Ebola virus, ultime notizie: l'epidemia si diffonde

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2016

Una mutazione ha reso il virus doppiamente contagioso

7 novembre 2016

È di nuovo alta l’attenzione verso il virus Ebola. Sembrerebbe che una mutazione, avvenuta probabilmente all'inizio del 2013, avrebbe reso le cellule del microrganismo doppiamente infettive per gli esseri umani e, invece, meno contagiose per gli animali. Questo quanto emerge dallo studio di due diversi team, uno americano e uno inglese.

Entrambe le ricerche possono spiegare la causa della devastante epidemia di Ebola occorsa soprattutto in Africa nel periodo 2013-2016. Un'epidemia che ha ucciso 11.000 persone, ne ha colpite 28.000, e che dai paesi dell'Africa Occidentale arrivò sino a Dallas negli Usa.

I due gruppi di ricercatori, guidati uno guidato da Jeremy Luban della University of Massachusetts Medical School, l'altro da Jonathan Ball della Britain's University di Nottingham, hanno lavorato indipendentemente e pubblicato i relativi rapporti sulla rivista specializzata Cell. La mutazione scoperta si chiama 'A82V': una sorta di 'gancio' nel virus, gli permette più facilmente di entrare nelle cellule umane. Questo effetto avrebbe reso il virus Ebola doppiamente infettivo.

(v.r)

Per l'OMS l'emergenza è finita

30 marzo 2016

ebola maschere

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato finita l'emergenza ebola: la malattia, che continua a colpire in diverse zone dell'Africa Occidentale, provocando nuovi morti, per l'Oms non è più da considerarsi come un'emergenza per la salute pubblica internazionale. La decisione è stata resa pubblica ieri, martedì 29 marzo 2016, a seguito di una riunione del comitato per l'Emergenza.

Nei tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti dalla malattia, ovvero Guinea, Liberia e Sierra Leone, si è spento il focolaio originario che ha dato il via all'epidemia, una delle peggiori di sempre, interrompendo così la catena di trasmissione del virus. La decisione è stata presa due giorni dopo la fine del periodo di sorveglianza forzata di 90 giorni in Guinea, a causa dei nuovi casi di ebola registrati.

L'Agenzia delle Nazioni Unite aveva dichiarato nei mesi scorsi e in tempi diversi i tre paesi liberi dall'ebola, anche se in seguito nuovi casi erano stati segnalati. In Sierra Leone la situazione è rientrata, però, a metà marzo e la trasmissione è stata ormai interrotta anche in Guinea e in Liberia.

Ebola non è più un'emergenza e il rischio di contagio su base internazionale è da considerarsi basso. I tre paesi coinvolti hanno tutti i mezzi e la formazione necessaria per poter affrontare eventuali nuovi casi e quindi contrastare la diffusione del virus nel caso dovesse nuovamente presentarsi in un numero di casi allarmante.

(p.c.)

Via | Humanitas Salute

Due morti in Guinea e tre casi sospetti

18 marzo 2016

guinea-ebola

Il governo della Guinea ha reso noto il risultato positivo dei test sull'ebola condotti su due cadaveri: dopo mesi dalla dichiarazione della fine dell'epidemia nel paese dell'Africa Occidentale, uno dei tre più colpiti, ecco due nuove casi che riaccendono i riflettori sul virus. Si tratta dei primissimi casi dopo l'annuncio della fine dell'epidemia fatto lo scorso 29 dicembre 2015.

Le due persone morte per il virus ebola appartenevano alla stessa famiglia. Le autorità sanitarie della Guinea hanno reso noto che ci sono altri tre probabili casi e che sono già state prese tutte le misure di sicurezza per tentare di limitare e arginare i casi di contagio.

Nel comunicato stampa diffuso dalle autorità si legge:

Per il momento abbiamo due casi confermati e tre casi sospetti.

Le cinque persone sono originarie della città di Korokpara, nel Sud-Est del Paese.

(p.c.)

