Ebola virus, ultime notizie: per l'OMS l'emergenza è finita

Tutte le ultime notizie legate all'epidemia di ebola che ha colpito tre paesi dell'Africa Occidentale (Sierra Leone, Liberia e Guinea) e che fa paura al resto del mondo per la possibile diffusione del virus.

Per l'OMS l'emergenza è finita

30 marzo 2016

ebola maschere

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato finita l'emergenza ebola: la malattia, che continua a colpire in diverse zone dell'Africa Occidentale, provocando nuovi morti, per l'Oms non è più da considerarsi come un'emergenza per la salute pubblica internazionale. La decisione è stata resa pubblica ieri, martedì 29 marzo 2016, a seguito di una riunione del comitato per l'Emergenza.

Nei tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti dalla malattia, ovvero Guinea, Liberia e Sierra Leone, si è spento il focolaio originario che ha dato il via all'epidemia, una delle peggiori di sempre, interrompendo così la catena di trasmissione del virus. La decisione è stata presa due giorni dopo la fine del periodo di sorveglianza forzata di 90 giorni in Guinea, a causa dei nuovi casi di ebola registrati.

L'Agenzia delle Nazioni Unite aveva dichiarato nei mesi scorsi e in tempi diversi i tre paesi liberi dall'ebola, anche se in seguito nuovi casi erano stati segnalati. In Sierra Leone la situazione è rientrata, però, a metà marzo e la trasmissione è stata ormai interrotta anche in Guinea e in Liberia.

Ebola non è più un'emergenza e il rischio di contagio su base internazionale è da considerarsi basso. I tre paesi coinvolti hanno tutti i mezzi e la formazione necessaria per poter affrontare eventuali nuovi casi e quindi contrastare la diffusione del virus nel caso dovesse nuovamente presentarsi in un numero di casi allarmante.

(p.c.)

Via | Humanitas Salute

Due morti in Guinea e tre casi sospetti

18 marzo 2016

guinea-ebola

Il governo della Guinea ha reso noto il risultato positivo dei test sull'ebola condotti su due cadaveri: dopo mesi dalla dichiarazione della fine dell'epidemia nel paese dell'Africa Occidentale, uno dei tre più colpiti, ecco due nuove casi che riaccendono i riflettori sul virus. Si tratta dei primissimi casi dopo l'annuncio della fine dell'epidemia fatto lo scorso 29 dicembre 2015.

Le due persone morte per il virus ebola appartenevano alla stessa famiglia. Le autorità sanitarie della Guinea hanno reso noto che ci sono altri tre probabili casi e che sono già state prese tutte le misure di sicurezza per tentare di limitare e arginare i casi di contagio.

Nel comunicato stampa diffuso dalle autorità si legge:

Per il momento abbiamo due casi confermati e tre casi sospetti.

Le cinque persone sono originarie della città di Korokpara, nel Sud-Est del Paese.

(p.c.)

Via | Tgcom

L'infermiera scozzese Pauline Cafferkey ricoverata per la terza volta

23 febbraio 2016

Terzo ricovero in ospedale per Pauline Cafferkey, l'infermiera scozzese che aveva contratto il virus ebola in Sierra Leone più di un anno fa e che era stata dichiarata guarita dopo il primo ricovero a Londra. L'infermiera 39enne aveva contratto il virus nel dicembre 2014, mentre aiutava i pazienti di uno dei paesi maggiormente colpiti dal virus: dopo un mese vissuto in unità di isolamento presso il Royal Free Hospital, nel nord della capitale inglese, e dopo una serie di trattamenti con plasma di sopravvissuti e farmaci antivirali sperimentali, la donna era guarita ed era uscita dall'ospedale per ritornare a casa.

Poi nell'ottobre del 2015 la ricaduta e il nuovo ricovero nello stesso ospedale per meningite, provocata dallo stesso virus. Le condizioni erano molto gravi, ma l'infermiera, dopo essere stata trasferita al Glasgow's Queen Elizabeth University Hospital, è stata rimandata a casa. Il suo caso era unico al mondo, visto che in precedenza non erano state riscontrate complicanze provocate dal virus a così tanta distanza dalla guarigione.

Ed è di oggi la notizia che la donna è stata nuovamente ricoverata presso il nosocomio della città scozzese. Il portavoce dell'ospedale sottolinea che la donna è stata sottoposta a dei controlli di routine ed è monitorata nel reparto di malattie infettive. L'infermiera scozzese, secondo quanto riportato, è stata ricoverata per poter approfondire meglio la situazione.

(p.c.)

Via | The Guardian

Falso allarme in Vietnam per un uomo proveniente dalla Sierra Leone

ebola

15 febbraio 2016

Allarme rientrato in Vietnam dopo il sospetto che uomo, di rientro dalla Sierra Leone, dove proprio nei giorni scorsi è guarito l'ultimo paziente affetto dal virus, nella nuova "ondata" di casi dopo l'annuncio da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale. Il 27enne vietnamita, ritornato dal paese africano malato, è risultato negativo al test dell'ebola.

L'allarme era partito non appena il passeggero era arrivato all'aeroporto di Ho Chi Minh, lo scorso mercoledì: l'uomo lamentava febbre alta, tosse e anche difficoltà a respirare. Subito era stato messo in quarantena presso l'ospedale della città vietnamita, in attesa del risultato delle analisi e dei test utili per capire se una persona è affetta da ebola oppure no.

Secondo quanto riferito dal 27enne ai medici, i sintomi erano iniziati a inizio del mese, mentre lavorava a Freetown, in Sierra Leone. Il ragazzo aveva perso 10 chili e aveva deciso di tornare a casa, perché stava male e non riusciva più a lavorare.

Il test per l'ebola, per fortuna, è risultato negativo, ma il 27enne vietnamita rimane comunque in ospedale, dove i medici lo stanno curando per la tubercolosi.

Finora in Vietnam non era stato registrato nessun caso di ebola e anche in questo caso si è trattato solo di un falso allarme, mentre in Sierra Leone si attendono che trascorrano i 42 giorni necessari dalle dimissioni dell'ultimo paziente per dichiarare di nuovo free il paese.

(p.c.)

Via | Agi

In Sierra Leone più di 100 persone in quarantena

Ebola virus

09 febbraio 2016

E' guarita l'ultima paziente nota di ebola in Sierra Leone: dopo la nuova ondata di casi che ha colpito il paese, che era stato dichiarato free dal virus, riparte oggi il conto alla rovescia per dichiarare nuovamente libero il paese della malattia. Sono 42 i giorni senza nuovi casi necessari per poter dichiarare un paese libero dall'ebola e per dichiarare nuovamente la fine dell'epidemia.

Secondo quanto riportato, però, dai responsabili di Freetown della sanità, devono ancora essere individuate una trentina di persone che sono venute a contatto con l'ultimo paziente e che, quindi, potrebbero essere state contagiate dal virus, che ha portato alla guarigione di Memunatu Kalokoh, zia 38enne della giovane donna che è deceduta a inizio di gennaio 2016, a pochissime ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale.

Secondo quanto affermato da Foday Dafai, direttore del controllo e la prevenzione delle malattie al Ministero della Salute, la donna ha lasciato l'ospedale dove si trovava in cura dopo essere stata sottoposta a due test, risultati entrambi negativi.

Il portavoce del ministero, Sidi Yahya Tunis, ha spiegato:

Questa guarigione significa che la Sierra Leone ha ricominciato il conto alla rovescia dei 42 giorni senza nuovi malati, dopo l'iniziale annuncio di fine epidemia il 7 novembre scorso.

(p.c.)

Via | Agi

In Sierra Leone più di 100 persone in quarantena

18 gennaio 2016

Dopo la morte di una persona in Sierra Leone, deceduta a causa del virus ebola, sono più di 100 le persone messe in quarantena. La conferma di un nuovo caso nel paese era avvenuta a meno di 24 ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia in Africa Occidentale: dopo la morte di una studentessa di 22 anni, Mariatu Jalloh, sono stati intensificati i controlli, anche perché sono molte le persone venute a contatto con lei.

La donna, che era appena tornata da un viaggio ai confini con la Guinea, una delle zone più a rischio dell'epidemia che era stata considerata ormai finita, viveva una casa con altre 22 persone quando ha sviluppato i sintomi del virus ebola. Dopo la sua morte, cinque persone hanno lavato il suo corpo. Il Ministero della Salute della Sierra Leone sta procedendo con l'iter per cercare di contenere il contagio:

Fino a questo momento 109 persone sono state messe in quarantena, 28 delle quali sono considerate contatti ad alto rischio.

La rabbia dopo la notizia del nuovo caso di ebola cresce nella città di Magburaka, dove la donna viveva: qui alcune persone inferocite hanno preso d'assalto le case delle persone in quarantena, come riportato dalla BBC. La fonte del contagio non è ancora stata identificata, ma certamente il fatto di aver vissuto a stretto contatto con la donna e di averne lavato il corpo dopo la morte, pratica ad alto rischio, non fa di certo sperare che la sua morte sarà un caso isolato.

(p.c.)

Dopo l'annuncio della fine dell'epidemia, nuovo caso in Sierra Leone

15 gennaio 2016

A meno di 24 ore dall'annuncio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della fine dell'epidemia di ebola in Africa Occidentale (annuncio fatto dopo che anche la Liberia è stata dichiarata free dal virus), ecco che un nuovo caso è avvenuto in Sierra Leone. In uno dei tre paesi più colpiti dal virus, una donna è morta a causa dell'ebola: il caso sospetto è stato, infatti, confermato dagli esami effettuati sul suo corpo.

Nella notte la Sierra Leone aveva dato l'annuncio della morte sospetta di una donna, deceduta all'inizio della settimana a Magburaka, una città che si trova nel distretto di Tonkolili, vicino al confine con la Guinea. Il primo test effettuato aveva dato risposta positiva e anche gli esami successivi hanno, purtroppo, confermato che la donna è effettivamente morta a causa dell'ebola.

Si riaccende così la preoccupazione per la comparsa di nuovi focolai del virus che dal 2013 ha ucciso più di 11.300 persone, in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia. La stessa OMS nel suo annuncio di giovedì aveva sottolineato che, anche se erano state interrotte tutte le catene di contagio, il lavoro non era affatto finito e nuovi casi nei prossimi mesi erano possibili. Per questo bisognava rimanere vigili.

Il nuovo caso in Sierra Leone, paese dichiarato ebola free il 7 novembre scorso (il 29 dicembre era toccano alla Guinea e il 15 gennaio 2016 alla Liberia, conferma che la guardia non deve essere assolutamente abbassata e bisogna continuare a operare in quelle zone.

(p.c.)

L'OMS dichiara la fine dell'epidemia in Africa Occidentale

14 gennaio 2016

Alla fine, l'annuncio che aspettavamo da tempo, finalmente è arrivato. L'epidemia di ebola in Africa Occidentale è finita. A darne l'annuncio, come vi avevamo anticipato ieri, è stata oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Con la fine dell'epidemia in Liberia, dove da 42 giorni (due volte il periodo di incubazione del virus) non si registrano nuovi casi, l'Oms ha potuto annunciare che tutte le catene di trasmissione sono state fermate nei tre paesi africani colpiti (oltre a Liberia, anche Sierra Leone e Guinea).

La Liberia è stato l'ultimo paese a essere dichiarato ebola free, in un'epidemia che, in più di due anni, ha causato la morte di più di 11mila persone: dal dicembre 2013, quando l'Oms accertò il primo caso, sono state interrotte tutte le catene di contagio. Ma il lavoro non è finito, come sottolinea l'Organizzazione, dal momento che c'è il rischio che altri casi facciano la loro comparsa nei prossimi mesi.

Peter Graaff, responsabile della risposta all'ebola per l'organizzazione Onu, a Ginevra ha detto:

Dobbiamo continuare a rimanere vigili.


I tre paesi maggiormente colpiti, infatti, restano comunque ad alto rischio di ulteriori focolai piccoli di ebola, come è successo in Liberia, già dichiarata virus free qualche tempo fa. Non dimentichiamo, infatti, che il virus può rimanere nello sperma di alcuni pazienti maschi sopravvissuti, per un periodo che può arrivare fino a un anno. In rari casi, il virus può essere trasmesso al partner.

Joanne Liu, Presidente Internazionale di MSF, commenta così la bella notizia:

Oggi è una giornata di celebrazione e di sollievo perché questa epidemia è finalmente finita. Dobbiamo tutti imparare da questa esperienza per migliorare la nostra risposta di fronte a future epidemie e malattie trascurate. La risposta data a questa epidemia non è stata limitata da una mancanza di risorse internazionali, ma dalla mancanza di volontà politica nell’organizzare rapidamente l’assistenza alle comunità. I bisogni dei pazienti e delle comunità colpite devono restare al centro di qualsiasi risposta e prevalere sugli interessi politici.

(p.c.)

L'OMS pronta a dichiarare l'epidemia finita

13 gennaio 2016

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità si prepara a dichiarare finita ufficialmente l'epidemia di ebola che da due anni sta tenendo con il fiato sospeso la comunità medica e scientifica internazionale: dopo aver ucciso, soprattutto nei tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti dall'epidemia (Sierra Leone, Liberia e Guinea), più di 11mila persone, presto potrebbe arrivare l'ufficializzazione della fine dell'epidemia di ebola, una delle peggiori di sempre.

Dopo giovedì, infatti, potrebbe arrivare l'annuncio, se anche la Liberia, dopo 42 giorni dall'ultimo contagio accertato di virus ebola (due volte il tempo di incubazione del virus), dovesse essere dichiarata free. E' stata una delle peggiori epidemie di ebola, iniziata nel sud della Guinea nel dicembre del 2013 e che velocemente si è diffusa nei due paesi limitrofi. Pochi i casi accertati all'estero, fuori dai confini africani.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità già giovedì potrebbe annunciare a Ginevra la fine di questa epidemia: la guardia non verrà comunque abbassata, l'Oms continuerà comunque a monitorare le zone maggiormente colpite, aiutando la popolazione a mettere in atto tutte le misure di sicurezza necessarie per prevenire e per riconoscere il virus ebola in tempo. Il monitoraggio e la presenza in quei luoghi può scongiurare che una nuova epidemia come quella alla quale abbiamo assistito negli ultimi due anni possa ripetersi nuovamente.

Epidemia che non ha solo provocato moltissime morti, ma che ha anche causato danni profondi all'economia dei paesi che sono stati maggiormente colpiti, senza dimenticare le implicazioni per le persone che sono sopravvissute al virus e che ora devono ricominciare.

(p.c.)

Via | Yahoo

Guinea dichiarata libera dal virus

29 dicembre 2015

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La Guinea è stata dichiarata ufficialmente libera dal virus ebola: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha annunciato che il paese ha sconfitto il virus, che lo scorso anno ha ucciso 2500 persone. Sono trascorsi infatti i 42 giorni di osservazioni necessari per poter dichiarare il paese libero dal virus: da questo tempo non sono stati registrati nuovi casi di ebola del paese.

La Sierra Leone era già stata dichiarata virus free ufficialmente a novembre, mentre per la Liberia bisogna attendere ancora un po', visti i nuovi casi che sono stati registrati nel paese: se non dovessero riscontrarsi altri casi di ebola, a metà gennaio del 2016 anche la Liberia potrà essere dichiarata ufficialmente libera dal virus, che in tutto il mondo ha contagiato 28.660 persone.

In Guinea sono state 3800 le persone affette dal virus, per il paese considerato l'epicentro della nuova epidemia di ebola che da due anni ha sconvolto l'Africa Occidentale, con ripercussioni serie non solo per la salute, ma anche per l'economia, l'istruzione, la vita degi stessi abitanti. Proprio in Guinea era stato registrato il primo contagio, quando un bambino di due anni a Gueckedou era entrato in contatto, con tutta probabilità, con un pipistrello infetto. Ben presto il virus si è diffuso nel paese e nei due paesi confinanti, la Liberia e la Sierra Leone. In tutto i paesi che hanno registrato casi nel mondo sono stati 7.

Da questo momento inizia per i paesi colpiti dal virus e dichiarati liberi dall'ebola un periodo di osservazione speciale di altri 90 giorni.

(p.c.)

In Liberia muore un ragazzo di 15 anni

26 novembre 2015

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Torna il virus ebola in Liberia: nel paese, che era stato dichiarato libero dal virus a settembre, con un comunicato ufficiale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, è morto un ragazzo di 15 anni. Negli ultimi giorni sono stati anche registrati nuovi contagi. Mentre si aspetta in Guinea per poter dichiarare libero il paese dall'epidemia, dopo la guarigione dell'ultimo paziente, un neonato nato da mamma malata che purtroppo è morta, e mentre in Sierra Leone si festeggia per celebrare la fine dell'emergenza, ecco che in Liberia sono stati registrati tre nuovi casi.

Appena due mesi fa la Liberia festeggiava la fine della malattia e oggi sono stati dichiarati tre nuovi casi: il primo a contrarla un ragazzino di 15 anni, poi deceduto, che ha passato il virus al padre e al fratello. I medici definiscono questa come la quarta ondata.

Il padre e il fratello dell'adolescente deceduto a causa del virus ebola si trovano ricoverati. Il ragazzino era risultato positivo la settimana scorsa al primo test ed era stato immediatamente ricoverato in un centro sanitario vicino alla capitale della Liberia, Monrovia. Purtroppo, però, non ce l'ha fatta a combattere la malattia. Gli altri due pazienti colpiti dal virus si trovano ricoverati presso lo stesso centro.

Dall'inizio dell'epidemia di ebola in Liberia, che si è scatenata alla fine del 2013, sono stati registrati nel paese più di 10mila casi, con circa 4mila decessi, sugli 11mila morti in questa epidemia di ebola che ha colpito maggiormente Sierra Leone, Guinea e, appunto, Liberia.

(p.c.)

in Guinea non bisogna abbassare la guardia

23 novembre 2015

A nurse wearing a protective suit is talking to a woman suspected to have Ebola. Photo: Daniel van Moll/laif

Dopo le dimissioni dell'ultimo paziente affetto da ebola in Guinea, una bambina di appena tre settimane nata da una madre infetta che, invece, è morta, lasciandola da sola, manca poco più di un mese per poter dichiarare il paese ebola free. Ci vanno, infatti, 42 giorni dalle ultime dimissioni (avvenute il 17 novembre) per poter dichiarare vinta la battaglia contro il virus, a meno che non vengano registrati nuovi casi.

Se Sierra Leone e Liberia sono state già dichiarate libere dal virus e se la Guinea è in trepidante attesa, non bisogna comunque abbassare la guardia, come ricordato dalla Onlus SOS Villaggi dei Bambini che nel paese ha avviato un programma di assistenza alle vittime nelle aree di Conakry, Coyah, Forécariah e Nzérékoré, aiutando 1200 bambini rimasti orfani, con supporto psicologico, cibo, cure e istruzione.

Il responsabile area programmi SOS in Guinea spiega:

L’obiettivo è ora quello di accogliere i bambini, le cui famiglie sono state vittime dell’Ebola, nei nostri Villaggi SOS. Il nostro Programma di Emergenza, con la fine del contagio, continuerà e si concentrerà sull’assistenza e sul sostegno all’infanzia, nel lungo periodo, come sempre. La nostra politica di prevenzione continuerà ma la vera emergenza, ora, sono i bambini e ragazzi privi di cure.

Ovviamente non bisogna abbassare la guardia:

Non abbiamo mai ridotto le nostre misure di prevenzione e le altre procedure di sicurezza, anche quando il paese è stato dichiarato libero dall’Ebola. Fino a quando la presenza del virus si farà sentire all'interno nel nostro Paese, in Sierra Leone, in Guinea e in Costa d'Avorio non potremo abbassare la guardia. Ma siamo fiduciosi. I Programmi SOS contro l’ebola sono più avanzati ed efficaci di quelli predisposti nel 2014. Tutte le squadre di intervento sono ancora sul posto: il Ministero della salute, l'OMS e le altre organizzazioni sono ancora impegnate nell’emergenza. Il personale è ben addestrato e più organizzato nel distribuire materiale e offrire aiuto.

(p.c.)

Guarita l'ultima paziente in Guinea

19 novembre 2015

E' guarita in Guinea l'ultima paziente malata di Ebola. Si tratta di una bambina di appena 21 giorni: la piccola Nubia era ricoverata al centro trattamento ebola di Conakry di Medici Senza Frontiera. Aveva contratto il virus dalla mamma, morta dopo averla messa al mondo. La bambina, nata lo scorso 27 ottobre, è stata curata e assistita e ora è completamente guarita dalla malattia.

Laurence Sailly, coordinatore di Medici senza frontiere per l'emergenza in Guinea, racconta:

Nubia è nata da una nostra paziente, subito deceduta. Alla nascita Nubia è risultata positiva al test, ma ha risposto bene alle cure ricevute. Siamo felici che sia risultata negativa agli ultimi test, le sue condizioni stanno migliorando, ma essendo la prima neonata a guarire dall’Ebola, continuerà a ricevere supporto medico specialistico prima di tornare a casa.

E ora scatta il conto alla rovescia. Nubia è l'ultima paziente registrata di ebola e ora che è guarita, per poter dichiarare libero dal virus il suo paese, devono trascorrere 42 giorni dalla data delle dimissioni.

Il governo e le comunità hanno lavorato duramente insieme a noi per arrivare a questo risultato. Ma dobbiamo restare vigili per eventuali nuovi casi, affinché tutto ciò che abbiamo costruito non venga distrutto.

Proprio nei giorni scorsi la Sierra Leone è stata definita ebola free, dopo che erano trascorsi 42 giorni dall'ultimo caso registrato: nei tre paesi maggiormente colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) operano ancora 75 operatori internazionali di Medici Senza Frontiere e 1024 nazionali.

(p.c.)

La Sierra Leone è ebola free

07 novembre 2015

ebola sierra leone

E' stata dichiarata ufficialmente ebola free anche la Sierra Leone. Come preannunciato nei giorni scorsi, oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato la fine dell'epidemia del virus nel paese più colpito dell'Africa Occidentale. Dopo aver dichiarato ebola free la Guinea e la Nigeria, ora è il turno della Sierra Leone, dove da 42 giorni non è stato registrato alcun nuovo caso.

L'epidemia più grave dall'identificazione del virus in Africa Centrale nel 1976 è finalmente finita in Sierra Leone. Se in Liberia l'epidemia è finita nello scorso mese di settembre, negli ultimi tempi è salita di nuovo la preoccupazione in Guinea, paese che sembrava aver sconfitto la malattia: se proprio in questo stato era partito il focolaio nel 2013, ecco che negli ultimi tempi sono stati segnalati nuovi casi di Ebola nella regione di Forécariah, vicino al confine con la Sierra Leone.

L'annuncio della fine dell'epidemia in Sierra Leone è stato dato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche da alcune onlus che operano nel paese. Ecco le parole di Gino Strada su Facebook:

Giorno di festa in SIerra Leone: oggi il Paese é stato ufficialmente dichiarato "Ebola free", questa epidemia è finita. EMERGENCY ha contribuito in modo determinante a questo risultato. Grazie a tutti coloro che lo hanno reso possibile, assumendosi responsabilità e rischi in un lavoro massacrante durato più di un anno

Gino Strada

Mentre su Emergency leggiamo:

Evviva! L’epidemia di Ebola in Sierra Leone è finita. Sono finalmente passati i fatidici 42 giorni consecutivi senza nessun nuovo caso necessari a dichiarare la fine dell’epidemia. La lotta è stata durissima, e in Sierra Leone è costata la vita a 3.955 malati e oltre 200 operatori sanitari. In questa lotta EMERGENCY è stata in prima linea. Abbiamo aperto due centri per la cura dei malati a Goderich e a Lakka, abbiamo allestito una terapia intensiva, unica in Africa occidentale per i malati di Ebola, abbiamo lavorato per prevenire il contagio nella popolazione del villaggio di Waterloo, abbiamo continuato a lavorare nel Centro chirurgico e pediatrico di Goderich, mentre gli ospedali locali chiudevano per la paura del contagio. GRAZIE a tutti gli Ebola fighters. GRAZIE a tutti i nostri colleghi che hanno lavorato senza mai arrendersi, neanche nei momenti peggiori. E GRAZIE a tutti voi che ci avete sostenuto!

(p.c.)

Presto sarà dichiarata finita l'emergenza in Sierra Leone

05 novembre 2015

ebola in sierra leone

Buone notizie arrivano dalla Sierra Leone: molto presto anche il paese più colpito dall'epidemia di ebola sarà dichiarato libero dal virus. Se non verranno registrati altri casi entro sabato prossimo, infatti, anche la Sierra Leone sarà dichiarata Ebola Free, come sottolineato dal Ministero della Salute locale, anche se l'ultima parola spetta all'Organizzazione Mondiale della Sanità, che anche per Guinea e Liberia ha sancito tempo fa l'importante traguardo.

L'epidemia di ebola è davvero giunta alla fine? Sono stati 30mila i contagi e 11mila i morti e al momento la situazione è rientrata nella normalità. Nessun nuovo caso è stato segnalato alle autorità competenti, tanto che sul sito del Nerc, il National Ebola Response Centre, c'è addirittura il conto alla rovescia per sabato 7 novembre 2015, data nella quale, se tutto procede come in questi giorni, la Sierra Leone verrà dichiarata Ebola Free.

A raccontarlo è anche don Dante Carraro, direttore del Cuamm, che ha raccontato che l'ultimo caso registrato risale a 42 giorni fa, il doppio del periodo di incubazione del virus. Lui racconta così l'epidemia:

E' stata un’ecatombe. In Uganda, nel 2000, registrò trecento casi. Un virus simile, nel 2005 in Angola, ne registrò 750. E adesso in Sierra Leone, solo in Sierra Leone, ce ne sono stati più di 14mila.

E poi aggiunge

I focolai iniziarono in Guinea, ma la malattia, che cammina con le persone, esplose in Liberia. Da lì arrivò in Sierra Leone, e primo fra tutti al distretto dove erano e sono tutt’ora i nostri medici.

A settembre del 2014 il culmine:

Gli ospedali hanno chiuso uno dopo l’altro perché gli operatori si ammalavano, avevano paura, si rifiutavano di andare a lavoro. Così, ai morti per Ebola, si sommavano i morti per mancanza di cure.

Poi l'organizzazione, l'intervento (finalmente, anche se in ritardo) della comunità internazionale per cercare di arginare quella che è stata la più dura epidemia di ebola. Epidemia che, forse, sta per volgere al termine.

(p.c.)

La terapia del paziente zero svelata dallo Spallanzani

26 ottobre 2015

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Come è stato curato il paziente zero di ebola in Italia? Lo svela il team dell'Inmi Spallanzani di Roma che ha avuto in cura Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che per primo nel nostro paese è stato contagiato dal virus, durante il lavoro in Sierra Leone con la ONG di Gino Strada. La terapia messa in atto nei 39 giorni di ricovero del primo paziente italiano affetto dal virus è stata pubblicata sulla rivista BMC Infectious Diseases.

Gli specialisti spiegano tutto il lavoro e le collaborazioni scientifiche o di solidarietà umana che si "nascondono" dietro la guarigione di Pulvirenti, sottolineando che

ha avuto sicuramente la ventilazione meccanica, che ha permesso le ripresa delle funzioni respiratorie e la terapia antimalarica somministrata anche se non c'era rilevanza della presenza.

Secondo loro tutti i malati di ebola dovrebbero poter avere accesso alla ventilazione meccanica, così come la terapia antimalarica, da usare anche in via precauzionale come altri farmaci contro le infezioni. Per quello che riguarda i trattamenti sperimentali contro il virus (allo Spallanzani sono stati usati plasma di convalescente, favipiravir, anticorpi monoclonali ZMab e melanocotina), gli esperti sottolineano che necessitano di ulteriori ricerche.

Il lavoro pubblicato sulla rivista riporta anche l'elenco degli organismi, delle istituzioni, dei produttori di farmaci, delle agenzie di trasporto che si sono prodigati in Italia e all'estero per la fornitura e il trasporto dei medicinali necessari per la terapia del paziente zero, così come del secondo malato italiano di ebola, l'infermiere di Emergency Stefano Marongiu, curato sempre allo Spallanzani tra maggio e giugno scorso.

(p.c.)

Via | Facebook dell'Ospedale Spallanzani

Confermato in Liberia un caso di trasmissione sessuale

22 Ottobre 2015

In Liberia una donna ha contratto l'Ebola attraverso un rapporto sessuale non protetto con un uomo che aveva sconfitto il virus 6 mesi prima. A certificarlo sono i risultati di test genetici pubblicati sul New England Journal of Medicine.

La donna si è ammalata nello scorso mese di marzo, quando la Liberia e stata dichiarata libera dal virus da orma 30 giorni. Lo sperma dell'uomo con ci ama avuto rapporti è risultato positivo al virus, e la sequenza del materiale genetico dell'Ebola isolato nella donna è risultato molto simile a quella del virus presente nello sperma dell'uomo. Non solo, anche il virus ritrovato nel fratello dell'uomo aveva tratti simili a questi due microbi.

Fino ad oggi il caso in cui il virus sembrava essere resistito più a lungo è quello di un uomo nel cui seme è stato ritrovato il microbo dopo 82 giorni. I risultati di questo studio e quelli di un'altra analisi pubblicata sulla stessa rivista, che ha rilevato la presenza del virus nello sperma anche 9 mesi dopo la guarigione, suggeriscono che l'Ebola potrebbe permanere nell'organismo molto più a lungo.

Gli esperti invitano di evitare un allarme eccessivo.

La trasmissione sessuale rimane un evento raro

si legge sulle pagine del New England Journal of Medicine.

Se fosse un importante mezzo di propagazione della malattia, avremmo visto molti casi fino ad ora (...) Sono stati riportati meno di 20 sospette infezioni sessualmente trasmesse.

(s.s.)

Via | The New England Journal of Medicine

L'infermiera scozzese guarita è in gravi condizioni

15 ottobre 2015

E' in gravi condizioni l'infermiera scozzese ricoverata in ospedale a Londra nei giorni scorsi per delle complicanze tardive del virus ebola. La donna era stata colpita dal virus a dicembre 2014, dopo essere rientrata dalla Sierra Leone, dove aveva lavorato presso il centro medico di Save the Children a Kerry Town. Dopo un mese di trattamento presso il nosocomio della capitale inglese, l'infermiera era stata dichiarata guarita. Ma nei giorni scorsi una ricaduta ed ora il ricovero in isolamento presso la stessa struttura che l'aveva curata a inizio anno.

Secondo quanto riferito, le condizioni di salute di Pauline Cafferkey si sarebbero ulteriormente aggravate nelle ultime ore. Il Royal Free Hospital di Londra dove è ricoverata da venerdì scorso lo ha annunciato in un comunicato:

Ci rattrista annunciare che le condizioni di Pauline Cafferkey si sono deterioriate e che ora la donna è gravemente malata. È in cura per l’Ebola nell’unità di isolamento ad alto livello del Royal free hospital.

Grande preoccupazione, dunque, per la donna, ma anche per le persone che hanno avuto contatti con lei: si parla di 58 persone, 40 delle quali potrebbero ricevere a titolo precauzionale delle dosi di vaccino. 25 di queste persone hanno accettato la proposta, mentre altre 15 lo hanno rifiutato o non possono riceverlo perché non sono in condizioni di salute tali da poterlo ricevere.

(p.c.)

Via | Corriere

L'infermiera scozzese guarita è di nuovo in quarantena

12 ottobre 2015

ebola infermiera spagnola contagio

Si trova di nuovo in quarantena Pauline Cafferkey, l'infermiera scozzese che aveva contratto il virus dell'ebola in Sierra Leone e che era stata curata e risultava guarita. La donna è stata nuovamente ricoverata in isolamento a Londra, dopo alcune complicanze che sono insorte tardivamente, come riportato dalla stampa inglese: l'operatrice sanitaria 39enne si trova ricoverata presso il Royal Free Hospital di Londra.

A inizio 2015 la donna era stata ricoverata per un mese nella struttura londinese, dopo che era risultata positiva al virus dell'ebola: la donna aveva lavorato in Sierra Leone e proprio qui aveva contratto il virus. L'infermiera scozzese era stata poi curata e, dopo i vari trattamenti ai quali era stata sottoposta, era stata dichiarata ufficialmente guarita. Ma qualcosa non è andato come doveva andare.

Martedì scorso, come riportato dal Greater Glasgow and Clyde (Nhsggc) del Nhs, l'infermiera scozzese era stata ricoverata in un ospedale di Glasgow, perché lamentava dei disturbi. Dopo qualche giorno è stata trasferita presso l'ospedale londinese dove era già stata curata a inizio anno.

Emilia Crighton, direttore della Sanità pubblica del Nhsggc a Glasgow, spiega:

Le condizioni di Pauline sono una complicanza della precedente infezione con il virus dell'Ebola. Il rischio per il pubblico è molto basso. In linea con le procedure standard in casi come questo abbiamo individuato un piccolo numero di persone entrate in stretto contatto con Pauline che saranno seguite a scopo precauzionale.

(p.c.)

Via | Adnkronos

La prima settimana senza nuovi contagi

08 ottobre 2015

ebola febbre

Non succedeva dal marzo del 2014: la settimana scorsa, secondo i dati resi noti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'OMS, non sono stati accertati nuovi casi di ebola. La settimana scorsa è stata la prima senza nuovi contagi nell'ultimo anno e mezzo, una buona notizia, visto che il virus ha rallentato la sua corsa, ma non è ancora stato completamente debellato in Africa Occidentale.

Nell'ultimo rapporto sull'epidemia di virus ebola, ancora in corso in alcune zone dell'Africa Occidentale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità rivela:

Nessun caso confermato del virus ebola è stato segnalato nella settimana fino al 4 ottobre.

Si tratta di un'ottima notizia e di una speranza in più per la completa scomparsa della malattia, anche se si tratta solo di 7 giorni senza nuovi casi. Per poter dichiarare un paese libero dal virus, infatti, come ben sappiamo, è necessario attendere almeno 42 giorni dall'ultimo caso accertato, vale a dire il periodo di incubazione massima di un virus che ha mietuto moltissime vittime e contagiato numerose persone.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, già nelle settimane precedenti, aveva parlato di una situazione tornata sotto controllo, dopo il caso della morte di una donna che aveva portato le autorità locali a optare per la quarantena preventiva di un villaggio intero, per possibili contatti con la paziente morta per ebola. Gli ultimi casi accertati, meno di 10, sono stati segnalati in alcune zone circoscritte della Guinea Occidentale e in Sierra Leone, i due paesi che hanno pagato il tributo più grande a questa epidemia, insieme alla Liberia, libera dal virus ormai da tempo.

(p.c.)

Via | Askanews

Al via la sperimentazione del vaccino in Sierra Leone

07 ottobre 2015

In Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dal virus ebola e che ancora deve fare i conti con un'epidemia che non si riesce a debellare completamente, verrà presto avviata la sperimentazione sull'uomo del vaccino che è stato messo a punto da Janssen per l'immunizzazione preventiva contro la malattia. Ludo Lauwers, senior vice president, site management della Janssen, ramo farmaceutico della Johnson & Johnson, ha annunciato l'avvio della sperimentazione in occasione di una conferenza stampa a Val de Reuil, in Francia, sede dei laboratori di ricerca dell'azienda.

L'avvio della fase di studio su sicurezza e tollerabilità della vaccinazione contro il virus per il quale non esiste ancora una cura inizierà molto presto: il vaccino si basa sul metodo muldi-dosi, utilizzato anche per la poliomielite. Consiste nell'associazione di due vaccini che vengono somministrati a distanza. La prima somministrazione prepara il sistema immunitario, mentre la seconda lo potenzia.

La formula di questo vaccino è risultata dalla combinazione tra un vaccino di Janssen ed uno di Bavarian Nordic, azienda con sede in Danimarca: un vaccino scoperto un programma di ricerca in collaborazione con il National Institutes of Health (NIH), agenzia del Dipartimento della Salute degli Usa. Gli studi preclinici fanno ben sperare nell'efficacia di questo vaccino, in particolare per il ceppo Kikwit Zaire, molto simile a quello dell'ultima epidemia di ebola in Africa.

Il vaccino fa ben sperare contro una malattia che in poco più di un anno (i dati sono relativi alla fine del mese di settembre 2015) ha causato la morte di 11.300 persone, con 28.100 persone infettate dal virus ebola, in particolare in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Sono 500 gli operatori sanitari morti e oggi la velocità di trasmissione del virus e al punto più basso, ma focolai futuri sono comunque possibili e, secondo gli esperti, è meglio essere preparati.

(p.c.)

Via | Ansa

L'infografica della malattia dal 1976 a oggi

22 settembre 2015

Ebola virus infografica

Come sono cambiate le epidemie del virus ebola dal 1976 a oggi? I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno realizzato questa infografica che ci spiega l'evoluzione della malattia e la storia dei focolai infettivi del virus, dal settembre del 1976, data nella quale il virus è stato scoperto per la prima volta da un medico belga in servizio in Zaire, l'attuale Repubblica Democratica del Congo, e studiato da Peter Piot, giovane microbiologo di 27 anni.

Il virus venne scoperto per la prima volta nel sangue di una suora morta per una malattia misteriosa, che stava seminando la morte in un piccolissimo villaggio. e' un virus nuovo, mai visto prima, tanto che i ricercatori partono dall'Institute of Tropical Medicine di Antwerp, in Belgio, alla volta dell'attuale Congo, per arrivare a Yambuku, un piccolo villaggio con un ospedale religioso dove moltissime persone sono morte di una grave forma di febbre emorragica. 280 le vittime, il 90% dei contagiati e i ricercatori battezzano il virus ebola, dal nome di un fiume che scorre poco lontano.

Se quel focolaio epidemico venne pian piano spento, bruciando cadaveri e oggetti, ecco che oggi ebola fa ancora paura: fino ad oggi il record di pazienti contagiati era stato stabilito nel 2000 in Uganda, con 425 persone contagiate e 224 morti. Poi l'ultima epidemia del 2014, in corso ancora oggi, che ha colpito 28.300 persone, causando la morte di 11.308 pazienti colpiti dal virus.

Un'epidemia che non è ancora stata debellata, con un virus che dalla sua scoperta a oggi è cambiato e ha ucciso moltissime persone. E ancora ufficialmente non c'è un vaccino o una cura per chi viene colpito!

(p.c.)

Via | Mangialibri

16enne muore in Sierra Leone, 700 persone in quarantena

16 settembre 2015

L'ebola torna a fare paura in Sierra Leone. Dopo la morte di una donna, una commessa, avvenuta alla fine del mese di agosto e la decisione di mettere in quarantena praticamente un intero villaggio, oggi la notizia di un nuovo decesso nel paese che sperava di potersi dire libero dall'epidemia che nell'ultimo anno ha mietuto moltissime vittime, soprattutto Africa Occidentale e in particolare in Sierra Leone, Guinea e Liberia.

La nuova vittima è una ragazza di 16 anni e quello che è più preoccupante è che la giovane non ha avuto apparentemente alcun contatto con il focolaio dell'infezione ancora attivo e circoscritto dalle autorità sanitarie della Sierra Leone in una provincia del paese. In pratica la ragazza non avrebbe avuto contatti con la donna morta alla fine del mese di agosto e questo getta un nuovo allarme e preoccupazione in merito all'origine di quel contagio mortale.

Secondo quanto riportato dalle autorità sanitarie della Sierra Leone la ragazza è risultata positiva al test del virus ed è poi morta morta presso il centro dell'International Medical Corps della città di Makeni, nella provincia di Bombali, nel nord del paese, al confine con la Guinea. In un comunicato emesso dal Centro nazionale di lotta all'Ebola l'ultimo caso in questa provincia risale a ben sei mesi fa.

Il centro ha poi sottolineato la delusione per la notizia del decesso in una zona del paese che da tempo ormai era libera dal virus, ma ha anche aggiunto che sono già state messe in atto tutte le misure per poter affrontare questo nuovo caso, prevedendo nuove misure di quarantena per tutte le persone che sono venute a contatto con la giovanissima vittima del virus ebola.

(p.c.)

