16 cose fondamentali da sapere sull'Ebola

Il virus Ebola fa paura. L'epidemia non si arresta, ecco tutto quel che c'è da sapere sulla malattia, la prevenzione, le precauzioni, le cure

Era aprile quando il Ministero della Salute ha rilasciato indicazioni ufficiali su come ci si sarebbe dovuti comportare per affrontare l'allerta Ebola giunta in Europa dall'Africa occidentale. Qui, tra Guinea, Liberia e Sierra Leone, stava infatti iniziando a diffondersi quella che nei mesi successivi ha assunto i contorni di una vera e propria epidemia che ad oggi, stando ai dati dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi aggiornati al 22 ottobre, ha fatto registrare quasi 10 mila casi, di cui 5.500 confermate da analisi di laboratorio e 4.877 fatali.

Ma di cosa si tratta esattamente? Quali sono i Paesi colpiti al di fuori dei territori Africani? E quali i rischi corsi in Italia? Cerchiamo di rispondere a queste e altre domande frequenti sul virus Ebola e sull'epidemia in corso.


1. Cos'è l'Ebola?

L'Ebola – o meglio la malattia da virus Ebola – è una patologia grave e spesso fatale causata dall'infezione da parte di un virus apparso per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sudan nel 1976.

L'origine del virus è sconosciuta, ma in base alle prove a disposizione si ipotizza che arrivi dai pipistrelli della frutta (gli Pteropodidi).

2. Come si trasmette l'Ebola da un uomo all'altro?

Il virus Ebola si trasmette per contatto diretto di ferite o mucose con il sangue o altri fluidi corporei (ad esempio feci, urina, saliva, vomito e sperma) di persone infette, oppure con superfici contaminate con i fluidi corporei di una persona infetta, ad esempio aghi di siringhe, abiti sporchi o biancheria da letto. Non ci sono invece prove che il virus si possa trasmettere per via aerea.

Durante il periodo di incubazione, che può variare tra i 2 e i 21 giorni, le persone infettate non sono contagiose, ma iniziano ad esserlo nel momento in cui compaiono i sintomi e lo restano fino a che il loro sangue e i loro fluidi corporei contengono il virus. Finché l'unico sintomo è la febbre il rischio di contagio è però basso. Il rischio di trasmissione aumenta quando compaiono anche problemi come vomito, diarrea e, soprattutto, emorragie.

La contagiosità resta elevata anche dopo il decesso o la guarigione. In particolare, gli uomini che sopravvivono all'Ebola possono trasmettere il virus attraverso lo sperma fino a 7 settimane dopo la guarigione.

3. Quali sono i sintomi dell'infezione da Ebola?

L'Ebola si manifesta con la comparsa improvvisa di febbre, una debolezza intensa, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. A questi sintomi si aggiungono poi vomito, diarrea, sfoghi cutanei, compromissione del funzionamento di reni e fegato e, in alcuni casi, emorragie, sia esterne che interne. Inoltre l'infezione è associata ad alterazioni come globuli bianchi e piastrine basse e livelli elevati degli enzimi epatici.

Questi sintomi non sono però sufficienti a una diagnosi certa. Per confermarla sono necessari esami di laboratorio.

4. Chi è più a rischio di infezione da Ebola?

Le persone più a rischio di infezione da virus Ebola sono gli operatori del settore della salute che assistono i malati, i familiari o altre persone che entrano in stretto contatto con i pazienti e chi si occupa delle salme dopo il decesso.

Non è invece ancora stato accertato se particolari gruppi di individui, come le persone immunocompromesse o con altri problemi di salute, siano più a rischio di contagio.

emergenza ebola


5. Come bisogna comportarsi se si crede di aver contratto l'Ebola?

Chi crede di avere a che fare con i sintomi della malattia da virus Ebola o di poter aver contratto il virus durante un viaggio in una zona in cui c'è un'epidemia in corso o perché è entrato in contatto con un malato o con una persona potenzialmente infetta deve chiedere immediatamente l'intervento di un medico recandosi al pronto soccorso più vicino.

In particolare è bene rivolgersi a un medico se la temperatura corporea sale improvvisamente oltre i 38 °C ed è associata ad anche un solo sintomo tra mal di testa, dolori muscolari, diarrea, vomito, mal di stomaco o la comparsa di lividi o emorragie inspiegabili. Allo stesso tempo è importante evitare il più possibile il contatto con altre persone e non recarsi in altri luoghi se non dal medico più vicino.