Via | Tgcom

L'infermiera scozzese Pauline Cafferkey ricoverata per la terza volta

23 febbraio 2016

Terzo ricovero in ospedale per Pauline Cafferkey, l'infermiera scozzese che aveva contratto il virus ebola in Sierra Leone più di un anno fa e che era stata dichiarata guarita dopo il primo ricovero a Londra. L'infermiera 39enne aveva contratto il virus nel dicembre 2014, mentre aiutava i pazienti di uno dei paesi maggiormente colpiti dal virus: dopo un mese vissuto in unità di isolamento presso il Royal Free Hospital, nel nord della capitale inglese, e dopo una serie di trattamenti con plasma di sopravvissuti e farmaci antivirali sperimentali, la donna era guarita ed era uscita dall'ospedale per ritornare a casa.

Poi nell'ottobre del 2015 la ricaduta e il nuovo ricovero nello stesso ospedale per meningite, provocata dallo stesso virus. Le condizioni erano molto gravi, ma l'infermiera, dopo essere stata trasferita al Glasgow's Queen Elizabeth University Hospital, è stata rimandata a casa. Il suo caso era unico al mondo, visto che in precedenza non erano state riscontrate complicanze provocate dal virus a così tanta distanza dalla guarigione.

Ed è di oggi la notizia che la donna è stata nuovamente ricoverata presso il nosocomio della città scozzese. Il portavoce dell'ospedale sottolinea che la donna è stata sottoposta a dei controlli di routine ed è monitorata nel reparto di malattie infettive. L'infermiera scozzese, secondo quanto riportato, è stata ricoverata per poter approfondire meglio la situazione.

(p.c.)

Via | The Guardian

Falso allarme in Vietnam per un uomo proveniente dalla Sierra Leone

ebola

15 febbraio 2016

Allarme rientrato in Vietnam dopo il sospetto che uomo, di rientro dalla Sierra Leone, dove proprio nei giorni scorsi è guarito l'ultimo paziente affetto dal virus, nella nuova "ondata" di casi dopo l'annuncio da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale. Il 27enne vietnamita, ritornato dal paese africano malato, è risultato negativo al test dell'ebola.

L'allarme era partito non appena il passeggero era arrivato all'aeroporto di Ho Chi Minh, lo scorso mercoledì: l'uomo lamentava febbre alta, tosse e anche difficoltà a respirare. Subito era stato messo in quarantena presso l'ospedale della città vietnamita, in attesa del risultato delle analisi e dei test utili per capire se una persona è affetta da ebola oppure no.

Secondo quanto riferito dal 27enne ai medici, i sintomi erano iniziati a inizio del mese, mentre lavorava a Freetown, in Sierra Leone. Il ragazzo aveva perso 10 chili e aveva deciso di tornare a casa, perché stava male e non riusciva più a lavorare.

Il test per l'ebola, per fortuna, è risultato negativo, ma il 27enne vietnamita rimane comunque in ospedale, dove i medici lo stanno curando per la tubercolosi.

Finora in Vietnam non era stato registrato nessun caso di ebola e anche in questo caso si è trattato solo di un falso allarme, mentre in Sierra Leone si attendono che trascorrano i 42 giorni necessari dalle dimissioni dell'ultimo paziente per dichiarare di nuovo free il paese.

(p.c.)

Via | Agi

In Sierra Leone più di 100 persone in quarantena

Ebola virus

09 febbraio 2016

E' guarita l'ultima paziente nota di ebola in Sierra Leone: dopo la nuova ondata di casi che ha colpito il paese, che era stato dichiarato free dal virus, riparte oggi il conto alla rovescia per dichiarare nuovamente libero il paese della malattia. Sono 42 i giorni senza nuovi casi necessari per poter dichiarare un paese libero dall'ebola e per dichiarare nuovamente la fine dell'epidemia.

Secondo quanto riportato, però, dai responsabili di Freetown della sanità, devono ancora essere individuate una trentina di persone che sono venute a contatto con l'ultimo paziente e che, quindi, potrebbero essere state contagiate dal virus, che ha portato alla guarigione di Memunatu Kalokoh, zia 38enne della giovane donna che è deceduta a inizio di gennaio 2016, a pochissime ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale.