Vaccini sperimentali nel villaggio in quarantena in Sierra Leone

08 settembre 2015

Nel villaggio posto in quarantena in Sierra Leone, dopo il decesso di una donna che è risultata, purtroppo, positiva al virus ebola, sono arrivate delle dosi dei vaccini sperimentali inviati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta del villaggio di Sellu Kafta, nel distretto di Kambia, un viallaggio nel nord della Sierra Leone, paese che pensava di essere uscito dall'epidemia, fino al giorno in cui, a fine agosto, è stato registrato un decesso per ebola, mentre nel fine settimana scorso è stato accertato un nuovo caso.

La campagna di vaccinazione è iniziata venerdì scorso nel villaggio di Sellu Kafta, che conta mille abitanti: è un villaggio poco distante dal confine con la Guinea ed è in quarantena da quando il 28 agosto scorso una donna, una commerciante, è morta per ebola. Il secondo caso registrato nel paese e collegato alla donna deceduta risale a pochi giorni fa: è il nipote della paziente morta a fine agosto.

Era quasi un mese che non si riscontravano nuovi casi, ma la Sierra Leone non può dirsi libera dal virus se non passano 42 giorni dall'ultimo caso. L'epidemia, che dal dicembre 2013 ha provocato almeno 11.300 morti, soprattutto in Liberia, Sierra Leone e Guinea, i tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti, non accenna ad arrendersi, come dichiarato dal presidente del paese africano, Ernest Koroma:

Questo episodio conferma che ebola è ancora qui e che dobbiamo rispettare le misure di precauzione indicate dalle autorità sanitarie.

(p.c.)

Via | Misna

Nuovo caso di ebola in Sierra Leone: scatta la quarantena

02 settembre 2015

ebola

Non c'è pace in Sierra Leone. Dopo avervi dato la buona notizia che l'ultimo paziente affetto dal virus ebolaera guarito ed era stato dimesso e avervi raccontato della storia della prima persona guarita nel paese, oggi mamma di un bambino, ecco che lo stato africano non può ancora dirsi libero dall'epidemia che nell'ultimo anno ha mietuto moltissime vittime in Sierra Leone, Guinea e Liberia.

In Sierra Leone il virus ebola ha colpito di nuovo: nel nord del paese cinquanta persone sono state sottoposte a quarantena dopo la morte di una donna che è risultata positiva al viru. L'annuncio della quarantena è stata data dalle autorità locali, che stanno cercando di scovare l'origine del contagio, isolando tutte le persone che sono venute a contatto con la paziente morta.

Le persone sono state isolate a Sella Kafta, nella regione di Kambia nel nord ovest della Sierra Leone, e, purtroppo, sono considerate ad alto rischio, perché hanno avuto contatti diretti con la donna, una commessa, morta il 28 agosto scorso in questo piccolo villaggio.

Ibrahim Sesay, capo della cellula di crisi del Centro nazionale di controllo dell'Ebola (Nerc), spiega:

Noi effettuiamo un'inchiesta epidemiologica per stabilire l'origine del contagio. Ciò che noi finora sappiamo, è che questa donna deceduta è stata malata tra i cinque e i dieci giorni senza che nessuno la segnalasse.

E la mancata segnalazione al servizio di allerta anti ebola potrebbe essere stata una mossa sbagliatissima nella lotta al virus nel paese.

(p.c.)

Diventata mamma la prima sopravvissuta in Sierra Leone

31 agosto 2015


Qualche volta per quello che riguarda ebola riusciamo anche a dare una bella notizia. Oggi vi vogliamo raccontare la storia di Victoria Yillia, una ragazza di 20 anni che è un simbolo in Sierra Leone, il suo paese d'origine Lei è l'unica sopravvissuta della sua famiglia, gravemente colpita dall'epidemia del virus ebola, ed è anche la prima persona sopravvissuta al virus nel paese africano. La donna, che contrasse il virus nel 2014 a causa di un'infermiera malata che l'aveva curata, aveva in quell'occasione perso un bambino e tornata a casa aveva scoperto che il virus aveva ucciso i genitori, tre sorelle e la nonna.

Nel mese di giugno la donna era stata ricevuta dal presidente della Sierra Leone proprio perché è stata la prima donna del paese a sconfiggere il virus. E oggi è diventata mamma di un bambino di due chili e 800 grammi che lei ha voluto chiamare Barnabas, nome biblico che vuol dire "figlio del conforto e della consolazione". Lei è una delle poche pazienti di ebola che è riuscita a partorire un figlio vivo e sano.

Elizabeth Kamara, vice caposala dell'ospedale di Kenema dove la donna ha partorito, ha affermato che il suo caso è molto strano, dal momento che molte pazienti rimaste incinta dopo ebola hanno avuto aborti o hanno visto nascere i loro bambini senza vita.

Barnabas, invece, sta bene e anche la sua mamma sta bene. Lo può allattare al seno, dopo che i medici le hanno detto che può farlo, perché non ci sono tracce del virus nel latte materno.

(p.c.)

Via | Ansa

Dimesso l'ultimo paziente in Sierra Leone

26 agosto 2015

In Sierra Leone è stato dimesso l'ultimo paziente affetto da ebola. Si tratta di una donna, Adama Sankoh, l'ultima paziente affetta dalla malattia nel paese africano dove da due settimane non si registrano nuovi casi. Ovviamente a Makeni, in Sierra Leone dove la malata era ricoverata e dove è stata curata, è stato un giorno di festa, che ha coinvolto non solo il personale sanitario, ma anche la gente comune.

Alla cerimonia era presente anche il presidente Ernst Bai Koroma, che ha voluto esserci a tutti i costi per poter celebrare quello che lui ha definito come "l'inizio della fine di ebola". Prima di "cantar vittoria", però, bisognerà aspettare i canonici 42 giorni senza nuovi contagi, quelli imposti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità dal giorno della dimissione dell'ultimo paziente per poter dichiarare finita l'epidemia.

In Sierra Leone, infatti, ci sono ancora 28 persone in quarantena e sotto osservazione: i sanitari dovranno monitorare le loro condizioni di salute fino alla fine della settimana, ma al momento tutto fa ben sperare, dal momento che per nessuno di loro c'è una diagnosi di malattia e i pazienti non presentano nessuno dei sintomi della patologia.

Il presidente della Sierra Leone, consegnando alla donna un certificato durante i grandi festeggiamenti, ha poi aggiunto:

Speriamo che possa tornare alla sua comunità e alla sua vita.

Se davvero Adama Sankoh è l'ultima paziente malata di ebola in Sierra Leone, presto il paese, proprio come ha già fatto la Liberia, potrà annunciare al mondo intero di aver sconfitto il virus ebola. Diversa, purtroppo, la situazione in Guinea, dove vengono registrati ancora nuovi casi.

(p.c.)

Il vaccino funziona

01 agosto 2015

E' efficace nel 100% dei casi il vaccino contro l'Ebola in sperimentazione in Guinea. O almeno è questo quanto sembrano suggerire i dati intermedi dello studio di Fase III in corso nel Paese africano. Ad annunciarlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, informando che secondo il Data and Safety Monitoring Board, il team di esperti internazionali che ha analizzato i dati ad oggi disponibili, la sperimentazione deve essere proseguita.

Anche se fino ad oggi il vaccino ha mostrato un'efficacia del 100% sui singoli individui, sono necessarie ulteriori prove della sua capacità di proteggere intere popolazioni. Per questo le autorità guineane hanno approvato la prosecuzione della sperimentazione iniziata lo scorso 23 marzo. Nel frattempo i risultati intermedi dello studio sono stati pubblicati su Lancet.

Il metodo di vaccinazione “ad anello” adottato per la sperimentazione del vaccino è basato sulla strategia di eradicazione del vaiolo

ha spiegato John-Arne Røttingen, direttore della Divisione di Controllo delle Malattie Infettive del Norwegian Institute of Public Health.

L'idea è che vaccinando tutte le persone che vaccinando tutte le persone che entrano in contatto con un individuo infettato si creano un “anello” protettivo e si impedisce al virus di diffondersi ulteriormente.

Quella che si può ottenere in questo modo è la cosiddetta “immunità di massa”, e la prosecuzione dello studio di Fase III permetterà proprio di verificare se oltre a proteggere i singoli individui il vaccino riesce a instaurare questa protezione a livello di popolazione.

In parallelo con la vaccinazione ad anello stiamo anche conducendo una sperimentazione dello stesso vaccino sui lavoratori in prima linea

ha aggiunto Bertrand Draguez, direttore medico di Medici senza Frontiere.

Queste persone hanno lavorato instancabilmente e hanno messo la loro vita a rischio tutti i giorni per prendersi cura dei malati. Se il vaccino è efficace, stiamo già proteggendo anche loro dal virus.

Con un'efficacia del genere tutte le Nazioni colpite dovrebbero immediatamente iniziare vaccinazioni ad anello multiple per spezzare la catena di trasmissione e vaccinare tutti i lavoratori in prima linea per proteggerli.

(s.s.)

Via | Oms

"E-bola", in un film la storia dei ricercatori che combattono il virus

17 luglio 2015

"E-bola" è il nuovo film, tutto italiano, che trae ispirazione dalle vicende di cronaca legate all'epidemia di ebola, che è ancora in corso, purtroppo, in Africa Occidentale. Il film, che fa parte di un progetto di Consulcesi Club, comprende anche delle parti realizzate dagli attori per la formazione del personale sanitario.

Presentato in anteprima mondiale a Roma, nella sede del Ministero della Salute, il film "E-bola" racconta la storia di sei ricercatori provenienti da tutto il mondo che si adoperano per trovare un vaccino contro il virus e si trovano a dover combattere l'epidemia. Tra le storie che hanno ispirato il film, c'è quella di Fabrizio Pulvirenti, il primo paziente italiano che si è ammalato del virus.

Paolo Bernardini, Melanie Gerren, Valentina Izumì, Silvia Mazzotta, Robin Mugnaini e Benjamin Stender interpretano i ricercatori, diretti dal regista Christian Marazziti:

Abbiamo lavorato insieme a un team di ricercatori e medici per cercare di essere perfetti dal punto di vista scientifico, ma grazie al lavoro degli attori siamo riusciti ad ottenere anche una storia molto bella, piena di sentimento e di tensione drammatica.

Questi video saranno utili per la formazione degli operatori che devono fronteggiare l'epidemia e saranno a disposizione gratuitamente di tutti gli operatori sanitari del mondo che li chiederanno, come sottolineato da Massimo Tortorella, CEO di Consulcesi Group.

Con questa pellicola abbiamo sperimentato un nuovo modo di formare, interessando l'operatore sanitario insieme al grande pubblico. Questo è il primo di una serie di progetti che stiamo realizzando, fra cui uno sui vaccini.

(p.c.)

Via | Ansa

La risposta dell'OMS all'Ebola Interim Assessment Panel report

07 luglio 2015 - ore 15.30

L'Organizzazione Mondiale della Sanità risponde all'Ebola Interim Assessment Panel Report: ringraziando coloro che hanno lavorato per questa revisione rapida, per la loro analisi e le loro raccomandazioni, l'OMS ricorda che i membri del panel hanno diviso la loro revisione e le loro raccomandazioni in tre aree, vale a dire il Regolamento Sanitario, la capacità di risposta di emergenza sanitaria dell'OMS e il suo ruolo e la sua cooperazione con sistemi di salute e umanitari più ampi.

L'epidemia di ebola è ancora in corso, con nuovi casi registrati anche nei paesi e nelle zone che erano state decretate libere dal virus. Secondo l'Organizzazione ci vorranno ancora molti mesi per porre fine all'epidemia e per evitare che si possa diffondere anche in altri paesi.

Regolamento Sanitario Internazionale

Nel mese di agosto 2015, il Direttore Generale interverrà per visionare le raccomandazioni del comitato di revisione e per discuterne con gli stati membro: si parlerà anche dell'idea di creare un livello intermedio di allerta per lanciare l'allarme prima di un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.

Capacità di risposta alle emergenze sanitarie

Gli esperti hanno ribadito la necessità di un programma unificato per le emergenze sanitarie. OMS si sta già muovendo su alcune raccomandazioni del gruppo, come lo sfiluppo di una task forse per le emergenze globali e un fondo di emergenza per disporre delle risorse per poter dare una prima e rapida risposta.

Il ruolo dell'OMS e la cooperazione

L'epidemia di ebola ha evidenziato la separazione dei diversi attori protagonisti nella risposta all'emergenza. I futuri interventi dovranno essere integrati e coordinati.

(p.c.)

Nuovi casi in Sierra Leone e in Liberia

07 luglio 2015 - ore 08.00

operatore-sanitario-ebola

L'ebola è tornato in Sierra Leone e in Liberia. Dopo la pausa di maggio, che aveva fatto ben sperare sulla fine di questa epidemia che dall'estate scorsa ha mietuto moltissime vittime, nuovi casi sono stati registrati nei due paesi africani. In Sierra Leone la situazione sarebbe nuovamente grave, come sottolineato dal missionario Fr. Luca Perletti appena rientrato dal paese, in un'intervista all'Agenzia Fides:

Purtroppo non sembra esserci fine a questa tragedia. In Sierra Leone la situazione Ebola è peggio che in Liberia. Dopo una pausa registrata verso maggio, in cui i casi erano scesi a zero, c'è stata una ripresa del virus, con una media di 2-3 contagi al giorno in particolare in tre zone del Paese: Freetown, Kambia e Port Loko.

Ma non è solo la Sierra Leone a dover fare i conti con il ritorno del virus, con 8 nuovi casi, dal momento che anche in Liberia, ebola free ormai da tempo, negli ultimi giorni sono stati registrati nuovi casi. Il primo luglio è stato confermato un secondo casa di ebola, dopo l'annuncio delle autorità sul ritorno del virus nel paese. Virus che era stato dichiarato debellato il 9 maggio scorso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo che non si erano registrati nuovi contagi nei 42 giorni precedenti.

Due nuovi casi sono già stati confermati, ma le autorità portano avanti altri accertamenti per altri casi sospetti. Il 28 giugno scorso un ragazzo è morto per il virus e ora si cerca di individuare tutte le persone che hanno avuto contatti con il paziente.

Anche in Guinea sono stati registrati nuovi casi: si parla di 12 pazienti affetti da ebola.

(p.c.)

Via | Ansa e Internazionale

Caso sospetto in Umbria, negativo il primo test

29 giugno 2015

Nuovo caso sospetto di ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma: si tratta di un professionista che da poco ha fatto rientro in Italia dalla Sierra Leone. Ricoverato all'ospedale di Perugia, per febbre e cefalea molto forte, la persona è stata trasferita presso l'ospedale romano, con tutte le precauzioni del caso.

Tutte le procedure previste sono già state attivate e il primo test per il virus ebola è risultato negativo. Bisognerà aspettare, però, altre 48 ore per poter capire se si tratta davvero di ebola o se il paziente non è stato contagiato dal virus. La notizia del risultato negativo del primo test eseguito allo Spallanzani di Roma è stata data dal dottor di Candilo della struttura malattie infettive del S.Maria della Misericordia in contatto con la struttura romana, attraverso un comunicato dell'ufficio stampa dell'Azienda Ospedaliera di Perugia.

Nelle prossime ore il test verrà ripetuto e sono in corso anche altri controlli, per capire se possa trattarsi di un'altra patologia, come ad esempio la malaria.

Via | Rainews

(p.c.)

Due nuovi casi in Sierra Leone

24 giugno 2015

ebola emergency

Due nuovi casi in Sierra Leone e le autorità locali temono molti contagi. Dopo settimane nei quali la città di Freetown non registrava nessun nuovo contagio, ecco che due persone sono risultate positive al virus ebola: i due pazienti abitano in zone densamente popolate della capitale africana e per questo le autorità temono che i contagi, che si sono verificati in uno slum, potrebbero essere molti. Inoltre, il Centro Nazionale Ebola ha riferito che i locali per la quarantena di Freetown sono stati chiusi.

Se si teme per una nuova ondata di contagi in Sierra Leone e mentre la FAO racconta della piccola ripresa in Guinea (paese dove l'agricoltura è stata messa a dura prova dall'epidemia di ebola), ecco che dalla Corea del Nord arriva un annuncio davvero molto particolare: l'agenzia di stato nordcoreana ha lanciato una notizia che nel mondo scientifico è stata accolta con un comprensibile grado di scetticismo, dal momento che il paese ha annunciato di aver trovato un farmaco per curare Aids, Ebola, Mers e anche alcune forme di cancro.

Il regime di Kim Jong-Un avrebbe scoperto un farmaco creato con il ginseng e altre sostanze segrete che, a detta dell'agenzia di stato, sarebbe proprio miracoloso. Si chiama Kumdang-2 e viene somministrato con iniezioni: pare sia stato testato in Africa su pazienti affetti dal virus HIV e pare che abbia permesso notevoli miglioramenti, con una guarigione completa nel 56% dei casi.

Il dottor Jon Sung Hun, a capo del progetto, spiega:

Previene differenti patologie. Virus come la Sars, Ebola o la Mers sono collegate al sistema immunitario e possono essere agevolmente trattate con la somministrazione di Kumdang-2, che è un valido immuno-attivatore.

(p.c.)

Dimesso Stefano Marongiu, l'infermiere di Emergency

10 giugno 2015

Stefano Marongiu

E' guarito l'infermiere di Emergency colpito dal virus ebola mentre operava con la ONG in Sierra Leone. A mezzogiorno di oggi, presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è iniziata la conferenza stampa che ha annunciato il secondo successo per l'ospedale ialiano: dopo aver curato Fabrizio Pulvirenti, ricoverato lo scorso inverno e guarito dopo settimane di terapie sperimentali, ecco che anche Stefano Marongiu, colpito dal virus n Sierra Leone, è guarito ed è stato dimesso dal nosocomio.

Queste le parole di un emozionato Stefano Marongiu, che è intervenuto con le lacrime agli occhi:

Adesso conosco tante cose che non sapevo e conosco in questo momento. Questo coinvolgimento internazionale che è commovente. Io spesso come infermiere mi sono sentito dire: se io sono qui, oggi mi sento di dire grazie a tutti coloro che hanno reso possibile la mia guarigione. Devo dire grazie a un'Italia fatta di persone che è stata coesa e ha lavorato di un'equipe. Devo dire grazie alla comunità internazionale. Ringrazio l'Unità di Crisi e le autorità della Sardegna. Ringrazio il ministro della Difesa e l'aeronautica militare per come ha gestito il mio trasferimento. Ringrazio il Ministro della Salute e l'Aifaa per aver fatto arrivare i farmaci prima del mio arrivo a Roma. E ringrazio tutto lo staff dello Spallanzani, che si è dimostrata ancora una volta un'eccellenza.

Stefano ringrazia anche Emergency per avergli dato gli strumenti necessari per poter riconoscere quello che stava succedendo e per poter evitare che potesse capitare a terzi. L'infermiere ha ringraziato la sua famiglia e gli amici che gli sono sempre stati accanto.

Se oggi io sto bene e sto veramente bene, il merito è tutto vostro, di questa macchina perfetta e impeccabile.

Il ministro della salute Beatrice Lorenzin parla di una vittoria dell'eccellenza italiana nella cura di questa malattia, complimentandosi con tutto lo staff dello Spallanzani che ha assistito l'infermiere sardo. Ed ecco, invece, cosa leggiamo nel bolletino medico emesso alle dimissioni dall'ospedale:

Si dimette in data odierna il signor Stefano Marongiu ricoverato dal 13 maggio ad oggi presso l’ Unità di Alto Isolamento dell’Istituto Spallanzani di Roma con diagnosi di dimissione di Malattia da Virus Ebola (MVE). Il paziente, infermiere di rianimazione in forza dal 14 febbraio al 6 maggio 2015 presso l’ospedale di Emergency a Goderich, vicino Freetown in Sierra Leone, ha manifestato sintomatologia febbrile dal pomeriggio di domenica 10 maggio nella città di Sassari. E’ stato ricoverato il giorno 11 maggio in isolamento nella Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale di Sassari. Dopo la conferma della diagnosi di MVE, test eseguito presso il laboratorio di Virologia di questo Istituto, il paziente è stato trasferito a Roma in alto biocontenimento con aereo della Aereonautica Militare e ricoverato presso l’Istituto Spallanzani. Al suo ingresso il paziente appariva febbrile, confuso, e bradicardico. Ha subito iniziato terapia antivirale per via orale. In seconda giornata di ricovero, il paziente ha ricevuto la prima dose per via parenterale di anticorpi monoclonali specifici, l’infusione è stata ripetuta in V giornata senza alcuna complicanza immediata. Nei 3 giorni successivi il ricovero, la febbre è perdurata ed è comparsa sintomatologia gastrointestinale poi risoltasi a partire dal 5 giorno. Durante la fase di convalescenza è comparsa sintomatologia esantematica febbrile associata ad altri sintomi clinici rilevanti poi regredita durante terapia medica. In data odierna si dimette il paziente in buone condizioni generali con ricerca di RNA virale di Virus di Ebola ripetutamente negativa in tutti i materiali studiati. A cura di Nicola Petrosillo e Emanuele Nicastri

L'infermiere di Emergency verrà dimesso domani

09 giugno 2015

Ottime notizie arrivano dallo Spallanzani di Roma: nella giornata di domani, mercoledì 10 giugno 2015, verrà dimesso l'infermiere sardo di Emergency, ricoverato dal 13 maggio scorso presso l'istituto romano, uno dei riferimenti italiani per quello che riguarda l'emergenza ebola.

Ecco cosa leggiamo nel comunicato stampa reso noto dall'Istituto Spallanzani che annuncia la conferenza stampa che si terrà proprio domani in occasione delle dimissioni dell'infermiere sardo:

Alle ore 12.00 di domani 10 giugno 2015 si terrà la conferenza stampa in occasione della dimissione dell’infermiere ricoverato presso l'Istituto Spallanzani. Saranno illustrate le terapie messe in atto e gli importanti risultati raggiunti in ambito scientifico. Partecipano i rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte nell’emergenza ebola. La conferenza si svolgerà nella sala stampa allestita all’interno del centro multimediale dell’INMI.

Ma l'emergenza ebola è stata protagonista anche del G7 che si è svolto in Baviera, alla presenza dei grandi leader del mondo. Queste le parole, ad esempio, di Angela Merkel:

Tutti i temi sono molto importanti per me, ma ne voglio citare in particolare due: noi prepariamo il vertice sul clima di Parigi e le trattative non saranno più semplici che ad Heligendamm. Il secondo tema è la salute: si tratta di capire quali insegnamenti dobbiamo trarre da Ebola.

Mentre tutti e sette i leader in merito all'epidemia scrivono:

Ci impegniamo a prevenire future epidemie verificando che tutti i Paesi attuino il Regolamento Internazionale dell’Oms, anche mediante l’Agenzia Globale per la Sicurezza Sanitaria e le sue iniziative multilaterali calibrate su obiettivi comuni. Per ottenere tutto ciò offriremo assistenza ad almeno 60 Paesi, compresi quelli dell’Africa occidentale, puntando sulle competenze e sulle partnership a partire dai prossimi cinque anni. Incoraggiamo anche altre realtà e altri Paesi a partecipare a questo sforzo collettivo. In questo contesto, infatti, dovremo considerare i bisogni di salute dei migranti e dei rifugiati. La crisi dell’Ebola ha dimostrato che bisogna migliorare la capacità, su scala globale, di prevenire, proteggere, rilevare, segnalare e rispondere alle emergenze sanitarie. Siamo quindi fortemente impegnati per ridurre i casi di Ebola sino a zero e riconosciamo l’importanza di supportare seriamente una piena ripresa nei Paesi più colpiti dal focolaio. Dobbiamo trarre insegnamenti da questa crisi. Allo stesso tempo riconosciamo il lavoro garantito dall’Oms e accogliamo l’esito del Board Esecutivo su Ebola emerso durante la 68esima Assemblea Mondiale sulla Salute. Continuiamo, inoltre, a sostenere il processo in atto per rinforzare la capacità dell’Oms di prepararsi e rispondere a crisi sanitarie complesse, ribadendone la centralità in materia di sicurezza sanitaria internazionale. Accogliamo la proposta avanzata da Germania, Ghana e Norvegia al segretario delle Nazioni Unite riguardante l’elaborazione di risposte globali in materia di salute e attendiamo la relazione che sarà prodotta verso la fine dell’anno da parte di un gruppo di lavoro di alto livello istituito dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’epidemia di Ebola ha infatti dimostrato che una mobilitazione tempestiva e un’efficace capacità di reazione, sia in termini di risorse umane che finanziarie, è fondamentale. Monitoriamo con attenzione l’implementazione di questi meccanismi tramite l’Oms, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, invitando tutti i partner a contribuire con convinzione. Supportiamo l’iniziativa della Banca Mondiale finalizzata a sviluppare strumenti di emergenza contro le pandemie; confidiamo che il G20 promuova questa agenda e, allo stesso tempo, ci coordineremo per combattere le epidemie e ci accorderemo per organizzare rapidamente gruppi multidisciplinari di esperti coordinati da una piattaforma comune. Tutto ciò avverrà in stretta collaborazione con l’Oms e con le autorità dei Paesi colpiti.

L'esantema cutaneo è scomparso, migliora l'infermiere sardo

08 giugno 2015

Sono sempre in miglioramento le condizioni dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus Ebola in Sierra Leone: ecco cosa leggiamo nel Bollettino Medico che l'Istituto Spallanzani ha reso noto nella giornata di oggi:

Bollettino medico n. 16 dell’ 8 giugno 2015 ore 12.00 Il paziente è in buone condizioni cliniche con scomparsa dell'esantema cutaneo. Il paziente rimane in regime di isolamento, è afebbrile, vigile e collaborante, presenta parametri vitali nella norma. Continua terapia per via orale. Mercoledì 10 giugno p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

E mentre dalla sua Sardegna sono arrivate nei giorni scorse buone notizie in merito ai famigliari, ai medici e agli infermieri che si erano messi in autoisolamento dopo aver avuto contatti con l'infermiere di Emergency, ecco che oggi leggiamo che anche alcuni cani sarebbero stati messi in quarantena. Scelta diametralmente opposta rispetto a quella presa tempo fa in Spagna, dove si preferì abbattere il cane dell'infermiera che aveva contratto il virus curando in patria un paziente malato.

Due meticci, che appartengono ad alcuni famigliari dell'intermiere, sono stati isolati su un terrazzo e monitorati due volte al giorno con un termometro laser a distanza. Sono stati osservati per capire se avessero contratto il virus e per poter cogliere subito i primi segnali di un'eventuale patologia. La quarantna è finita anche per loro e sono potuti rientrare a casa.

I due cani sono stati messi in quarantena, come i loro padroni, grazie all'accordo tra l'assessorato regionale alla Sanità, il Servizio Prevenzione Asl e il Dipartimento di Malattie Infettive del Dipartimento di Veterinaria. Franco Sgaragnella, direttore del dipartimento Prevenzione della Asl 1 e del servizio di Sanità animale, spiega la scelta:

E' la seconda volta in Occidente. Il primo caso è stato negli Stati Uniti. In Spagna invece lo scorso anno si è deciso di procedere in via precauzionale all’abbattimento del cane di un’infermiera ammalata di Ebola, Excalibur, nonostante in realtà non vi sia prova alcuna che i cani possano sviluppare la malattia e trasmettere il virus. A mio modesto avviso fu un grave errore.

E poi ha aggiunto:

I dati raccolti e i protocolli applicati saranno studiati e messi a disposizione della comunità scientifica internazionale.

Via | La Nuova Sardegna

Migliorano le condizioni dell'infermiere di Emergency

05 giugno 2015

Sono in miglioramento le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus mentre lavorava in Sierra Leone nell'ospedale allestito dalla ONG fondata da Gino Strada. Ce lo rivela il bollettino medico reso noto pochi minuti fa dall'Ospedale Spallanzani di Roma, dovel 'uomo è ricoverato da giorni:

Bollettino medico n. 15 del 5 giugno 2015 ore 12.00 Il paziente è in condizioni cliniche ulteriormente migliorate con remissione dell’esantema. Il paziente rimane in regime di isolamento, è afebbrile, vigile e collaborante, presenta parametri vitali nella norma. Continua terapia per via orale. Lunedì 8 giugno p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Altre buone notizie, poi, arrivano dalla Sardegna: a Sassari è infatti terminato il periodo di autoisolamento al quale si erano sottoposti i famigliari dell'infermiere colpito dal virus e alcuni medici che avevano avuto contatti con lui. Il periodo di quarantena si è concluso senza che nessuno mostrasse i sintomi dell'ebola.

L'annuncio è stato fatto dall'assessorato della Sanità della Sardegna:

I familiari, il personale sanitario e la popolazione non corrono più alcun rischio.

Queste le parole dell'assessore Luigi Arru.

L'infermiere contagiato è in condizioni cliniche stabili

01 giugno 2015

Il bollettino reso noto oggi dall'Istituto Spallanzani di Roma ci informa che l'infermiere di Emergency, che ha contratto il virus ebola mentre operava nell'ospedale della ONG in Sierra Leone, è in condizioni stabili: l'esantema si è ulteriormente ridotto, mentre i parametri vitali risultano nella norma. L'infermiere sardo è ancora febbrile, ma è vigile e collaborante, si alimenta autonomamente.

Il paziente è ancora sottoposto a una terapia per via orale e parentale: il prossimo bollettino medico sarà reso noto nella giornata di mercoledì 3 giugno.

E dalla sua Sardegna arrivano le parole di un altro medico che ha operato in Sierra Leone all'Ebola Treatment Centre di Emergency assieme all'infermiere contagiato dal virus e che ha terminato il periodo di quarantena la quale è stato sottoposto al suo rientro.

Alessandra Napoleone, primario del reparto di Rianimazione del Brotzu, ha scritto una lettera nella quale racconta dei suoi 21 giorni di isolamento:

Alla fine dei miei 21 giorni, in “codice verde” iniziati con il mio ritorno dall' Ebola Treatment Centre di Emergency, in Sierra Leone, come previsto dal Protocollo Operativo Regionale MVE det. N° 1228 del 29/10/2014, vorrei ringraziare pubblicamente: 1) il Servizio di Igiene Pubblica della ASL 8 di Cagliari per il costante, accurato e professionale monitoraggio effettuato sulla mia persona, sempre privo di inutili allarmismi ma con gentilezza, fermezza e ricco di consigli. 2) l' Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna soprattutto nella persona dell' Assessore Dott. Luigi Arru che ha dovuto rispondere, anche a mezzo stampa, ad attacchi del tutto gratuiti e privi di qualsivoglia scientifico fondamento. Solo chi, come noi volontari, che abbiamo vissuto personalmente la tragedia dell' Ebola in situ, sappiamo che la Regione Sardegna è una delle più preparate e pronta ad affrontare questa emergenza. E' così è stato fatto, sia da parte delle istituzioni che da parte del nostro collega volontario di Emergency che purtroppo si è infettato e dalla sua famiglia . Tutto il resto sono state solo pericolose strumentalizzazioni atte solo a creare panico nella popolazione. Come già stato più volte precisato l' Ebola si contagia esclusivamente attraverso i fluidi organici ma, soprattutto, sino alla comparsa dei sintomi nessuno è contagioso. Nella speranza che il nostro infermiere venga presto dimesso, spero si continuino a dare informazioni corrette e a non strumentalizzare questa grave epidemia che tante vittime a fatto in paesi la cui sanità è ben diversa dalla nostra.

(p.c.)

L'infermiere contagiato non ha più la febbre ed è stabile

29 maggio 2015

Nuovi aggiornamenti in merito alle condizioni di salute dell’infermiere trentasettenne affetto da Ebola e ricoverato da diverse settimane presso l’Istituto Spallanzani di Roma. Nei giorni scorsi era stato riferito che il paziente presentava esantema febbrile diffuso, ma secondo le ultime informazioni, sembra che le sue condizioni siano migliorate, e che siano attualmente stabili. Sembra infatti che la febbre si sia abbassata, e che si stia registrando anche una diminuzione dell’esantema.

Ecco il bollettino diffuso in queste ore dai membri dell'istituto nazionale per le malattie infettive "Spallanzani".

Il paziente è in condizioni cliniche stabili e con riduzione dell’esantema. I parametri vitali sono nella norma, presenta astenia, è afebbrile, vigile e collaborante. Si alimenta autonomamente ed effettua terapia per via orale e parenterale.


La prognosi per il paziente, che ha contratto il virus in Sierra Leone, rimane naturalmente ancora riservata.

Il prossimo bollettino relativo alle condizioni del giovane infermiere sardo di Emergency, ricoverato ormai dallo scorso 13 Maggio, sarà rilasciato il prossimo 1 Giugno.

Pare sia stato intanto scoperto il meccanismo che potrebbe aiutare a creare nuovi farmaci volti a bloccare il virus; si tratta di una sorta di 'lucchetto' molecolare presente nelle cellule dell'ospite, lucchetto che, se bloccato, può rendere il virus del tutto inoffensivo.

Per il momento gli esperimenti, eseguiti dai membri dell'Istituto di ricerca medica per le malattie infettive dell'esercito degli Stati Uniti e da quelli dell'Università Yeshiva a New York, sono stati condotti su modello animale, ma lo studio offre senza dubbio buone speranze per riuscire a combattere la malattia.

via | Ansa, Inmi.it

(v.m.)

Il paziente presenta un esantema febbrile diffuso

27 maggio 2015

E' stato emesso oggi il nuovo bollettino medico riguardante le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone: il paziente presenta un esantema febbrile diffuso. Ecco cosa leggiamo nel bollettino medicoo:

Bollettino medico n. 11 del 27 maggio 2015 ore 12.00 Il paziente presenta un esantema febbrile diffuso; rimane vigile e collaborante. Il paziente si alimenta autonomamente ed assume terapia per via orale e parenterale. La prognosi resta riservata. Venerdì 29 p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Ma oggi arrivano anche notizie dalla Liberia, paese dichiarato libero dall'epidemia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la Liberia libera dal virus ebola, con annuncio datato 9 maggio 2015. Nonostante questo, però, l'attenzione non deve venire meno, come sottolineato da SOS Villaggi die Bambini, che vuole assicurarsi che operatori e bambini continuino a essere al sicuro.

Tutti i bambini e i ragazzi che sono stati accolti e sostenuti da SOS Villaggi dei Bambini sono salvi e godono di buona salute. Le scuole dell'ONG sono state riaperte a febbraio, dopo una chiusura durata più di sei mesi, stabilita non solo in Liberia, ma anche in tutti gli altri paesi colpiti dall'epidemia, per paura che il virus potesse diffondersi ancora di più.

I bambini, come raccontato dagli operatori, ora sono felici perché possono giocare, andare a scuola, stringere le mani dei compagni e farsi abbracciare. James Collins, direttore del Villaggio SOS di Monrovia, racconta:

Il mio momento più triste è stato quando una mamma SOS è morta. Non dimenticheremo mai quel giorno. Sono stati mesi molto duri. Abbiamo seguito misure rigorose per garantire che tutti i bambini fossero al sicuro. Tutti i Villaggi SOS in Liberia erano in quarantena, le scuole chiuse. Un Paese bloccato. E ora? Continuiamo a essere vigili. Non abbiamo smesso di adottare misure preventive, come il controllo della temperatura o la pulizia continua di luoghi o mani. Stiamo lavorando a stretto contatto con il Ministero della protezione assistendo i superstiti attraverso il nostro Centro Medico SOS di Monrovia. Cosa abbiamo fatto in questi mesi? Il nostro lavoro si è concentrato sulla protezione di bambini e ragazzi, limitando l'accesso dentro e fuori dai Villaggi. Tutto il personale SOS è stato formato sulle misure di prevenzione. Il nostro Centro Medico SOS a Monrovia è stata l'unica struttura medica che ha operato 24 ore al giorno. Abbiamo aperto una nuova Unità di Terapia Intensiva per i pazienti ad alto rischio. E poi i nostri sforzi si sono concentrati sui bambini orfani e abbandonati e sul sostegno alle famiglie colpite.

Ora è il momento di pensare ai sopravvissuti.

(p.c.)

L'infermiere contagiato ha da ieri la febbre

25 Maggio ore 13.30

Ha di nuovo la febbre il paziente italiano ricoverato a causa dell’Ebola, presso l'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. E’ questo quanto emerge dal nuovo bollettino emesso oggi 25 Maggio 2015, dove si rivela che, nonostante l'infermiere italiano sia sostanzialmente vigile e collaborativo, presenta comunque i sintomi della febbre.

Ecco il bollettino ufficiale uscito in queste ore:

Bollettino medico n. 10 del 25 maggio 2015 ore 12.30. Il paziente da ieri presenta sintomatologia febbrile, rimane vigile, collaborante e con parametri vitali nella norma. Il paziente si alimenta autonomamente ed assume terapia reidratante per via orale.

I medici sottolineano che, per il momento, la prognosi rimane riservata. L’uscita del prossimo bollettino medico è invece prevista per Mercoledì 27 Maggio.

Nel frattempo, sembra che la Procura della Repubblica di Sassari abbia aperto le indagini, con lo scopo di stabilire se siano stati commessi dei reati nella gestione della verifica del virus dell’Ebola che ha colpito l’infermiere trentasettenne.

Proprio in questi giorni Gino Strada ha infine espresso il suo parere in merito alle modalità di intervento attuate per fronteggiare l’emergenza Ebola nel mondo, sottolineando come tali modalità rappresentino un fallimento per la medicina.

L’epidemia di Ebola è sostanzialmente finita, sono rimasti pochi casi sporadici, ma è stata una grande sconfitta per la medicina perché si sono proposti due metodi di cura diversi per africani e occidentali, un doppio standard inaccettabile. Abbiamo dimostrato che l’unico approccio a quella malattia è la terapia intensiva, come si è visto peraltro con i pazienti guariti in Occidente.

Per il momento è tutto, per cui non ci rimane che attendere ulteriori aggiornamenti in merito alle condizioni dell’infermiere italiano.

via | Ilfattoquotidiano.it
(V.M)

Condizioni sempre stabili

22 Maggio ore 12.35
Poche novità nelle condizioni di salute dell'infermiere sardo ricoverato dal 13 Maggio 2015 all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma per contagio da virus Ebola: il nuovo bollettino emesso il 22 Maggio dopo due giorni di silenzio conferma la situazione di quarantotto ore fa, con l'aggiunta confortante che il paziente si alimenta da solo.

Il prossimo bollettino, vista la stazionarietà delle condizioni di salute, verrà emesso Lunedì 25 Maggio.

Bollettino medico n. 9 del 22 maggio 2015 ore 12.00 Le condizioni del paziente con Ebola sono stabili con parametri vitali nella norma. Il paziente si alimenta autonomamente e assume il trattamento antivirale e la terapia reidratante per via orale. La prognosi resta riservata. Lunedì 25 p.v. sarà emesso il prossimo bollettino medico.

Intanto a Sassari sono cominciate le operazioni di decontaminazione della casa dell'infermiere, affidate ad una ditta della zona specializzata in bonifica ambientale con la supervisione del Servizio di Prevenzione dell'ASL della città sarda. La famiglia dell'infermiere è stata trasferita per precauzione in autoisolamento per qualche giorno, si suppone circa una ventina che sono da protocollo i giorni di incubazione del virus Ebola.

Anche qui non sono mancate le polemiche attorno alla tempistica poco celere per le operazioni di bonifica, visto che sono passati 11 giorni dal ricovero dell'infermiere 37enne a Roma. Una delle inquiline del palazzo ha dichiarato al quotidiano La Nuova Sardegna:

Siamo 15 famiglie, e ci sono anziani, bambini, persone che seguono delicate terapie mediche e altre con difese immunitarie bassissime. Per 11 giorni nessuno ci ha detto niente e non abbiamo idea di come dovremmo comportarci neanche nel corso delle operazioni di decontaminazione.

Via | INMI, La Nuova Sardegna
(ari g.)

20 maggio 2015, ore 12

Bollettino medico dell'infermiere italiano ricoverato dal 13 maggio all'Istituto Spallanzani di Roma:

Bollettino medico n. 8 del 20 maggio 2015 ore 12.00 Le condizioni del paziente con Ebola sono invariate rispetto a ieri. Continua il trattamento antivirale e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa. La prognosi resta riservata. Tra 48 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico.

(p.c.)

20 maggio 2015, ore 9

Sarebbe quasi fuori pericolo l'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone, durante la missione con la Ong di Gino Strada presso il Centro di cura dei malati di Ebola: l'uomo, ricoverato da qualche giorno presso lo Spallanzani di Roma, dopo essere rientrato dall'Africa l'8 maggio scorso, starebbe molto meglio, sta facendo moltissimi progressi e pare che i medici siano vicini a dichiararlo fuori pericolo.