Un intervento medico tempestivo è fondamentale per aumentare le possibilità di sconfiggere il virus e per ridurre la probabilità che il microbo venga trasmesso ad altre persone.

6. Cosa fare se si sospetta che qualcuno possa essere entrato in contatto con il virus Ebola?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non prendersi cura di nessun sospetto malato tra le mura domestiche. Nel caso in cui si ritenga che qualcuno possa essere entrato in contatto con il virus è necessario indirizzarlo verso il pronto soccorso più vicino. Qui il personale sanitario procederà secondo le linee guida per attuare le procedure di isolamento richieste.

7. Come proteggersi dal virus Ebola?

Per proteggersi e ridurre il rischio di contagio quando si potrebbe entrare in contatto con il virus Ebola è necessario:

  • lavarsi spesso le mani o utilizzare prodotti igienizzanti a base di alcol;
  • evitare il contatto con il sangue e con i fluidi corporei di altre persone, soprattutto se malate;
  • non maneggiare oggetti che potrebbero essere contaminate dal sangue o dai fluidi corporei di una persona infetta;
  • non toccare il corpo di una persona morta a causa dell'Ebola;
  • se si viaggia in zone del mondo in cui è presente il virus non toccare animali che potrebbero essere infetti (pipistrelli e primati), né il loro sangue o i loro fluidi corporei. Non toccare e non mangiare nemmeno la loro carne;
  • se si viaggia in Africa occidentale, evitare gli ospedali in cui sono stati trattati dei pazienti affetti da malattia da virus Ebola.

8. Quali sono le misure contro l'Ebola attive in Italia?

In Italia le procedure per gestire sia i casi sospetti di infezione da virus Ebola, sia quelli probabili o confermati sono state indicate dal Ministero della Salute nel “Protocollo centrale per la gestione dei casi e dei contatti sul territorio nazionale”, diffuso presso gli operatori sanitari lo scorso 1 ottobre e aggiornato il 6 ottobre successivo.

All'interno del protocollo sono indicati la classificazione del casi, le procedure di valutazione iniziale, quelle per la presa in carico dei casi sospetti e quelle per un eventuale trasporto ai centri di riferimento in cui il paziente può essere gestito correttamente ed essere sottoposto agli esami di laboratorio necessari.

Tutte le circolari emanate dal Ministero della Salute sono in linea con le indicazioni internazionali e sono state recepite a livello regionale. Inoltre lo stesso Ministero continua ad aggiornare in tempo reale le misure di sorveglianza nei possibili punti di ingresso (porti e aeroporti). Per quanto riguarda, invece, gli immigrati irregolari che arrivano dalle coste africane via mare, il Ministero assicura che, così come sta avvenendo nel caso dell'operazione Mare Nostrum, tutti vengono valutati per lo stato sanitario prima dello sbarco.

In qualsiasi circostanza le procedure prevedono l'invio dei campioni per le analisi di laboratorio all’Istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) "Lazzaro Spallanzani" di Roma per verificare la reale presenza del virus.

ebola


9. Cosa fare se si viaggia in un Paese in cui sono stati accertati casi di Ebola?

Secondo l'Organizzazione Mondiale della sanità il rischio di infezione durante il viaggio è molto basso. A contenerlo è il fatto che la trasmissione da uomo a uomo avviene solo per contatto diretto con i fluidi corporei del malato. Per questo se si presta attenzione alla propria salute e a quella delle altre persone la probabilità di contagio rimane bassa.

Per ridurla ulteriormente è bene seguire gli stessi consigli riportati nella sezione Come proteggersi dal virus Ebola?.


10. Quali sono i Paesi colpiti dall'Ebola?

A partire dallo scorsa primavera il virus ebola ha colpito la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone. Un numero limitato di casi è stato segnalato anche in Nigeria, che però è stata recentemente dichiarata libera dall'infezione. In Senegal è stato segnalato un caso associato a un viaggio, mentre le infezioni segnalate nella Repubblica Democratica del Congo non sono associate all'epidemia in Africa occidentale.

