Expo 2015, italiani promossi in alimentazione

A dare i voti è l'Osservatorio Nestlé - Fondazione ADI

expo 2015 alimentazione

Già prima che Expo 2015 aprisse i battenti gli italiani si sono mostrati interessati alla sua protagonista principale, l’alimentazione. Ora, a cancelli definitivamente chiusi, gli abitanti del Bel Paese vengono promossi a pieni voti sull’argomento dai dati dell’ultima edizione dell’Osservatorio Nestlé - Fondazione ADI, secondo cui il 54% del campione intervistato sapeva ad esempio quanto cibo e nutrizione influenzino crescita e sviluppo del cervello sin dalla gestazione.

Ci troviamo

commenta Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione ADI e coordinatore scientifico dell’Osservatorio

di fronte a cittadini sempre più attenti, informati e sensibili a tematiche come la sostenibilità, la nutrizione e la responsabilità sociale.

Fra i temi che hanno acceso la curiosità degli italiani è incluso quello della sostenibilità, cui però vengono spesso associati significati diversi.

I volti della sostenibilità

Solo poco più del 25% degli intervistati parla di sostenibilità includendo tutta la filiera di produzione di un qualsiasi prodotti, mentre il 49% concentra l’attenzione solo sull’ottimizzazione dell’uso delle risorse e il 38% su quella delle energie. In pochi, invece, si focalizzano su temi specifici come il riciclo della carta (1%) e della plastica (3%) o i cibi a KM 0 (11%).

Ciò su cui gli italiani sembrano concordare pienamente è invece un tratto distintivo della mediterraneità: la cura della tavola e la presentazione dei piatti, caratteristiche di uno stile di vita che dà valore ai rapporti e alla condivisione.

L’importanza della presentazione

Secondo i dati dell’Osservatorio Nestlé - Fondazione ADI per  il 47% degli italiani la vista è il senso che influenza più di tutti le scelte a tavola. Solo il 35% attribuisce una maggiore importanza al gusto. “È importante non sottovalutare questa tendenza”, sottolinea Fatati. “Nelle passate edizioni dell’Osservatorio Nestlé – Fondazione ADI era emerso come la convivialità fosse uno dei punti su cui lavorare. Colazioni sprint della durata inferiore ai 15 minuti, pranzi e cene monoporzioni erano molto frequenti. Grazie al lavoro svolto in questi anni, all’impegno profuso dalle numerose istituzioni e ai numerosi progetti di educazione alimentare, ci troviamo di fronte ad una riscoperta delle origini, della valenza della convivialità e del momento della tavola, un atto che richiede il suo tempo e che attribuisce valore ai cibi e al nutrimento come piacere”.

Via | Comunicato stampa

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