Queste le parole di Beatrice Lorenzin:

Sta facendo grandi progressi. I medici dell'istituto Spallanzani sono vicinissimi a considerarlo fuori pericolo.

Buone notizie, dunque, per l'infermiere sardo che, a poco meno di una settimana dal ricovero,

provano l'altissima professionalità del personale e l'eccellenza di una struttura che conferma l'alto livello della nostra sanità.

Nella nota resa pubblica dal ministro della salute si legge ancora:

Si continua naturalmente a monitorare le persone che in Sardegna sono in autoisolamento precauzionale, confidando di poter chiudere presto l'allerta.

Secondo quanto emerge, invece, dal bollettino medico del paziente, l'infermiere

continua a presentare miglioramenti delle condizioni cliniche generali, è vigile, autosufficiente e ha ripreso ad alimentarsi.

Il paziente nn ha più la febbre e i sintomi gastrointestinali sono quasi spariti, anche se resistono ancora dei modesti sintomi respiratori: è ancora sotto cura con antivirale e con terapia reidratante per via orale ed endovenosa.

(p.c.)

Via | Repubblica

18 maggio 2015

ebola (1)

Sono in modesto miglioramento le condizioni di salute dell'infermiere sardo di Emergency colpito dal virus ebola e contagiato durante la missione in Sierra Leone della ONG di Gino Strada.

Ecco, cosa leggiamo nel bollettino medico di oggi, lunedì 18 maggio 2015:

Il paziente con Ebola ha avuto un modesto miglioramento delle condizioni cliniche generali, è vigile ed autosufficiente. Non presenta febbre, quasi scomparsi i sintomi gastrointestinali, persistono modesti sintomi respiratori. Continua il trattamento antivirale, la nutrizione parenterale e la terapia reidratante per via orale ed endovenosa. La prognosi resta riservata. Tra 24 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico e verrà trasmesso sempre via mail.

Intanto, sempre dall'Italia arrivano buone notizie per quello che riguarda il metodo di trasmissione del virus ebola, che, secondo quanto sostenuto da alcuni scienziati italiani sulla rivista Nature, non si trasmetterà con il respiro, non sarà, dunque, capace di passare da persona a persona come fanno i virus del raffreddore o dell'influenza.

Lo scenario "catastrofico" era stato presentato da alcuni studi internazionali degli scorsi mesi, ma gli scienziati italiani frenano gli allarmismi: il team, coordinato da Marco Salemi del Dipartimento di patologia e Istituto patogeni emergenti dell'università della Florida negli Usa, in collaborazione con Massimo Ciccozzi dell'Istituto superiore di sanità, ha analizzato dei campioni prelevati da pazienti e grandi primati, nelle epidemie del 1976 e del 2014, scoprendo che la maggior parte dei cambiamenti genetici del virus si sono persi nelle successive ondate di epidemia.

Non sappiamo di nessun virus che abbia cambiato la sua modalità di trasmissione a causa di mutazioni genetiche e sembra che Ebola sia più stabile di quanto studi precedenti abbiano indicato.

17 Maggio 2015

ebola (2)

Continuano le notizie sulle condizioni di salute dell'infermiere sardo ricoverato all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma per contagio da virus Ebola: il bollettino medico emesso nella giornata di oggi ha rassicurato sulla stabilità del quadro clinico, con una piccola buona notizia sul versante della febbre che sembra essere diminuita rispetto alla giornata di ieri.

Sembrano migliorare anche i sintomi gastrointestinali, che risultano essere di minore entità e probabilmente meno gravi per quanto riguarda la disidratazione. In ogni caso l'infermiere continua ad essere sottoposto a reidratazione e nutrizione parenterale.

All'infermiere è stata somministrata la seconda dose di farmaco sperimentale contro l'Ebola giunto dall'estero e la sua reazione è stata buona; la terapia di controllo del virus Ebola continua anche con i retrovirali.

Intanto a Sassari continuano le polemiche per il mancato rispetto dei protocolli di sicurezza che ha portato al contagio dell'infermiere attualmente ricoverato allo Spallanzani di Roma: Mariangela Campus della Federazione Sindacati Indipendenti ha denunciato le modalità di spostamento dei campioni di sangue infetto che sono stati analizzati nell'ospedale, evidentemente non attrezzato.

Il pomeriggio dell’11 maggio e la mattina del 12 maggio sono pervenuti al laboratorio di via Monte Grappa dei campioni di sangue del paziente affetto da Ebola. Di questo sono stati informati i dirigenti i quali a loro volta non hanno informato né la posizione organizzativa e neppure i tecnici di laboratorio

ha dichiarato la Campus. A quanto è emerso, il laboratorio analisi dell'Ospedale di Sassari non era attrezzato affatto per sostenere il trattamento del sangue contagiato da virus Ebola, né il personale era in turno al momento di effettuare le analisi perché erano passate le 14, ora di fine lavoro per il laboratorio, quindi le provette sono rimaste in attesa. In sostanza, i campioni di plasma sarebbero stati trattati secondo le normali procedure con rischi gravissimi per i tecnici di laboratorio, ha aggiunto Mariangela Campus:

Il personale ora è terrorizzato perché non si sente tutelato sul luogo di lavoro. Chiediamo all’azienda di valutare i rischi a cui sono stati esposti gli operatori sanitari che hanno manipolato o trasportato le provette.

Via | INMI, La Nuova Sardegna

L'infermiere è stazionario


16 Maggio 2015
Il nuovo bollettino medico emesso per l'infermiere sardo affetto da Ebola e ricoverato all'Istituto Lazzaro Spallanzani non aggiunge molto alle condizioni di salute dell'uomo: le condizioni cliniche sono

sostanzialmente stazionarie, è vigile e autonomamente deambulante.

Non ci sono stati ulteriori chiarimenti, né tantomeno esposizione a speranze: la stringatezza è essenziale in questi casi e l'infermiere sardo è ancora febbrile, con i parametri vitali stabili.

Dall'Istituto Lazzaro Spallanzani fanno sapere che

Continua il trattamento antivirale, la nutrizione parenterale, e la terapiareidratante per via orale ed endovenosa.

Inoltre, hanno chiarito dall'INMI

Nel pomeriggio di oggi verrà somministrata la seconda dose del secondo farmaco sperimentale non registrato, già autorizzato con ordinanza AIFA del 12 maggio u.s., come da indicazioni del Ministro della Salute, ed arrivato dall’estero. Tra 24 ore sarà emesso il prossimo bollettino medico e verrà trasmesso sempre via mail.

Al momento non ci sono ulteriori aggiornamenti sul paziente.

Via | INMI

(ari g.)

Lievemente peggiorate le condizioni dell'infermiere sardo

15 maggio 2015

istituto-spallanzani

Sono lievemente peggiorate le condizioni dell'infermiere sardo di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone e che dal 14 maggio è ricoverato presso l'Istituto Spallanzani di Roma. Secondo quanto si legge nel comunicato stampa, il paziente

è febbrile, lucido e collaborante. Da questa notte è comparsa un sintomatologia gastrointestinale importante. Ha iniziato nutrizione parenterale e continua la terapia reidratante per via orale ed endovenosa

L'Istituto romano ha poi comunicato che nella notte il paziente ha iniziato una nuova terapia, con un secondo farmaco sperimentale non registrato, dopo il primo antivirale iniziato nella giornata ieri. Il farmaco è stato autorizzato dall'Aifa con un'ordinanza del 12 maggio, su indicazione del Ministero della Salute, ed è arrivato dall'estero.

Intanto nella giornata di oggi si terrà un vertice presso la Prefettura di Sassari, riguardante proprio il caso dell'infermiere 37enne ricoverato a Roma per ebola. Si discuterà anche delle polemiche riguardanti il rispetto del protocollo previsto pre il trasporto di persone malate di ebola: si parlerà della mancanza di una barella di biocontenimento a Sassari (i medici dello Spallanzani se la sono portata da Roma) e l'uso di un'ambulanza privata della Croce Rossa per il suo trasporto, con operatori senza protezione.

L'assessore regionale alla Sanità

esprime rammarico e disappunto per la pubblicazione di fotografie sul trasferimento del paziente ammalato di ebola, assicura che si tratta di un episodio isolato e garantisce che le procedure per il trasferimento del cooperante sardo sono state rigorosamente seguite e rispettate.

Mentre il ministro Beatrice Lorenzin sottolinea:

In situazioni come questa è necessario cautelare il pubblico, il personale e il paziente; vedere che siano state scattate persino delle foto è stato avvilente.

(p.c.)

Via | Repubblica e L'Unione Sarda

Beatrice Lorenzin sul caso dell'infermiere, rispettati tutti i protocolli

14 maggio 2015

Beatrice Lorenzin

Beatrice Lorenzin, il ministro della salute, è intervenuta in merito al caso dell'infermiere sardo di Emergency, che ha contratto il virus dell'ebola mentre lavorava insieme alla ONG di Gino Strada in Sierra Leone e che oggi si trova ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dove era stato ricoverato e curato Fabrizio Pulvirenti, il primo italiano ad ammalarsi di ebola.

Beatrice Lorenzin sottolinea:

Tutti i protocolli di sicurezza per l'infermiere sono stati rispettati. L'infermiere da quando è tornato in Italia è stato in quarantena e si controllava la febbre, poi quando ha capito che qualcosa non andava ha avvisato lo Spallanzani ed è stato trasferito in isolamento a Sassari e poi a Roma

Beatrice Lorenzin lo ha detto in occasione di un intervento a Uno Mattina, proprio a proposito del nuovo caso italiano. Il ministro ha poi aggiunto:

A Sassari stiamo attuando procedure di eccesso di protezione ed è tutto sotto controllo. Siamo vicini all'infermiere e gli auguriamo una pronta guarigione

Concludendo poi con queste parole:

Come sapete è stata deliberata come conclusa la fase di emergenza in Sierra Leone per quanto riguarda l'Ebola. Ma questo non vuol dire che non possa esserci stato contagio come è accaduto nel caso dell'infermiere di Emergency. Ancora non sappiamo come sia accaduto ma mi sento di rassicurare che il volontario ha eseguito puntualmente tutti i protocolli previsti.

(p.c.)

Infermiere di Emergency trasferito allo Spallanzani di Roma

13 maggio 2015

L'infermiere sardo di Emergency, risultato positivo al test per il virus ebola, si trova ricoverato presso l'Istituto Spallanzani di Roma, dopo essere atterrato alle 2.50 di questa notte presso l'aeroporto militare di Pratica di mare, a bordo del C130 della 46esima Brigata Aerea dell'Aeronautica Militare: presso lo scalo è stata attivata l'unità di biocontenimento, che ha messo in pratica tutte le procedure di sicurezza per poter trasferire il malato.

L'operatore di Emergency non si troverebbe in condizioni critiche e si trova ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dove era stato curato anche Fabrizio Pulvirenti, l'altro operatore del gruppo colpito dal virus sempre mentre operava in Sierra Leone. L'infermiere sardo si trovava ricoverato a Sassari da qualche giorno, prima che i test risultassero positivi.

Nella prima conferenza stampa di oggi, i medici che hanno in cura a Roma l'infermiere 37enne hanno così commentato le sue condizioni di salute:

Al momento della presa in carico il paziente era febbrile, lucido e collaborante. Il paziente è trattato con farmaco antivirale specifico non registrato in Italia ma autorizzato con ordinanza da Aifa su indicazione del ministero della Salute.

Secondo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, le possibilità che l'infermiere abbia potuto contagiare qualcun altro in Italia sono trascurabili: tre persone che hanno avuto contatti con lui sono già state messe in quarantena precauzionale e vengono monitorate costantemente, come spiegato dall'assessore alla sanità della regione Sardegna, Luigi Arru, e dal direttore generale del dipartimento di prevenzione del Ministero della Salute, Raniero Guerra:

L’infermiere che ha contratto il virus è un professionista, conosce bene i protocolli e dal suo ritorno in poi ha seguito tutte le prassi previste a livello internazionale per chi è stato nei Paesi colpiti dal virus, perciò si è messo subito in quarantena e ha evitato qualsiasi tipo di rapporto.

(p.c.)

12 maggio 2015

Un infermiere di Emergency è risultato positivo al virus.

Stando a quanto si è appreso, il contagio è avvenuto in Sierra Leone, dove l'infermiere ha prestato servizio come volontario.

Al momento risulta inbuone condizioni generali ed è in corso il trasferimento allo Spallanzani, che si completerà domani, 13 maggio.

(A.P.)

Ebola virus, ultime notizie: finita l'epidemia in Liberia

11 maggio 2015

La Liberia è ufficialmente libera dall'epidemia di Ebola. Ad annunciarlo è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui la sepoltura dell'ultima vittima per cui le analisi di laboratorio hanno confermato l'infezione risale allo scorso 28 marzo.

A 42 giorni di distanza da questa ultima sepoltura l'Oms ha ufficializzato la fine dell'epidemia, sottolineando che

l'interruzione della trasmissione è una conquista monumentale per la nazione che ha riportato il numero più elevato di decessi nell'attacco più ampio, più duraturo e più complesso dalla prima comparsa dell'Ebola nel 1976.

La città più colpita è stata la capitale, Monrovia, dove durante il picco dell'epidemia – raggiunto nei mesi di agosto e settembre del 2014 – si è assistito alla chiusura dei cancelli delle strutture per il trattamento prese d'assalto dai pazienti, alla morte di questi ultimi sui pavimenti degli ospedali, all'accumulo delle salme, alla chiusura delle scuole e dei mercati e alla cancellazione dei voli aerei.

(s.s.)

Via | WHO

Riaprono le scuole in Sierra Leone

16 aprile 2015

Riaprono le scuole in Sierra Leone. Dopo la riapertura degli istituti scolastici negli altri paesi dell'Africa Occidentale colpiti dall'epidemia di ebola, un'epidemia senza precedenti che secondo l'Oms sta rallentando, ma non è ancora finita, ecco che anche in Sierra Leone gli studenti potranno finalmente tornare tra i banchi di scuola.

Dopo otto mesi dallo scoppio dell'epidemia, che ha causato la morte di moltissime persone, la Sierra Leone ha deciso di riaprire le sue scuole: secondo quanto affermato dall'Onu, il paese sarebbe riuscito a sconfiggere la malattia, dal momento che non sono stati registrati nuovi casi. La Sierra Leone, dunque, segue l'esempio di Liberia e Guinea, riaprendo le scuole e permettendo alla popolazione un lento ritorno alla normalità.

E proprio in merito al virus ebola si apre un caso singolare in Guinea Equatoriale: Crisantos Obama Ondo, ambasciatore del paese dell'Africa Occidentale presso la FAO di Roma, accusa alcuni politici dell'opposizione del paese. Già a febbraio, nella fase finale della Goppa d'Africa, l'uomo denunciò il tentativo di alcuni oppositori del regime di introdurre il virus ebola nel paese.

L'uomo accusò l'opposizione politica di aver viaggiato nei paesi coliti dal virus per poterlo acquistare: si sarebbero messi in contatto con la famiglia di un uomo infettato, Cherif Coulibaly, per mandarlo in Guinea Equatoriale durante la Coppa d'Africa, diffondendo così il virus nel piccolo paese dell'Africa Occidentale. La sua teoria venne anche confermata dal ministro dell'istruzione Lucas Nguema Esono Mbang.

Tutta la storia di questo intrigo su Polisblog!

(p.c.)

Via | Euronews

Per l'Oms "i rischi sono in diminuzione

13 aprile 2015

ebola

I rischi dell'ebola sono in diminuzione, anche se l'emergenza internazionale resta e rimane accesa anche l'attenzione verso i tre paesi colpiti da un'epidemia senza precedenti. Questo sono le parole del Comitato d'Emergenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha reso noti gli ultimi dati relativi all'epidemia di ebola.

L'epidemia di ebola in Africa Occidentale è ancora un'emergenza di sanità pubblica a rilevanza internazionale, ma il rischio di diffusione appare al momento in diminuzione: dallo scoppio dell'epidemia sono stati registrati 25.556 casi di contagio, dei quali 10.587 con esito fatale in Guinea, Liberia e Sierra Leone, i tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti dall'epidemia.

Bruce Aylward, rappresentante speciale per la risposta all’Ebola dell’Oms, in una conferenza stampa, citando un rapporto di una commissione di esperti, ha dichiarato:

Ritengono che il rischio di diffusione a livello internazionale sembri in riduzione.

Proprio l'Oms ha poi annunciato che la scorsa settimana sono stati registrati "solo" 30 nuovi casi di ebola, il numero più basso da quando l'epidemia è scoppiata in Africa Occidentale quasi un anno fa.

(p.c.)

Via | Tgcom

L'efficacia dei nuovi vaccini sul ceppo responsabile dell'epidemia

09 aprile 2015

Vaccini

Contro l'epidemia di ebola nell'Africa Occidentale, buone notizie arrivano da alcuni vaccini in fase di test e sperimentazione. Se l'epidemia sembra essersi stabilizzata nei tre paesi maggiormente colpiti dal virus (Sierra Leone, Liberia e Guinea), con 70-80 nuovi casi a settimana, qualche speranza arriva dai vaccini attualmente in studio contro una malattia che, nella sua ultima epidemia, ha ucciso 10.500 persone, contagiando 25mila pazienti.

Sono molti i vaccini in fase di sviluppo, ma nessuno di questi era ancora stato sperimentato sul ceppo di virus Makona, il ceppo responsabile dell'attuale epidemia in corso nell'Africa Occidentale. Uno studio dell’Università del Texas, pubblicato su Nature, ha voluto capire se due vaccini tra quelli più avanti nella sperimentazione e nello sviluppo potessero essere davvero utili contro il ceppo responsabile.

E lo studio ha scoperto che sulle scimmie questi vaccini hanno ottenuto ottimi risultati per prevenire il contagio. Il vaccino che è stato oggetto di questo studio utilizza come vettore il virus della stomatite vescicolare, un agente virale innocuo per l'essere umano: proprio questi sono i vettori virali più utili per contrastare il virus.

I ricercatori, visti gli effetti collaterali del vaccino studiato, hanno creato due nuove versioni attenuate, proposte con una minore presenza di virus dopo il trattamento: i due vaccini sono stati sperimentati su otto macachi, sei dei quali hanno ricevuto uno dei farmaci, mentre due no. Dopo 28 giorni dalle iniezioni, le scimmie sono state sottoposte al ceppo Makona del virus ebola: tutti gli animali vaccinati sono risultati immuni al virus, senza presentare effetti collaterali.

(p.c.)

Via | Wired

GUINEA-POLITICS-HEALTH-EBOLA

Nuova emergenza in Guinea

29 marzo 2015

E' stato di emergenza sanitaria per Ebola in 5 regioni della Guinea. Ad annunciarlo è il presidente della nazione, Alpha Conde, che attraverso i mezzi di comunicazione nazionale ha informato di

un'emergenza sanitaria potenziata per un periodo di 45 giorni nelle prefetture di Forecariah, Coyah, Dubreka, Boffa and Kindia.

Il presidente ha inoltre aggiunto che ovunque ce ne sarà bisogno saranno presi gli opportuni provvedimenti, che potrebbero includere restrizioni e isolamenti.

La situazione sembra quindi peggiorare dopo il calo costante dei casi nelle 3 nazioni coinvolte dall'epidemia (ricordiamo, oltre alla Guinea, la Sierra Leone e la Liberia) annunciato nello scorso mese di gennaio dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Già venerdì in Sierra Leone è iniziato un isolamento di 3 giorni giustificato con la paura che il virus stia tornando a farsi vivo in alcune aree del paese. Sempre venerdì, in serata, la Guinea avrebbe rafforzato la sorveglianza ai confini sud-occidentali con la Sierra Leone alla notizia che ci sarebbero stati tentativi di passarla per scampare alle misure di isolamento.

In Guinea il virus si sta invece spostando sulla regione costiera; la nuova emergenza guineana riguarda però sia regioni sud-orientali che regioni occidentali del paese. Le misure di sicurezza includono la messa in quarantena degli ospedali e delle cliniche in cui vengono identificati nuovi casi, nuove regole sulla gestione delle salme delle vittime e possibili isolamenti.

Dall'inizio dell'epidemia di Ebola i casi sono stati oltre 24 mila in 9 paesi nel mondo. Il virus ha ucciso più di 10 mila di loro.

In Guinea l'epidemia è iniziata nel mese di Dicembre 2013.

(s.s.)

Via | BBC

Orlando Bloom in Liberia tra i volontari

25 marzo 2015

Orlando Bloom ha vissuto per quattro giorni in Liberia, affianco ai volontari che da mesi lottano per cercare di sconfiggere il virus ebola. Un'esperienza importante per il noto attore americano, che dal 2009 è Godwill Ambassador per l'Unicef e che ha visitato il paese proprio in un viaggio organizzato dall'associazione che si occupa di difendere i bambini di tutto il mondo.

L'attore pare sia rimasto molto colpito dal lavoro che i volontari stanno portando avanti, in particolare nelle zone più colpite da ebola e nelle zone più povere, come alcuni quartieri della capitale del paese africano, la città di Monrovia. Orlando Bloom ha parlato poi con alcuni rappresentanti che gli hanno spiegato come negli ultimi mesi siano riusciti a raggiungere più di 25mila persone per informare in merito ai consigli di prevenzione per evitare che il virus possa diffondersi ancora di più:

Ogni persona che ho incontrato è determinata a sconfiggere l’Ebola, in modo che ognuno possa tornare alla propria normalità.

Queste le parole di Orlando Bloom, che poi ha aggiunto:

Per colpa di quest’epidemia, un milione di bambini in Liberia non ha frequentato la scuola per almeno metà anno scolastico. Sono eccitati di tornare sui banchi.

Sottolineando che, nonostante l'entusiasmo e l'ottimismo, non bisogna ancora abbassare la guardia.

(p.c.)

Foto | pagina Facebook di Unicef

Via | Vanity Fair

Fabrizio Pulvirenti oggi lavora per far conoscere la malattia

24 marzo 2015

Fabrizio Pulvirenti

Fabrizio Pulvirenti oggi lavora per far conoscere nel mondo la malattia che lui stesso ha dovuto affrontare in prima persona, dopo averla combattuto a lungo in Sierra Leone: il medico italiano di Emergency, colpito dal virus ebola mentre operava in uno dei paesi africani maggiormente colpiti dalla malattia, oggi vuole divulgare tutte le informazioni utili per aiutare le persone.

A un anno dall'esplosione dell'epidemia in Sierra Leone, Guinea e Liberia, parla l'unico paziente italiano vittima della malattia, sottolineando come la previsione dell'Onu sulla fine della malattia per l'agosto 2015 potrebbe essere concreta e veritiera:

In alcune aree della Sierra Leone da qualche giorno non si registrano nuovi casi e speriamo prosegua così. Magari anche prima di agosto.

E' questa la speranza del medico infettivologo di Emergency, primo e unico italiano contagiato e guarito da ebola, durante il suo operato in Sierra Leone. Paese che continua a seguire da vicino e nel quale potrebbe tornare presto, forse proprio tra la fine del mese di maggio e l'inizio del mese di giugno.

Domani mi recherò nuovamente all'ospedale Spallanzani di Roma per donare il sangue da cui si ottiene plasma per curare gli infetti. Non so se sarà destinato a pazienti in Africa, ma io lo dono per chiunque ne abbia bisogno. Ho dato inoltre disponibilità per tornare in Sierra Leone, cosa che dovrebbe avvenire a fine maggio, inizio giugno. Tutto dipenderà dall'andamento dell'epidemia, se non ci saranno nuovi casi sarà inutile la presenza di un infettivologo.

Nell'attesa il medico sta svolgendo attività di divulgazione in Italia: ha parlato, ad esempio, agli informatori scientifici della malattia, perché è giusto che anche loro conoscano il problema. E in merito ai ritardi di una risposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Fabrizio Pulvirenti ha detto:

Ho i miei dubbi che l'Oms possa aver taciuto per interessi economici la notifica di un'epidemia. La mission di questo organismo è la tutela della salute, non degli affari economici.

(p.c.)

Foto | Tvblog

Via | Adnkronos

ebola-trattamento

Nuovo caso in Liberia

23 marzo 2015

Dopo 20 giorni senza infezioni, l'ebola torna in Liberia: è stato confermato un nuovo caso. Una donna si è ammalata a Monrovia, capitale del paese che ha già pagato un tributo di 4mila vittime a questa epidemia: i test effettuati hanno confermato che si tratta proprio di ebola.

Il paese si stava avviando a proclamare lo stato di ebola free verso la metà di aprile: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità devono passare 42 giorni senza casi registrati per poter dichiare un paese libero dal virus. Ma questo nuovo caso rimette tutto in discussione e ci fa capire che l'epidemia potrebbe non essere pronta a finire nel paese africano.

(p.c.)

Via | Adnkronos

L'Oms ha rinviato per 2 mesi l'annuncio di epidemia

23 marzo 2015

L'Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe rinviato di due mesi l'annuncio di epidemia dell'ebola per paura che la notizia potesse indebolire ancora di più le economie dei paesi colpiti. Ci sarebbe alcuni documenti ed e-mail interne, nelle mani dell'Associated Press, che dimostrano come l'Oms abbia tentennato nel dare l'annuncio, per il timore di un danno alle economie locali.

L'Oms ha confessato tempo fa un ritardo negli interventi, ma si difende sottolineando che la risposta tardiva è stata dovuta alla particolarità dell'esplosione dell'epidemia, la peggiore mai verificata. I documenti, però, dimostrano come l'Organizzazione sapesse, fosse stata informata della situazione: ai funzionari erano arrivate richieste di aiuto urgente.

Secondo questi documenti, l'Oms sapeva della diffusione dell'epidemia dai primi di giugno, mentre la dichiarazione ufficiale è stata resa pubblica solo l'8 agosto 2014.

(p.c.)

Via | Ansa

Tre giorni di coprifuoco in Sierra Leone per fermare l'epidemia

20 marzo 2015

In Sierra Leone si corre ai ripari per poter cercare di arginare l'epidemia di ebola, che nel paese dell'Africa Occidentale ha già ucciso più di 3700 persone. Come avvenuto a settembre, con tre giorni di coprifuoco per evitare che il contagio si diffondesse ancora di più, anche nella prossima settimana verrà preso un provvedimento analogo.

Con tutta probabilità il periodo interessato sarà quello compreso tra il 27 e il 29 marzo 2015. Secondo quanto riportato da Palo Conteh, a capo della NERC,

il governo e i partner sperano di poter far emergere i casi latenti che non sono ancora stati riportati o registrati.

Secondo quanto si apprende, le autorità avrebbero pensato ad un blocco di parti chiave del paese per poter cercare di contenere l'epidemia di ebola. Il nuovo coprifuoco dovrebbe interessare la zona occidentale della Sierra Leone, parte del paese che comprende anche la capitale, Freetown: saranno interessati i distretti di Bombali e Port Loko.

Il blocco interesserà 2,5 milioni di persone: è un tentativo per cercare di limitare i nuovi casi di contagio, che sono comunque diminuiti, con un rallentamento notevole dopo il picco dell'epidemia. Epidemia che, però, non è ancora stata sconfitta.

Mentre in Liberia nella settimana precedente al 15 marzo non sono stati registrati nuovi casi, in Guinea le nuove vittime della malattia sono state 90, mentre in Sierra Leone i nuovi casi registrati sono stati 55.

(p.c.)

Via | Bbc

Un paziente rientrato in Nebraska sarebbe in condizioni critiche

17 marzo 2015

Il National Institutes of Health (NIH) ha fatto sapere che uno degli operatori sanitari statunitensi rientrati in patria dalla Sierra Leone ha contratto il virus ebola e le sue condizioni sarebbero passate da gravi a critiche. Il paziente si trova in Nebraska, dove è arrivato venerdì con un aereo privato.

Il Nebraska Medical Center ha fatto sapere che una quinta persona potenzialmente esposta sarà ricoverata nella struttura.

(p.c.)

Via | LaPresse

10 persone esposte al virus sotto controllo negli Usa

16 marzo 2015

ebola-trattamento

10 persone che probabilmente sono state esposte al virus ebola rientreranno negli Usa dall'Africa Occidentale: questi pazienti devono essere tenuti sotto controllo e sotto osservazione, per capire se effettivamente sono stati contagiati dal virus ebola nei paesi che ancora stanno affrontando l'epidemia.

La notizia è stata data dal Centro Usa per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie: i pazienti arriveranno con voli speciali e non commerciali negli Usa e saranno ospitati vicino all'Istituto Nazionale per la salute del Maryland, in un Centro Medico Universitario del Nebraska a Omaha o all'Emory University Hospital di Atlanta, ospedali che sono specializzati nel trattamento di pazienti affetti da ebola.

Secondo i media americani otto pazienti sarebbero già arrivati sul suolo americano, mentre altri due o tre dovrebbero arrivare in giornata. Nel caso dovessero presentare i sintomi della malattia, verranno immediatamente ricoverati.

I pazienti sono operatori di Partners in Health, un'associazione di Boston: tutte le persone che rientreranno negli States non hanno ancora riportato i sintomi del virus ebola, che ha già causato la morte di circa 10mila pazienti in Sierra Leone, Liberia e Guinea. Ma tutte le persone hanno avuto contatti con un collega che è risultato positivo alla malattia e che al momento è in cura presso il National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland.

Le autorità della CDC sta indagando per capire se ci sono altre persone che possono avere avuto contatti con il paziente malato e che è già risultato positivo al test.

(p.c.)

Via | Cnn

Operatore sanitario inglese positivo al test in Sierra Leone

12 marzo 2015

operatore-sanitario-ebola

Un operatore sanitario, appartenente all'esercito britannico e operante in Sierra Leone nella lotta contro ebola, è risultato positivo al test, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa inglese che ne ha dato l'annuncio. In Sierra Leone sono tantissimi gli operatori civili o militari inglesi impegnati per aiutare combattere l'epidemia della malattia.

Le autorità britanniche stanno al momento decidendo se sia il caso o meno di trasferire il paziente in patria, per poter essere curato: attualmente il militare è in cura presso le strutture ospedaliere del luogo, ma non si esclude un trasferimento in Inghilterra.

Ovviamente sono anche in corso delle indagini da parte delle autorità britanniche per poter capire come il militare abbia potuto essere contagiato dal virus, per capire come sia stato possibile che l'operatore sanitario sia stato esposto al virus.

Le autorità londinesi stanno anche cercando di rintracciare tutte le persone che hanno avuto contatti con il militare negli ultimi giorni, per poterli tenere sotto controllo e sotto osservazione. Un portavoce del Public Health Englend ha sottolineato:

Ogni individuo identificato che ha avuto rapporti stretti sarà valutato e sarà presa una decisione clinica riguardo la possibilità di riportarli in Inghilterra.

E poi ha aggiunto:

Il Regno Unito ha un sistema forte, ben sviluppato e collaudato per la gestione di ebola e il rischio complessivo in UK continua ad essere molto basso.

Altri due inglesi, Will Pooley e Pauline Cafferkey, avevano contratto il virus ebola ed entrambi sono stati curati con successo presso il Royal Free Hospital di Londra.

(p.c.)

Via | ibtimes

Caso sospetto in osservazione a Messina, ma il virus non c'è

09 marzo 2015

Un uomo senegalese di 39 anni si trova ricoverato in isolamento al Policlinico di Messina: l'allarme per il caso sospetto di ebola in Sicilia, secondo quanto emerso dagli esami del sangue che sono già stati inviati allo Spallanzani di Roma, è rientrato, dal momento che l'esito delle analisi è negativo.

L'uomo era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Taormina, dove è residente: il paziente lamentava malessere febbrile e dove ha detto di essere rientrato da tre settimane dalla Nigeria. Su questo punto, però, le dichiarazioni del paziente si fanno discordanti, dal momento che al suo arrivo all'ospedale di Messina l'uomo, che non parla italiano, avrebbe detto al traduttore di essere in Italia dallo scorso mese di giugno.

Il paziente, per precauzione, è stato trasferito presso il Policlinico di Messina, dove attualmente si trova ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale universitario della città siciliana. Come previsto dal protocollo sanitario italiano, un campione del suo sangue è stato inviato all'Istituto Spallanzani di Roma, centro di riferimento per ebola nel nostro paese (e struttura dove è stato curato il primo e unico caso italiano, vale a dire il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone).

I risultati del test sul suo sangue hanno dato esito negativo: il paziente non è affetto da ebola, ma rimane comunque sotto osservazione.

(p.c.)

Via | Repubblica

In Liberia dimessa l'ultima paziente ricoverata in ospedale

06 marzo 2015

Si chiama Beatrice Yardolo, è un insegnante di inglese di 58 anni ed è la persona più felice della terra: queste sono infatti le testuali parole dell'ultima paziente affetta da ebola che è guarita ed è stata dimessa dall'ospedale di Monrovia a gestione cinese dove era in cura. Lei sarebbe l'ultima paziente in Liberia, guarita dalla terribile malattia.

Malattia che ha ucciso quasi 10mila persone nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia (Liberia, Guinea, Sierra Leone). Ma la notizia delle dimissioni dell'ultima persona malata di ebola in Sierra Leone fanno ben sperare: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nell'ultima settimana non sono stati accertati altri nuovi casi.

La prudenza è d'obbligo, dal momento che per poter dichiarare ebola free il paese bisogna attendere 42 giorni (2 "cicli di incubazioni completi") dall'ultimo caso registrato. Solo allora si potrà dichiarare debellata la malattia: ma è significativo che per la prima volta dal maggio del 2014 non è stato accertato nessun nuovo caso nel paese, mentre dal primo marzo in Sierra Leone e Guinea ne sono stati verificati 132.

L'Oms frena però i facili entusiasmi, visto che la malattia potrebbe ripresentarsi per i movimenti della popolazione tra i tre paesi confinanti:

Consideriamo questi tre Paesi come uno solo, quindi se è una buona notizia che in Liberia non vi siano più casi, le popolazioni sono così mobili in questa regione che ci potrebbe essere facilmente una reimportazione del contagio. Dobbiamo arrivare a zero nei tre Paesi prima di considerare la malattia sconfitta.

Queste le parole del portavoce dell'Oms, Gregory Harti, citato dalla Bbc.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Un paziente rientrato in Nebraska sarebbe in condizioni critiche

17 marzo 2015

Il National Institutes of Health (NIH) ha fatto sapere che uno degli operatori sanitari statunitensi rientrati in patria dalla Sierra Leone ha contratto il virus ebola e le sue condizioni sarebbero passate da gravi a critiche. Il paziente si trova in Nebraska, dove è arrivato venerdì con un aereo privato.

Il Nebraska Medical Center ha fatto sapere che una quinta persona potenzialmente esposta sarà ricoverata nella struttura.

(p.c.)

Via | LaPresse

10 persone esposte al virus sotto controllo negli Usa

16 marzo 2015

10 persone che probabilmente sono state esposte al virus ebola rientreranno negli Usa dall'Africa Occidentale: questi pazienti devono essere tenuti sotto controllo e sotto osservazione, per capire se effettivamente sono stati contagiati dal virus ebola nei paesi che ancora stanno affrontando l'epidemia.

La notizia è stata data dal Centro Usa per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie: i pazienti arriveranno con voli speciali e non commerciali negli Usa e saranno ospitati vicino all'Istituto Nazionale per la salute del Maryland, in un Centro Medico Universitario del Nebraska a Omaha o all'Emory University Hospital di Atlanta, ospedali che sono specializzati nel trattamento di pazienti affetti da ebola.

Secondo i media americani otto pazienti sarebbero già arrivati sul suolo americano, mentre altri due o tre dovrebbero arrivare in giornata. Nel caso dovessero presentare i sintomi della malattia, verranno immediatamente ricoverati.

I pazienti sono operatori di Partners in Health, un'associazione di Boston: tutte le persone che rientreranno negli States non hanno ancora riportato i sintomi del virus ebola, che ha già causato la morte di circa 10mila pazienti in Sierra Leone, Liberia e Guinea. Ma tutte le persone hanno avuto contatti con un collega che è risultato positivo alla malattia e che al momento è in cura presso il National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland.

Le autorità della CDC sta indagando per capire se ci sono altre persone che possono avere avuto contatti con il paziente malato e che è già risultato positivo al test.

(p.c.)

Via | Cnn

Operatore sanitario inglese positivo al test in Sierra Leone

12 marzo 2015

operatore-sanitario-ebola

Un operatore sanitario, appartenente all'esercito britannico e operante in Sierra Leone nella lotta contro ebola, è risultato positivo al test, secondo quanto dichiarato dal Ministro della Difesa inglese che ne ha dato l'annuncio. In Sierra Leone sono tantissimi gli operatori civili o militari inglesi impegnati per aiutare combattere l'epidemia della malattia.

Le autorità britanniche stanno al momento decidendo se sia il caso o meno di trasferire il paziente in patria, per poter essere curato: attualmente il militare è in cura presso le strutture ospedaliere del luogo, ma non si esclude un trasferimento in Inghilterra.

Ovviamente sono anche in corso delle indagini da parte delle autorità britanniche per poter capire come il militare abbia potuto essere contagiato dal virus, per capire come sia stato possibile che l'operatore sanitario sia stato esposto al virus.

Le autorità londinesi stanno anche cercando di rintracciare tutte le persone che hanno avuto contatti con il militare negli ultimi giorni, per poterli tenere sotto controllo e sotto osservazione. Un portavoce del Public Health Englend ha sottolineato:

Ogni individuo identificato che ha avuto rapporti stretti sarà valutato e sarà presa una decisione clinica riguardo la possibilità di riportarli in Inghilterra.

E poi ha aggiunto:

Il Regno Unito ha un sistema forte, ben sviluppato e collaudato per la gestione di ebola e il rischio complessivo in UK continua ad essere molto basso.

Altri due inglesi, Will Pooley e Pauline Cafferkey, avevano contratto il virus ebola ed entrambi sono stati curati con successo presso il Royal Free Hospital di Londra.

(p.c.)

Via | ibtimes

Caso sospetto in osservazione a Messina, ma il virus non c'è

09 marzo 2015

Un uomo senegalese di 39 anni si trova ricoverato in isolamento al Policlinico di Messina: l'allarme per il caso sospetto di ebola in Sicilia, secondo quanto emerso dagli esami del sangue che sono già stati inviati allo Spallanzani di Roma, è rientrato, dal momento che l'esito delle analisi è negativo.

L'uomo era stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Taormina, dove è residente: il paziente lamentava malessere febbrile e dove ha detto di essere rientrato da tre settimane dalla Nigeria. Su questo punto, però, le dichiarazioni del paziente si fanno discordanti, dal momento che al suo arrivo all'ospedale di Messina l'uomo, che non parla italiano, avrebbe detto al traduttore di essere in Italia dallo scorso mese di giugno.

Il paziente, per precauzione, è stato trasferito presso il Policlinico di Messina, dove attualmente si trova ricoverato presso il reparto di malattie infettive dell'ospedale universitario della città siciliana. Come previsto dal protocollo sanitario italiano, un campione del suo sangue è stato inviato all'Istituto Spallanzani di Roma, centro di riferimento per ebola nel nostro paese (e struttura dove è stato curato il primo e unico caso italiano, vale a dire il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone).

I risultati del test sul suo sangue hanno dato esito negativo: il paziente non è affetto da ebola, ma rimane comunque sotto osservazione.

(p.c.)

Via | Repubblica

In Liberia dimessa l'ultima paziente ricoverata in ospedale

06 marzo 2015

Si chiama Beatrice Yardolo, è un insegnante di inglese di 58 anni ed è la persona più felice della terra: queste sono infatti le testuali parole dell'ultima paziente affetta da ebola che è guarita ed è stata dimessa dall'ospedale di Monrovia a gestione cinese dove era in cura. Lei sarebbe l'ultima paziente in Liberia, guarita dalla terribile malattia.

Malattia che ha ucciso quasi 10mila persone nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia (Liberia, Guinea, Sierra Leone). Ma la notizia delle dimissioni dell'ultima persona malata di ebola in Sierra Leone fanno ben sperare: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nell'ultima settimana non sono stati accertati altri nuovi casi.