Il 30 settembre 2014 è stato confermato anche il primo caso di Ebola in seguito a un viaggio. Il paziente, giunto a Dallas dall'Africa occidentale, è deceduto l'8 ottobre successivo. Le persone entrate in contatto con questo “paziente zero” sono state identificate e sottoposte a quarantena. Fra il personale medico che si è occupato di questo paziente 2 individui sono risultati positivi ai test per il virus e sono state ricoverate dopo la comparsa dei sintomi. Entrambi sono ora (24 ottobre) in terapia. Sempre negli Stati Uniti un medico è attualmente ricoverato in isolamento in un ospedale di New York; avrebbe contratto il virus in Guinea.

Il 6 ottobre 2014 è stato invece notificato all'Organizzazione Mondiale della Sanità il primo e unico caso confermato di malattia da virus Ebola in Spagna. E' stato questo il primo caso di trasmissione da uomo ad uomo al di fuori dell'Africa di questa epidemia. Protagonista ne è stata un'infermiera che ha contratto il virus prendendosi cura di un cittadino spagnolo contagiato in Sierra Leone e rimpatriato il 22 settembre a Madrid, dove è deceduto il successivo 25 settembre. La donna è entrata in contatto con il paziente il 24 e il 25 settembre, si è ritrovata con la febbre il 29 ed è stata ricoverata in isolamento il 6 ottobre, quando i test di laboratorio hanno confermato la presenza del virus. Ora è guarita.

11. Ci sono stati casi di Ebola in Italia?

Nei mesi scorsi sono stati segnalati più casi sospetti di malattia da virus Ebola in Italia. Nessuno si è però confermato reale: tutti sono risultati negativi ai test di laboratorio per il virus.

12. Qual è la durata della quarantena in caso di possibile infezione?

In caso di contatti a basso rischio non è prevista una quarantena. Per i contatti a rischio intermedio o alto è invece necessario un isolamento (che in caso di rischio intermedio può essere domiciliare) durante il quale viene monitorata l'eventuale comparsa dei sintomi.

Dato che il periodo di incubazione del virus è compreso tra 2 e 21 giorni la quarantena si interrompe dopo 21 giorni dall'ultimo contatto a rischio. L'isolamento può però essere interrotto prima qualora i test di laboratorio svelassero che il caso sospetto con cui è avvenuto il contatto non è in realtà un caso di Ebola.

13. Quali sono i consigli dell'Oms contro l'Ebola?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che il modo migliore per proteggersi dall'Ebola ed evitarne la diffusione è informarsi bene sulla malattia, sulle modalità di trasmissione e contagio del virus e su come ridurne ulteriormente la propagazione.

L'Oms consiglia inoltre:

  • di seguire le direttive del proprio Ministro della Salute;
  • di incoraggiare chiunque potrebbe essere stato contagiato a rivolgersi a un medico e aiutarlo a cercare un aiuto appropriato;
  • di informare le autorità sanitarie dei casi in cui ci sia un malato in casa;
  • di lavarsi bene le mani con acqua e sapone se si fa visita ad un malato o lo si accudisce, se lo si tocca, se si entra in contatto con i suoi fluidi corporei o se si toccano gli oggetti che lo circondano;
  • di non toccare il corpo di persone che sono morte a causa dell'Ebola: deve essere maneggiato con un abbigliamento protettivo adeguato e la sua sepoltura deve essere immediatamente affidata a personale qualificato e opportunamente istruito;
  • di evitare il contatto con animali ad alto rischio di infezioni (ad esempio pipistrelli della frutta o scimmie) nei Paesi in cui è presente il virus. Tutti i prodotti animali (sangue e carne) devono essere consumati solo dopo averli cotti a lungo.

14. Esiste una cura contro l'Ebola?

Al momento non esiste nessuna cura ufficialmente approvata contro la malattia da virus Ebola. Sono però in corso numerosi studi per lo sviluppo di trattamenti efficaci.

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato l'arrivo di un farmaco italiano per controllare uno dei sintomi, le emorragie.

15. Esiste un vaccino contro l'Ebola?

Al momento non esiste nemmeno un vaccino ufficialmente approvato per prevenire o trattare l'infezione da Ebola. Anche in questo caso sono in corso diversi studi.

16. Qual è la terapia in caso di malattia da virus Ebola?

I pazienti gravi richiedono trattamenti intensivi. Spesso questi consistono nella somministrazione di liquidi attraverso flebo o all'assunzione per via orale di fluidi per far fronte alla disidratazione.


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Via | CDC; OMS; Ministero della Salute

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