Secondo quanto affermato da Foday Dafai, direttore del controllo e la prevenzione delle malattie al Ministero della Salute, la donna ha lasciato l'ospedale dove si trovava in cura dopo essere stata sottoposta a due test, risultati entrambi negativi.

Il portavoce del ministero, Sidi Yahya Tunis, ha spiegato:

Questa guarigione significa che la Sierra Leone ha ricominciato il conto alla rovescia dei 42 giorni senza nuovi malati, dopo l'iniziale annuncio di fine epidemia il 7 novembre scorso.

(p.c.)

Via | Agi

In Sierra Leone più di 100 persone in quarantena

18 gennaio 2016

Dopo la morte di una persona in Sierra Leone, deceduta a causa del virus ebola, sono più di 100 le persone messe in quarantena. La conferma di un nuovo caso nel paese era avvenuta a meno di 24 ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale: dopo la morte di una studentessa di 22 anni, Mariatu Jalloh, sono stati intensificati i controlli, anche perché sono molte le persone venute a contatto con lei.

La donna, che era appena tornata da un viaggio ai confini con la Guinea, una delle zone più a rischio dell'epidemia che era stata considerata ormai finita, viveva una casa con altre 22 persone quando ha sviluppato i sintomi del virus ebola. Dopo la sua morte, cinque persone hanno lavato il suo corpo. Il Ministero della Salute della Sierra Leone sta procedendo con l'iter per cercare di contenere il contagio:

Fino a questo momento 109 persone sono state messe in quarantena, 28 delle quali sono considerate contatti ad alto rischio.

La rabbia dopo la notizia del nuovo caso di ebola cresce nella città di Magburaka, dove la donna viveva: qui alcune persone inferocite hanno preso d'assalto le case delle persone in quarantena, come riportato dalla BBC. La fonte del contagio non è ancora stata identificata, ma certamente il fatto di aver vissuto a stretto contatto con la donna e di averne lavato il corpo dopo la morte, pratica ad alto rischio, non fa di certo sperare che la sua morte sarà un caso isolato.

(p.c.)

Dopo l'annuncio della fine dell'epidemia, nuovo caso in Sierra Leone

15 gennaio 2016

A meno di 24 ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia di ebola in Africa Occidentale (annuncio fatto dopo che anche la Liberia è stata dichiarata free dal virus), ecco che un nuovo caso è avvenuto in Sierra Leone. In uno dei tre paesi più colpiti dal virus, una donna è morta a causa dell'ebola: il caso sospetto è stato, infatti, confermato dagli esami effettuati sul suo corpo.

Nella notte la Sierra Leone aveva dato l'annuncio della morte sospetta di una donna, deceduta all'inizio della settimana a Magburaka, una città che si trova nel distretto di Tonkolili, vicino al confine con la Guinea. Il primo test effettuato aveva dato risposta positiva e anche gli esami successivi hanno, purtroppo, confermato che la donna è effettivamente morta a causa dell'ebola.

Si riaccende così la preoccupazione per la comparsa di nuovi focolai del virus che dal 2013 ha ucciso più di 11.300 persone, in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia. La stessa OMS nel suo annuncio di giovedì aveva sottolineato che, anche se erano state interrotte tutte le catene di contagio, il lavoro non era affatto finito e nuovi casi nei prossimi mesi erano possibili. Per questo bisognava rimanere vigili.

Il nuovo caso in Sierra Leone, paese dichiarato ebola free il 7 novembre scorso (il 29 dicembre era toccano alla Guinea e il 15 gennaio 2016 alla Liberia, conferma che la guardia non deve essere assolutamente abbassata e bisogna continuare a operare in quelle zone.

(p.c.)