La prudenza è d'obbligo, dal momento che per poter dichiarare ebola free il paese bisogna attendere 42 giorni (2 "cicli di incubazioni completi") dall'ultimo caso registrato. Solo allora si potrà dichiarare debellata la malattia: ma è significativo che per la prima volta dal maggio del 2014 non è stato accertato nessun nuovo caso nel paese, mentre dal primo marzo in Sierra Leone e Guinea ne sono stati verificati 132.

L'Oms frena però i facili entusiasmi, visto che la malattia potrebbe ripresentarsi per i movimenti della popolazione tra i tre paesi confinanti:

Consideriamo questi tre Paesi come uno solo, quindi se è una buona notizia che in Liberia non vi siano più casi, le popolazioni sono così mobili in questa regione che ci potrebbe essere facilmente una reimportazione del contagio. Dobbiamo arrivare a zero nei tre Paesi prima di considerare la malattia sconfitta.

Queste le parole del portavoce dell'Oms, Gregory Harti, citato dalla Bbc.

(p.c.)

Via | Adnkronos

infermiera statunitense

Servono nuovi fondi per rinforzare i sistemi sanitari dei paesi colpiti

05 marzo 2015

Save the Children ha pubblicato un rapporto per fare il punto sulla situazione dei paesi colpiti dal virus ebola, che in Africa Occidentale ha fatto moltissime vittime e ha messo in ginocchio i tre stati che sono ancora protagonisti, purtroppo, di nuovi casi di contagio. "A Wake Up Call: Lessons from Ebola for the world's health systems" è il rapporto che sottolinea che servono nuovi fondi per rinforzare i sistemi sanitari dei paesi colpiti.

Se ieri Oxfam lanciava l'allarme per l'emergenze dei bagni nelle scuole della Liberia, che hanno da poco riaperto i battenti, ecco che oggi è Save the Children a porre l'attenzione su un altro importante aspetto, che riguarda sia i paesi colpiti dal virus, sia gli altri paesi dove ogni giorno muoiono tantissimi bambini proprio a causa di sistemi sanitari che non riescono a fronteggiare le emergenze.

Nel rapporto leggiamo:

L'attività di soccorso internazionale in Africa occidentale è infatti costata 4,3 miliardi di sterline, mentre il rafforzamento dei sistemi sanitari di quei paesi ne sarebbe costato 1,58 miliardi.

Mentre Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, sottolinea:

Un sistema sanitario solido avrebbe potuto fermare Ebola. Avrebbe potuto risparmiare migliaia di vite dei bambini e miliardi di sterline.

Senza dimenticare che

senza operatori sanitari qualificati e senza un sistema sanitario funzionante sul posto, è più probabile che un'epidemia possa diffondersi attraverso i confini internazionali, con effetti catastrofici.

(p.c.)

Via | Repubblica

Federica Mogherini, "L'emergenza non è ancora finita"

04 marzo 2015

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, interviene in merito all'emergenza del virus ebola, sottolineando che non è ancora finita e, come suggerito dall'Oms, non bisogna abbassare la guardia. Non è ancora finita. D

obbiamo concentrare i nostri sforzi per essere sicuri che non ci siano nuovi casi e che ebola sia sconfitto sul serio e per sempre.

Queste le parole di Federica Mogherini all'arrivo alla Conferenza Internazionale di Alto Livello su Ebola:

Non sono solo le persone a doversi riprendere dall'epidemia, ma intere comunità, società e Paesi. Una larga parte di un continente che è molto importante per noi, per gli europei.

(p.c.)

Via | Ansa

Emergenza bagni in scuole Liberia

04 marzo 2015

In Liberia, dove da poco hanno riaperto le scuole, c'è bisogno di interventi massicci per poter consentire ai bambini di tutto il paese di ritornare a scuola senza il timore di contrarre il virus. L'appello arriva da Oxfam e dalla presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf ed è rivolto alla comunità internazionale per trovare sostegno.

E' stato stimato, infatti, che sono necessari con urgenza 60 milioni di dollari per poter garantire alle scuole del paese servizi idrici e igienico sanitari adeguati per poter far fronte alle esigenze delle migliaia di studenti che sono ritornati sui banchi di scuola. Nel paese su un totale di 4600 scuole, la metà non ha acqua corrente e il 43% non ha bagni funzionanti. Dove i bagni ci sono, c'è un servizio igienico ogni 100 ragazzi.

(p.c.)

Via | Avvenire

Nina Pham, l'infermiera statunitense guarita fa causa all'ospedale

03 marzo 2015

Nina Pham, l'infermiera statunitense colpita dal virus ebola in territorio americano e guarita dopo due settimane di cure e ricovero in ospedale, ha deciso di far causa all'ospedale texano dove lavorava quando ha contratto la malattia. Nina Pham è considerata la prima vittima del contagio negli Stati Uniti ed è sopravvissuta alla malattia. Anche se oggi ammette di sentirsi marchiata dalla malattia e di soffrire ancora di dolori e di incubi notturni.

Il virus ebola era stato diagnosticato lo scorso 11 ottobre, tre giorni dopo la morte di Thomas Eric Duncan, il paziente zero americano, affetto da ebola (virus contratto in Liberia, da dove arrivava) e arrivato all’Health Presbytherian Hospital di Dallas dove è stato curato proprio dalla giovane infermiera.

L'infermiera oggi ha deciso di fare causa all'ospedale, accusando la struttura in cui lavorava di negligenza e di violazione della privacy: secondo i suoi legali la giovane lavoratrice non sarebbe stata sufficientemente preparata e informata per potersi difendere dal virus. I rischi le erano stati minimizzati ed è stata filmata mentre lavorava in ospedale senza che lei firmasse alcun consenso per la registrazione.

La Texas Health Resources, società proprietaria dell'ospedale, spera di poter instaurare un dialogo costruttivo con l'infermiera, per poter trovare una soluzione in grado di soddisfare entrambe le parti interessate.

(p.c.)

Via | Il secolo XIX

Il vice presidente della Sierra Leone in quarantena

02 marzo 2015

ebola-sierra-leone-quarantena

Quarantena preventiva per Sam Sumana, vice presidente della Sierra Leone, dopo la morte di una sua guardia del corpo. Il politico del paese africano ha deciso volontariamente di mettersi in quarantena dopo che questo suo collaboratore è deceduto proprio a causa del virus ebola: rimarrà in quarantena per 21 giorni.

Il vice presidente della Sierra Leone ha anche chiesto a tutte le persone che hanno avuto contatti con la guardia del corpo deceduta di mettersi anche loro in quarantena.

(p.c.)

Via | Ansa

Una pianta asiatica potrebbe essere una possibile cura per ebola

02 marzo 2015

test-laboratorio-ebola

Uno studio condotto da ricercatori americani e tedeschi ha scoperto una possibile applicazione di una pianta asiatica per curare ebola: nell'estratto di una pianta che proviene dall'Asia, infatti, sarebbe presente una soluzione per poter permettere di bloccare la replicazione del virus.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Science e diretti dal professor Robert Davey, direttore del dipartimento di Immunologia e Virologia presso il Texas Biomedical Research Institute di San Antonio (Stati Uniti), si basano sull'azione del virus ebola nel corpo umano. Il virus, dopo essersi legato alla superficie delle cellule ed essersi introdotto all'interno, interagisce con delle proteine delle cellule, grazie al legame con alcuni canali del calcio.

Partendo da questo presupposto, il gruppo di scienziati ha provato a testare l'effetto di una molecola per bloccare questo meccanismo: il composto, la tetrandrina, è una molecola estratta da una pianta originaria dell'Asia, nota per le sue proprietà anti-ipertensive. Il farmaco riuscirebbe a bloccare il virus: testato sui topi, questa sostanza ha salvato molti animali infetti.

Ora bisognerà testarne la sicurezza e l'efficacia su primati non umani.

(p.c.)

Via | LaStampa

Liberia Battles Spreading Ebola Epidemic

La Liberia riapre le frontiere

5 febbraio 2015

La Liberia riapre le sue frontiere, dopo sei mesi di chiusura: nel paese si cerca di tornare alla normalità, anche se il virus ebola è ancora presente, ma con casi in diminuzione rispetto ai mesi scorsi. L'epidemia sembra essere sotto controllo nel paese e per questo, oltre alla riapertura delle scuole, avvenuta lo scorso 16 febbraio 2015, si è deciso lunedì scorso di riaprire le frontiere e di togliere anche il coprifuoco.

Con queste misure il paese dell'Africa Occidentale tenta di tornare alla normalità: l'emergenza sembra essere ormai lontana e passata, anche se, come sottolineato dall'Oms, non bisogna comunque abbassare la guardia. Ellen Johnson Sirleaf, presidente liberiana, ha deciso così di prendere delle misure per permettere alla popolazione di uscire dalla quarantena nella quale viveva da sei mesi. Le vittime nel paese sono state 4000, ma oggi si contano solamente nove malati, anche se si parla di trenta casi sospetti individuati la scorsa settimana.

Con questa manovra si cerca anche di ridare respiro all'economia nazionale, messa seriamente a dura prova in questi sei mesi di emergenza sanitaria. Soprattutto i piccoli commercianti sono stati messi in ginochcio:

Sopravviviamo grazie al commercio con le persone che attraversano il confine e anche loro sopravvivono grazie a noi. Questo è il nostro modo di fare attività commerciale. Vengono qui e comprano da noi o ci vendono delle cose. Da quando si sono chiuse le frontiere hanno smesso di venire di qui e noi di andare di là. Per gli affari è stato un periodo difficile. G

Il colonnello Gmakoon Monger dell’ufficio di Immigrazione e Naturalizzazione aggiunge:

Gli effetti sull’economia sono stati pesanti. Ora che le frontiere hanno riaperto credo che l’emergenza Ebola sia terminata. Anche se è pur vero che non ce ne siamo liberati al 100%< ./blockquote>

(p.c.)

Via | Euronews

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Oms approva il nuovo test rapido per la diagnosi

23 febbraio 2015

ebola Germania

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il via libera per il nuovo test rapido per la diagnosi del virus ebola, che potrà avvenire in soli 15 minuti. L'Oms ha infatti approvato il ReEBOV Antigen Rapid Test, prodotto da un'azienda statunitense che permette l'individuazione di pazienti affetti da ebola in tempi brevissimi, così che possano essere isolati e curati rapidamente.

Il nuovo test rapido di diagnosi dell'ebola funziona anche senza elettricità, così da poter essere utilizzato ovunque: dopo il primo risultato, che viene dato in appena 15 minuti, bisogna aspettare almeno 12-24 ore per poter avere una risposta definitiva, ma nel frattempo il paziente sospetto può essere isolato per evitare il contagio e le cure possono iniziare il prima possibile.

Il test, secondo i trial effettuati in Africa Occidentale, funziona nel 92% dei casi, un tasso di successo davvero molto alto, anche se l'Oms sottolinea che non è accurato come altri test, ma permette una prima individuazione rapida del virus, un fattore da non sottovalutare:

Pur essendo meno accurato di altri test tradizionali già usati, questo è più veloce, facile da eseguire e non richiede una presa elettrica per funzionare.

Tarik Jasarevic, portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha sottolineato che questo test è i

l primo antigene rapido che dà risultati in quindici minuti.

Una svolta nella lotta all'ebola, visto che impiega pochissimo tempo e potenzialmente può essere usato in ogni angolo del mondo, in maniera facile e veloce.

(p.c.)

Via | Rainews

Oms "Non bisogna abbassare la guardia"

20 febbraio 2015

Sull'epidemia di ebola non bisogna abbassare la guardia: a sottolinearlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stilato il nuovo bollettino con i dati che riguardano i tre paesi più colpiti dal virus in Africa Occidentale. Sierra Leone e Guinea sono ancora i paesi che pagano il tributo maggiore, ma dopo l'impennata dei giorni scorsi pare che ogi la situazione sia stabile.

Il totale dei casi di ebola ha superato i 23mila: nella settimana scorsa i nuovi casi sono stati 128, di cui 52 in Guinea, in calo rispetto alle settimane precedenti, solo 2 in Liberia, dove le scuole hanno riaperto i battenti, e 74 in Sierra Leone, il paese che sembra ancora il più colpito dal virus ebola.

I dati parlano anche di una certa ostilità nei confronti degli interventi internazionali per poter contenere l'epidemia:

Tutti e tre i paesi hanno riportato un aumento negli incidenti relativi al personale impegnato contro ebola. In Guinea e Sierra Leone sono avvenute 35 e 49 sepolture non sicure e 40 nuovi casi sono stati trovati solo dopo che i pazienti erano morti nelle comunità, lontano dalle strutture di trattamento.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità invita, dunque, a non abbassare la guardia e ha ricordato come sia importante effettuare sepolture dei cadaveri in tutta sicurezza, perché i corpi senza vita sono altamente contagiosi. Anche l'Onu ha ricordato l'importanza di non lasciarsi andare all'ottimismo per il caso di nuovi casi, perché l'obiettivo di "zero nuovi casi" è ancora lontano. Il segretario generale Ban Ki-Moon ha sottolineato che

più di metà dei nuovi casi si è verificata in persone che non sono state a contatto con pazienti conosciuti e che una singola sepoltura non sicura può infettare fino a 30 persone.

(p.c.)

Via | SecoloXIX

Scuole riaperte in Liberia

18 febbraio 2015

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Diminuiscono i casi di ebola in Liberia e riaprono le scuole. Era già successo nel mese di gennaio 2015 in Guinea, uno dei tre paesi maggiormente colpiti da questa epidemia virale. Ed ora tocca anche alla Liberia: gli studenti potranno tornare nelle aule scolastiche, seguendo però alcune piccole regole per evitare altri possibili contagi.

Le scuole erano state chiuse proprio per evitare una ancora maggiore diffusione del virus ebola: sono state chiuse per mesi, ma oggi i ragazzi sono tornati sui banchi di scuola, dopo sei mesi di lontananza dallo studio. Ai ragazzi sono state spiegate alcune norme di comportamento, per poter evitare possibili contagi, proprio come era stato fatto in Guinea.

Gli studenti entrano a scuola camminando in fila e non possono toccarsi, così come non possono giocare. Prima di entrare in classe, ogni studente viene sottoposto al controllo della temperatura e, in caso di valori non "nella norma", i bambini non possono accedere alle lezioni e i casi vengono segnalati. Tanti aiuti, per poter eseguire le operazioni di disinfezione e pulizia della scuola, sono arrivati da enti internazionali, così come sono stati proposti kit per lavarsi le mani e prodotti disinfettanti. Il numero di studenti per classe è stato, inoltre, ridotto.

Non tutte le scuole, ovviamente, sono state riaperte, anche se le autorità locali vorrebbero la completa apertura degli istituti scolastici entro il prossimo 2 marzo, per permettere ai ragazzi di riprendere la loro normale vita, le loro attività quotidiane e consentire loro di riprendersi un po' di quello che l'epidemia ha rubato loro in questi lunghi mesi di assenza da scuola.

(p.c.)

Via | Internazionale

Usa pronti a ritirare 1000 soldati dall'Africa

11 febbraio 2015


Gli Usa sono pronti a ritirare dall'Africa più di mille soldati che al momento stanno dando il loro supporto per combattere il virus ebola: il presidente statunitense Barack Obama sarebbe pronto a darne l'annuncio, per un ritiro che potrebbe già avvenire entro la fine del mese di aprile 2015 e che interesserà circa 1300 soldati che attualmente sono stanziati in Africa Occidentale per aiutare nell'epidemia di ebola.

La Casa Bianca, in un comunicato, scrive:

Siamo incoraggiati dal calo dei nuovi casi di ebola in Africa occidentale, anche se resta la preoccupazione per l’aumento dei casi in Guinea e l’incapacità di ridurre quelli in Sierra Leone.

(p.c.)

Via | Internazionale

L'intervento di Fabrizio Pulvirenti a Sanremo 2015

11 febbraio 2015

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Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency colpito dal virus ebola mentre operava in Sierra Leone e guarito dopo aver trascorso più di un mese ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è intervenuto nella prima serata del Festival di Sanremo. Il medico siciliano, che non si sente un eroe e che ha sottolineato di essere diventato un simbolo solo perché italiano, europeo, ha ricordato l'impegno della Onlus di Gino Strada in Sierra Leone: presso il nuovo ospedale di Emergency la mortalità per ebola è scesa dal 70 al 40%.

Il medico di Emergency ha poi ricordato all'ANSA:

C'è bisogno di uscire dal torpore e rendersi conto che noi abitanti del nord del mondo, ricco e industrializzato, siamo i fortunatì ed abbiamo il dovere morale di aiutare chi non vive da questa parte del pianeta.

Fabrizio Pulvirenti ha parlato di solidarietà e collaborazione:

Ci sono tanti modi per contribuire, non solo la presenza fisica nei luoghi dove la gente soffre. L'approccio è sempre personale, ma l'importante è appunto risvegliarsi da quell'indifferenza che ci anestetizza. Ognuno può trovare il proprio modo di 'essere presente.

E lui vuole essere di nuovo presente tornando in Sierra Leone, probabilmente già alla fine di aprile, per aiutare i pazienti affetti dal virus. Questa la sua speranza, che ancora però non è una certezza.

(p.c.)

Fabrizio Pulvirenti ospite a Sanremo

09 gennaio 2015

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Fabrizio Pulvirenti ospite a Sanremo 2015: il medico di Emergency, che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone e che è rimasto ricoverato per più di un mese presso l'Istituto Spallanzani di Roma, prima di essere dichiarato guarito ed essere dimesso, sarà uno dei più attesi ospiti della prima serata del Festival di Sanremo 2015, che prenderà il via martedì 10 febbraio 2015.

L'annuncio è stato fatto in occasione della conferenza stampa dallo stesso Carlo Conti, presentatore di questa edizione di Sanremo. La sua presenza su un palcoscenico così importante e "nazionalpopolare" potrà essere molto importante, per poter portare in tutte le case degli italiani una testimonianza preziosa su quello che sta accadendo in Africa e non solo per quello che riguarda l'epidemia di ebola.

(p.c.)

Più di 16mila gli "orfani di ebola

ebola

Secondo gli ultimi dati resi noti dall'Unicef, da metà gennaio nei tre paesi africani colpiti dall'epideamia circa 3600 bambini hanno perso entrambi i genitori a causa dell'ebola, mentre 16.600 bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori o chi se ne prendeva cura sono stati registrati. I dati resi noti sono davvero impressionanti.

L'Unicef si impegna ad aiutare questi bambini a ritrovare membri delle loro famiglie o a trovare nuove famiglie che possano prendersi cura di loro: famiglie che ricevono aiuti economici, assistenza, sostegno psicologico, supporto nel rientro a scuola. Proprio i bambini che hanno perso tutti i membri della famiglia vengono supportati maggiormente per affrontare il trauma.

Manuel Fontaine, Direttore Regionale dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale, ha commentato:

Dopo aver superato le loro iniziali paure e concezioni sbagliate sull’Ebola, le famiglie si sono rivelate molto collaborative, garantendo cure e protezione ai bambini che hanno perso i genitori. Questo mostra la forza dei legami di parentela e la straordinaria resilienza delle comunità in un momento di grande difficoltà. Dato che i paesi colpiti dall’Ebola si avviano verso la ripresa, dobbiamo cogliere l’opportunità di migliorare i servizi di protezione dell’infanzia per tutti i bambini vulnerabili. Abbiamo la possibilità di rispondere ad altre forme di vulnerabilità che esistevano già prima della crisi Ebola, come matrimoni precoci, sfruttamento del lavoro minorile, violenza sessuale e arruolamento.

(p.c.)

Via | Vita

Il riconoscimento della Regione Lazio allo Spallanzani di Roma

06 gennaio 2015

La Regione Lazio ha consegnato una targa all'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani come riconoscimento per l'impegno profuso ogni giorno nel trattamento dei pazienti ricoverati presso la struttura e anche per aver curato Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che ha contratto il virus ebola operando come volontario in Sierra Leone.

Questa mattina si è tenuta la cerimonia di riconoscimento presso la sede della giunta regionale: la targa è stata consegnata da Zingaretti nelle mani di Andrea Antinori, direttore sanitario dello Spallanzani, di Fabio Alberti, commissario straordinario, di Nicola Petrosillo, responsabile dell'Unità di Crisi per ebola.

Proprio Alberti ha sottolineato il lavoro della struttura per trattare un'emergenza come ebola:

La capacità dell'istituto Spallanzani di rispondere ad un'emergenza di crisi estrema come l'ebola è il risultato di un lavoro di squadra che ha contribuito al successo nazionale ed internazionale della struttura.

Mentre Zingaretti ha commentato:

Da alcune settimane inizio ad essere più ottimista. Se continuiamo ad applicare criteri di valutazione, di organizzazione del sistema, di innovazione, come abbiamo fatto in questi mesi, il cambiamento sarà radicale e a portata di mano, non solo per la qualità dell'offerta, ma per l'organizzazione del lavoro dentro al sistema sanitario. La grande novità è che la situazione non è ferma, ma i progressi che stiamo facendo sono diretti all'attuazione della riorganizzazione della struttura, ad una politica rivolta al personale sanitario e alla capacità di tenere il bilancio sotto controllo, e ad ottenere dei risultati di credibilità dal governo, ci permettono oggi di dire che siamo vicini alla svolta e al ritorno alla normalità.

Il Presidente della Regione Lazio ha poi ricordato che l'impegno della giunta è quello di voler

ridare dignità e forza al sistema sanitario regionale e il Lazio può contare su un polo di eccellenza come l'ospedale Spallanzani.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Casi in aumento, dal Giappone nuovo trattamento con un farmaco contro l'influenza

05 febbraio 2015

L'Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che i nuovi casi di contagio sono in aumento in Guinea, Liberia e Sierra Leone: per la prima volta dall'inizio del 2015, dopo un breve rallentamento a inizio anno che aveva fatto sperare in un'uscita dal tunnel, il numero dei casi di infezioni da virus ebola sta aumentando nei tre paesi dell'Africa Occidentale che stanno combattendo contro l'epidemia da tempo.

Nei tre paesi, già messi a dura prova dall'epidemia di ebola, nell'ultima settimana sono stati registrati 124 nuovi casi, 25 in più rispetto alla settimana precedente. Il maggior numero di infezioni ha riguardato la Sierra Leone, con 80 nuovi pazienti.

Ma non solo cattive notizie: proprio nei giorni in cui l'Oms denuncia un aumento dei nuovi casi di contagio, ecco che dal Giappone arriva la notizia di un nuovo trattamento che sta ottenendo risultati davvero interessanti nella lotta al virus. Pazienti contagiati dal virus che portano il totale a 22.495 persone che hanno contratto l'ebola, dall'inizio di questa grave epidemia, che fino ad oggi ha causato la morte di 8.981 persone.

Si tratta del farmaco Favipiravir, utilizzato in Giappone nel 2014 come trattamento per l'influenza e che è stato somministrato a 69 pazienti malati di ebola in Guinea. Il farmaco è riuscito ad aiutare le persone che avevano un tasso basso di virus nel sangue, mentre non è risultato abbastanza efficace contro i pazienti con un tasso più elevato.

Il Dottor Sakoba Keita del Ministero della Salute della Guinea, comunque, parla di risultati incoraggianti.

(p.c.)

Foto | da Pinterest di Penelitian

Via | RaiNews

Due operatori ricoverati a Londra per sospetto contagio

03 febbraio 2015

Ebola Sierra Leone

Due operatori sanitari militari inglesi sono al momento ricoverati a Londra, presso il Royal Free Hospital della capitale, per un sospetto contagio da virus ebola: i due operatori, infatti, potrebbero essere venuti a contatto con il virus in seguito ad una puntura d'ago, mentre operavano in Sierra Leone.

Il primo operatore è stato ricoverato in ospedale a Londra sabato 31 gennaio, ma la Bbc sottolinea che in queste ore presso lo stesso nosocomio sarebbe arrivato anche un secondo paziente, per un caso analogo: si è trattato di due incidenti simili avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro, come sottolineato dal ministro delle Forze Armate, Mark Francois, che ha poi aggiunto:

Le famiglie sono state informate e riceveranno tutto il sostegno possibile dal Governo.

Al momento, comunque, i due operatori sanitari non presentano i sintomi dell'ebola e non è ancora stata effettuata per loro una diagnosi precisa, ma sono ricoverati in via precauzionale.

Le autorità hanno sottolineato che non c'è alcun rischio per la salute pubblica, anche perché i due pazienti non hanno ancora mostrato i sintomi di ebola (e ricordo che la malattia è contagiosa dal momento in cui la persona malata mostra i primi sintomi, non prima).

Gli operatori verranno tenuti sotto controllo per 21 giorni, il classico periodo di incubazione della malattia. Paul Cosford di Public Health England sottolinea:

Il trasferimento nel Regno Unito è avvenuto seguendo i rigorosi protocolli del caso. La salute pubblica non è in pericolo.

(p.c.)

Via | Adnkronos

Croce Rossa, nel 2015 attese nuove vittime in Africa

02 febbraio 2015

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Birte Hald, a capo dell'unità di coordinamento e supporto per l'Ebola della Federazione internazionale delle società di Croce rossa e Mezzaluna rossa, è convinto che nel 2015 ci saranno ancora vittime di ebola in Africa. Il virus, che secondo alcuni scienziati starebbe mutando, continuerà a uccidere nei tre paesi colpiti dall'epidemia.

Secondo l'esperto, infatti, le comunità locali, soprattutto in Guinea, non si fidano delle organizzazioni umanitarie e questa diffidenza potrebbe compromettere l'impegno internazionale posto in atto per cercare di fermare l'epidemia:

Vediamo che in Sierra Leone e soprattutto in Guinea il virus sta divampando in nuovi distretti con piccole catene di trasmissione, il che vuol dire che il virus non è sotto controllo e che potrebbe diffondersi ancora su vasta scala.

La stessa Croce Rossa ha difficoltà ad accedere in alcune comunità della Guinea:

Ci sono ancora dei villaggi che pensano ad esempio che l'Ebola si diffonda quando si spruzza del cloro e si disinfettano le case, e sono i team della Croce rossa che arrivano con il cloro, quindi la gente fa questo collegamento.

L'Ong per operare in queste zone, invia prima poliziotti e funzionari locali per poter preparare la popolazione all'arrivo degli operatori sanitari della Croce Rossa. Hald sottolinea che se le organizzazioni internazionali non avranno libero accesso in tutto il territorio, c'è il rischio che l'epidemia continui e così anche il numero delle vittime in questo 2015, che si era aperto con dati incoraggianti sul rallentamento del virus, potrebbe riprendere a crescere in maniera esponenziale.

(p.c.)

Via | Il tempo

>Secondo gli scienziati il virus è mutato

29 gennaio 2015

emergenza ebola

In Guinea il virus ebola sarebbe mutato: gli scienziati che stanno studiando l'epidemia che ha colpito i tre paesi dell'Africa Occidentale, infatti, hanno annunciato che il virus è mutato, continuandone a studiare la pericolosità, per capire se è diventato più contagioso rispetto a quello precedente.

Proprio nei giorni in cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che i casi di ebola sono tornati a crescere nella settimana del 25 gennaio, dopo un piccolo spiraglio di speranza che aveva fatto credere in un rallentamento dell'epidemia, ecco che arriva la notizia secondo cui il virus potrebbe aver subito una mutazione ed essere anche più contagioso.

Diversi studiosi stanno analizzando da tempo centinaia di campioni di sangue di pazienti che sono stati infettati dal virus in Guinea, per capire come questo stia modificando, se effettivamente sta mutando. I biologi dell'Institut Pasteur in Francia, che hanno isolato il virus a marzo dell'anno scorso, stanno cercando di capire se il virus è più contagioso rispetto a prima.

Il genetista Anavaj Sakuntabhai, sottolineando che il virus sta cambiando, ha dichiarato:

Un virus può cambiare e diventare meno mortale e più contagioso ed è una cosa che temiamo. Ora abbiamo visto vari casi che non hanno sintomi, del tutto asintomatici, queste persone potrebbero diffondere meglio il virus.

Al momento, inoltre, non sono state notate modifiche nelle modalità di trasmissione e contagio, che avviene ancora solo ed esclusivamente con il contatto diretto con i fluidi delle persone infettate.

Attualmente il metodo di trasmissione è lo stesso, basta evitare il contatto con le persone malate. ma come scienziati non si può prevedere che non cambi, forse lo farà.

(p.c.)

Via | RaiNews

Guarita l'infermiera di Save the Children, Oxfam propone un piano Marshall

28 gennaio 2015

E' guarita l'infermiera di Save the Children che aveva contratto il virus ebola in uno centro di trattamento per il virus dell'organizzazione internazionale che è stato allestito in Sierra Leone. Pauline Cafferkey, infermiera scozzese, è riuscita a vincere sul virus. A inizio di gennaio 2015, quando in Italia ricevevamo buone notizie dall'Ospedale Spallanzani di Roma, per la guarigione di Fabrizio Pulvirenti, la donna era ritornata nel suo paese e subito aveva notato i primi sintomi di contagio.

Da allora l'infermiera scozzese è rimasta ricoverata in ospedale e oggi può uscire, perché è guarita. Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, ha annunciato la bella notizia:

Siamo felici per lei e per la sua famiglia, che può finalmente riabbracciarla.

Aggiungendo poi:

Nonostante i rischi per la propria sicurezza, si era offerta volontariamente di mettere a disposizione le sue competenze di infermiera per contribuire a salvare le vite dei malati di Ebola nel nostro centro di trattamento a Kerry Town.

Proprio da quel centro di Save the Children in Sierra Leone, qualche giorno fa è stato dimesso il centesimo paziente che è guarito dal virus: è un ragazzino di soli 12 anni.

È anche grazie al coraggio di Pauline e di tutti coloro che ogni giorno stanno lavorando per combattere il virus, che questi risultati sono stati possibili. Per questo siamo ancora più determinati a continuare il nostro lavoro e i nostri sforzi per vincere la malattia.

L'Oxfam, invece, ha ha recentemente lanciato un appello, rivolto alla comunità internazionale per poter attuare un Piano Marshall per i paesi africani colpiti dal virus ebola. Inoltre ha richiesto una conferenza internazionale urgente per poter coordinare gli aiuti: non c'è più tempo da perdere, bisogna fare qualcosa di concreto e in fretta per permettere alle economie di Liberia, Sierra Leone e Guinea di ripartire.

Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia, sottolinea:

Sono passati attraverso l'inferno: adesso non possiamo abbandonarli. La popolazione ha bisogno di aiuti economici, e ne ha bisogno ora.

C'è bisogno di lavoro e di servizi essenziali come sanità e istruzione e il primo passo, secondo l'organizzazione, è quella di aiutare le famiglie colpite dalla crisi inviando aiuti immediati e investimenti.

Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, aggiunge:

La comunità internazionale non se ne può andare abbandonando la popolazione proprio ora che, fortunatamente, la mortalità della malattia sta diminuendo. Non riuscire a sostenere questi Paesi, dopo che sono riusciti a superare la crisi scatenata dall'epidemia, significherebbe condannarli a un doppio disastro. Il mondo è intervenuto in ritardo per fronteggiare l'epidemia: adesso non ci sono scuse per non supportare la ripresa economica e di una normale vita quotidiana.

(p.c.)

Via | Corriere

L'Oms prepara una squadra d'emergenza

27 gennaio

Oms è pronta a creare un fondo straordinario e una squadra per le emergenze, che siano disponibili in pochissimo tempo per poter intervenire prontamente in caso di epidemie tipo quella di ebola che da tempo imperversa in tre paesi dell'Africa Occidentale. Dopo le polemiche riguardo al fatto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità non è intervenuta in tempo e dopo il botta e risposta dell'Oms che lamentava il distacco della comunità internazionale e la poca libertà di intervento, ecco come l'Organizzazione ha deciso di riorganizzarsi.

A darne l'annuncio è stato il segretario generale Margaret Chan, alla fine di una sessione del board esecutivo dell'agenzia: il segretario ha ammesso i ritardi negli interventi per l'epidemia di ebola in corso in tre paesi dell'Africa Occidentale, sottolineando che l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta provvedendo affinché in futuro simili ritardi non accadano più.

Secondo quanto si apprende il team per le emergenze dovrebbe essere composto di 1500 persone, pronte ad intervenire immediatamente, mentre non è dato sapere la quantità del fondo straordinario stanziato.

Dalla Russia, intanto, apprendiamo che il nuovo vaccino sperimentale presentato dal paese sarà pronto entro il 2016, come sottolineato dal Ministero della Sanità della Federazione Russa. Il vaccino russo è al momento sotto sperimentazione: sono in corso studi preclinici per poter determinare la sua sicurezza e la sua tollerabilità, ma anche per poter capire quale possa essere la dose di vaccino ottimale da impiegare.

Secondo quanto si apprende, nel mese di marzo 2015 la Russia sarà pronta a presentare all'Organizzazione Mondiale della Sanità la sua disponibilità a testare questo nuovo farmaco anche sull'uomo.

(p.c.)

Via | Corriere

Inviate i Liberia le prime dosi del vaccino

23 gennaio ore 19:30

Arriveranno presto in Liberia le prime dosi del vaccino sperimentale contro il virus Ebola messo a punto dalla multinazionale farmaceutica Gsk. Ad annunciarlo è la stessa casa farmaceutica, precisando che le fiale inviate sono 300 e che saranno utilizzate a partire dalle prossime settimane. Tutto ciò che manca è l'autorizzazione regolatoria, ottenuta la quale la capacità del vaccino di conferire una protezione significativa nei confronti del temuto microbo inizierà ad essere confrontata con quella di un vaccino di controllo.

Lo studio sarà condotto dai National Institute of Health statunitensi e coinvolgerà in totale 30 mila soggetti. Fra questi un terzo riceverà il vaccino sperimentale di Gsk. E' evidente, quindi, che quella annunciata oggi è solo una delle spedizioni che saranno effettuate.

La sperimentazione del vaccino, che con questo studio giunge alla cosiddetta fase III, ha previsto un lungo iter. Gli studi di fase I sono stati ben 5 e hanno coinvolto circa 200 volontari in Svizzera, Mali, Regno Unito e Stati Uniti, dimostrando con i risulati pubblicati nello scorso mese di novembre un profilo di sicurezza adeguato anche per gli abitanti dell'Africa Occidentale. Questi studi preliminari hanno inoltre permesso di stabilire il dosaggio più appropriato, che sarà utilizzato nello studio che si appresta a partire in Liberia

Al momento Gsk sta collaborando con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi per poter iniziare altri studi in Sierra Leone e in Guinea. Nel frattempo si attende la pubblicazione degli altri studi clinici in cui è stato sperimentato il vaccino.

(s.s.)

Via | Ansa

I dubbi della SIMIT su nuovi farmaci e vaccini

23 gennaio 2015 ore 14:30

Gli specialisti della SIMIT, la Società Italiana di Malattie Infettive, pongono i loro dubbi sull'effettiva efficacia di farmaci e vaccini per combattere l'ebola. I medicinali che si stanno sperimentando oggi, sottolinea la società, sono stati progettati diversi anni fa, seguendo la sequenza genetica di ceppi isolati nelle epidemie che si sono verificate negli anni Settanta e Novanta. Ceppi che, però, sono diversi dall'ebola che attualmente sta colpendo in Africa Occidentale.

Secondo gli esperti, inoltre, il virus è già mutato e muterà ancora in futuro, quindi farmaci e vaccini potrebbero non essere più validi già nel breve termine, oltre che nel medio e lungo termine. Il virus muta molto velocemente, purtroppo, e secondo gli specialisti della SIMIT i medicinali attualmente in studio potrebbero non essere la risposta giusta all'epidemia.

Il Professor Massimo Andreoni, Presidente Simit e Primario Malattie Infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma, ha dichiarato:

Lo studio americano pubblicato su mBIO che ha confrontato le sequenze geniche di ceppi di virus Ebola che sono stati isolati negli anni 1970-90 con quelli isolati nelle ultime epidemie ha dimostrato più di 600 mutazioni occorse in questi anni nel genoma virale. Questo dato è di grande rilevanza perché oltre a confermare la estrema capacità del virus a mutare pone importanti domande non solo sulla validità di farmaci sintetizzati in relazione alle caratteristiche genetiche dei virus circolanti alcuni anni fa e che potrebbero quindi non essere più efficaci, ma, soprattutto, sulla capacità protettiva dei nuovi vaccini prodotti lavorando su ceppi virali diversi da quelli attuali. Infatti le profonde mutazioni genetiche alle quali è andato incontro il virus potrebbero vanificare gli sforzi fatti fino ad oggi alla realizzazione di nuovi vaccini. Si dovranno aspettare nuovi sperimentazioni finalizzate a verificare se i vaccini fino ad oggi sintetizzati siano in grado di neutralizzare anche i ceppi virali di ebola di più recente circolazione.

(p.c.)

Video cartoon per capire cos'è ebola

23 gennaio 2015

Cos'è ebola? Come colpisce? Qual è il calvario che le persone colpite e le loro famiglie affrontano quando la malattia viene diagnosticata? Qual è l'importanza dell'aiuto internazionale che arriva da enti e persone qualificate e professionali?

Tutto questo ci viene spiegato in questo toccante e bellissimo video a cartoni animati che ci spiega che cos'è ebola. Un video ideato per prevenire i contagi e informare sui rischi con immagini e parole che riescono davvero a far capire che cos'è ebola!

(p.c.)

In Guinea i bambini tornano a scuola

22 gennaio 2015

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In Guinea i bambini tornano a scuola: segnali importanti che indicano che forse l'emergenza pian piano sta rientrando. Sono state, infatti, ufficialmente riaperte le scuole in uno dei tre paesi dell'Africa Occidentale più colpiti dal virus ebola, la Guinea.

Le scuole in Guinea, in Sierra Leone e in Liberia, infatti, erano state chiuse tra luglio e agosto, proprio a causa della crescente diffusione del virus ebola. 5 milioni di bambini erano stati, dunque, privati dell'istruzione. Ma le cose stanno lentamente tornando alla normalità e si spera che presto anche in Liberia e Sierra Leone si possa seguire l'esempio della Guinea.

Nel paese l'Unicef e i suoi partner sono già all'opera per poter mettere in sicurezza alunni e operatori scolastici, con corsi di formazione specifici per gli insegnanti per ridurre il possibile rischio di trasmissione del virus. Verranno attivati protocolli di sicurezza come il controllo quotidiano della temperatura dei bambini, con la distribuzione di kit per lavarsi le mani e termometri.

Peter Salama, Coordinatore dell'Emergenza Ebola dell'Unicef, sottolinea:

La chiusura delle scuole ha avuto un profondo impatto nella regione, che nel mondo registra alcuni dei più bassi indicatori sull'istruzione, e sui bambini il cui mondo è stato sconvolto dall'Ebola. Con la riapertura delle scuole, è fondamentale che i bambini vivano in un ambiente protetto dove il rischio di trasmissione dell'ebola sia ridotto al minimo e dove l'informazione contribuisca a fermare la diffusione del virus.

Se in Guinea le scuole hanno riaperto questa settimana, in Liberia e Sierra Leone si sta lavorando per poter fare lo stesso, formando insegnanti e operatori e descrivendo linee guida essenziali per ridurre il rischio di contagio (come vietare l'ingresso a chi ha la febbre o che presenta almeno tre dei sintomi dell'ebola). I casi sospetti verranno segnalati alla clinica più vicina.

(p.c.)

Via | Repubblica

Falso allarme all'aeroporto di Ancona

21 gennaio 2015

Falso allarme in Italia per un possibile contagio di ebola. L'allarme è scattato ieri presso l'aeroporto di Falconara, in provincia di Ancona. Già dalle ore 14 era atteso l'arrivo di un volo Ryanair da Bruxelles, partito da Charleroi, che trasportava a bordo un membro della logistica di Emergency che ritornava a casa dopo aver trascorso un lungo periodo in Guinea, per soccorrere le persone affette da ebola nel paese africano.

Il volo è atterrato alle ore 20.05 e subito sono scattate le procedure previste nel protocollo anti ebola, per poter verificare se l'uomo, con età compresa tra i 35 e i 40 anni e residente nella Vallesina, era affetto o meno dal virus ebola. Ad attenderlo nello scalo anconetano le forze dell'ordine, il personale sanitario e i vigili del fuoco. Per fortuna l'allarme è presto rientrato: un falso allarme come ce ne sono stati molti altri nel nostro paese.

(p.c.)

