nel cranio. In questo modo il sangue non può più entrare nell'aneurisma non rotto e viene ridotto il rischio di sanguinamento.

La terapia endovascolare prevede, invece, di raggiungere l'aneurisma con un catetere che viene inserito in un'arteria a livello dell'inguine. In questo modo è possibile inserire nel palloncino del materiale che provoca la coagulazione del sangue presente al suo interno.

Secondo le Linee Guida Italiane per la prevenzione e il trattamento dell'ictus cerebrale il trattamento chirurgico o endovascolare di un aneurisma non rotto è indicato quando il paziente è giovane e, quindi, il rischio di rottura è maggiore perché l'aspettativa di vita è più lunga. Inoltre è necessario intervenire quando ci sono già stati casi di emorragie cerebrali o di aneurismi in famiglia o quando il paziente stesso ha già avuto a che fare con il sanguinamento di un altro aneurisma, soffre di ipertensione non controllata o deve assumere una terapia anticoagulante. Infine, il trattamento è necessario se l'aneurisma ha una forma irregolare, si ingrandisce progressivamente, ha un diametro superiore ai 7 mm o è localizzato nell'arteria comunicante anteriore o nell'arteria basilare.

Via | neurochirurgia2000; Clinica Neuros; SPREAD Live
Foto | Flickr

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