L'OMS dichiara la fine dell'epidemia in Africa Occidentale

14 gennaio 2016

Alla fine, l'annuncio che aspettavamo da tempo, finalmente è arrivato. L'epidemia di ebola in Africa Occidentale è finita. A darne l'annuncio, come vi avevamo anticipato ieri, è stata oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Con la fine dell'epidemia in Liberia, dove da 42 giorni (due volte il periodo di incubazione del virus) non si registrano nuovi casi, l'Oms ha potuto annunciare che tutte le catene di trasmissione sono state fermate nei tre paesi africani colpiti (oltre a Liberia, anche Sierra Leone e Guinea).

La Liberia è stato l'ultimo paese a essere dichiarato ebola free, in un'epidemia che, in più di due anni, ha causato la morte di più di 11mila persone: dal dicembre 2013, quando l'Oms accertò il primo caso, sono state interrotte tutte le catene di contagio. Ma il lavoro non è finito, come sottolinea l'Organizzazione, dal momento che c'è il rischio che altri casi facciano la loro comparsa nei prossimi mesi.

Peter Graaff, responsabile della risposta all'ebola per l'organizzazione Onu, a Ginevra ha detto:

Dobbiamo continuare a rimanere vigili.


I tre paesi maggiormente colpiti, infatti, restano comunque ad alto rischio di ulteriori focolai piccoli di ebola, come è successo in Liberia, già dichiarata virus free qualche tempo fa. Non dimentichiamo, infatti, che il virus può rimanere nello sperma di alcuni pazienti maschi sopravvissuti, per un periodo che può arrivare fino a un anno. In rari casi, il virus può essere trasmesso al partner.

Joanne Liu, Presidente Internazionale di MSF, commenta così la bella notizia:

Oggi è una giornata di celebrazione e di sollievo perché questa epidemia è finalmente finita. Dobbiamo tutti imparare da questa esperienza per migliorare la nostra risposta di fronte a future epidemie e malattie trascurate. La risposta data a questa epidemia non è stata limitata da una mancanza di risorse internazionali, ma dalla mancanza di volontà politica nell’organizzare rapidamente l’assistenza alle comunità. I bisogni dei pazienti e delle comunità colpite devono restare al centro di qualsiasi risposta e prevalere sugli interessi politici.

(p.c.)

L'OMS pronta a dichiarare l'epidemia finita

13 gennaio 2016

ebola precauzioni

L'Organizzazione Mondiale della Sanità si prepara a dichiarare finita ufficialmente l'epidemia di ebola che da due anni sta tenendo con il fiato sospeso la comunità medica e scientifica internazionale: dopo aver ucciso, soprattutto nei tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti dall'epidemia (Sierra Leone, Liberia e Guinea), più di 11mila persone, presto potrebbe arrivare l'ufficializzazione della fine dell'epidemia di ebola, una delle peggiori di sempre.

Dopo giovedì, infatti, potrebbe arrivare l'annuncio, se anche la Liberia, dopo 42 giorni dall'ultimo contagio accertato di virus ebola (due volte il tempo di incubazione del virus), dovesse essere dichiarata free. E' stata una delle peggiori epidemie di ebola, iniziata nel sud della Guinea nel dicembre del 2013 e che velocemente si è diffusa nei due paesi limitrofi. Pochi i casi accertati all'estero, fuori dai confini africani.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità già giovedì potrebbe annunciare a Ginevra la fine di questa epidemia: la guardia non verrà comunque abbassata, l'Oms continuerà comunque a monitorare le zone maggiormente colpite, aiutando la popolazione a mettere in atto tutte le misure di sicurezza necessarie per prevenire e per riconoscere il virus ebola in tempo. Il monitoraggio e la presenza in quei luoghi può scongiurare che una nuova epidemia come quella alla quale abbiamo assistito negli ultimi due anni possa ripetersi nuovamente.

Epidemia che non ha solo provocato moltissime morti, ma che ha anche causato danni profondi all'economia dei paesi che sono stati maggiormente colpiti, senza dimenticare le implicazioni per le persone che sono sopravvissute al virus e che ora devono ricominciare.

(p.c.)

Via | Yahoo