Via | Cronachemaceratesi

Gino Strada: "Forse ci siamo. Forse si riesce a sconfiggere questa epidemia"

21 gennaio 2015


L'epidemia di ebola che sta devastando l'Africa Occidentale, forse, può essere sconfitta. A dirlo è Gino Strada da Freetown, dove il fondatore di Emergency si trova da tempo, in prima linea con la sua organizzazione per combattere la malattia emorragica in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dal virus. I casi sono in continua diminuzione e Gino Strada spera che non si verifichino nuove impennate: forse l'epidemia si può combattere.

Nel suo intervento sulla pagina di Facebook, Gino Strada scrive parole di speranza, anche grazie all'impegno di tutti e di Emergency, che può contare in Sierra Leone 100 posti letti e una terapia intensiva di alto livello, l'unica presente nel paese. Una terapia intensiva che potrà servire anche successivamente per poter aiutare tanti malati che finora sono stati considerati incurabili.

(p.c.)

In Mali l'epidemia è ufficialmente finita

19 gennaio 2015

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Ebola è stato sconfitto in Mali: il ministro della salute del paese africano, infatti, ha annunciato ufficialmente la fine dell'epidemia, dopo un periodo di 42 giorni nei quali non sono stati registrati nuovi casi.

In Mali sono morte sei persone dall'inizio dell'epidemia che ha coinvolto l'Africa Occidentale, colpendo particolarmente Sierra Leone, Liberia e Guinea. In Mali sono stati più di 300 i contagi sospetti, mentre l'ultimo paziente affetto dalla patologia ha lasciato l'ospedale dove era ricoverato il mese scorso.

Dopo la Nigeria, anche il Mali ha potuto dichiarare la fine dell'emergenza e dell'epidemia.

(p.c.)

Via | Ansa

Fabrizio Pulvirenti: "Abbattere per sempre il virus è difficile

19 gennaio 2015

fabrizio-pulvirenti-medico-emergency-guarito-ebola

Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency che aveva contratto il virus in Sierra Leone e che è rimasto ricoverato presso lo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014 al 2 gennaio 2015, guarendo completamente dalla malattia, in un'intervista a Voci del Mattino, andato in onda su Radio1, sottolinea le difficoltà nello sconfiggere definitivamente il virus: lo si può contenere, ma abbatterlo del tutto è un traguardo molto difficile.

Il medico, sottolineando che tornerà nei prossimi giorni al lavoro e che vuole ritornare in Sierra Leone, quando si sarà completamente ristabilito, ha ricordato nell'intervista che gli operatori sanitari, vivendo l'emergenza in prima linea, sono i più esposti:

Io avendo sviluppato e sconfitto la malattia, ho nel mio sistema immunitario una sorta di protezione, pero’ quando tornerò in Africa mi vestirò come tutti gli altri, perché con questi agenti la prudenza non e’ mai troppa. Ebola e’ un virus silvestre, non appartiene gli uomini, pertanto è cosi virulento, perché il suo ‘ospite’, non è l’uomo ma i roditori, i pipistrelli.

Il medico è anche dubbioso sul fatto che la malattia possa espandersi in Occidente:

I casi delle persone infettate riguardano operatori sanitari, come il sottoscritto, che hanno lavorato sul luoghi, il terrore che possa arrivare attraverso i flussi migratori mi pare infondato e pretestuoso, che solletica istinti xenofobi: con gli immigrati non saremmo colpiti da Ebola. Ho vissuto in prima persona l’esperienza della malattia e posso affermare con certezza che quando si e’ colpiti dal virus si sta davvero molto male, condizione questa che impedisce assolutamente il compimento dei cosiddetti ‘viaggi della speranza’, che durano addirittura di più del periodo di incubazione della malattia.

(p.c.)

Via | Siciliainformazioni

Morto un infermiere di Croce Rossa. Test per le squadre in Coppa d'Africa

16 gennaio 2015

La Coppa d'Africa si terrà: dopo aver scelto la Guinea Equatoriale come paese ospitante del grande evento calcistico del Continente Nero, però, il Comitato Organizzatore ha deciso di prendere delle misure di sicurezza. Tutti i giocatori, tutte le squadre, tutte le delegazioni e anche tutti i tifosi, al loro arrivo nel paese africano, verranno sottoposti a test anti ebola, per scongiurare eventuali contagi durante una manifestazione di tale portata.

La Coppa d'Africa si disputerà in Guinea Equatoriale (paese che non ha ancora registrato malati di ebola) a partire da sabato prossimo: tutti coloro che parteciperanno all'evento dovranno sottoporsi ai test anti ebola, che saranno obbligatori per tutti coloro che entreranno nel paese. I giocatori di Capo Verde sono stati i primi ad arrivare e i primi ad essere sottoposti a questi test, che verranno proposti nel corso di questi giorni anche a tutti gli altri team partecipanti al momento del loro arrivo all'aeroporto di Malabo, capitale.

(p.c.)

Via | raisport

Morto in Sierra Leone un infermiere della Croce Rossa

16 gennaio 2015

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Un infermiere della Croce Rossa che operava in Sierra Leone è morto dopo aver contratto il virus. Ad annunciarlo con un comunicato ufficiale è la stessa organizzazione internazionale: l'operatore sanitario è morto lo scorso 13 gennaio, ma la conferma della positività al virus ebola è arrivata solo nelle ultime ore, con un comunicato della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR).

L'operatore era impegnato nel centro di Kenema in Sierra Leone, nel centro di trattamento IFRC Ebola: la Federazione Internazionale della Croce Rossa sta già indagando per capire come l'infermiere abbia potuto contrarre il virus. Intanto 29 persone che hanno avuto contatti con l'uomo sono sotto stretto controllo per monitorare eventuali sintomi della malattia. Per la Croce Rossa si tratta del primo operatore deceduto a causa del virus in Sierra Leone: l'organizzazione opera nel paese africano dal mese di aprile 2014.

Elhadj As Sy, segretrio generale della Federazione, commenta così questa triste notizia:

I nostri pensieri e condoglianze vanno alla famiglia e agli amici di questo coraggioso membro del personale in un momento particolarmente difficile. Siamo estremamente grati per il suo lavoro e per la dedizione che ha avuto per Croce Rossa e per la lotta contro questa malattia mortale.

E poi ha aggiunto:

l'operatore sanitario è morto lo scorso 13 gennaio, ma la conferma della positività al virus ebola è arrivata solo nelle ultime ore, con un comunicato della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR).

L'operatore era impegnato nel centro di Kenema in Sierra Leone, nel centro di trattamento IFRC Ebola: la Federazione Internazionale della Croce Rossa sta già indagando per capire come l'infermiere abbia potuto contrarre il virus. Intanto 29 persone che hanno avuto contatti con l'uomo sono sotto stretto controllo per monitorare eventuali sintomi della malattia. Per la Croce Rossa si tratta del primo operatore deceduto a causa del virus in Sierra Leone: l'organizzazione opera nel paese africano dal mese di aprile 2014.

Elhadj As Sy, segretrio generale della Federazione, commenta così questa triste notizia: I nostri pensieri e condoglianze vanno alla famiglia e agli amici di questo coraggioso membro del personale in un momento particolarmente difficile. Siamo estremamente grati per il suo lavoro e per la dedizione che ha avuto per Croce Rossa e per la lotta contro questa malattia mortale.

(p.c.)

ebola liberia

In Liberia casi in diminuzione

14 gennaio 2015

ebola sierra leone

Dalla Liberia arrivano buone notizie. Secondo un rapporto di Medici Senza Frontiere, infatti, l'epidemia di ebola starebbe rallentando nel paese dell'Africa Occidentale: i nuovi casi stanno diminuendo, tanto che il governo della Liberia avrebbe annunciato di essere ormai

sul punto di contenere la diffusione del virus ebola

nel territorio nazionale. I nuovi casi di ebola sono stati registrati negli ultimi tempi solamente in due delle quindici contee del paese africano, vale a dire Montserrado, contea alla quale appartiete anche la capitale Monrovia, e Grand Cape Mount, la contea che si trova al confine con la Sierra Leone.

In Liberia dal 2013 sono state contate 3.515 vittime, ma pare che il virus abbia allentato la sua presa e le misure messe in atto siano riuscite a contenere il dilagare del virus nel paese dell'Africa Occidentale.

Intanto dalla Cina arriva la notizia del dispiegamento di nuove forze da parte del paese asiatico per aiutare l'Africa Occidentale a uscire dalla morsa di questa epidemia. Il paese, che non conta casi nel territorio nazionale, ha annunciato di voler incrementare il suo impegno concreto nei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia: secondo quanto riportato dal China Daily, vicino al governo di Pechino, le autorità hanno deciso di inviare altri 232 operatori. 154 andranno in Liberia e 78 andranno in Sierra Leone e si aggiungeranno agli operatori già presenti sul territorio. La Cina, infatti, aveva già "prestato" 43 medici e 35 specialisti alla Sierra Leone, che si sono occupati di curare 61 pazienti e di addestrare 1600 operatori locali.

Il governo cinese ha già stanziato 121 milioni di dollari per combattere l'epidemia di ebola in Africa Occidentale.

(p.c.)

Via | Internazionale

L'Oms chiede maggiori poteri durante le emergenze

13 gennaio 2015

L'Oms chiede maggiori poteri in caso di emergenze ed epidemie, dopo i fatti che sono accaduti per l'epidemia di ebola che ha colpito tre paesi dell'Africa Occidentale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, poi, punta il dito contro i governi, rei secondo l'Organizzazione di non aver gestito al meglio la situazione. Alcuni stati, poi, non hanno garantito i sistemi di sorveglianza, di preparazione e di comunicazione del rischio che dovrebbero essere garantiti in questo caso.

Soprattutto in risposta a quanti in passato hanno "accusato" l'Organizzazione Mondiale della Sanità di essersi mossa con troppo ritardo, l'Oms risponde chiedendo maggiori poteri in caso di emergenza, dal momento che, come dimostrato non solo nei recenti casi di ebola, ma anche in altre emergenze, c'è bisogno di una maggiore coordinazione e anche di regole chiare. L'Oms chiede anche la creazione di team di esperti e strutture in grado di poter gestire in maniera corretta e ottimale i fondi messi a disposizione.

E anche Papa Francesco nelle ultime ore è voluto intervenire ringraziando i medici, i religiosi e i volontari che sono impegnati ogni giorno per combattare il virus ebola nel mondo. L'occasione è stata l'udienza riservata, come ogni anno, ai diplomatici nel Palazzo Apostolico: T

ra i lebbrosi del nostro tempo vi sono le vittime di questa nuova e tremenda epidemia di Ebola, che, specialmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea, ha già falcidiato oltre seimila vite.

Ma il pontefice non si limita solo a ringraziare quanti sono impegnati ogni giorno nella lotta all'epidemia, ma sottolinea l'importanza dell'impegno della comunità internazionale per aiutare pazienti e famiglie:

Desidero oggi pubblicamente elogiare e ringraziare quegli operatori sanitari che, insieme a religiosi e volontari, prestano ogni possibile cura ai malati e ai loro familiari, soprattutto ai bambini rimasti orfani. In pari tempo, rinnovo il mio appello a tutta la comunità internazionale perché venga assicurata un'adeguata assistenza umanitaria ai pazienti e vi sia un impegno comune per debellare il morbo.

(p.c.)

Via | Reuters e Askanews

Al via per due vaccini il test sui volontari

12 gennaio 2015

Due dei vaccini pensati per combattere il virus ebola stanno per entrare nella terza fase di sperimentazione, quella destinata all'utilizzo su volontari sani. Due dei vaccini sperimentali contro ebola saranno presto testati su alcuni volontari in buone condizioni di salute: Marie Paule Kieny, vice direttrice generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha annunciato qualche giorno fa a Ginevra che i test dovrebbero cominciare entro la fine di gennaio e l'inizio del mese di febbraio.

Durante la conferenza stampa, che si è tenuta dopo la seconda riunione di alto livello dedicata proprio ai vaccini contro ebola, la vice direttrice generale ha annunciato che sta per iniziare la fase III della sperimentazione, che verrà effettuata parallelamente alla fase II (la fase I ha mostrato che i profili di sicurezza dei vaccini proposti sono accettabili), dei vaccini ChAd3 (GSK/NIH) e del VSV-ZEBOV. Kieny ha poi aggiunto che si sono altri vaccini sperimentali in fase di studio negli Usa, in Russia e in Cina.

(p.c.)

Via | Avvenire

Il film italiano dedicato a ebola

12 gennaio 2015

Si intitola "Along the Ebola river" ed è il film diretto da Christian Marazziti scritto insieme a Luca Monti e girato a Roma. Un film dedicato all'epidemia di ebola. Il film, girato in lingua inglese tra la capitale italiana, quella inglese e la città tedesca di Marburg è la storia di sei ricercatori provenienti da diversi paesi del mondo che mentre stanno studiando lo sviluppo di un vaccino si trovano ad affrontare un'epidemia proprio nel loro laboratorio.

Il film verrà presentato in diversi Festival del cinema di tutto il mondo.

Ebola River è il nome di un fiume della Repubblica Democratica del Congo, il cui nome indigeno è Legbala: proprio a 60 miglia dal fiume Ebola (una "storpiatura" francese del suo nome reale") nel 1976 il professor Peter Piot scoprì il virus e decise di chiamarlo proprio con il nome del fiume che scorreva vicino alla città dove per la prima volta apparve questa malattia.

(p.c.)

Via | Askanews

La malattia sta rallentando nei tre paesi più colpiti dall'epidemia

08 gennaio 2015

ebola epidemia

L'epidemia di ebola sta rallentando nei tre paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti, vale a dire Guinea, Sierra Leone e Liberia. Secondo l'ultimo Situation Report dell'Oms, infatti, dall'inizio dell'epidemia sono stati registrati 20747 casi, con 8235 morti nei tre stati dell'Africa Occidentale che stanno pagando il prezzo più alto. 900 casi tra gli operatori, 500 i morti.

Il paese che detiene il triste primato dei casi è la Sierra Leone, che conta 250 nuovi casi solo nell'ultima settimana, ma sembra che l'epidemia si stia stabilizzando. Stabili i nuovi casi in Guinea, mentre in Liberia si è passati dai 400 nuovi casi a settimana del mese di settembre ai 40 di oggi.

I tre paesi maggiormente colpiti dal virus hanno oggi una capacità maggiore rispetto ai mesi di settembre e di ottobre di isolare e trattare i pazienti, con una maggiore organizzazione nei centri di trattamento. Ma gli esperti sottolineano che

la distribuzione geografica non uniforme dei letti e dei casi implica che non si riesca a trattare il 100% dei pazienti. Un'enfasi crescente sarà messa nello sviluppare rapidamente piccoli centro di trattamento per assicurare che la capacità di cura corrisponda alla domanda effettiva nelle singole aree.

Ad aiutare nella lotta contro l'epidemia arrivano anche i nuovi trattamenti e i vaccini sperimentali, che finalmente sono arrivati anche in Africa. In particolare, Msf ha annunciato l'avvio dei test su un antivirale che va ad affiancarsi ad un altro farmaco giapponese, mentre a Ginevra in queste ore si fa il punto della situazione sullo stato di sviluppo dei vaccini.

(p.c.)

Il racconto di una volontaria di Emergency in Sierra Leone

08 gennaio 2015

ebola emergency

Alessandra Napoleone, anestesista sarda e volontaria di Emergency, è tornata il 5 gennaio scorso dalla Sierra Leone, raccontando la sua esperienza:

In Sierra Leone da parte nostra non c'è alcuna paura, basta rispettare i protocolli. Sono stata a contatto con i pazienti munita dallo scafandro. Basta seguire le istruzioni.

Il medico ha sottolineato che si può operare nella massima sicurezza, invitando tutti coloro che ne hanno la possibilità di andare a dare una mano, dal momento che la situazione è drammatica: dove si trovava lei le uniche sale operatorie funzionanti e utilizzabili erano proprio quelle di Emergency.

La Sierra Leone è un paese dove cristiani e musulmani convivono pacificamente: un esempio se si pensa al clima di queste ore dopo l'attentato in Francia. Gente poverissima che ha però una serenità interiore eccezionale.

(p.c.)

3 milioni dal Vaticano per combattere la malattia

08 gennaio 2015

vaticano ebola

Il Vaticano ha annunciato lo stanziamento di 3 milioni di euro per poter aiutare nella lotta contro il virus ebola. La Santa Sede, come spiegato in un comunicato del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha stanziato nuovi fondi che serviranno per poter potenziare le attività delle chiese locali per far fronte all'emergenza nei paesi dell'Africa Occidentale maggiormente colpiti dal virus, vale a dire Guinea, Sierra Leone e Liberia.

La Santa Sede concentrerà i suoi sforzi sulle parrocchie, realtà locale che, secondo quanto sottolineato dal Vaticano, è l'istituzione basilare nella lotta alle conseguenze provocate dal virus ebola nei paesi africani dove la malattia, purtroppo, è ancora un'emergenza. Le conseguenze si stanno dimostrando devastanti soprattutto per i sopravvissuti, le cui condizioni destano altrettante preoccupazioni quanto quelle delle persone affette che sono in cura.

I fondi della Santa Sede

saranno a disposizione di strutture sostenute dalla Chiesa per migliorare l'assistenza che esse offrono attraverso istituzioni sanitarie, iniziative comunitarie e la cura pastorale dei malati e del personale sanitario.

Inoltre, i soldi saranno utilizzati

per l'acquisto di forniture sanitarie di prima necessità, per il trasporto dei malati e per il rinnovamento delle strutture

oltre che per aiutare

i residenti di aree circoscritte al fine di sviluppare e potenziare strategie tese a fermare l'espansione dell'Ebola

e per sostenere

le famiglie colpite dal virus e i minori rimasti orfani.

Intanto il bilancio dell'Oms in merito alle persone colpite dal virus nel mondo continua ad aggravarsi: secondo i dati del 6 gennaio 2015, sono 8.153 le persone morte per il virus, con la Sierra Leone che rimane il paese più colpito. Nei tre paesi dell'Africa Occidentale oggetto dell'attuale epidemia, invece, sono 20.656 i casi finora accertati e registrati, mentre in Liberia, paese libero dallo scorso autunno dal virus, dopo sei mesi di chiusura sono state riaperte le scuole.

(p.c.)

Via | Agi

Caso accertato in Scozia e falso allarme all'Aquila

07 gennaio 2015

ebola inghilterra

Primo caso di ebola in Scozia. Lo stesso governo scozzese, infatti, ha confermato il suo primo paziente: si tratta di una persona da poco rientrata dalla Sierra Leone nella città di Glasgow. Il paziente è stato trasferito in isolamento presso l'ospedale Royal Free di Londra.

Si tratta di un operatore sanitario rientrato il 28 dicembre dalla Sierra Leone in aereo: secondo gli esperti, il rischio di infezione per gli altri passeggeri che hanno volato insieme a lui sui tre mezzi presi da Freetown per raggiungere Glasgow è davvero molto basso, anche se si stanno eseguendo dei controlli su tutti i passeggeri che hanno viaggiato vicino a lui sui diversi voli. L'uomo non aveva ancora manifestato i sintomi della malattia durante il viaggio, quindi il rischio di contagio è veramente basso.

In Italia, invece, si è parlato nelle scorse ore di un possibile caso di ebola all'Aquila, dopo che un volontario di Sulmona si è presentato presso il pronto soccorso dell'ospedale della città abruzzese con la febbre, dopo essere rientrato dall'Africa. Nonostante la psicosi che si è scatenata nel nosocomio e nella città dopo la notizia, l'allarme è presto rientrato, dal momento che il volontario, che ha lavorato nei mesi scorsi in Sudan per un'organizzazione umanitaria, non soffriva di ebola, ma era affetto da malaria, malattia che si trasmette per la puntura di zanzare infette.

Il volontario, ritornato in Italia per le vacanze di Natale, dopo qualche giorno di febbre ha chiamato il 118 ed è stato trasportato in ambulanza presso il Santissima Annunziata, dove è stato subito attivato il protocollo di emergenza per i casi sospetti di ebola. L'Asl, che ha seguito costantemente il caso, che poi si è rivelato infondato, ha commentato in una nota:

Il sospetto di ebola va escluso poiché l’uomo non proviene da uno dei Paesi in cui si è manifestato il virus, ha febbre con valori di entità inferiori a quelli dei parametri della malattia e non è stato a contatto con persone a rischio. Il paziente da Sulmona verrà trasferito nel reparto malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila per essere sottoposto ai controlli necessari per debellare la febbre le cui caratteristiche, va ripetuto, non presentano alcun richiamo a ebola. In ogni caso all’ospedale di Sulmona l’uomo è stato trattato con la scrupolosa adozione di tutte le procedure stabilite per casi sospetti.

La conferma è poi arrivata dall'ospedale dell'Aquila:

Il paziente è affetto da una forma di malaria che si manifesta sostanzialmente con febbre alta e alterazione di emocromo. Le sue condizioni rispetto a ieri sono lievemente migliorate e viene trattato con farmaci specifici ai quali risponde positivamente. Proseguiremo il trattamento nel reparto e monitoreremo il suo stato nei prossimi giorni. La forma di malaria da cui è affetto il paziente - aggiunge Grimaldi - è una malattia tipica di alcune aree dell’Asia e dell’area subsahariana e non si trasmette da persona a persona ma solo tramite zanzare.

(p.c.)

Via | Ilcentro

Il plasma del medico di Emergency in Africa per curare i malati

05 gennaio 2015

Il plasma di Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency ricoverato il 25 novembre 2014 allo Spallanzani di Roma dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone e dimesso, per completa guarigione a inizio 2015, servirà per curare altri pazienti malati in Africa. Lo stesso dottore, che in questi giorni è tornato nella sua Sicilia, ha ammesso che vorrebbe tornare in Sierra Leone per dare una mano. Ma il suo aiuto arriverà anche dal suo sangue.

Come annunciato dallo stesso ministro della salute italiano Beatrice Lorenzin, il sangue di Fabrizio verrà spedito in Africa per poter curare altri malati. Il ministro, dopo aver ammesso di aver temuto per le condizioni di salute di Fabrizio Pulvirenti, che si sono aggravate nel corso del tempo, per poi, fortunatamente, migliorare, è stata felicissima di poter annunciare la sua guarigione. Ed era anche felice di aver visto che tutte le esercitazioni fatte allo Spallanzani da maggio 2014 sono servite:

Certo, ma la realtà è ben altra cosa. Conoscevamo il potenziale della nostra organizzazione. Ora l’abbiamo testata sul campo nel Paese dopo tante esercitazioni. Professionalità e consapevolezza del rischio hanno fatto tenere sempre la guardia alta a tutti. Quando si è troppo sicuri possono accadere gli incidenti ed è su questo che abbiamo lavorato per mesi.

Ed ora il plasma del medico guarito andrà in Africa per cercare di aiutare altri malati: come ricordato dal ministro, non rimarrà in Italia, ma verrà inviato per cercare di portare aiuto dove c'è maggiore bisogno:

Perché questa malattia vuole la solidarietà. Perché là, in quella parta di Africa, ci sono quattro cinque Paesi che continuano a contare i morti. Là ci sono ancora tanti medici di tutto il mondo che cercano di dare assistenza e speranze concrete. Anche Fabrizio Pulvirenti ha dichiarato che vuole tornare là dove si è infettato. E’ giusto così.

(p.c.)

Via | Il Messaggero

Ricoverato a Berlino un operatore sanitario sudcoreano

4 gennaio 2015

Un operatore medico sudcoreano impegnato nella lotta contro l'Ebola in Sierra Leone è stato trasportato in Germania dopo essersi ferito con un ago. Ad annunciarlo sarebbe stato l'ospedale Charite di Berlino, dove l'uomo sarebbe stato ricoverato nella speciale unità di isolamento nella giornata di sabato 3 gennaio, 5 giorni dopo l'incidente.

Come spiegato da Frank Bergmann, il medico che supervisiona il trattamento dei pazienti altamente infettivi ricoverati al Charite,

il paziente non è stato trasportato in Corea del Sud perché il governo coreano ha chiesto all'Europa di intervenire.

Prima di tutto, dal punto di vista degli spostamenti è una buona idea venire qui e in secondo luogo è meglio essere trattati qui in Europa per mantenere l'anonimato del paziente.

Il governo sudcoreano e i medici hanno infatti chiesto espressamente che sia divulgato il minor numero possibile di dettagli sulle generalità dell'uomo, rifiutandosi di chiarire la sua professione , l'età, il datore di lavoro e persino il genere.

Al momento la struttura ospedaliera tedesca non ha fatto sapere se l'infezione da virus Ebola è stata o meno confermata. Ciò che si sa è che lo scorso lunedì l'operatore medico si stava occupando di un paziente delirante a causa della malattia da virus Ebola e che a un suo sobbalzo si sarebbe punto con una siringa piena di sangue del paziente.

Il giorno dopo

ha raccontato Bergman

il paziente aveva una carica virale molto elevata ed è morto, fatto che significa che c'era un rischio di infezione molto alto.

Al momento, però, l'operatore sanitario ricoverato a Berlino non mostra nessun sintomo dell'infezione. Nei prossimi 15 giorni che devono trascorrere prima della fine del periodo di incubazione sarà tenuto in stretta osservazione.

(s.s.)

Via | Daily Mail/AP

Le reazioni e i ringraziamenti per il medico guarito


3 Gennaio ore 11.30

La guarigione di Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano contagiato dall'Ebola e ricoverato per 37 giorni all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, è stata una vera vittoria per la sanità italiana: nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri nel nosocomio romano alla presenza delle istituzioni e della presidente di Emergency Cecilia Strada, della cui associazione fa parte il medico, vedere Fabrizio Pulvirenti presente e sorridente, per quanto provato dalla lunga convalescenza in ospedale, è stato davvero un sollievo.

I messaggi di augurio, forza e ammirazione per il medico italiano e soprattutto per i colleghi sanitari dello Spallanzani sono stati numerosissimi su Twitter, tra personalità più note e gente comune che ha voluto partecipato alla gioia collettiva della guarigione del medico di Emergency contagiato dall'Ebola.

In prima fila il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha twittato gli auguri e la felicità per il risultato ottenuto dai sanitari italiani:


Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha voluto sottolineare la professionalità dei medici e del personale dello Spallanzani: attorno a Fabrizio Pulvirenti si sono alternati 30 infermieri.


Al coro di auguri e ringraziamenti si è unita anche la presidente della Camera Laura Boldrini:


Cecilia Strada ha scritto un messaggio commovente:


Il vignettista Mauro Biani (che collabora anche con Blogo) ha pubblicato una vignetta che sintetizza l'importanza del lavoro del personale specializzato nella lotta al virus e alla sua diffusione:


Ancora più intense e calorose sono state le parole delle persone che hanno voluto partecipare all'affetto collettivo verso il medico italiano guarito dall'Ebola e il personale sanitario che si è occupato di lui: dai ringraziamenti per la categoria degli infermieri ai messaggi d'augurio per il dottor Pulvirenti.






(a.g.)

2 gennaio 2015 ore 13.00

fabrizio-pulvirenti-medico-emergency-guarito-ebola

Fabrizio Pulvirenti, il medico italiano di Emergency contagiato dal virus Ebola, è guarito ed è stato dimesso dall'Istituto Spallanzani di Roma dove era ricoverato dal 25 Novembre scorso.

La notizia era nell'aria già da ieri ma la conferma è arrivata nella mattinata di oggi, 2 Gennaio 2015. nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, della presidente di Emergency Cecilia Strada, oltre al direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito e dei medici e sanitari che lo hanno avuto in cura: il sollievo nel poter annunciare la completa guarigione del medico era davvero palpabile.

Il medico di Emergency guarito, presente alla conferenza stampa, ha tenuto un piccolo intervento nel quale ha voluto ringraziare gli specialisti e il personale che si è occupato di lui nel corso di questo mese di apprensione e monitoraggio delle sue condizioni di salute. Fabrizio Pulvirenti è apparso in buona forma.

In collegamento dalla Sierra Leone anche Gino Strada, fondatore di Emergency, che in un intervento via Skype ha porto le sue felicitazioni per la guarigione del paziente senza dimenticare la condizione della zona occidentale dell'Africa, dove invece l'epidemia continua ad essere fuori controllo.

L'assessore alla sanità della Regione Lazio ha sottolineato l'eccellenza del polo dello Spallanzani in merito alla qualità e alla sanità pubblica.

La soddisfazione del ministro della Salute Lorenzin è nelle sue parole:

L'Italia comincia l'anno bene, con una bellissima notizia e una dimostrazione di quello che noi siamo capaci di fare: dall'individuo, da chi gestisce e fa delle scelte coraggiose come Fabrizio [...] L'Italia bella è questa. È da queste storie che prendiamo la forza di andare avanti, sono storie di ordinario coraggio. Una squadra che ha funzionato: ringrazio tutto il coordinamento perché fare un'evacuazione così non era semplice, la direzione che ha seguito l'evacuazione. Ringrazio gli operatori e gli infermieri, e le loro famiglie che giustamente sono stati ringraziate

(a.g.)

1 gennaio 2015

E' stata fissata per domani, venerdì 2 gennaio, una conferenza stampa sulle condizioni del medico catanese di Emergency ricoverato all'Irccs “Lazzaro Spallanzani” di Roma dallo scorso 25 novembre, dopo essere rientrato dalla Sierra Leone dove aveva contratto il virus Ebola. All'appuntamento è prevista la partecipazione del direttore scientifico dello Spallanzani, del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e di Cecilia Strada, presidente di Emergency, oltre che del personale del nosocomio capitolino.

Il medico è riuscito a sconfiggere la temibile infezione, è ormai nella fase di convalescenza e secondo indiscrezioni potrebbe essere dimesso già domani. Di lui ha parlato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. Ringraziandolo per il lavoro svolto nel Paese dell'Africa occidentale al centro delle cronache ormai da numerosi mesi a causa del suo coinvolgimento diretto in quella che è stata definita la più grave epidemia di Ebola della storia, il Presidente Napolitano ha incluso il collaboratore di Emergency nel numero degli italiani “esemplari” esempio di “valori di cultura e di solidarietà” insieme al direttore del Cern di Ginevra, Fabiola Giannotti, all'astronauta Samantha Cristoforetti e a Serena Petrucciolo, l'ufficiale medico della Marina che ha aiutano, a Natale, una profuga proveniente dalla Nigeria a partorire.

L'essere citato dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno agli italiani è stata una sorpresa che mi ha profondamente commosso

ha commentato l'uomo

Un riconoscimento come questo, per il quale sono grato, comporta responsabilità che sarò onorato di continuare a osservare e lo voglio idealmente condividere con tutti i miei colleghi di Emergency che sono ancora sul campo per fronteggiare Ebola.

Il medico ha colto l'occasione anche per rivolgere delle parole alle persone che si sono prese cura della sua salute in queste settimane.

In questo momento

ha infatti aggiunto

non posso infine non ringraziare i colleghi e gli operatori dello Spallanzani che hanno fatto di tutto per salvare la mia vita.

(s.s.)

Via | Agi; Rai News

L'epidemia arriverebbe dai pipistrelli. Si poteva prevedere?

31 Dicembre 2014

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L'Ebola si poteva prevedere e contenere? A sostenerlo è un'inchiesta del New York Times, il più celebre quotidiano degli Stati Uniti, che ha analizzato la serie di decisioni errate prese dagli organismi internazionali di controllo sanitario al momento dell'individuazione dei primi casi di Ebola in Centrafrica.

Nel lungo articolo-indagine sulla virulenza dell'Ebola nel continente africano, i giornalisti del NYT hanno sottolineato come siano stati gli errori umani a ignorare i primi segnali del virus, sottostimando i primi casi di Guinea e Sierra Leone, i paesi più colpiti dall'epidemia, che avrebbero potuto essere isolati facilmente e trattati in maniera adeguata. Tra gli altri, i medici locali e degli esperti di Medici Senza Frontiere che per i primi casi di Ebola in Guinea si confusero con diarrea e colera, endemiche nella zona.

Anche la mancanza di personale specializzato inviato dai centri virologici più conosciuti come il CDC di Atlanta ha facilitato lo sviluppo dell'Ebola: al momento dell'annuncio dell'epidemia, l'unico esperto presente in Guinea era un medico specializzato nel trattamento della malaria. Nonostante i tentativi di contenere i contagi avanzati dai governi dei paesi colpiti, come il divieto di toccare i corpi dei morti per Ebola, i locali hanno portato avanti i riti tradizionali di sepoltura contribuendo a diffondere il contagio.

La maggior parte delle epidemie è cominciata in villaggi del Centro e dell'Est dell'Africa, dove il virus avrebbe potuto essere circondato e isolato. [...] Come nella peggiore delle sfortune nella storia delle epidemie, questo focolaio di Ebola si è sviluppato all'intersezione di tre dei paesi più poveri e meno sviluppati del mondo. I medici della regione erano più rari delle strade asfaltate -in Liberia, per esempio, c'erano meno di 250 scienziati per oltre 4 milioni di persone- così come le cliniche e gli ospedali, dove esistevano, spesso erano mancanti di servizi essenziali come acqua corrente, sapone per le mani e guanti

Intanto sempre dal New York Times arriva la notizia di una possibile origine del virus Ebola nel 2014: stando ad uno studio effettuato all'istituto Robert Koch di Berlino su alcuni rari campioni di DNA recuperati in loco, l'epidemia arriverebbe da una specie di pipistrelli chiamata Mops condylurus a coda lunga, che in passato sono stati sospettati di avere provocato un'epidemia di Ebola in Sudan e Zaire con oltre 20mila persone infettate.

L'importanza di questo studio risiede nel supposto "caso zero" dell'Ebola di quest'anno, un bambino di nome Emile Ouamouno morto nel Dicembre 2013 in Guinea: il bambino, di uno o due anni non ancora chiariti dai report dei medici, avrebbe contratto il virus per probabile ingestione di frutti contaminati dalle feci e dalla saliva dei pipistrelli, o per aver giocato con gli animali.

(a.g.)

Via e Foto | New York Times 1, 2

La prima paziente trattata in Africa con il farmaco ZMAb

30 dicembre 2014

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Gino Strada, sulla sua pagina Facebook, annuncia che in Africa è stata trattata la prima paziente con il farmazo ZMAb. Il farmaco era arrivato in Sierra Leone dal Canada, dopo che il ministero della Sanità lo aveva richiesto per poter curare Victor Willoughby: purtroppo, però, uno dei medici più importanti del paese africano non ha potuto usufruire della cura, dal momento che è deceduto per il virus ebola poco dopo l'arrivo del farmaco.

Il medicinale, sempre su richiesta del Ministero della Sanità, è stato somministrato ad una donna di 72 anni, in cura presso il centro di Emergency a Golderich: A. M., moglie e madre di due pazienti del medico africano, entrambi morti per il virus pochissimi giorni prima, era arrivata nel centro di Emergency in condizioni davvero molto gravi. La donna è stata tratta con il farmaco ed è stata dimessa pochi giorni fa.

Lei è la prima paziente di ebola curata in Africa con questo farmaco e il centro di Emergency è l'unico in Africa ad averlo utilizzato.

Ecco cosa scrive il fondatore di Emergency su Facebook:


E sempre al social network rilascia altre parole forti: non abbandonare l'Africa, perché la guerra contro ebola non è ancora stata vinta, soprattutto in Sierra Leone.

(p.c.)

Il medico di Emergency è ancora in convalescenza ma sta bene

29 dicembre 2014

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Il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso l'Ospedale Spallanzani di Roma sta bene, le sue condizioni sono buone, anche se rimane in convalescenza in isolamento ospedaliero.

Ecco, allora, cosa leggiamo nell'ultimo bollettino medico: l'ospedale non ne prevede altri, ma verrà indetta una conferenza stampa per le dimissioni del medito:

Bollettino medico n. 23 del 29 dicembre 2014

Le condizioni cliniche del paziente sono buone.

Necessita di continuare la convalescenza in regime di isolamento ospedaliero.

Non prevediamo ulteriore bollettino medico ma convocheremo una conferenza stampa al momento della dimissione.

Il paziente ha comunicato che non intende rilasciare interviste fino alla dimissione.

(p.c.)

Il vaccino contro ebola dell'esercito cinese

29 dicembre 2014

In arrivo dalla Cina un nuovo vaccino contro ebola: ad annunciarlo è il Quotidiano del Popolo, l'organo ufficiale del PCC, che sottolinea come l'esercito cinese abbia messo a punto un farmaco vaccinale che è già pronto per essere testato sulle persone: entro il 2015 dovrebbero iniziare le sperimentazioni, come sottolineato anche da Yang Yujun, portavoce del ministero della difesa del paese asiatico:

Il vaccino ha recentemente superato la valutazione delle autorità statali e militari e i test clinici inizieranno già a dicembre.

Il vaccino sperimentale è stato ideato da un team di ricercatori dell’Accademia militare delle Scienze Mediche: sarà il terzo vaccino testato nel mondo e il primo a tener conto della mutazione del virus. Proprio il governo cinese ha già inviato trecento uomini in Sierra Leone e in Liberia per poter aiutare, con personale medico qualificato e specialisti, n ella lotta quotidiana contro il virus.

Virus che, secondo il bilancio dell'Oms del 24 dicembre, ha già ucciso 7588 persone, con 19497 casi di infezione accertati. E proprio Sierra Leone e Liberia sono ancora i paesi che stanno dando il tributo più grande in fatto di malati e decessi in questa dura battaglia contro ebola.

(p.c.)

Via | IlGiornale

Il medico italiano contagiato: "Non sono un eroe, ma neanche un untore"

Il dottor Fabrizio di Emergency, il medico italiano contagiato in Sierra Leone, sta meglio ed è riuscito a scrivere una lettera in cui parla di quello che gli è successo.

Il medico scrive che l'ultima cosa che ricorda della Sierra Leone è il viaggio verso l'aeroporto con i colleghi e la partenza con l'aereo dell'Aeronautica Militare, poi l'arrivo in Italia in un contenitore ermetico e i primi giorni in isolamento all'Istituto Spallanzani. Dopo di che ricorda soprattutto il malessere che gli impediva di fare un'analisi scientifica su se stesso di quanto gli stava accadendo, infatti scrive:

"Pensavo in quei momenti ai pazienti che avevo contribuito a curare, stavo provando le stesse cose che loro avevano provato e cercavo di capire qualcosa di più di ciò che mi stava succedendo, cercavo di mantenere la mente lucida e distaccata per un'analisi 'scientifica'. Ma il malessere era troppo e troppo difficile restare concentrato. Poi la trasfusione di plasma cui credo sia seguita una reazione trasfusionale e la luce della coscienza che grossomodo si spegne"

Ora che finalmente sta meglio e che sente di essere riuscito a battere il suo nemico, dice:

"Non credo di essere un 'eroe' ma so per certo di non essere un 'untore': sono solo un soldato che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato. Una delle cose più belle che ho letto in questi giorni è un articolo online che parla di solidarietà, di rispetto, di dignità. E non posso non pensare ai miei colleghi di Emergency che, anche in questi giorni, sono in Sierra Leone cercando di fare sempre di più e sempre meglio per curare i malati di Ebola"

Tecnico ospedaliero contagiato negli Stati Uniti?


26 Dicembre 2014

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Un nuovo contagio negli Stati Uniti? La notizia, divulgata dal Washington Post il giorno della vigilia di Natale e resa nota dal Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, in Georgia, riguarda un tecnico specializzato e un'altra dozzina di operatori sanitari che sarebbero stati esposti ad alcuni campioni di virus maneggiati in modo poco sicuro.

L'errore umano sarebbe avvenuto lunedì mattina ma la notizia è stata divulgata solo mercoledì: la gestione dei campioni di virus Ebola in un secondo laboratorio meno sicuro sarebbe stata operata da un tecnico che sarebbe stato contagiato, e con lui un'altra dozzina di persone che sono passate per il laboratorio inconsapevoli della possibilità di esposizione al virus.

Il tecnico del secondo laboratorio avrebbe dovuto riconoscere, dai colori codificati sulle provette dei test, che il materiale pericoloso che stava maneggiando non sarebbe dovuto essere in quel laboratorio ma in un altro, ben più sicuro e attrezzato. Questo è il tecnico che sarebbe rimasto esposto al virus Ebola.

Questo sbaglio nella gestione dei campioni è sotto indagine interna ed è stato riportato al Secretary of Health and Human Services Sylvia Mathews Burwell oltre che al programma speciale nel quale si annoverano tutte le emergenze sanitarie relative agli agenti patogeni, tipo Ebola e antrace.

Il tecnico non ha sviluppato i sintomi della malattia ed è sotto osservazione per il periodo di 21 giorni stabilito dai protocolli. Gli esperti dell'agenzia di sicurezza di Atlanta hanno rassicurato che per il momento il tecnico ospedaliero è l'unico sotto monitoraggio effettivo, perché le altre persone non sarebbero a rischio nonostante la possibile esposizione.

Al momento, siamo a conoscenza di una sola potenziale esposizione,

ha riferito il direttore del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta Tom Frieden in un'intervista telefonica.

Le rassicurazioni riguardando anche il laboratorio, che è stato debitamente decontaminato.

Migliaia di scienziati di laboratorio in più di 150 strutture del CDC sono stato estremamente attenti nell'innalzare i livelli di sicurezza. Non è accettabile che lo staff sia esposto a rischi. I nostri sforzi per migliorare la sicurezza dei laboratori sono essenziali e la sicurezza dei nostri dipendenti è la nostra priorità.

Via | Washington Post

(a.g.)

Auguri di Natale "spiritosi" per il medico di Emergency

23 dicembre 2014

Auguri particolari per Natale al medico di Emergency ricoverato da quasi un mese presso lo Spallanzani di Roma, dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone dove lavorava per combattere l'epidemia insieme ad Emergency. A scrivere questa spiritosa lettera sono stati gli stessi medici che lo hanno avuto in cura, anche se a firmare gli auguri è lo stesso virus contro il quale il dottore siciliano ha combattuto prima in Africa e poi in Italia sulla sua pelle.

I medici e gli infermieri dello Spallanzani di Roma che lo hanno in cura da un mese hanno voluto augurare Buon Natale al loro "paziente speciale", in un modo altrettanto speciale. Sicuramente una lettera di auguri davvero molto particolare e spiritosa, che è accompagnata anche da un vignetta realizzata da Marco Cassandra, infermiere professionale.

Carissimi quest’anno che festeggiavo i miei 38 anni, avevo voglia di viaggiare e volevo vedere Paesi nuovi. Sapete benissimo quanto io sia innamorata dell’Africa, sono stata innamorata di tantissime persone, chi mi ha ospitato lo sa bene quanto sono morbosa. Ora sono cresciuta, sono famosa in tutto il mondo e tutti mi cercano, negli aeroporti non sapete cosa ho dovuto fare per non farmi riconoscere. Sono andata in America, in Spagna, poi mi sono innamorata di un medico italiano, un colpo di fulmine. Lui aveva tutti i sintomi: febbre, cefalea, mal di pancia. È fatta mi sono detta, mi faccio portare in Italia.

Questo l'inizio della lettera, che poi continua così:

Voi fratelli (HIV -HCV- HBV) mi avevate sconsigliato di andare allo Spallanzani perché non vi siete mai trovati bene e io non vi ho dato ascolto. All’arrivo all’aeroporto pensavo di conoscere altra gente, invece ci hanno isolati, chiusi dentro un contenitore come i lactobacillus dentro un tetrapak. Lo Spallanzani poi si è rivelato un posto veramente inospitale, durante il soggiorno nonostante sapessero che mi dava fastidio l’ipoclorito di Sodio, ne hanno usato a fiumi.

Il personale Medico ed Infermieristico e tutto il personale dell’Ospedale hanno ostacolato in tutti i modi questa nostra luna di miele, hanno parlato male di me, addirittura hanno creato un’unità di crisi per non farci vivere questa storia d’ Amore dato in pasto alla stampa. Tutti i giorni ci sono stati addosso, mai un momento di intimità notte e giorno sempre pronti, professionalmente preparati, mai una sbavatura, perfetti.

Povero ebola, una vacanza rovinata. Ma il virus non dimentica anche l'impegno dell'Oms:

Anche l’Oms che mi dà la caccia da anni, li ha elogiati. Allora ho preso una saggia decisione, ora che è Natale forse lo lascio!! Auguro a Lui e a tutta la sua famiglia un Buon Natale. Auguro Buone Feste anche a tutto il personale dell’Ospedale Spallanzani nonostante mi abbia reso il soggiorno un inferno. Torno in Africa».

E poi la firma:

Vostra EBOLA

Beh, speriamo che presto sia rovinata anche la sua "luna di miele" africana!

(p.c.)

Via | IlsecoloXIX

Il medico di Emergency è in convalescenza

22 dicembre 2014

Il medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma migliora sempre più: ora si trova in convalescenza, sempre in isolamento, ma le sue condizioni sono buone. Ecco cosa dice oggi il bollettino medico.

Le condizioni cliniche del paziente sono buone.

Il paziente ha iniziato il periodo di convalescenza in regime di isolamento ospedaliero.

Il prossimo bollettino medico è previsto lunedì 29 dicembre.

(p.c.)

Gino Strada: "Lasciate partire i medici italiani"

22 dicembre 2014


Gino Strada scrive una lettera da Freetown, dove ha sede l'ospedale realizzato da Emergency per combattere il virus ebola in Sierra Leone. L'ospedale, punto di riferimento per l'epidemia, sorge nel prato del Comitato Olimpico del paese africano: in sei settimane è stato allestito un centro per cercare di fermare il virus, nel paese che attualmente detiene tristemente il primato per numero di casi e di vittime, di un'epidemia che non sembra volersi allestare.

Il nuovo centro di trattamento per ebola di Emergency sorge su cinquemila metri quadrati di terreno nella periferia di Freetown: conta 100 posti letto, 24 posti in terapia intensiva. La città africana, secondo l'Onu, è il nuovo epicentro dell'emergenza ebola in Africa. La Sierra Leone è praticamente un paese fantasma: chiusi tutti gli edifici pubblici, ora il governo ha anche vietato i festeggiamenti natalizi in strada, per paura di nuovi contagi. Come sottolineato da Gino Strada è

un paese paralizzato dalla paura.

Servirebbe aiuto, servirebbero nuovi operatori, perché spesso le promesse della comunità internazionale rimangono solo promesse, non concretizzandosi.

Un prato del Comitato olimpico della Sierra Leone in sei settimane è diventato un ospedale per combattere #Ebola. Ma mentre in Europa rimbalzano gli appelli roboanti per cinquemila medici da mandare in Africa, qui non se ne vedono neanche cinquanta.

Gino Strada lancia un appello affinché i medici che vogliono aiutare nei tre paesi dell'Africa Occidentale colpiti da ebola possano partire:

Da più di due mesi in Italia si sentono politici che promettono aspettative per ragioni umanitarie, provvedimenti ad hoc. La verità è che fino a ora quasi tutti coloro che hanno chiesto il permesso di partire se lo sono visti rifiutare. Spero che qualcuno ci faccia il regalo di Natale: dando indicazioni precise alle regioni e alle Asl, non suggerimenti, per concedere queste «benedette aspettative» come avviene in altri Paesi. L’Italia deve fare la sua parte, e in fretta. I pazienti non aspettano le conferenze Stato-regioni. Ogni giorno qualcuno muore perché mancano i medici che l’avrebbero potuto curare.

Via | Corriere

(p.c.)

Nuovo falso allarme nelle Marche, era malaria

21 dicembre 2014

L'Ebola non ha ancora smesso di fare paura. Anche se negli ultimi giorni nelle cronache trovano sempre meno spazio notizie riguardanti l'epidemia ancora in corso in Africa occidentale, basta un caso di febbre alta in una persona di ritorno dal continente in cui il virus sta ancora mietendo vittime per far scattare pressoché immediatamente l'allarme.

E' successo proprio questo tra la serata di venerdì e la mattinata di sabato, quando nelle Marche un sessantenne di Fano, di rientro da un viaggio nella Repubblica del Congo, è stato ricoverato all'ospedale "San Salvatore" di Pesaro a causa di una febbre alta. Stando a quanto ricostruito attraverso le pagine di cronaca locale, l'uomo si sarebbe inizialmente rivolto all'ospedale "Santa Croce" di Fano presentando altri sintomi oltre alla febbre alta. Già da quel momento sarebbero state attivate tutte le procedure richieste nel caso in cui si sospetti un'infezione da virus Ebola. Nella notte, poi, l'uomo sarebbe stato trasportato al reparto Malattie Infettive dell'ospedale di Pesaro, nel quartiere Muraglia.

Le analisi cui è stato sottoposto il paziente hanno però svelato che non si trattava di Ebola. La diagnosi è invece stata quella di malaria, malattia contro cui l'uomo si era protetto molti anni fa ma evidentemente non prima di questo suo ultimo viaggio in corso.

Il paziente sembra rispondere bene alle terapie e potrebbe trascorrere il Natale a casa. Non è infatti da escludere che venga dimesso già domani, lunedì 22 dicembre.

Il direttore degli Ospedali Riuniti Marche Nord, Aldo Ricci, ha tentato di calmare gli animi preoccupati dal rischio Ebola sottolineando che

l'uomo proveniva, tra l'altro, da una regione africana in cui il focolare del virus non è presente.

L'attenzione

ha commentato Ricci

in questi momenti, come capitato gli scorsi anni per i casi di aviaria, è particolarmente alta in tutti i nosocomi e strutture sanitarie come è giusto e bene che sia.

Ciò non giustifica una fobia da Ebola: il nostro consiglio resta sempre quello di affidarsi alle raccomandazioni e alle indicazioni degli esperti del settore prima di farsi prendere da timori tanto eccessivi quanto ingiustificati.

(s.s.)

Via | Ansa; Fano Informa; Il Resto del Carlino

Il medico di Emergency respira, cammina e si alimenta autonomamente

18 dicembre 2014

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Il nuovo bollettino medico del dottore di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma ci dice che le sue condizioni mediche migliorano sempre di più: dopo le preoccupazioni delle settimane scorse, ora sta meglio e respira, cammina e mangia in maniera autonoma:

Bollettino medico n. 21 del 18 dicembre 2014

Le condizioni cliniche del paziente sono ulteriormente migliorate.

Il paziente respira, deambula e si alimenta in autonomia.

Il prossimo bollettino è previsto lunedì 22 p.v.

(p.c.)

Giorgio Napolitano chiama il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani

18 dicembre 2014

Roma Fiction Fest 2014 - Opening Ceremony

Giorgio Napolitano, a sorpresa, ha chiamato il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, dopo aver contratto in Sierra Leone il virus ebola. Proprio in questi ultimi giorni le condizioni del primo paziente italiano affetto da ebola sono migliorate nettamente e pare che manchi solo l'ufficializzazione della sua vittoria nella battaglia personale contro il virus.

Proprio nella giornata nella quale dall'ospedale romano sono arrivate splendide notizie, il Presidente della Repubblica ha voluto chiamare di persona il medico che insieme a Emergency ha combattuto a lungo in Sierra Leone per portare aiuto alle persone colpite da un'epidemia che ancora sta colpendo duramente il paese dell'Africa Occidentale. E' stata una lunga e cordiale telefonata, nella quale il capo dello stato ha voluto esprimergli solidarietà e i suoi migliori auguri.

Il rischio al quale lei si è sottoposto merita l'ammirazione del nostro Paese.

Queste le parole del nostro presidente, che da quando il medico si trova ricoverato a Roma ha sempre seguito l'evolversi delle sue condizioni cliniche, con estrema discrezione. Il dottore siciliano lo ha ringraziato per questa vicinanza.

(p.c.)

Via | Ilmessaggero

Il medico di Emergency forse a casa per Natale

17 dicembre 2014

Migliora il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso lo Spallanzani di Roma: il 13 dicembre è stato spostato dalla terapia intensiva alla degenza ordinaria e, con tutta probabilità, a breve potrebbe arrivare la dichiarazione dei medici sulla sua guarigione. Probabilmente potrebbe già tornare a casa giusto in tempo per le feste di Natale.

Valerio Fabio Alberti, direttore generale dello Spallanzani, commenta così:

La vittoria potremmo sancirla definitivamente fra qualche giorno. Spero che potremmo dimetterlo per Natale, stiamo andando in quella direzione.

(p.c.)

Via | Tgcom

Falso allarme a Napoli, è panico al Santobono

17 dicembre 2014

Panico all'Ospedale Santobono di Napoli: nella serata di ieri, poco dopo le ore 20, presso la struttura sanitaria è arrivato un bambino di tre anni della Nuova Guinea, con febbre molto alta. Con lui i genitori che hanno cercato di parlare con i sanitari in un inglese poco comprensibile. Subito è scattato l'allarme, per paura che si potesse trattare del virus ebola, vista la sintomatologia. Per paura di un possibile contagio, si è pensato di trasferire tutti i bambini in attesa al Pronto Soccorso del nosocomio, in un'altra struttura.

Tutti i bambini che erano in attesa di essere visitati presso il Pronto Soccorso di Pediatria, infatti, sono stati trasferiti all'Ospedale Cardarelli, il Pronto Soccorso stesso è stato chiuso e il piccolo è stato posto subito in isolamento, per paura di un possibile contagio con altri bambini.

Una misura precauzionale risultata un po' eccessiva, dal momento che poco dopo si è scoperto che in realtà il bambino arrivato al Santobono di Napoli non soffriva di ebola. E così il pronto soccorso è stato riaperto e i bambini che erano stati mandati al Cardarelli sono stati fatti tornare nuovamente presso l'ospedale pediatrico parteneopeo.

Secondo quanto raccontato ci sono stati anche dei momenti di tensione e di panico presso l'ospedale partenopeo, anche se poi per fortuna tutto si è risolto e i bambini sono potuti tornare per essere visitati dai medici dell'ospedale.

17 dicembre 2014

Via | Napolitoday

Oms, aumentano le vittime in Africa

16 dicembre 2014

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il nuovo rapporto relativo all'epidemia di ebola che sta devastando in particolare tre paesi dell'Africa Occidentale, vale a dire Sierra Leone, Liberia, Guinea. Secondo quanto sottolineato dall'Oms il numero delle vittime del virus nella parte occidentale del Continente Nero è salito a 6.841 su un totale di 18.464 casi che sono stati registrati in questi tre paesi dove l'emergenza è ancora molto alta.

L'ultimo bollettino risale al 10 dicembre: da allora il numero dei morti è aumentato di 258, mentre quello dei casi registrati di 276. Fuori dai tre paesi dell'Africa Occidentale interessati dall'emergenza maggiore, il numero di vittime rimane invariato (sei vittime in Mali, una vittima negli Stati Uniti d'America e 8 vittime in Nigeria).

(p.c.)

Via | Internazionale

L'inviato del papa in Sierra Leone

16 dicembre 2014

L'inviato del papa in Sierra Leone e in Liberia racconta qual è la sua missione. Cardinale Peter Tuurkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sottolinea che curare le persone insieme ai corpi + di fondamentale importanza. Questo il messaggio che l'inviato di Papa Francesco porterà in due dei tre paesi più colpiti da ebola dell'Africa Occidentale. L'arrivo del cardinale, che sarà accompagnato da monsignor Robert J. Vitillo, consulente speciale per la salute della Caritas Internationalis, è previsto per la giornata di oggi

La CEI ha già stanziato un milione di euro per contrastare l'epidemia di ebola nei paesi maggiormente coinvolti e già in passato Papa Francesco aveva sottolineato l'importanza dell'intervento della comunità internazionale. Il 29 ottobre scorso, infatti, aveva chiesto che si mettesse

in atto ogni necessario sforzo per debellare questo virus e alleviare concretamente i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati.

(p.c.)

Via | Avvenire

Il medico di Emergency migliora e ha recuperato l'autonomia

15 dicembre 2014

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Il medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma migliora sempre più: ha già recuperato una buona autonomia e la prognosi rimane ancora riservata, ma le condizioni sono nettamente migliorate:

Le condizioni cliniche del paziente sono migliorate.

Ha recuperato una buona autonomia.

La prognosi rimane per ora riservata.

Il prossimo bollettino medico è previsto per giovedì 18 p.v.

(p.c.)

Ebola cancella il Natale nelle zone colpite

15 dicembre 2014

Se le star internazionali continuano a cantare in radio, grazie a Bob Geldof e alla sua Band Aid, "Do they know it's Christmas Time", che tradotto significa "Facciamo in modo che sappiano che è Natale", in Africa, nei tre paesi maggiormente colpiti da ebola, il virus ha letteralmente cancellato le feste di fine anno. E per logici motivi.

In Sierra Leone, come nel resto del mondo, a Natale e Capodanno si era soliti scendere in strada per festeggiare, cantando, ballando, scambiandosi regali e auguri. Un quarto degli abitanti del paese africano, infatti, è cristiano e la festa è molto sentita. Ma a causa dell'epidemia di ebola non sarà possibile continuare con le tradizioni del paese: le celebrazioni pubbliche sono state vietate, perché si ha paura che queste "riunioni" possano diffondere ancora di più il contagio.

La Sierra Leone, del resto, è il paese che al momento ha più casi registrati e anche più morti e la paura che l'epidemia possa diffondersi ancora di più è davvero alta. Per il timore di nuovi contagi, il governo ha chiesto alla popolazione di rimanere a casa a festeggiare Natale e Capodanno e i militari saranno in strada per far rispettare il divieto:

Non ci saranno celebrazioni per Natale e Capodanno quest'anno. Il personale militare sarà per strada per fermare eventuali festeggiamenti.

Provvedimento che renderà ancora più "fantasma" un paese nel quale negozi, uffici e scuole sono chiusi e nel quale interi villaggi sono stati posti in quarantena.

(p.c.)

Via | Rainews24

Gino Strada "Abbiamo bisogno di tanti medici e infermieri"

13 Dicembre ore 23.30

Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, è attualmente nella periferia di Freetown, la capitale della Sierra Leone dove è stato approntata un'unità di emergenza per contenere l'epidemia di Ebola che sta decimando e contagiando gli abitanti del paese africano. In collegamento precario via Skype con la trasmissione di Fabio Fazio Che Fuori Tempo Che Fa, Gino Strada ha sottolineato l'importanza e la necessità del ricambio di personale sanitario per la giusta gestione dell'emergenza.

Abbiamo bisogno di tanti tanti medici e infermieri. Abbiamo bisogno che il mondo debba dimostrare che c'è: è un gesto di generosità, etica e responsabilità scientifica.

Alla domanda del vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini, presente in studio, che ha chiesto al fondatore di Emergency se il ruolo dell'Italia non sia stato da principio troppo "facilone" nello scatenare isteria attorno all'Ebola per poi disinteressarsene completamente nonostante il rimpatrio del medico di Emergency ricoverato in condizioni stabili allo Spallanzani di Roma, Gino Strada ha sottolineato con la solita asciutta pacatezza e senza mezzi termini quale sia la vera necessità di attenzione del mondo attorno al virus Ebola che sta falcidiando l'Africa Occidentale:

Ci siamo un po' troppo preoccupati di noi, non di chi la sta subendo questa epidemia. Venticinque, trenta operatori sanitari hanno contratto l'Ebola qui in Africa e son stati portati in Europa o negli Stati Uniti: ne è morto uno su quattro. Qui se ne salva uno su quattro. In Europa e negli Stati Uniti i malati vengono curati, non messi in una specie di lazzaretto: curarli è un problema, ci vogliono tantissimi medici e infermieri. Lavorare in uno scafandro non è facile: ci vuole una rotazione continua, serve tanto personale perché il rischio è la disattenzione.

Ma la situazione per l'arrivo di personale dall'Italia com'è?

Bisogna presentare le domande alle ASL e sono stati fatti inviti espliciti per mandare qui personale italiano: siamo pronti ad accogliere tante decine di medici competenti in terapia intensiva. Quel che fa la differenza di mortalità è che là tutti sono in terapia intensiva, qui no. Oggi chi hanno telefonato che c'era un medico giapponese risultato positivo all'Ebola e abbiamo anticipato l'apertura.

(a.g.)

Le condizioni di salute del medico di Emergency sono stazionarie


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12 dicembre 2014

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Emesso il bollettino numero 19 per il medico di Emergency ricoverato dal 25 novembre scorso presso lo Spallanzani di Roma: le sue condizioni di salute sono stazionarie e fino a lunedì prossimo non sono previsti altri bollettini:

Le condizioni cliniche del paziente sono stazionarie.

La prognosi continua a rimanere riservata.

Il prossimo bollettino medico è previsto per lunedì 15 p.v.

(p.c.)

Maurizio Barbareschi, "Non siamo eroi"

12 dicembre 2014


Time ha scelto di nominare come "Persona dell'anno" tutti coloro che hanno contribuito e continuano a lavorare per cercare di fermare l'epidemia di ebola che sta colpendo in particolare tre paesi dell'Africa Occidentale, quali Sierra Leone, Liberia e Guinea. Gli Ebola Fighters, questo il nome che è stato dato loro, proprio per il loro impegno costante e quotidiano in una battaglia che ancora oggi continua.

Maurizio Barbareschi, dirigente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha guidato la missione in Nigeria per fermare il contagio, in un paese che oggi è libero dal virus ebola, sottolinea che il termine eroi non è corretto, loro hanno fatto e stanno facendo solo il loro lavoro.

Io sono un manager delle emergenze; i colleghi con cui ho condiviso l’intervento erano medici e infermieri. Credo che tutti fossero spinti dal senso del dovere, dalla volontà di servire, e dalla missione della loro professione.

Gli eroi sono ben altri.

Ad esempio il medico che curò per primo Sawyer, e ne fu contagiato. Lo andavo a trovare tutti i giorni: amava la letteratura, e per distrarlo gli leggevo le pagine dell’Enrico IV di Shakespeare. Purtroppo non siamo riusciti a salvarlo

L'esperto in emergenze spiega anche come è stato possibile fermare l'epidemia che era arrivata in Nigeria tramite il diplomatico liberiano-americano Patrick Sawyer, che aveva contagiato altre persone: il virus è stato fermato

individuando e isolando subito i malati. Abbiamo usato pratiche già collaudate durante altre epidemie simili e siamo stati aiutati da persone molto competenti.

(p.c.)

Via | La Stampa

Il medico di Emergency migliora

11 dicembre 2014

Migliorano le condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma dallo scorso 25 novembre 2014, dopo aver contratto il virus ebola in Sierra Leone. Il dottore non ha più la febbre, respira da solo e interagisce positivamente con gli operatori.

Ecco cosa si legge nel bollettino medico emesso dall'Ospedale Spallanzani l'11 dicembre 2014:

Le condizioni cliniche sono ulteriormente migliorate rispetto a ieri.

Il paziente non è febbrile, respira spontaneamente ed è libero da supporti ventilatori.

Interagisce positivamente con gli operatori e risponde alle domande.

La prognosi continua a rimanere riservata.

E come Emergency, anche noi ci uniamo al coro di incoraggiamenti per il nostro medico:


(p.c.)

Nuovo test rapido per la diagnosi veloce di ebola

11 dicembre 2014


L'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, insieme alle aziende STMicroelectronics e Clonit, hanno ideato un dispositivo portatile di analisi genetico che consentirebbe di avere una diagnosi precoce del virus ebola: uno degli obiettivi della ricerca è proprio quello di creare test rapidi per l'individuazione precoce del virus nell'organismo, riducendo così il rischio di contagio e aumentando le speranze di guarigione del paziente.

Il nuovo dispositivo portatile, che si basa sul Real Time PCR, una tecnica di biologia molecolare, consente di identificare o meno la presenza del virus in meno di 75 minuti, anche in campioni di sangue di pochi microlitri, diluito fino a un milione di volte. Il test è molto sensibile, quindi consente di individuare il virus anche nelle primissime fasi della malattia, riducendo i rischi di contagio. Una piccola ma grande rivoluzione, non solo per cercare di fermare l'epidemia di ebola che sta colpendo in maniera massiccia in Africa Occidentale, ma anche per l'individuazione di altri pericolosi virus.

Il kit si compone di un estrattore dove viene caricato il sangue da cui viene estratto l'RNA del virus, da un microchip in silicio piccolo come un francobollo che funziona come reattore in miniatura, da alcuni reagenti specifici che permettono di eseguire una real time PCR quantitativa, da un lettore ottico portatile, che rileva la presenza del Dna del virus e invia i dati al pc.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico, sottolinea l'importanza di questo nuovo strumento, ideale per la diagnostica sul campo:

Questo test potrà avere importanti ricadute sia cliniche che di Sanità Pubblica. Infatti una diagnosi rapida porterebbe all’identificazione dei pazienti con Ebola con conseguente attuazione immediata di misure di isolamento, quindi riduzione del rischio di diffusione dell’infezione in comunità e inizio di un idoneo trattamento per il paziente.

Valerio Fabio Alberti, Commissario Straordinario dell'INMI, aggiunge:

Con la messa a punto di questa tecnica l’Istituto risponde ancora una volta alla necessità della comunità scientifica e del Paese di sviluppare tecnologie essenziali a fronteggiare le malattie infettive. (...) I brillanti risultati ottenuti stimolano l’Istituto a perseguire con maggiore impegno i propri compiti istituzionali di promuovere lo sviluppo e la validazione di nuove tecnologie, oltre alla sperimentazione del trasferimento di esse alle strutture del Sistema Sanitario.

(p.c.)

Time nomina i medici anti-Ebola persone dell'anno

10 Dicembre 2014

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Il lavoro incredibile dei medici e degli operatori sanitari impegnati nel contrastare l'epidemia di Ebola del 2014 ha avuto un riconoscimento, per quanto soltanto virtuale: il Time, celebre giornale americano, ha incoronato persone dell'anno 2014 gli Ebola fighters , ovvero tutti quei dottori, infermieri e volontari che nel mondo si impegnano a combattere il virus per contenerne la diffusione sempre maggiore.

L'annuncio del Time è stato dato con la pubblicazione di un tweet sul profilo ufficiale del giornale, che ha raccolto in un'unica fotografia tutte le immagini delle copertine dedicate ai combattenti dell'Ebola, gli Ebola fighters.


Nelle foto si distinguono il dottore di Monrovia Jerry Brown, il medico americano Kent Brantly (primo paziente americano infettato dal virus), Ella Watson-Striker (dottoressa statunitense che combatte l'Ebola sin da Marzo scorso) e Foday Gallah (detto "the miracle man" perché sopravvissuto al contagio).

La motivazione di questa scelta di nominare gli Ebola fighters "Person Of The Year 2014" è stata data dalla loro generica capacità di rispondere all'epidemia con dedizione, abnegazione, senso del rischio e volontà di trovare una risposta e una cura al virus, hanno spiegato dal Time.

Via | Time

(a.g.)

Il medico di Emergency sta meglio

10 dicembre 2014

Migliorano le condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato dallo scorso 25 novembre presso l'Ospedale Spallanzani di Roma: il paziente respira ora spontaneamente e interagisce con gli operatori sanitari dell'ospedale. La prognosi resta ancora riservata.




(p.c.)

Infermiere inglese guarito contro la canzone della Band Aid

10 dicembre 2014

William Pooley, infermiere inglese sopravvissuto al virus ebola e già tornato in Sierra Leone dopo la sua guarigione, si scaglia contro il brano "Do they know it's Christmas", il nuovo singolo di Band Aid ideato da Bob Geldof e Midge Ure, che insieme ad altri cantanti hanno pensato di proporre nuovamente il pezzo per poter raccogliere fondi per la battaglia contro ebola. L'infermiere sopravvissuto, però, definisce il pezzo imbarazzante e culturalmente ignorante.

L'operatore sanitario, che è già tornato in Africa Occidentale per prestare il suo aiuto alle popolazioni colpite dall'epidemia, ha bocciato sonoramente il brano "Do they know it's Christmas": l'infermiere, il primo curato in Inghilterra dopo aver contratto la malattia in Sierra Leone, non avrebbe gradito alcune frasi contenute nel pezzo, che secondo lui non farebbero altro che aumentare stereotipi e pregiudizi che ancora ci sono riguardo il Continente Nero.

In particolare sono questi i passaggi che secondo lui sono imbarazzanti: i cantanti, infatti, cantano che l'Africa è il posto dove

un bacio può ammazzarti e c'è la morte in ogni lacrima

e che

non c'è pace e gioia questo Natale nell'Africa occidentale, l'unica speranza che hanno è quella di restare vivi.

Secondo l'infermiere bisogna ricordare che

stiamo parlando di Africa, non di un altro pianeta. Questa sorta di ignoranza culturale è un po' imbarazzante.

(p.c.)

Via | Quotidiano Nazionale

Ricevuti alla Camera gli operatori italiani che combattono l'epidemia

09 dicembre 2014

Questa mattina nella Sala del Mappamondo, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha incontrato un gruppo di operatori sanitari e cooperanti italiani che hanno lavorato fino ai giorni scorsi nei tre stati africani colpiti dall'epidemia. L'appuntamento si intitolava "Ebola, gli italiani che sfidano la paura" e si è trattato del primo riconoscimento ufficiale per i professionisti italiani che hanno deciso di rischiare la propria vita per combattere la malattia sul campo.

Alcuni di loro hanno terminato da pochissimo la quarantena e sono rientrati in Italia, altri si preparano a ripartire chi per la seconda, chi per la terza volta. Si tratta di medici, infermieri e esperti di logistica, amministrazione, antropologia: per fronteggiare l'epidemia in luoghi a volte inaccessibili occorre una macchina organizzativa complessa e allo stesso tempo duttile per adattarsi a ogni "crisi nella crisi".

Nei racconti dei protagonisti l'accento è stato posto sul problema dell'infanzia: in luoghi dalla già alta mortalità infantile, l'epidemia di ebola ha reso ancora più vulnerabili i neonati e le donne incinte. D'altro canto si cominciano a vedere i primi buoni risultati dell'opera di convincimento "culturale": dove prima i bianchi erano spesso considerati nemici e "untori", negli ultimi mesi le misure di profilassi predicate dal personale medico e dagli antropologi stanno dando frutti. Anche in alcuni villaggi sperduti le popolazioni locali hanno cominciato a istituire posti di blocco, controlli della temperatura corporea e a far rispettare le norme igieniche primarie.

La Presidente della Camera ha sottolineato come questi professionisti siano modelli di italianità vincente, un vero esempio da seguire, ancora di più in un periodo come questo, che oltre a essere caratterizzato dal pessimismo figlio della crisi, è funestato dallo scandalo (forse solo ai suoi inizi) di Mafia Capitale.

(Al1)

Il medico di Emergency resta in assistenza respiratoria ma è stabile

emergenza ebola

09 dicembre 2014 ore 12.15

Il 16esimo bollettino medico relativo alle condizioni di salute del medico di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014 non ci rivela quasi nulla di nuovo rispetto alla situazione dei giorni scorsi.

Il paziente rimane in assistenza respiratoria meccanica, anche se le sue condizioni generali rimangono stabili e quindi uguali ai giorni scorsi. La prognosi rimane sempre riservata.

Intanto è notizia di queste ore l'approvazione dell'emendamento della Legge di Stabilità che prevede che gli operatori potranno e dovranno ricevere dagli ospedali l'aspettativa per poter partire per le zone colpite dall'epidemia di ebola in Africa, se lo vorranno.


Il professor Ippolito dell'Istituto Spallanzani, in occasione del suo intervento alla Camera dei deputati per parlare proprio di ebola e dell'epidemia in corso in questi mesi nel convegno "Gli italiani che sfidano la paura" in programma per oggi, martedì 9 dicembre 2014, ha sottolineato che nelle zone colpite arrivano molti aiuti, ma il problema sono le carenze nelle strutture e nel coordinamento.


(p.c.)

Sierra Leone supera la Liberia per numero di casi

09 dicembre 2014 ore 10

Triste primato per la Sierra Leone, dal momento che i casi registrati nel paese hanno superato quelli registrati finora in Liberia. Il rapporto sui dati dell'epidemia che sta devastando l'Africa Occidentale ci arriva direttamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che nei tre paesi colpiti (Sierra Leone, Liberia e Guinea) ha già calcolato 17800 casi e 6331 decessi. Solo in Sierra Leone il numero di contagi è arrivato a 7798, superando di fatto i casi registrati in Liberia.

I dati della Sierra Leone sono stati aggiornati dall'Oms il 6 dicembre scorso, mentre per quello che riguarda i dati in Guinea, dove si parla di 1412 decessi su 2283 casi, e in Liberia, dove i dati parlano di 3177 morti su 7719 casi, sono stati aggiornati al 3 dicembre.

In totale, negli otto paesi colpiti dall'epidemia di ebola hanno registrato 6346 decessi su 17834 casi (in Mali sono stati registrati 8 casi, sei dei quali letali, mentre in Nigeria e Senegal, dove il virus è stato battuto, i casi sono stati 20 con otto decessi. Negli Stati Uniti sono stati registrati 4 casi, di cui solo uno letale, mentre in Spagna non sono state registrate nuove infezioni e quindi il paese è ebola free).

ebola-casi-sierra-leone

(p.c.)

Via | Internazionale

Stabile il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani

08 dicembre 2014

Continua a respirare aiutato dalle macchine mentre le sue condizioni rimangono stabili e la prognosi riservata: nemmeno oggi cambia nulla nella situazione del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma mentre lotta contro il virus Ebola. Ad informare sulla stabilità della sua situazione è il bollettino medico giornaliero rilasciato dall'ospedale capitolino.

Nel frattempo il virus continua a mietere vittime in Africa anche fra il personale sanitario. Il numero di medici deceduti in seguito all'infezione in Sierra Leone sarebbe salito a 9 con la morte, risalente a sabato 6 dicembre, di Thomas Rogers e Dauda Koroma.

Per quanto riguarda, invece, la situazione internazionale, il segretario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Margaret Chen ha fatto il punto della situazione durante una conferenza stampa organizzata nei giorni scorsi a Ginevra, in Svizzera.

Secondo il segretario dell'Oms e l'inviato delle nazioni unite David Nabarro per annullare i casi presenti nei tre paesi dell'Africa occidentale colpiti dall'epidemia in corso è necessario uno sforzo maggiore. Se, infatti, la situazione appare in miglioramento sia in Liberia che in Guinea, in Sierra Leone non sono stati raggiunti gli obiettivi che erano stati prefissati. Per di più il problema non deve essere circoscritto a queste tre nazioni.

Gli esperti sono convinti che questa non è l’ultima epidemia di Ebola che vedremo

ha infatti sottolineato Chen, spiegando che

in Africa 22 paesi hanno le condizioni ecologiche, le specie selvatiche e le abitudini di caccia che predispongono all’epidemia.

(s.s.)

Via | INMI; Sivemp Veneto

Stabile il medico di Emergency, la prognosi resta riservata

07 dicembre 2014

Nessuna novità di rilievo per il medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani mentre lotta con il virus Ebola. Come si legge nel 14mo bollettino medico rilasciato dall'ospedale capitolino sulle condizioni di salute dell'uomo

il paziente continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica.

Le condizioni cliniche

prosegue il bollettino

sono stabili.

Nessuna novità nemmeno riguardo alla prognosi, che

permane riservata.

(s.s.)

Il medico di Emergency è stabile con lieve rialzo della febbre

06 dicembre 2014

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Il medico italiano di Emergency ricoverato presso lo Spallanzani di Roma continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica: le sue condizioni cliniche, secondo quanto apprendiamo dal bollettino medico di oggi, sono stabili, anche se è stato registrato un lieve rialzo della febbre.

Nel bollettino si legge che il paziente

continua ad essere sottoposto ad assistenza respiratoria meccanica. Le condizioni cliniche sono stabili. Stamane rialzo febbrile. La prognosi resta riservata.

Ricordiamo che il medico al momento è sedato ed è collegato ad una macchina che lo aiuta a respirare: si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva ad alto isolamento da giovedì notte. Finora è stato sottoposto a quattro trattamenti diversi (un farmaco antivirale, plasma di convalescente, un farmaco sperimentale che dovrebbe agire sulla risposta immunitaria e un altro farmaco sperimentale), ma ci sono ancora dei trattamenti da valutare.

E' guarito, invece, il medico cubano che aveva contratto il virus in Sierra Leone: presto potrà lasciare l'ospedale di Ginevra dove era ricoverato e dove è stato trattato con il farmaco sperimentale ZMapp.

(p.c.)

Via | Ansa

Stabile e in prognosi riservata il medico di Emergency

5 Dicembre 2014 ore 14.14

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Con un ritardo di due ore abbondanti sull'orario previsto è stato reso noto il nuovo bollettino sul medico di Emergency contagiato dal virus Ebola e ricoverato all'ospedale Spallanzani di Roma.

La prognosi resta riservata dopo l'aggravarsi delle condizioni di ieri sera che lo hanno costretto all'assistenza respiratoria; il paziente è attualmente stabile e resta ricoverato in rianimazione.


Siamo in attesa di ulteriori aggiornamenti ufficiali.
(a.g.)

Trasferito in rianimazione il medico di Emergency


5 Dicembre 2014 ore 10.15
Sono peggiorate ulteriormente le condizioni del medico di Emergency affetto da Ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma. Dall'ospedale fanno sapere che l'uomo ha trascorso la notte attaccato al respiratore e che è stato trasferito in rianimazione.

Stiamo tutti pregando per questo nostro dottore

ha dichiarato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin dopo la diffusione dell'ultimo bollettino medico sulle condizioni di salute del paziente.

Sappiamo che questa settimana è molto cruciale e la prognosi è ancora assolutamente riservata.

(s.s.)

In peggioramento le condizioni del medico di Emergency

4 dicembre ore 22:55

Mentre le condizioni del medico italiano ricoverato allo Spallanzani sembrano aggravarsi, il paziente ricoverato a Francoforte sta meglio e lo scorso 19 novembre è tornato a casa. Anch'egli medico, ha contratto l'Ebola in Sierra Leone. Dopo essere rimasto in isolamento per ben 7 settimane è guarito nonostante le sue condizioni sono apparse inizialmente critiche. Solo oggi un comunicato ha dato notizia del suo ritorno a casa.

ore 21:55

Le condizioni del medico di Emergency affetto da Ebola ricoverato allo Spallanzani di Roma sono in peggioramento. La situazione si è aggravata e ora l'uomo ha bisogno dell'assistenza respiratoria.

(s.s.)

Via | Sky Tg24

Quadro clinico impegnativo per il dottore di Emergency

4 dicembre 2014 ore 13.30

Le condizioni del medico di Emergency non sembrano migliorare. Secondo quanto si apprende dal bollettino medico rilasciato dai dottori che hanno in cura il paziente zero di ebola in Italia, la febbre è tornata e il suo quadro clinico rimane impegnativo, anche se il 50enne siciliano è vigile e interagisce con i sanitari che lo stanno assistendo.

Persiste un quadro clinico impegnativo, con ricomparsa di febbre.

Il paziente è vigile ed interagisce con gli operatori sanitari che lo assistono.

Nelle prossime ore effettuerà la seconda infusione del trattamento con il farmaco sperimentale iniziato il pomeriggio del 2 dicembre.

La prognosi rimane riservata.

Nonostante il lieve miglioramento di ieri, oggi le condizioni per il medico 50enne sono di nuovo preoccupanti, come sottolineato da Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Ospedale Spallanzani: è un paziente che ha bisogno di assistenza, con un quadro clinico che determina diverse situazioni, per le quali c’è bisogno di intervenire. Nelle prossime ore, dunque, il paziente effettuerà una seconda infusione del trattamento con farmaco sperimentale iniziato nel pomeriggio del 2 dicembre.

(p.c.)

Via | LaStampa

In leggero miglioramento il medico di Emergency

Le condizioni del medico di Emergency colpito dal virus ebola in Sierra Leone sono leggermente migliorate: ecco cosa leggiamo nel nono bollettino medico del 3 dicembre 2014.

03 dicembre 2014 ore 12.30

Sono in leggero miglioramento le condizioni di salute del dottore di Emergency ricoverato dallo scorso 25 novembre presso l'Ospedale Spallanzani di Roma: il nono bollettino, rilasciato dai medici che lo hanno in cura intorno alle ore 12.30 di mercoledì 03 dicembre 2014, ci dice che sono stati notati dei piccoli miglioramenti.

Rimangono i sintomi dei giorni scorsi, così come una profonda spossatezza, ma al momento il dottore 50enne di origini siciliane non ha la febbre e in generale le sue condizioni sono lievemente migliorate. Come annunciato nel bollettino di ieri, nel pomeriggio ha anche iniziato il trattamento con un nuovo farmaco sperimentale: ricordo infatti che al momento non esiste una cura per il virus ebola, così come non esiste un vaccino, ma solo farmaci sperimentali.

Le condizioni del paziente sono leggermente migliorate.

Attualmente non ha febbre.

Persiste la sintomatologia presente nei giorni precedenti, con un leggero miglioramento.

Permane una profonda spossatezza.

Il paziente è contattabile e risponde a tono alle domande poste.

Nel pomeriggio di ieri ha iniziato un ulteriore trattamento con un farmaco sperimentale.

La prognosi rimane riservata.

(p.c.)

Dichiarato lo stato di emergenza per aiutare la Croce Rossa

Il Governo italiano ha decretato lo stato di emergenza per l'epidemia di ebola, per poter aiutare meglio la Croce Rossa Italiana impegnata ad aiutare nelle zone più colpite dal virus.

03 dicembre 2014 ore 9.45

ebola croce rossasito del Governo:

È stato dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza della grave crisi umanitaria in atto nell’Africa Occidentale a causa della diffusione del virus Ebola; la delibera odierna del Consiglio è finalizzata a consentire la partecipazione della Croce Rossa Italiana alle attività umanitarie in campo sanitario promosse dalla Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nei territori interessati, ma il dibattito svolto in Consiglio sull’argomento apre altresì la strada alla partecipazione di altri enti che chiederanno di operare, sulla base di progetti di intervento sul terreno. Il Consiglio dei ministri, nell’approvare la delibera riguardante la Croce rossa italiana, assicura la disponibilità del Governo a valutare positivamente richieste di sostegno all’azione di volontari appartenenti ad organizzazioni umanitarie e di volontariato impegnate nell’emergenza Ebola, preferenzialmente nell’ambito di quanto previsto dalla legislazione sulla cooperazione, nel rispetto delle norme della medesima legge nonché delle prescrizioni in materia sanitaria adottate dal Ministero della salute. A tal fine il Governo, nell’ambito dei fondi che saranno stanziati per l’emergenza Ebola, si riserva di integrare i fondi a disposizione del MAE per le predette esigenze, nonché di valutare l’opportunità di promuovere progetti per finalità specifiche sviluppati dalle Regioni con il concorso di aziende sanitarie e di organizzazioni umanitarie e di volontariato che insistono sul loro territorio.

(p.c.)

Lieve peggioramento per il medico italiano, presto nuovo trattamento sperimentale

Emesso dai dottori dell'Ospedale Spallanzani di Roma l'ottavo bolletino medico sulle condizioni di salute del volontario di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone.

02 dicembre 2014 ore 12.45

L'ottavo bollettino medico del medico di Emergency ricoverato allo Spallanzani di Roma dal 25 novembre 2014, dopo aver contratto il virus in Sierra Leone, parla di un peggioramento nelle condizioni generali di salute del paziente, peggioramento che si è manifestato nella serata di ieri.

Nella nottata e nella mattinata di oggi, però, il quadro clinico è tornato sovrapponibile a quello di ieri. I dottori che lo hanno in cura sottolineano che il paziente sta per iniziare un altro trattamento con un nuovo farmaco sperimentale, che è arrivato in Italia dall'estero. Il farmaco è stato ottenuto grazie alla catena di solidarietà istituzionale attivata tra il Ministero della Salute, la rete degli USMAF e con l’aiuto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La prognosi rimane riservata.





(p.c.)

Il neo commissario alla salute UE, "Necessario fermare l'epidemia in Africa"

Il neo commissario alla Salute dell'Unione europea, Vytenis Andriukaitis, sottolinea che bisogna assolutamente fermare l'epidemia di ebola in Africa.

02 dicembre 2014 ore 9.45

Il neo commissario alla Salute dell'Unione europea, Vytenis Andriukaitis, sottolinea che bisogna assolutamente fermare l'epidemia di ebola in Africa.

02 dicembre 2014

ebola Vytenis Andriukaitis

Vytenis Andriukaitis, il neo commissario alla Salute dell'Unione Europea, sottolinea, in un'intervista a Repubblica, l'importanza di scendere in prima linea in Africa per la lotta all'epidemia di ebola che ha colpito tre stati occidentali del Continente Nero. E bisogna agire in tempi rapidi, perché come sottolineato dall'ex ministro della salute lituano, si è già perso troppo tempo e ora l'Europa deve fare tutto il possibile per poter arginare il fenomeno.

L'epidemia di ebola, secondo quanto sostenuto dal neo commissario alla Salute dell'UE, deve essere affrontata in primo luogo nei paesi africani dove ha colpito duramente, paesi già poveri, dove l'igiene è scarsa e dove malattie come l'ebola si diffondono rapidamente. Non servono solo strutture base per garantire una lotta capillare a queste e a quelle malattie, ma anche esperti in epidemiologia, che spieghino alla popolazione cosa bisogna fare per evitare il contagio e la diffusione della stessa.

Vytenis Andriukaitis sottolinea anche che gli allarmismi per la diffusione in Europa del virus ebola sono del tutto infondati, dal momento che i rischi sono molto bassi, visto che i nostri livelli igienici sono molto alti e contenere l'epidemia è più facile. Se si seguono i protocolli, anche in Africa, arginare e limitare il virus è più facile. Anche se, come dimostrato dal medico italiano di Emergency colpito dal virus in Sierra Leone, nonostante tutte le norme di sicurezza, casi di contagio possono capitare.

A tal proposito, Vytenis Andriukaitis ricorda che bisogna proteggere i professionisti che prestano gratuitamente il loro aiuto in queste zone con controlli continui, con una formazione costante: gli errori possono essere evitati organizzando turni e squadri, per evitare che la stanchezza eccessiva possa portare a commettere sbagli che possono costare molto ai medici che lavorano per cercare di aiutare la popolazione. Sarà anche indispensabile, continuo il commissario UE, vaccinare i sanitari, visti anche gli esiti incoraggianti dei primi test.

Proprio a proposito dell'impegno dei paesi della UE a contrastare ebola, la Legge di Stabilità del Governo Renzi ha stanziato un contributo straordinario di 2 milioni di euro per il 2015 e di 1 milione di euro per il 2016 e il 2017, per potenziare le attività dello Spallanzani.

(p.c.)

Via | Repubblica

Settimo bollettino, il medico italiano è in lieve peggioramento

Emesso lunedì 01 dicembre 2014 dall'Ospedale Spallanzani di Roma il bollettino medico n° 7 per il medico di Emergency di Ebola.

01 dicembre 2014

settimo bollettino ebola

Lunedì 01 dicembre 2014, i medici dell'Ospedale Spallanzani hanno emesso il settimo bollettino medico relativo al dottore di Emergency ricoverato presso la struttura romana, dopo aver contratto il virus dell'ebola in Sierra Leone, dove operava per la ONG. Le condizioni del dottore sono in lieve peggioramento, secondo quanto riportato dal bollettino.

Come annunciato nel sesto bollettino medico, emesso nella giornata di domenica 30 novembre, il dottore 50enne siciliano ha ricevuto nel pomeriggio di ieri la seconda infusione di plasma di convalescente: dopo quello arrivato dalla Spagna, il paziente ha ricevuto del plasma arrivato dalla Germania ed è stato ben tollerato.

Ecco cosa si legge nel bollettino medico n° 7:

Il paziente ha ricevuto nel pomeriggio di ieri la seconda infusione di plasma di convalescente arrivato dalla Germania, senza nessuna reazione avversa.

Le condizioni generali del paziente sono lievemente peggiorate.

Permangono febbre elevata, profonda spossatezza e esantema cutaneo diffuso.

Il paziente è facilmente contattabile, autosufficiente, risponde a tono alle domande poste.

Respira spontaneamente.

Normale la funzione renale, ed in miglioramento i valori delle transaminasi.

La prognosi continua ad essere riservata.


(p.c.)

Sesto bollettino, il medico di Emergency è stazionario

30 novembre 2014

sesto-bollettino-medico

Intorno alle ore 12 di domenica 30 novembre 2014 è stato emesso il bollettino medico n° 6 sullo stato di salute del medico di Emergency che ha contratto il virus ebola mentre operava in Sierra Leone. Secondo quanto riportato dai dottori che lo hanno in cura presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, le condizioni del medico 50enne siciliano sono sostanzialmente stazionarie.

Il dottore ha ancora febbre elevata, disturbi gastrointestinali, spossatezza ed esantema cutaneo diffuso, ma è facilmente contattabile, autosufficiente, risponde a tono alle domande che gli vengono fatte e riesce anche a deambulare in modo autonomo nella sua stanza. In leggero miglioramento risultano i valori dei globuli bianchi e delle piastrine, mentre i valori delle transaminasi sono in leggero aumento. Normale la funzione renale e respira spontaneamente con erogazione di ossigeno al bisogno.

Ha ben tollerato il terzo trattamento sperimentale, cioè il farmaco che agisce sulla risposta immunitaria. Al paziente verrà somministrato nel pomeriggio un ulteriore trattamento con plasma di convalescente, seconda infusione dopo quella effettuata con il plasma arrivato dalla Spagna. Il plasma è appena arrivato dalla Germania grazie ad una catena di supporto e di solidarietà istituzionale (Ministero della Salute italiano e tedesco, Ospedale Universitario di Francoforte, Centro Nazionale Sangue), scientifica (coordinamento internazionale per la gestazione dell'Ebola nell'Organizzazione Mondiale della Sanità) e delle società di trasporto. Il tutto è stato effettuato con una grande partecipazione umana.

(p.c.)

Oms: "Niente sesso fino a tre mesi dopo la guarigione"

emergenza ebola

29 novembre ore 17:00

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato nuove raccomandazioni da seguire nel periodo di convalescenza dall'Ebola. Le norme di comportamento riguardano in particolare gli uomini, nel cui caso il virus può permanere nel liquido seminale fino a 3 mesi dopo la guarigione.

Gli studi che hanno concentrato l'attenzione su questo fenomeno sono 4 e in totale hanno coinvolto 43 pazienti. Il virus è stato ritrovato nel liquido seminale di 3 uomini 40, 61 e 82 giorni dopo la remissione dei sintomi.

L'Oms sottolinea che in casi come questi il microbo può essere trasmesso attraverso i rapporti sessuali. L'uso del profilattico sarebbe quindi d'obbligo, ma la regola da seguire sarebbe astenersi sai rapporti fino a 3 mesi dopo la scomparsa dei sintomi. La raccomandazione riguarda anche il sesso orale. Ma non finisce qui.

L'Organizzazione sottolinea infatti che i convalescenti

devono curare una buona igiene personale dopo la masturbazione.

(s.s.)

Via | Agi

Quinto bollettino medico, il medico ricoverato allo Spallanzani soffre di disturbi gastrointestinali importanti e febbre alta

29 novembre ore 12:35

quinto-bollettino-medico

Il quinto bollettino medico del 28 novembre 2014, reso noto dall'Ospedale Spallanzani intorno a mezzogiorno, rivela che le condizioni di salute del medico di Emergency che ha contratto la patologia in Sierra Leone hanno avuto nel pomeriggio di ieri un piccolo peggioramento.

Dal pomeriggio di ieri, 28 novembre, il paziente ha avuto un progressivo peggioramento. Ha iniziato ad avere disturbi gastrointestinali importanti (nausea, vomito e diarrea). Presenta inoltre un esantema cutaneo diffuso. Al momento ha la febbre elevata superiore ai 39°C. Le condizioni generali sono peggiorate, lamenta profonda spossatezza e sonnolenza. Tende ad assopirsi ma è facilmente risvegliabile. Risponde a tono alle domande poste e riesce a deambulare autonomamente nella stanza. I valori dei globuli bianchi e delle piastrine sono sostanzialmente stazionari. Normale la funzione renale, modesta alterazione della funzionalità epatica. Nessuna nuova manifestazione emorragica. Respira spontaneamente con erogazione di ossigeno al bisogno. Ha iniziato il terzo trattamento sperimentale. Il trattamento è stato finora basato su un farmaco antivirale, sul plasma di convalescente ed è stato aggiunto oggi un farmaco che agisce sulla risposta immunitaria. La prognosi continua ad essere riservata.


Intanto da Telgate, in provincia di Bergamo, arriva un'ordinanza del sindaco Fabrizio Sala, che vieta la dimora anche occasionale in qualunque struttura di accoglienza a persone senza documenti di identità e senza certificato medico: il provvedimento ribattezzato anti-ebola è stato emesso dal sindaco leghista, anche se altri appartenenti al suo partito non sono d'accordo con la decisione presa.

(p.c.)

Ebola virus, ultime notizie: migliora il medico di Emergency ricoverato a Roma

28 novembre ore 13.00

È un'agenzia Adkronos a informare sulle condizioni mediche del dottore siciliano di Emergency ricoverato all'INMI Lazzaro Spallanzani di Roma per sospetto contagio da Ebola: il medico sta migliorando e riferisce di sentirsi meglio rispetto ai giorni scorsi. Nel quarto bollettino medico si legge che:

Bollettino medico n.4 del 28 novembre 2014

Le condizioni generali del paziente sono migliorate e riferisce di sentirsi meglio.
La temperatura corporea è attualmente inferiore ai 38° C.
Al momento i parametri vitali sono nella norma.
Il paziente è vigile e collaborante, deambula autonomamente nella stanza, interagisce positivamente con il personale sanitario.
Migliorati i parametri ematologici (globuli bianchi e piastrine).
I parametri della funzionalità epatica e renale sono normali.
Nessun nuovo sintomo caratteristico della malattia, né manifestazioni emorragiche.


quarto_bollettino_spallanzani

(a.g.)

Medico di Emergency ricoverato a Roma, terzo bollettino medico

27 novembre 2014 ore 12.30

Con un nuovo tweet è stato reso noto il terzo bollettino medico del dottore di Emergency ricoverato allo Spallazani di Roma. Nel breve tweet si legge che il medico ha iniziato ieri pomeriggio un trattamento con plasma di convalescente.

Il trattamento è arrivato

dalla Spagna, con una catena di supporto e di solidarietà istituzionale, scientifica, delle società farmaceutiche e delle società di trasporto.



Per quanto riguarda le condizioni di salute del paziente, nella serata di ieri ha avuto un rialzo febbrile e una riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine, ma durante la notte la febbre è calata e il paziente è migliorato:

il paziente è vigile, collaborante, deambula autonomamente interagisce bene, non ha emorragie.




(p.c.)

Primi risultati positivi del vaccino sperimentale

Sperimentato con successo uno dei vaccini ideati contro il virus ebola. Dallo Spallanzani di Roma, invece, arrivano notizie sul paziente zero: sta bene e riesce a camminare da solo.

27 novembre 2014

Buone notizie dalla sperimentazione di uno dei vaccini pensati contro ebola: il CAd3, prodotto dalla Glaxo Smith Kline, ha dato i primi risultati positivi, dal momento che non ha mostrato tossicità nella prima fase di sperimentazione sull'uomo. Si tratta della sperimentazione della fase I: il vaccino è stato testato su 20 uomini, con età compresa tra i 18 e i 50 anni, che hanno assunto il farmaco e in un mese hanno sviluppato un livello alto di difese immunitarie contro il virus.

Si tratta di un vaccino per via intramuscolare, sviluppato presso Niai e Okairos, che contiene materiale genetico di due ceppi di ebola, Zaire, responsabile di questa epidemia, e Sudan. Non contiene virus vivo, quini non può provocare la malattia. I risultati, secondo gli esperti, sono promettenti, ma affinché sia veramente sicuro ed efficace sono necessarie ulteriori sperimentazioni.

I risultati positivi del vaccino sperimentale sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Il gruppo farmaceutico ha già iniziato la produzione di 24mila dosi, che verranno utilizzate in Africa Occidentale per le fasi II e III della sperimentazione, che avverrà nel 2015.

Buone notizie arrivano anche da Roma, dall'Istituto Spallanzani dove è ricoverato il paziente zero italiano. Il medico di Emergency, secondo quanto sottolineato da Nicola Petrosillo, uno dei dottori del team che lo ha in cura, sottolinea che cammina, è forte ed è autonomo.

Che le condizioni siano stabili è un buon segno. Stiamo valutando le migliori strategie terapeutiche.

Il farmaco utilizzato sembra essere ben tollerato dal paziente e la durata di somministrazione sarà di due settimane al massimo, a seconda delle condizioni del paziente. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, sottolinea che tutti i farmaci che verranno usati

derivano da un'intesa con l'Unità farmaci essenziali dell'Oms

aggiungendo poi che a breve dall'ospedale partiranno quattro virologi per un nuovo laboratorio in Sierra Leone, progetto

nell’ambito di un programma con il ministero degli Affari Esteri.

Via | Corriere e Corriere

(p.c.)

Secondo bollettino del paziente zero italiano, le condizioni sono stabili

Emesso dall'Ospedale Spallanzani di Roma il secondo bollettino medico sul paziente zero italiano, il medico di Emergency che lavorava in Sierra Leone: le condizioni sono stabili e non ci sono altri segnali oltre alla febbre.

26 novembre 2014

ebola-spallanzani

Sono stabili le condizioni del primo paziente italiano affetto da ebola: il medico siciliano di Emergency, che ha contratto la malattia in Sierra Leone dove operava con l'organizzazione di Gino Strada, ha ancora la febbre, ma la pressione è normale, mentre non ci sono altri sintomi evidenti della malattia emorragica.

Il secondo bollettino medico dell'Ospedale Spallanzani di Roma dove il dottore siciliano è in cura da quando è arrivato in Italia ci dice che la febbre è ancora sopra i 38 gradi, ma non ci sono sintomi e segni emorragici. Aggiornamenti arrivano anche via Twitter, dal profilo ufficiale dell'ospedale, che sottolinea che il paziente è in questo momento trattato con un farmaco sperimentale, che è stato ben tollerato dal paziente 50enne.




Altri dati relativi al farmaco sperimentale utilizzato per il paziente zero italiano non vengono rilasciati da parte dell'ospedale romano, che sottolinea come al momento non verrà fornito il nome del medicinale. Sappiamo solo che

è stato ottenuto con una procedura speciale per l'importazione dei farmaci non registrati. La stessa procedura continuerà a garantire l'approvvigionamento del medicinale fino al completamento del ciclo terapeutico.

Il paziente

è monitorato per la funzionalità cardiaca, epatica e renale per identificare precocemente l'eventuale comparsa di effetti avversi al trattamento.

Il medico che ha letto davanti ai giornalisti il secondo bollettino ha poi aggiunto:

Il paziente è autonomo, cammina, è una persona psicologicamente forte. L'istituto ha destinato una task force di personale, esperto, circa una trentina che si stanno avvicendando, esclusivamente dedicata all'assistenza del paziente.

Luca Pani, direttore generale dell'Aifa, sottolinea proprio in merito alle cure:

Su richieste dei medici dello Spallanzani avanzate in base a protocolli internazionali, abbiamo autorizzato in via eccezionale e straordinaria 6 farmaci. I medici dello Spallanzani decideranno se e come utilizzarli.

(p.c.)

Via | Repubblica

Simit sul paziente zero "Non lo avevamo escluso, ma siamo pronti"

Simit, la Società Italiana di malattie Infettive e Tropicali, interviene in merito al caso del paziente zero in Italia, sottolineando che questa eventualità non era stata esclusa, ma che il paese è pronto.

25 novembre 2014 ore 16.00

Simit, la Società Italiana di malattie Infettive e Tropicali, interviene in merito al caso del paziente zero italiano, il medico di Emergency rientrato nella notte dalla Sierra Leone dove è stato contagiato dal virus ebola e ricoverato presso l'unità speciale allestita presso l'Ospedale Spallanzani di Roma. Massimo Andreoni, presidente della Società, rassicura tutti quanti sul caso, la cui eventualità non è mai stata esclusa dagli esperti, anche se il gruppo si dice pronto.

Il trasporto del paziente zero è stato effettuato secondo i protocolli e le norme di sicurezza, attraverso un'ambulanza equipaggiata in biocontenimento e con una speciale barella, così da rendere il trasferimento altamente sicuro e in completo stato di isolamento. Massimo Andreoni, presidente della Simit, sottolinea che quanto è accaduto era stato più volte ipotizzato:

l’arrivo di un operatore sanitario che si è ammalato in uno dei paesi in cui è presente attualmente l’epidemia. Sicuramente, così come è accaduto non solo in USA e Spagna, ma anche in due stati africani quali Nigeria e Senegal, l’Italia ha tutte le attrezzature e competenze necessarie per trattare al meglio il singolo caso e per evitare la propagazione dell’infezione.

Il presidente conclude affermando che si tratta di

operatori addestratisi in questi mesi, i medici e il personale sanitario sono pronti per dare tutta l'assistenza necessaria.

(p.c.)

Il primo bollettino medico del paziente zero italiano

Il primo bollettino medico relativo al paziente zero italiano svela che il medico di Emergency ha la febbre alta ma non mostra altri segni. Ecco cosa dicono i medici dello Spallanzani che lo hanno in cura.

25 novembre 2014 ore 13.30

E' stato emesso il primo bollettino medico del dottore di Emergency risultato positivo ai test del virus ebola in Sierra Leone, dove lavorava insieme all'organizzazione fondata da Gino Strada, e arrivato in Italia con un volo speciale nella notte. Il medico, che è già ricoverato presso l'Ospedale Spallanzani di Roma, è arrivato in Italia con febbre a 39 gradi, ma senza mostrare alcun segno di disidratazione cutanea. Il medico ha anche già iniziato un

trattamento antivirale specifico con un farmaco non registrato, autorizzato con ordinanza dell'Aifa, su indicazione del Ministero della Salute,

come sottolineato dai medici che hanno in cura il paziente zero durante la prima conferenza stampa che si è svolta allo Spallanzani di Roma.

Intanto dalla Sicilia, terra di origine del medico 50enne, alla sua prima missione con Emergency, arriva la voce preoccupata della moglie del dottore: dalla sua casa di Enna, dalla quale era pronta a partire insieme alle figlie i 18 e 19 anni per stare vicina al marito, la signora Tina, infermiera presso l'Ospedale di Enna dove anche il marito lavorava presso il reparto di Malattie Infettive (e dove doveva rientrare a breve dopo l'aspettativa presa per aiutare in Sierra Leone) si dice preoccupata. Non partiranno più per Roma, dopo la telefonato di un funzionario della Farnesina:

Ha provato a tranquillizzarci anche se non ci è riuscito... Dicono che per noi per il momento è meglio restare in Sicilia.

La moglie del medico, specialista in infettivologia e dirigente presso l'azienda ospedaliera Umberto I di Enna, che ha studiato e lavorato a Catania, all'Unità operativa di Malattie Infettive dell'ospedale Cannizzaro, è davvero molto preoccupata:

Sono seriamente preoccupata anche perché dalla Sierra Leone lui ha telefonato una volta parlando con le nostre ragazze, dicendo che andava tutto bene, mentre da quando è arrivato Roma ha inviato solo due sms col suo cellulare, l’unico contatto col mondo che gli è rimasto, l’unico aggancio possibile con noi. Lo conosco bene dopo 25 anni di matrimonio. Per non chiamare vuol dire che sta male e preferisce non parlare, per non fare aumentare il nostro sconforto...

(p.c.)

Via | Corriere

E' arrivato in Italia il medico di Emergency contagiato

E' arrivato in Italia il medico di Emergency che ha contratto il virus in Sierra Leone: l'Ospedale Spallanzani si dice pronto a affrontare l'emergenza, mentre il dottore è stato trasportato secondo tutte le norme di sicurezza previste.

25 novembre 2014 ore 9.00

E' arrivato nella notte il medico di Emergency che ha contratto il virus ebola in Sierra Leone: lo speciale aereo dell'Aeronautica Militare, un Boeing KC 767 allestito appositamente per emergenze di questo tipo, è atterrato nella base militare di Pratica di Mare, mentre il paziente è stato trasportato attraverso una speciale barella chiusa utilizzata per il trasporto via aerea di persone che sono state colpite da malattie infettive contagiose.

La speciale barella chiusa, l'Aircraft Transit Isolators o Ati, permette di trasportare in tutta sicurezza pazienti colpiti da malattie che possono essere altamente contagiose e la cui diffusione può avvenire velocemente e facilmente. E' utilizzata nelle febbri emorragiche come l'ebola, ma anche per la sars, il colera e altre malattie analoghe.

Insieme al medico di Emergency, sul volo c'era anche una Unità di isolamento aeromedico, un team dell'Aeronautica Militare Italiana composto da ufficiali medici e infermieri addestrati per queste emergenze. Sulla pista era già pronta una speciale ambulanza attrezzata che ha trasportato il paziente all'Ospedale Spallanzani di Roma, dove l'uomo sarà ricoverato in una stanza di isolamento: sarà disteso su una barella avvolta nel cellophane che impedisce la contaminazione e non potrà toccare oggetti e avere contatti diretti con il personale.

L'ospedale romano è pronto per affrontare questa emergenza: il reparto al primo piano, chiuso da più di un anno e usato per le emergenze, è stato appositamente per casi come questo. Tutti gli operatori sanno come affrontare emergenze di questo genere. Si tratta di un'area di massima sicurezza.

Il reparto speciale, che ha un ingresso a parte ed è separato dal resto dell'edificio, si compone di 16 stanze, 4 destinate ai malati e le altre al personale di infermieri e medici formati e addestrati con speciali esercitazioni. Le stanze hanno un sistema di condizionamento a senso unico, per impedire all'aria di uscire e di diffondere virus e batteri. Tutto il materiale usato dagli operatori sanitari (cappello, maschera, mantellina, tuta impermeabile, stivali, guanti, grembiule) viene distrutto dopo l'uso: all'interno si usano fogli e matite che non possono uscire dal reparto, al quale si può accedere con un ascensore privato ad alto isolamento.

Via | Repubblica e Corriere

(p.c.)

Gino Strada "il medico italiano non presenta sintomi"

In arrivo in Italia il primo italiano contagiato dal virus ebola: si tratta di un medico di Emergency, che ha contratto la malattia in Sierra Leone, una delle zone più colpite dall'Africa e che verrà curato allo Spallanzani di Roma.

24 novembre 2014 ore 14.15

Dopo il post pubblicato su Facebook da Emergency, anche Gino Strada interviene per commentare la notizia dell'arrivo di un medico italiano affetto da ebola. Secondo il fondatore dell'associazione che opera in Sierra Leone, il dottore starebbe bene e non avrebbe i sintomi della malattia. E' in buone condizioni e non si può dire lo stesso, invece, della situazione che sta attraversando il paese dell'Africa Occidentale dove Emergency ha aperto un centro per il trattamento della patologia e per cercare di superare il momento di crisi.

(p.c.)

Allo Spallanzani di Roma il primo medico italiano contagiato

24 novembre 2014 ore 12.00

ebola emergency

In arrivo all'Ospedale Spallanzani di Roma il primo paziente italiano di ebola: si tratta di un medico di Emergency, che ha contratto il virus in Sierra Leone. Il dottore è risultato positivo ai test e immediatamente sono state attivate l'Unità di Crisi della Farnesina e l'Areonautica Militare per poter trasferire il paziente in Italia, dal momento che sarà curato, come sottolineato dal Ministero della Salute, presso l'Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

La nota del Ministero sottolinea che la notizia dei test positivi al virus ebola sono stati comunicati nel pomeriggio di ieri e il trasferimento del paziente in Italia dovrebbe essere completato a breve, su disposizione ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, d'intesa con il Presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, il ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e il ministro dell'Interno. Ovviamente sono state predisposte tutte le misure di sicurezza per garantire un trasporto sicuro e un ricovero in ospedale senza rischi.

Beatrice Lorenzin, ministro della salute, rassicura la famiglia:

Mi sento di rassicurare la famiglia che il nostro medico sta bene, non ha avuto febbre o altri sintomi durante la notte, stamattina ha fatto colazione e continua a bere in maniera autonoma, esprimo la mia vicinanza a lui e alla famiglia e assicuro che il governo italiano tutto è al fianco del nostro connazionale.

Secondo quanto riportato dalle ultime notizie, il medico sarebbe in buone condizioni. Il medico lavorava presso il Centro per malati di Ebola di Lakka in Sierra Leone per Emergency, che ha precisato che tutto lo staff del centro impegnato nella lotta contro l'ebola ha seguito e segue ancora una formazione specifica sui protocolli di protezione, per evitare contagio e diffusione del virus.


(p.c.)

Via | Repubblica

Dal bilancio dell'Oms emergono più di 15 mila casi

22 novembre 2014

mappa anti-panico

Oltre 15 mila casi, letali per più di un terzo delle volte. E' questo il bilancio dell'epidemia di Ebola che ha occupato le cronache mondiali nel 2014. A farlo è l'Organizzazione mondiale della sanità, che nel suo ultimo bollettino parla di 15.351 contagi e 5.459 decessi.

Confermati i 3 Paesi focolaio dell'epidemia: la Liberia, con 7.082 casi e 2.963 decessi, la Sierra Leone, con 6.190 e 1.267 decessi e la Guinea, che con ben 1.214 decessi su 2.027 casi è la nazione in cui il virus è stato più letale. L'Ebola ha poi colpito anche in Mali, con 6 casi tutti letali. Altre nazioni sono invece fuori dall'epidemia: la Nigeria, in cui il virus ha colpito 20 volte facendo 8 vittime e il Senegal, con un solo contagio non letale. L'unico paziente infettato in Spagna non è morto e fra i 4 casi curati negli Stati Uniti uno solo è risultato letale.

(s.s.)

Via | Adnkronos

Medico Msf rientra dal Mali in Spagna per possibile contagio

21 novembre 2014

Ebola spagna

Un medico di Medici Senza Frontiere rientrerà oggi dal Mali in Spagna, per un sospetto contagio da virus ebola: la giovane cooperante lavorava nel paese africano e assisteva i malati e forse è a rischio contaminazione. Ferdinando Simon, che fa parte del comitato governativo spagnolo che si occupa proprio di monitorare la situazione relativa all'epidemia di ebola, ha sottolineato che le possibilità che la donna abbia contratto l'infezione sono relativamente alte.

La donna, mentre stava curando un paziente in Mali, si è punta con un ago mentre faceva un'iniezione, come reso noto dalle autorità sanitarie spagnole nella giornata di giovedì. La donna dovrebbe essere rimpatriata nella mattinata di oggi: il contagio non è stato ancora confermato e si tratta esclusivamente di un rimpatrio preventivo, come era avvenuto per i missionari spagnoli che operavano nelle zone colpite dal virus e che erano ad alto rischio.

La donna verrà messa in quarantena per sicurezza e la conferma se è stata contagiata o no dovrebbe arrivare entro 48 ore, come sottolineato Fernando Simo:

Non è malata e durante le prime 48 ore non ci sono possibilità di sviluppare i sintomi, quindi non c'è nessun rischio di trasmissione, però è importante farla tornare rapidamente e monitorarla in maniera attiva.

Il portavoce ha poi sottolineato che il rientro in Spagna avverrà con un aereo medicalizzato ma non di alto livello, dal momento che non ci sono rischi di infezione. Ovviamente il nome del medico non è stato rivelato: si tratta del quarto rimpatriato in Spagna, dopo i casi del religioso Miguel Pajares contagiato, della suora Juliana Bonoha non contagiata, del sacerdote Manuel Garcia Leon Viejo, morto il 25 settembre scorso.

(p.c.)

Via | Elmundo

Guarito in Germania il medico ugandese

Dalla Germania arriva la bella notizia della guarigione del medico ugandese che si trovava ricoverato presso il Frankfurt University Hospital dallo scorso 2 ottobre.

20 novembre 2014 ore 17.30

Il medico ugandese di Emergency che si era ammalato di ebola in Sierra Leone è guarito ed è già stato dimesso dal Frankfurt University Hospital dove si trovava ricoverato dallo scorso 2 ottobre, quando era arrivato in Germania. La notizia è stata data dallo stesso ospedale con una nota emanata oggi, mentre la presidente di Emergency, Cecilia Strada, commenta con gioia la buona notizia:

Abbiamo aspettato questa notizia per settimane, siamo molto felici e sollevati che il nostro medico sia guarito e possa tornare alla sua vita.

(p.c.)

In Sierra Leone è ancora allarme epidemia

In Sierra Leone l'epidemia di ebola sembra non avere tregua: la situazione è ancora molto delicata, come sottolineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

20 novembre 2014 ore 13.45

In Sierra Leone l'epidemia di ebola fa ancora paura. Mentre alcuni stati sono stati dichiarati ebola free, come ad esempio il Congo e meno recentemente la Nigeria, e mentre in Guinea gli esperti notano un primo segno di stabilizzazione dei nuovi casi di malati, in Sierra Leone sembra che il virus non abbia intenzione di lasciare la presa. L'ultimo bollettino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non lascia dubbi in merito.

Secondo quanto riportato dall'Oms, infatti, il numero dei casi di malati di ebola in Sierra Leone è salito a 15145, mentre i morti sarebbero 5420. Nel documento si leggono dati preoccupanti e allarmanti in merito all'andamento della malattia:

La Sierra Leone ha 533 nuovi casi confermati dall'ultimo conteggio, lo scorso venerdì, su un totale di 732, soprattutto per la trasmissione intensa nell'ovest e nel nor del paese.

L'Oms, che proprio recentemente ha puntato l'attenzione anche sul Mali, al confine con la Guinea, dove si segnalano sei casi e cinque morti, rivela anche i dati relativi ai tre paesi colpiti maggiormente dal virus, vale a dire Guinea, Liberia e, ovviamente, Sierra Leone. Nei paesi sono operativi 1109 posti letto in 18 centri di trattamento specializzati per cercare di affrontare il virus ebola. Il dato più allarmante, però, è che solo il 13 per cento dei pazienti della Sierra Leone si trova attualmente in isolamento.

Ebola Sierra Leone

(p.c.)

Via | Ansa

La donazione di Bill Gates per combattere la malattia

In Svizzera sarà ricoverato un paziente cubano affetto dal virus ebola, mentre arriva la notizia che Bill Gates ha nuovamente deciso di donare un'ingente somma di denaro per cercare di combattere l'epidemia.

20 novembre 2014 ore 8.45

Un medico cubano sarà curato in Svizzera, dopo aver contratto il virus in Sierra Leone. Si tratta di uno dei 165 medici dell'equipe sanitaria che Cuba ha inviato in uno dei paesi maggiormente colpiti dall'epidemia, per poter fronteggiare l'emergenza: purtroppo l'uomo è stato contagiato e, secondo quanto riportato dalle autorità cubane, su proposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità l'uomo verrà curato a Ginevra.

Cuba è da tempo impegnata in prima linea per la guerra contro l'epidemia di ebola in Africa Occidentale: una scelta che è valsa al paese il plauso della comunità internazionale, dal momento che attualmente 53 medici cubani si trovano in Liberia, 38 in Guinea e più di 160 in Sierra Leone.

Un impegno concreto, proprio come quello di Bill Gates, che già nello scorso mese di settembre 2014 aveva donato una somma ingente di denaro per cercare di combattere l'epidemia di ebola nelle zone più colpite. Secondo quanto riportato dalla Bbc e da altri media internazionali, The Bill and Melinda Gates Foundation ha stanziato 5,7 milioni di dollari per un programma che vuole aumentare la produzione dei trattamenti contro l'ebola in Guinea e in altre zone colpite dal virus.

Il programma prevede l'utilizzo del sangue dei pazienti che sono guariti dal virus ebola: i trattamenti a base di plasma di sopravvissuti al virus, plasma contente anticorpi utili per contrastare il virus, saranno sviluppati insieme a partner privati. Dr. Papa Salif Sow, un esperto di malattie infettive che lavora con la Fondazione, ha affermato che il programma lavorerà con i governi per identificare in maniera rapida possibili trattamenti salvavita:

The Gates Foundation sta concentrando i propri investimenti sui trattamenti, sulle diagnosi e sui vaccini che riteniamo potrebbero essere rapidamente prodotti e consegnati a chi ne ha bisogno se dimostrano l'efficacia nel fermare la malattia.

ebola bill gates

(p.c.)

Via | Rainews24

India, uomo torna guarito dalla Liberia, ora è in isolamento

In India il 10 novembre scorso è atterrato all'aeroporto di Nuova Delhi un uomo curato dal virus che rientrava dalla Liberia, dove lavorava per una ditta di costruzioni.

19 novembre 2014

Primo caso di paziente posto in isolamento in India. Si tratta di un un passeggero atterrato all'aeroporto di Nuova Dehli e provenienti dalla Liberia, dove faceva parte di una delegazione dell'impresa di costruzioni indiana Afcons e dove era stato curato per il virus ebola, dal quale era stato dichiarato guarito.

L'Indian Express ha riportato le parole del Ministero della Salute che ha sottolineato che tutte le persone facenti parte della delegazione erano state sottoposte a screening nel momento in cui sono partite dalla Liberia. Nessuno manifestava i tipici sintomi del virus ebola. All'arrivo in India, come da prassi negli aeroporti di Mumbai e di Nuova Delhi, i passeggeri sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti.

Su 17 passeggeri rientrati dalla Liberia, solamente un uomo è stato posto in isolamento. L'uomo indiano 26enne, che era stato colpito da ebola in Liberia, dove era stato curato ed era riuscito a guarire, è stato posto in isolamento presso il centro di quarantena dell'aeroporto di Delhi. E' il primo paziente malato di ebola (e già guarito al suo arrivo) ad essere atterrato in India. La conferma dei test positivi al virus è stata data dal ministro della salute, in base alle analisi del 17 novembre effettuate dal National Institute of Virology (NIV) in Pune e dal National Centre for Disease Control (NCDC) di Delhi.

Anche se i campioni di sangue sono risultati negativi all'ebola, altre analisi hanno confermato che i campioni di sperma erano positivi e per questo è stato posto in isolamento.

La presenza del virus nei suoi campioni di sperma rende possibile la trasmissione della malattia tramite i rapporti sessuali fino a 90 giorni dal momento della guarigione clinica. La situazione è sotto controllo e non c'è bisogno di alcun allarme.

ebola india

(p.c.)

Quinto caso di ebola in Mali

Quinto caso di ebola in Mali, paese africano confinante con la Guinea, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia: dopo i primi quattro morti, è stato accertato un quinto caso nello stato africano.

18 novembre 2014 ore 18.30

Quinto caso di ebola confermato in Mali, dopo l'annuncio di quattro vittime provocate dal virus. Il primo caso è stato quello di una bambina, che aveva contratto la malattia durante un viaggio, non riuscendo a sopravvivere al virus. Dopo di lei sono morte altre tre persone, tra le quali un'infermiera che aveva operato proprio nelle zone più colpite dall'epidemia. Ora il governo conferma il quinto caso per il paese.

Carenti le misure di sicurezza, dal momento che le misure adottate per evitare il contagio da parte di uno dei pazienti, un imam proveniente dalla Guinea, non sono state attivate tempestivamente: dopo la segnalazione da parte delle autorità del paese proveniente, è scattata la quarantena per i pazienti e il personale della clinica, mentre si stanno cercando le oltre 500 persone che sono entrate in contatto con l'uomo.

Ibrahim Boubacar Keita, presidente del Mali, visitando il centro per il trattamento della malattia aperto da Medici senza frontiere (Msf) nel paese, ha voluto tranquillizzare tutti:

Sono state adottate tutte le misure, stiamo facendo il possibile per accrescere il nostro impegno e sono fiducioso che cancelleremo l'ebola dal Mali.

Il presidente ha poi aggiunto:

Sappiamo che l'ebola esiste e sappiamo anche che è una malattia estremamente mortale è trasmessa principalmente attraverso i fluidi corporei, come il sangue, il sudore e il vomito, ma sappiamo anche come evitare la trasmissione e la cosa più importante da fare è lavarsi le mani, io lo faccio diverse volte al giorno, anche se indosso i guanti di gomma.

ebola mali

(p.c.)

Via | Agi

Raccolta fondi delle star con "Do they know it's Christmas" per l'Africa

Bob Geldof e altre star hanno lanciato una campagna fondi a sostegno dei paesi colpiti da ebola, attraverso la famosa canzone "Do they know it's Christmas": sono già stati raccolti moltissimi soldi.

18 novembre 2014 ore 10.00

A sostegno dei paesi colpiti dal virus ebola arrivano i più grandi e famosi cantanti del mondo. Bob Geldof, dopo aver chiamato a raccolta 30 anni fa gli artisti più apprezzati e seguiti dell'epoca per fare qualcosa di concreto contro la fame nel mondo, ci riprova ed è subito un successo: "Do they know it's christmas" è stata nuovamente registrata da alcuni nomi noti dell'attuale panorama musicale, per poter raccogliere fondi da destinare all'Africa e, in particolare, alle zone colpite dal virus ebola.

Bob Geldof ha chiamato a raccolta grandi star del calibro di Christ Martin dei Coldplay, Bono degli U2, Rita Ora, Ed Sheeran, Sam Smith, Paloma Faith, Ellie Goulding, Emeli Sandé, Olly Murs, Jessie Ware, Clean Bandit, Bastille, Sinead O' Connor, Elbow & Roger Taylor, i One Direction tanto amati alle più giovani. Tutti insieme per cantare la nuova versione del brano prodotto da Midge Ure e Paul Epworth.

Bob Geldof, in una nota, racconta così il nuovo progetto: S

ono passati circa 30 anni da quando I più grandi musicisti e star degli Anni 80 si sono riuniti per registrare 'Do They Know It's Christmas contro la fame in Africa. Quest’anno sarà per coloro che sono stati colpiti dal virus Ebola, ancora una volta in Africa. Sia la fame che le malattie sono conseguenza della povertà. Quindi grazie per donare e supportare la causa. Il pop può essere una piccola forma d’arta ma guardate quanto potente può diventare. Grazie per il vostro sostegno.

Si potrà donare attraverso il sito ufficiale, ma anche scaricando il brano. Trasmessa in prima mondiale durante X Factor UK, la canzone ha raccolto in pochi minuti un milione di sterline. E visto il successo, verranno registrate anche altre versioni della canzone oltre a quella in inglese del video qui sopra.

ebola Band Aid

(p.c.)

Foto | pagina Facebook Band Aid

Via | Tgcom

La Coppa d'Africa si giocherà in Guinea Equatoriale

La Coppa d'Africa si giocherà: dopo la rinuncia del Marocco, per i timori di una diffusione del virus ebola fuori, pare che ora lo stato che ospiterà il torneo di calcio sarà la Guinea Equatoriale.

17 novembre 2014 ore 14.45

Coppa d'Africa 2015

La Coppa d'Africa alla fine si giocherà. Dopo la rinuncia del Marocco, a causa della paura per la diffusione del virus ebola, la Federazione del Calcio Africana ha annunciato con un tweet che la Coppa d'Africa 2015 si giocherà regolarmente. Sarà la Guinea Equatoriale ad ospitarla, dal 17 gennaio all'8 febbraio.


(p.c.)

Via | Gazzetta dello Sport

Morto Martin Salia, il medico ricoverato in Nebraska

17 novembre 2014 ore 14.37

Martin Salia, il medico ricoverato in Nebraska con l'ebola, non ce l'ha fatta. La notizia della sua morte è ufficiale ed è stata diffusa questa mattina, lunedì 17 novembre. Il chirurgo 44enne, che ha contratto il virus in Sierra Leone, è arrivato a Omaha in condizioni critiche e il dottor Phil Smith che lo ha avuto in cura ha subìto avvertito che la sua situazione era gravissima e sarebbe stata valutata ora per ora.
L'ospedale del Nebraska in cui è stato ricoverato Salia ha di recente curato altri due pazienti con l'ebola, che sono guariti completamente. Purtroppo il medico quando è arrivato sabato scorso era già in condizioni molto più gravi degli altri pazienti.

Epidemia finita in Congo

17 novembre 2014 ore 9.30

ebola finito in congo

L'epidemia di ebola in Congo è finita. Ad annunciarlo sono state le autorità di Kinshasa: Felix Kabange Numbi, ministro della salute del paese africano, ha infatti annunciato che da 42 giorni non sono stati registrati nuovi casi di ebola, ma ha anche riferito che è stata completata la formazione di 180 persone specializzate nella lotta contro il virus, che andranno ad aiutare in Guinea, Sierra Leone, Liberia e Mali.

La fine dell'epidemia, però, non vuol dire che il pericolo è scampato e completamente eliminato:

Il Congo rimane come tutti gli altri paesi del mondo sotto la minaccia di importare nuovi casi.

Queste le parole del ministro Felix Kabange Numbi in occasione di una conferenza stampa che si è svolta nella capitale del paese. L'ultimo caso registrato risale allo scorso 4 ottobre, tre mesi dopo il riconoscimento dell'epidemia di ebola da parte delle autorità. Il ministro ha poi esortato

tutti i congolesi a mantenere e mettere in pratica tutte le norme igieniche di base, tra cui il lavaggio delle mani con sapone o cenere.

Inoltre il ministro ha chiesto al personale medico di osservare le misure di controllo di igiene e ha chiesto alle persone di evitare di toccare o mangiare animali trovati morti.

Da Brisbane, dal G20 che ha luogo in queste ore, i leader del mondo si dicono preoccupati per l'epidemia di ebola e si impegnano a fare tutto quello che sarà necessario per poter sradicare il virus. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha sottolineato

la necessità di rafforzare la risposta internazionale.

Mentre il ministro del Togo di Azione Sociale ha ricordato che

La questione della solidarietà internazionale non è solo una questione di carità. Ebola hanno un impatto sulle economie nazionali, le economie regionali e quindi anche a livello globale.

(p.c.)

Via | Ansa

Nuovo caso negli Usa, è un medico proveniente dalla Sierra Leone

emergenza ebola

16 novembre 20014 ore 23.00

È rientrato ieri nel Nebraska (Usa) dopo aver contratto l'Ebola in Sierra Leone. Si tratta di un medico di 44 anni, Martin Salia, che è entrato in contatto con il virus in un ospedale di Freetown, capitale dello stato africano, che ha dovuto chiudere i battenti lo scorso 11 novembre. L'annuncio del sui arrivo è stato dato su Twitter dal Centro Medico dell'Università del Nebraska, dove Salia è stato ricoverato.

Chirurgo del Kissy United Methodist Hospital di Freetown, l'uomo è tornato negli Stati Uniti su richiesta della moglie. La donna vive in Maryland e a quanto si apprende rimborserà il governo statunitense delle spese sostenute per l'evacuazione del marito, in possesso di una regolare carta verde per soggiornare negli Stati Uniti.

Al momento le condizioni di Salia sembrano essere molto critiche.

Via | Ansa; Agi

(s.s.)

Dimesso il caso sospetto a Firenze

16 novembre 2014 ore 16.15

È stato dimesso ieri pomeriggio il paziente ricoverato all'Ospedale Careggi di Firenze per sospetta infezione da virus Ebola. Dopo aver constatato il buono stato di salute dell'uomo i medici hanno ritenuto che non ci fosse più nessun motivo per tenerlo ricoverato.

L'annuncio è arrivato dalla stessa struttura ospedaliera, che ha precisato che l'uomo

sta bene.

(s.s.)

Via | Ansa

Dall'Australia un nanosensore per una diagnosi più rapida

15 novembre 2014

Buone notizie sul fronte della diagnosi dell'Ebola: l'EchiDNA, gruppo di studenti dell'University of New South Wales, ha messo a punto un nanosensore che promette di velocizzare la rilevazione del virus.

Al momento l'aspecificità dei sintomi iniziali e la scarsa disponibilità di test commerciali rende difficoltosi gli accertamenti sulla presenza del microbo. Questo nanosensore potrebbe invece identificarlo utilizzando solo un piccolissimo campione di sangue.

Nel video in apertura il team EchiDNA illustra il suo funzionamento.

(s.s.)

Via | Scienza e Salute

Caso di Ebola a Firenze, Lorenzin invita a rispettare i protocolli

14 novembre 2014 ore 18.20

Ebola lorenzin

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in occasione di un incontro con i medici emiliani a Bologna, ha invitato tutte le Ong a rispettare i protocolli presi insieme:

Lo dico sinceramente, e senza spirito di provocazione invito le ong a rispettare i protocolli presi col ministero della Salute. Medici senza Frontiere non ci aveva avvisato del rientro di questo antropologo, che è stato due giorni a Bruxelles e poi è venuto in Italia con un volo comunitario. Per fortuna non è successo nulla, ma non ce lo possiamo permettere.

Il ministro poi ha aggiunto che è necessario che i protocolli siano rispettati perché

dobbiamo avere tutte le informazioni per gestire nella massima sicurezza il rientro degli operatori in Italia e predisporre tutte le misure di controllo e monitoraggio.

Il monito è ancor più importante secondo Beatrice Lorenzin visto che si aspetta che

sempre più operatori andranno in Africa a prestare il loro soccorso.

Il ministro è già intervenuto

con le Regioni perché diano le autorizzazioni per mettere in aspettativa i medici che vogliono andare. Però bisogna assolutamente rispettare i protocolli di sicurezza.

(p.c.)

Via | La Nazione

Negativo il caso sospetto di Firenze

14 novembre 2014 ore 14.00

L'antropologo senese ricoverato per sospetto Ebola all'Ospedale Careggi di Firenze sarebbe risultato negativo al test del virus effettuato dai sanitari del centro Spallanzani di Roma: l'uomo, operatore di una ONG, era rientrato dieci giorni fa dalla Liberia, uno dei paesi più colpiti dal virus, e al manifestarsi di una febbre aveva subito informato il proprio medico, che lo aveva fatto ricoverare in isolamento a Firenze secondo i protocolli.

(a.g.)

Via | Ansa

Caso sospetto a Firenze

Un operatore senese di una ONG, rientrato dieci giorni fa dall'Africa, da uno dei tre paesi colpiti dall'epidemia, si trova ricoverato in isolamento a Careggi: lavorava come antropologo per una organizzazione non governativa. L'uomo è rientrato in Toscana con un volo che ha fatto scalo a Bruxelles 10 giorni fa. Dal momento che l'incubazione è di 21 giorni, la procedura prevede di tenerlo sotto controllo, in isolamento, seguendo tutte le precauzioni del caso.

L'uomo ha notato ieri che la febbre stava salendo e ha chiamato il suo medico. Subito sono scattate le procedure del caso e l'uomo è stato trasportato in ambulanza presso l'ospedale fiorentino, dal momento che la struttura senese non ha ancora una stanza per l'isolamento. L'ospedale Careggi è uno dei quattro centri di riferimento in Toscana per isolare i malati con ebola o che si sospetta possano soffrire della malattia.

Secondo la procedura prevista dal Ministero della Salute, l'uomo è stato sottoposto ad un prelievo e il campione è stato inviato al centro di riferimento italiano per le analisi sull'ebola, l'Ospedale Spallanzani di Roma. L'uomo non ha mostrato altri segnali preoccupanti e altri sintomi della malattia emorragica, ma si attendono i risultati degli esami per capire se si tratta di ebola oppure no.

(p.c.)

Via | Repubblica

Positivi i primi test sul vaccino italiano

ebola

14 novembre 2014

I primi test condotti sul vaccino italiano contro il virus ebola hanno dato risultati positivi. Il farmaco, sviluppato dall'azienda italiana Okairos, è stato testato e non sono stati riscontrati particolari effetti collaterali gravi o dei problemi legati alla sicurezza del medicinale stesso. Riccardo Cortese, uno dei fondatori dell'azienda, in occasione della conferenza internazionale "Bioeconomy Rome", ha confermato che la realizzazione di questo vaccino procede bene.

Il vaccino si basa sull'adenovirus delle scimmie, un agente patogeno completamente innocuo per l'uomo, che viene poi ingegnerizzato per poter contenere una proteina di ebola: l'idea di testare questo procedimento sul virus è stata presa perché si tratta di un virus aggressivo, che colpisce per primo il sistema immunitario. Per l'azienda si tratta di un test perfetto per poter sperare di usare la stessa tecnologia anche per contrastare altre patologie.

I primi test sono stati fatti negli USA, sottolinea Riccardo Cortese:

se ci fossero stati problemi lo avremmo saputo: il programma va avanti, a gennaio inizieranno quelli di efficacia, con i risultati che arriveranno nel corso dell'anno.

Se tutti i test daranno esito positivo, l'azienda italiana potrà produrre decine di migliaia di dosi entro il 2015 e centinaia di migliaia entro il 2016.

Possiamo produrre solo qui il vaccino al momento abbiamo creato una joint venture con l'Irbm Science Park di Pomezia e abbiamo un accordo per aumentare la produzione fino a centinaia di migliaia di dosi. Speriamo proprio che funzioni, anche perchè ci sono molte aspettative su questo, ma quello che possiamo dire finora è che è molto efficace sulle scimmie e che e sicuro per gli uomini. Il problema ora è dimostrare che sia efficace anche sull'uomo, io credo che un test con un placebo sia il modo migliore.

In merito all'efficacia del vaccino per cercare di frenare l'epidemia nei paesi colpiti in Africa Occidentale, Cortese commenta:

Dipende da vari fattori, a cominciare dall'efficacia, che può essere totale o parziale. Intanto si spera che l'epidemia si attenui come ha sempre fatto. Poi se i test daranno esito positivo ci saranno una serie di problemi logistici, dalla produzione alla distribuzione. Si tenga presente che si stanno accelerando le procedure al massimo, ma questo non vuol dire che non si rispettino i requisiti di sicurezza, si fanno le stesse cose di uno sviluppo tradizionale. C'è anche da dire che questo è un virus di cui si sa poco, è difficile prevederne il comportamento.

(p.c.)

Via | Ansa

Quattro morti in Mali per ebola

Sale la preoccupazione in Mali. Dopo il primo paziente, una bambina di due anni che è deceduta il 27 ottobre scorso, è salito a quattro il numero dei morti per il virus ebola nel paese confinante con la Guinea.

13 novembre 2014 ore 22.00

I morti per ebola accertati in Mali, paese confinante con la Guinea, salgono a 4. Dopo la notizia del primo paziente malese contagiato, una bambina di due anni che ha contratto il virus durante un viaggio e che è morta lo scorso 27 ottobre, altre tre persone sono decedute per lo stesso virus.

È stata l'Organizzazione Mondiale della Sanità a rilasciare una dichiarazione ufficiale sulla situazione in Mali: l'Oms aveva già inserito il paese nella lista rossa dei paesi a maggior rischio per la diffusione del virus, dal momento che si trova al confine (ancora aperto) con la Guinea che, insieme a Sierra Leone e Liberia, è uno degli stati dell'Africa Occidentale dove l'emergenza ebola è ancora in corso.

L'ultimo paziente deceduto per il virus è un'infermiera che è stata a contatto con un paziente in Guinea, morto per ebola: la Clinica Pasteur della capitale sottolinea che il caso della donna 25enne non è assolutamente collegato a quello della bambina di due anni morta per aver contratto il virus.

Secondo quanto riportato da Reuters, sarebbero 90 le persone appartenenti alle forze di pace delle Nazioni Unite messe in quarantena nella capitale dopo la morte dell'infermiera 25enne morta dopo aver contratto il virus, mentre la clinica ‘‘Pasteur’‘ di Bamako rimane blindata e i giornalisti parlano di una situazione davvero allarmante:

Bamako sono tutti in preda al panico. La paura è esplosa dopo il caso dell’infermiera deceduta per aver curato un paziente arrivato dalla Guinea.

(p.c.)

Prima esercitazione a Malpensa

Il virus ebola, come sottolineato dal ministro Lorenzin, è ancora ben lontano dall'Italia, ma a Malpensa si è svolta la prima esercitazione italiana per il possibile arrivo di un paziente malato.

13 novembre 2014 ore 9.45

Un'esercitazione di simulazione per l'arrivo di un ipotetico malato di ebola si è svolta a Milano Malpensa, nella giornata di mercoledì 12 novembre 2014. Il virus è ancora ben lontano dal nostro paese, come sottolineato più volte dal Ministero della Salute, ma le misure di controllo, di prevenzione e anche la preparazione degli operatori e degli addetti ai lavori sono in pieno svolgimento, per non farci cogliere impreparati nel caso un malato di ebola venisse trasferito nel nostro paese.

L'esercitazione è iniziata all'aeroporto di Malpensa, dove è stato simulato il trasporto di un paziente affetto da ebola, a bordo di un mezzo dell'Aeronautica Militare. La simulazione è stata poi concertata con la Regione Lombardia e con l'Ospedale Sacco di Milano, dove la finta donna malata è stata trasportata. La simulazione è, dunque, iniziata presso lo scalo in provincia di Varese: ad attendere il falso paziente degli operatori vestiti con le tute anticontaminazione.

La paziente è stata poi trasferita all'Ospedale Sacco di Milano con l'utilizzo di un'ambulanza speciale attrezzata per il biocontenimento: a bordo c'erano un rianimatore, un infermiere, un medico e un infermiere infettivologo. L'esercitazione è servita per poter sperimentare le procedure di trasferimento di un paziente dall'aeroporto all'ospedale milanese. All'arrivo in ospedale la finta paziente è stata trasferita su una barella speciale e ricoverata in una stanza ad alto isolamento, dove era seguita da personale vestito con tute protettive pressurizzate.

Tutta la simulazione è stata seguita passo dopo passo da un gruppo di osservatori dell'ospedale, dell'Aeronautica Militare e della Regione Lombardia, nella persona di Mario Mantovani, assessore alla Sanità che ha così commentato:

È stata un’esperienza positiva, è la prima volta che sperimentiamo questa soluzione nuova. C’è stata una buona collaborazione tra il personale militare dell’aeronautica e quello della sanità.

(p.c.)

Via | Ansa

Foto | da Twitter di Regione Lombardia, Mario Mantovani

Attivo il numero verde 1500 del Ministero della Salute

E' attivo a partire da oggi, 12 novembre 2014, il numero verde del Ministero della Salute, 1500, per tutte le informazioni relative al virus ebola.

12 novembre 2014

Attivo da oggi, 12 novembre 2014, il numero verde del Ministero della Salute per tutte le informazioni relative al virus ebola. Ad annunciarlo è stata Beatrice Lorenzin, che recentemente è intervenuta anche per fare il punto sui vaccini contro il virus (tema dibattuto anche dal direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità) e sull'utilità di evitare pericolosi allarmismi mediatici.

1500 è il numero verde istituito dal Ministero della Salute per rispondere a tutte le domande dei cittadini relative all'epidemia che, lo ricordiamo, rimane circoscritta in tre paesi dell'Africa Occidentale, è attivo da oggi, come annunciato dal ministro della salute in occasione dell'audizione presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo su Schengen e di controllo sui flussi migratori presieduto dalla deputata Laura Ravetto (FI).

Ci abbiamo messo 20 giorni perché abbiamo dovuto formare le persone che rispondono e che sapranno dare tutte le informazioni relative al virus. Soprattutto nei primi giorni dell'epidemia abbiamo avuto decine e decine di segnalazioni false, grande timore con gli studi dei medici di famiglia presi d'assalto. Tutte paure ingiustificate ma comprensibili vista l'esposizione emotiva rispetto al virus.

Queste le parole del ministro della salute nell'annunciare la nascita del numero verde di informazioni sul virus ebola.

PDL Ministers Hold Press Conference

(p.c.)

Via | Tgcom

ISS: "La ricerca per i vaccini sta procedendo"

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, in una lezione sull'ebola tenuta all'Università di Campobasso parla della situazione dei vaccini sperimentali.

11 novembre 2014 ore 13.45

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, in occasione di una lezione sul virus ebola presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Campobasso è intervenuto in merito alla situazione dei vaccini in fase di sperimentazione per prevenire la malattia infettiva, sottolineando anche al momento ci sono un paio di farmaci in fase di sperimentazione umana abbastanza avanzata.

Inoltre ci sono anche dei farmaci antivirali e degli anticorpi che sono in fase di sperimentazione: l'esperto sottolinea che, comunque, ci vorrà ancora un po' di tempo, forse dei mesi, prima di riuscire ad ottenere dei risultati definitivi. Gianni Rezza, poi, aggiunge:

La ricerca sta procedendo, ma chiaramente fino a poco tempo fa il problema Ebola era un argomento di nicchia quindi non è stato affrontato con molta forza sin dall'inizio, anche perché interessava poche persone.

E in merito agli interventi degli stati e i sistemi di controllo adattati, l'esperto commenta:

Per quanto riguarda le norme da rispettare in Italia, il fatto di allertare le regioni, i porti e gli aeroporti, si sta facendo tutto il possibile. Certamente rimane un problema che è quello di dare un supporto ai paesi in cui l'epidemia si sta sviluppando, anzi sta galoppando, proprio perché se l'epidemia non si arresta lì, alla lunga si rischia di più anche nei paesi sviluppati. Ci sono paesi che si sono mossi pesantemente, in modo particolare l'Inghilterra e gli Stati Uniti. Ci sono diverse organizzazioni non governative italiane che stanno operando in loco e naturalmente fare di più è sempre meglio"

Intanto proprio dalle zone colpite arrivano buone notizie, dal momento che i nuovi casi in Liberia cominciano a rallentare: l'Oms parla di 13.500 casi di ebola nelle zone colpite dall'epidemia (si parla di 8 paesi) e 5.003 morti. Ma i casi in Liberia cominciano a calare, come sottolineato da Medici Senza Frontiere:

La curva dei casi per la prima volta da febbraio sta diminuendo in Liberia. Ma l’epidemia è tutt’altro che finita, nuovi focolai continuano a manifestarsi e in Guinea e Sierra Leone i casi sono di nuovo in aumento.

Bisogna continuare a lavorare con l'aiuto della comunità internazionale.

ebola liberia

(p.c.)

Dimesso il medico di New York

E' stato dimesso dall'ospedale di New York nel quale era ricoverato dal 23 ottobre scorso Craig Spencer, il medico statunitense che aveva contratto il virus in una delle zone più colpite e che aveva mostrato i sintomi solo una volta rientrato in patria.

11 novembre 2014 ore 10.15

E' stato dimesso il medico di New York che aveva riscontrato i sintomi del virus ebola una volta rientrato da un viaggio in Africa Occidentale. Craig Spencer era stato fortemente criticato per essersi rifiutato di mettersi in quarantena preventiva dopo il suo ritorno dalla Guinea, uno dei tre paesi colpiti dall'epidemia di ebola. Il medico 33enne, che aveva lavorato in Africa Occidentale proprio per aiutare gli operatori locali, aveva mostrato i sintomi della malattia il 23 ottobre scorso: da quel giorno si trovava ricoverato presso il Bellevue Hospital, dal quale è stato dimesso oggi.

La sua storia fece scalpore a New York, soprattutto perché rientrato dalla Guinea aveva continuato la sua vita come se nulla fosse, non osservando il periodo di quarantena preventiva e isolamento che di solito si chiede a chi rientra dalle zone più colpite. Quando manifestò i primi sintomi di ebola, le autorità dovettero rintracciare tutte le persone che erano entrate a contatto con lui: la fidanzata si trova ancora in quarantena nella loro casa.

Craig Spencer è stato curato con il farmaco sperimentale e ha ricevuto plasma da Nancy Writebol, la volontaria 59enne che ha contratto il virus in Liberia ed è stata curata negli States. L'annuncio delle sue dimissioni non è ancora ufficiale, ma è stato confermato al New York Times da due persone informate.

Intanto in Africa stop alla Coppa d'Africa da parte del Marocco: il paese ha rinunciato ad ospitare la manifestazione ed ora bisognerà decidere se cancellare del tutto l'evento o se affidarne l'organizzazione ad un altro paese, dopo che Sud Africa, Egitto, Sudan e Ghana hanno già dato il loro no come risposta.

medico di New York

(p.c.)

Via | Ansa

Beatrice Lorenzin "Per i medici di ritorno dall'Africa applicate norme Oms"

Beatrice Lorenzin sottolinea che tutti i medici italiani che faranno ritorno in patria dopo aver operato nelle zone colpite da ebola, senza aver avuto contatti a rischio, verranno trattati secondo le norme Oms.

10 novembre 2014

Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, interviene per sottolineare il trattamento a cui saranno sottoposti tutti i medici e gli operatori di ritorno in Italia dalle zone più colpite dal virus ebola, che, lo ricordiamo con la mappa anti-panico pubblicata online nei giorni scorsi, sono Sierra Leone, Liberia, Guinea.

Coloro che non hanno avuto contatti a rischio con persone infette dal virus ebola saranno trattati secondo le norme Oms, come spiegato dal ministro italiano, sottolineando che in questo caso non ci sarà bisogno di quarantena preventiva.

Beatrice Lorenzin ricorda i protocolli che seguiranno i medici italiani di ritorno dall'Africa, dalle zone dove l'epidemia di ebola è ancora un'emergenza:

Utilizziamo solo misure precauzionali previste nei protocolli Oms, cioe' i medici dal loro rientro in Italia vengono monitorati o si automonitorizzano per i 21 giorni necessari, controllando la temperatura.

Beatrice Lorenzin

Via | Rainews

(p.c.)

Raccolta fondi su Facebook

Facebook lancia una campagna per la raccolta fondi in favore dei paesi colpiti dall'ebola: tutti insieme possiamo cercare di contenere l'epidemia che sta devastando tre paesi dell'Africa Occidentale.

07 novembre 2014

Facebook lancia la raccolta fondi per cercare di aiutare i paesi colpiti dal virus ebola: questa mattina ci siamo infatti svegliati con un piccolo box apparso in alto, sopra l'area dove aggiornare il nostro stato sul social network. Un box nel quale una mano teneva stretto un cuore con di fianco la richiesta di aiuto per poter sostenere le associazioni che operano nei territori dove l'emergenza è attualmente in atto.

Possiamo contribuire a fermare il virus Ebola. Sosteniamo le organizzazioni che lavorano in Africa occidentale per aiutarle a fermare la diffusione della malattia e a salvare vite.

Questo è il messaggio solidale apparso sul social network fondato da Mark Zuckerberg: sotto l'appello è apparso il nuovo tasto "Fai la tua donazione", accanto a quello per poter accedere alla pagina dove recuperare tutte le informazioni relative a questa campagna di solidarietà.

Sono tre gli enti ai quali si può donare: Croce Rossa Internazionale, Save the Children, Medical Corps. Il creatore di Facebook e sua moglie hanno già aderito all'iniziativa con 25 milioni di dollari e pare si stia anche prodigando per una campagna informativa che dovrà riguardare proprio i paesi colpiti dall'epidemia. Queste le sue parole:

È fondamentale tenere sotto controllo nel breve termine la diffusione di Ebola, in modo che non si diffonda ulteriormente e diventi una crisi sanitaria globale per i prossimi anni, come l'HIV o la poliomielite.

Calcolando che gli utenti di Facebook sono davvero tantissimi, ecco un modo intelligente per poter sfruttare la potenzialità e la capillarità del social network. Ne è consapevole anche Filippo Ungaro, direttore della comunicazione e delle campagne di Save the Children:

Per gli utenti di 34 paesi, tra cui l’Italia, questa sarà un modo semplice per dare il proprio contributo per sostenere le organizzazioni che stanno combattendo contro la peggiore epidemia di Ebola nella storia. Questa iniziativa ci dà la possibilità di raccogliere fondi in un momento in cui dobbiamo fare uno sforzo importante per invertire la tendenza nella diffusione del virus e fermare la malattia

Proprio l'organizzazione che si occupa di aiutare i bambini in difficoltà in tutto il mondo, sta lavorando in Guinea, Sierra Leone e Liberia formando gli operatori sanitari, gestendo i centri di cura e creando dei percorsi di sensibilizzazione e informazione, per limitare i rischi di contrarre l'ebola. In particolare sta fornendo kit di protezione e attrezzature mediche. In Sierra Leone Save the Children ha aperto il primo Centro di Trattamento per l'Ebola.

facebook-ebola

(p.c.)

Microbiologi Clinici Italiani chiedono "nuove risorse per contenere l'infezione"

06 novembre 2014

Amcli – Associazione Microbiologi Clinici Italiani, in occasione dell’Annuale Congresso, ha dichiarato che per contenere l'infezione nei tre paesi africani colpiti occorrono nuove risorse.

Ebola

L'Amcli – Associazione Microbiologi Clinici Italiani, in occasione dell'annuale congresso, è intervenuto in merito all'emergenza ebola, sottolineando come siano necessarie nuove risorse per poter contenere l'infezione nei tre paesi africani che da mesi stanno combattendo contro il virus. Paesi che, come dimostrato dalla mappa anti-panico, sono una piccolissima parte dell'immenso continente africano.

La conferma della gravità dell’epidemia da virus Ebola nei tre Paesi dell’Africa Occidentale è data dal fatto che per la prima volta, l’Onu è stata chiamata a gestire gli aiuti e l’assistenza in loco, rilevando il coordinamento precedentemente svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un fatto che non ha precedenti e che conferma come l’epidemia da virus Ebola abbia assunto le caratteristiche di vera e propria emergenza umanitaria, con i problemi che ne conseguono. Occorre quindi un grande sforzo sia in termini economici sia professionali ed umani, affinché si contenga la diffusione del virus e si riducano le possibilità che si espanda in altri continenti.

Questo il messaggio che è stato inviato dal Congresso di Rimini dell'Amcli, che si è espressa anche attraverso la voce di chi ha operato in quegli scenari per cercare di fermare l'ebola. Maria Rosaria Capobianchi, del comitato direttivo e Responsabile del laboratorio di virologia dell’IRCCS Spallanzani di Roma, istituto di riferimento per il nostro paese, ricorda i dati più recenti: 13mila casi, ma si ritiene che il dato sia sottovalutato. Ma è un dato che ci manda un messaggio forte e chiaro: c'è bisogno di maggiori risorse.

Fanshen Lionetto, Infettivologa presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e volontaria di Medici Senza Frontiere, racconta come si vive in quelle zone, dimostrando che c'è tanto bisogno di aiuto internazionale:

Mentre si lavora in quei Paesi, si avverte una drammatica carenza di personale sanitario, di strutture e materiali. Si fa tutto il possibile ma le necessità sono enormi. Con le strutture sanitarie locali ormai al collasso, la popolazione non ha accesso più alle cure primarie, tanto che Medici senza Frontiere, ha avviato anche una distribuzione di farmacia antimalarici.

06 novembre 2014 ore 17.40

(p.c.)

Se esistesse un vaccino lo userebbe anche chi è contrario

06 novembre 2014, ore 16:45

Se esistesse un vaccino contro l'Ebola anche chi si mostra contrario alle vaccinazioni lo userebbe. Eì' questa l'opinione di Piercarlo Salari, pediatra membro della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) e coautore della “Guida pratica alle vaccinazioni”.

Lo scenario attuale vede in campo alcuni movimenti politici e di opinione che, facendo leva sull'aspetto emotivo ma senza alcun fondamento scientifico, cercano di contrastare le vaccinazioni senza guardare ai Paesi dove alcune malattie mietono ancora parecchie vittime che invece potrebbero essere salvate

ha dichiarato il pediatra, aggiungendo:

se fosse disponibile un vaccino contro il virus Ebola, considerata la psicosi in atto, molto probabilmente gli stessi detrattori delle vaccinazioni non esiterebbero a farvi ricorso.

(s.s.)

Via | Scienza e Salute

La mappa anti-panico per limitare i costi per l’economia africana

6 novembre 2014, ore 11:45

mappa anti-panico

Sui social network negli ultimi giorni circola quella che è stata definita la mappa anti-panico per l'epidemia di ebola e che spiega a chi ancora non lo sapesse quali sono i paesi dove l'emergenza è in atto da mesi. Al momento, dopo che Senegal e Nigeria sono stati dichiarati Ebola Free dall'Oms, sono tre i paesi africani colpiti dall'epidemia del virus: si tratta di Guinea, Sierra Leone e Liberia, tre stati dell'Africa Occidentale che come dimostra questa mappa sono un'infinitesima parte del Continente Nero preso nel suo insieme.

Una mappa utile per frenare gli allarmismi e anche per cercare di limitare i danni economici che l'epidemia sta creando in Africa. L'ebola, al momento, è stata limitata dal punto di vista geografico: i casi avvenuti all'estero sono in realtà le storie di pazienti contagiati in Africa, tranne alcuni rari casi come negli Usa e in Spagna, dove l'infermiera Teresa Romero è stata dimessa in questi giorni. Ma si tratta di alcuni casi sporadici, che non devono destare troppi allarmismi o, peggio ancora, scatenare il panico.

La mappa è opera di Anthony England, un chimico dottorato al Mit, che ha lavorato in Africa Subsahariana e con questa mappa ha voluto dimostrare che in Africa il virus è circoscritto in una zona ristretta:

Spero che l'emergenza faccia capire all'Occidente ricco che non ha senso abbandonare i paesi più poveri in queste condizioni.

Il medico non ha citato il Mali e il Congo, perché nel primo paese c'è stato solo un caso e nessun altro contagiato, mentre per quello che riguarda il Congo, dove il virus è stato individuato per la prima volta negli anni Settanta, non si può parlare di epidemia. L'emergenza, oggi, è in tre paesi e l'Africa è un continente vasto e bisogna conoscere dove il virus è presente:

L'ignoranza ha molto a che fare con l'emergenza ebola.

Parole sagge quelle di Anthony England: l'allarmismo non serve a nulla, anzi, indebolisce ancora di più le già lacunose economie dei paesi colpiti, che oltre a dover fronteggiare l'emergenza medica devono fare anche i conti con i costi dell'epidemia stessa. Secondo un report di Oxfam i danni economici sarebbero ingenti:

Secondo le stime della Banca Mondiale, la diffusione del virus Ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari, pari al 3,3% del Pil, e alla Liberia 66 milioni, il 12% del Pil. La chiusura dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto. Ne consegue che c’è meno cibo nei mercati locali, ed è molto più costoso.

Foto | Twitter

Via | Corriere

(p.c.)

Dimessa l'infermiera spagnola, "Il mio sangue per aiutare gli altri"

5 novembre 2014

Teresa Romero, l'infermiera spagnola contagiata dal virus mentre si prendeva cura del missionario spagnolo morto, è stata dimessa dall'ospedale, dichiarando che se il suo sangue può servire ad aiutare qualcun altro, lei è disponibile.

Teresa Romero, l'infermiera spagnola di 44 anni, prima persona contagiata da ebola in Europa, è stata dimessa oggi dall'Ospedale Carlo III-La Paz di Madrid, dopo essere completamente guarita dal virus. La donna è rimasta per 25 giorni in isolamento, dopo aver contratto la malattia in seguito all'assistenza fornita, nello stesso ospedale, a uno dei due missionari connazionali contagiati in Sierra Leone e deceduti poco dopo il ricovero nel nosocomio madrileno.

Queste le prime parole dell'infermiera, che si mette a disposizione nel caso il suo sangue possa servire a qualche altro paziente malato:

Non so cosa sia andato torto, non so neanche se ci siano stati errori. So solo che non provo rancore né ho rimproveri da fare. Per me il contagio serve a qualcosa, a investigare o trovare una vaccinazione e se io mio sangue servirà a curare un'altra persona, io sono qui.

ebola Teresa Romero

L'infermiera 44enne, accompagnata dal marito Javier Limon, lasciando l'ospedale ha sottolineato di essere ancora debole:

Ma ringrazio Dio per essere qui: se ha fatto il miracolo della mia guarigione, sicuramente si è servita dei miei compagni di lavoro.

Ovviamente la donna ha ringraziato anche il personale sanitario e medico per l'abnegazione dimostrata assistendola e per aver fatto quello che lei definisce un

miracolo, nonostante la nefasta direzione politica. Abbiamo una straordinaria sanità pubblica grazie a loro.

(p.c.)

Morto un altro medico in Sierra Leone

4 novembre 2014

Un altro medico è morto a causa del virus ebola in Sierra Leone: si tratta del quinto dottore che ha perso la vita in uno dei paesi più colpiti dall'epidemia.

In Sierra Leone un altro medico è morto a causa del virus ebola: si tratta del quinto dall'inizio dell'epidemia. Godfrey George operava come soprintendente medico presso l'ospedale pubblico di Kambia, nel nord del paese. Ha contratto il virus e purtroppo per lui non c'è stato nulla da fare. Nel paese, purtroppo, l'epidemia non sembra volersi arrestare, anzi, è ancora in crescita con i nuovi casi in aumento ad una velocità che è 9 volte maggiore rispetto a due mesi fa.

Ogni giorno si accertano 12 nuovi casi di ebola in Sierra Leone e il sistema sanitario, già precario in precedenza, è praticamente al collasso: nel 2010 il paese africano registrava solo due medici ogni 100mila persone. Numeri davvero molto bassi, che fanno capire quanto sia difficile superare la crisi e sperare che l'epidemia possa finire, come ad esempio avvenuto in Nigeria.

Anche l'Unicef denuncia la situazione, per quello che riguarda i bambini: pare che i più piccoli, purtroppo, rappresentino il 20% dei casi e per questo motivo il responsabile ebola dell'organizzazione, Peter salma, ha annunciato che in Guinea, in Liberia e in Sierra Leone si passerà da 300 a 600 operatori, per poter aiutare i bambini. 4000 piccoli sono rimasti orfani a causa dell'ebola e la situazione è molto delicata, come raccontato dal dottor Salama:

Le scuole sono chiuse, i bambini sono confinati in casa, e scoraggiati dal giocare con gli altri bambini: la morte è tutta intorno a loro.

ebola sierra leone

Via | Corriere

(p.c.)

In Sierra Leone 12 nuovi casi al giorno

3 novembre ore 20.35

L'Ong Africa Governance Initiative ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che mentre in Liberia l'epidemia ha mostrato segni di rallentamento, in Sierra Leone, invece, i casi di ebola stanno aumentando a una velocità fino a nove volte maggiore rispetto a due mesi fa. Il peggioramento si registra soprattutto nelle aree rurali intorno alla capitale Freetown dove alla fine di ottobre si sono verificati 12 nuovi casi al giorno, mentre ai primi di settembre erano soltanto 1,3. Anche nella città di Freetown c'è stato un considerevole aumento del numero medio di casi registrati: fino a sei volte di più di due mesi fa.

Nick Thompson, direttore di Africa Governance Initiative, ha detto:

"Il governo in Sierra Leone sta facendo passi avanti aumentando l'accesso ai trattamenti di supporto e assicurando sepolture sicure e dignitose, ma non possiamo fermarci finché il virus non sarà eliminato, come dimostra l'aumento dei casi nelle regioni rurali"

Intanto in totale finora in Sierra Leone dall'inizio dell'epidemia ci sono stati 5338 casi con 1510 morti.

La Coppa d'Africa si farà

Lunedì 3 novembre 2014

La Caf, Confederazione calcistica africana ha respinto la richiesta di annullamento della Coppa d'Africa presentata dal Marocco a causa dell'emergenza ebola. La competizione dunque si svolgerà regolarmente dal 17 gennaio all'8 febbraio 2015, anche se è prevista un'altra riunione su questo argomento il prossimo 11 novembre,
Il portavoce della Caf Junior Binyam ha detto:

"Tutti i cambiamenti di date andrebbero a scapito del calendario della Caf, che ha l'obbligo di seguire quello internazionale della Fifa. Oltretutto, ci sembra che il dispositivo sanitario approntato dal Marocco per prevenire il diffondersi dell'Ebola sia sicuramente in grado di far fronte ai flussi di gente e a ogni altra evenienza prevista"

Lorenzin: "I militari Usa stanno bene"


Lunedì 3 novembre 2014

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha detto che i militari americani che si trovano in isolamento nella base Del Din di Vicenza dopo essere rientrati dalla Liberia stanno bene. Ha anche confermato che qualora qualcuno di loro dovesse risultare malato di ebola non sarebbe ricoverato allo Spallanzai di Roma, ma andrebbe in Usa e sarebbe curato lì.

Intanto oggi c'è stato un nuovo caso sospetto a Bruxelles: una persona proveniente dalla Sierra Leone si + sentita male durante il volo da Freetown al Belgio e dopo l'atterraggio è scattata la procedura di emergenza ed è stata portata all'ospedale Saint-Pierre di Bruxelles.

Identificati i geni che aiutano a sopravvivere?

2 novembre 2014

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington ha identificato alcuni fattori genetici che sembrano permettere ai topi di sopravvivere al virus Ebola. Secondo i loro studi, pubblicati su Science, i sintomi dell'infezione sarebbero più gravi e potenzialmente fatali in presenza di geni che promuovono l'infiammazione dei vasi sanguigni e la morte cellulare, mentre le possibilità di sopravvivenza aumentano quando sono più attivi i geni coinvolti nella riparazione dei vasi sanguigni e nella produzione di globuli bianchi.

(si.sol.)

Via | Scienza e Salute

Continua a leggere qui le notizie sul virus ebola da settembre a ottobre 2014.

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