Perché un tatuaggio è per sempre? Tutta colpa del sistema immunitario

Sono i macrofagi a consentire all'inchiostro di rimanere nel derma. Ecco come

"Cosa farai quando sarai vecchio e ti ritroverai con tutti quei tatuaggi?" Non saranno pochi gli appassionati della tattoo art che si sono sentiti porre questa domanda almeno una volta nella vita. Per molti di loro cercare una risposta non è assolutamente necessario. Un tatuaggio, si sa, è per sempre e quando si varca la soglia dello studio di un tatuatore si è in genere ben consapevoli del fatto di compiere una scelta definitiva. Quello che resta invece oscuro per molti è il meccanismo che rende i tatuaggi permanenti, un meccanismo in cui viene coinvolto nientemeno che il sistema immunitario.

A spiegarlo in modo chiaro e semplice è Claudia Aguirre, esperta di cura della pelle, autrice del video in apertura di questo post, attraverso cui risponde a una domanda fondamentale: perché, nonostante ogni ora ciascuno di noi perda circa 40 mila cellule della pelle attraverso il naturale processo di rinnovamento dei suoi strati più superficiali, chi ha un tatuaggio non perde anche l'inchiostro con cui è stato prodotto? La risposta è semplice: quest'ultimo, in realtà, non è localizzato nello strato più superficiale della pelle, l'epidermide, ma nel derma, che non è coinvolto nel naturale processo di esfoliazione.

Se, infatti, nel momento in cui viene eseguito il tatuaggio l'inchiostro viene depositato sia in profondità, nel derma, che più superficialmente, nell'epidermide, nelle poche settimane necessarie per la "guarigione" del tatuaggio quello che era rimasto in quest'ultima viene mano a mano eliminato. L'inchiostro depositato nel derma richiama invece i macrofagi, cellule del sistema immunitario che vengono attivate dall'infiammazione scatenata dalle ferite provocate dall'ago durante l'esecuzione del tatuaggio.

Una volta nel derma i macrofagi inglobano le particelle di inchiostro nel tentativo di eliminarlo. In parte ci riescono, trasportandolo nei linfonodi. La maggior parte dell'inchiostro rimane però nel derma, libero o all'interno di macrofagi che rimangono sotto all'epidermide. Non solo, anche alcune cellule della pelle, i fibroblasti, inglobano dell'inchiostro. Quando muoiono vengono a loro volta inglobati da altre cellule più giovani, e così l'inchiostro continua a rimanere sotto all'epidermide.

Tatuaggi per sempre

In realtà, come ormai è noto, anche i tatuaggi possono essere rimossi. A renderlo possibile è l'uso del laser, che colpisce le particelle di inchiostro disgregandole. A questo punto sono ancora i macrofagi ad intervenire, inglobando i detriti di pigmento e promuovendone l'eliminazione. Questo processo è però ben più difficoltoso da portare a termine di quanto non sia fare un tatuaggio. Per di più alcuni tipi di pigmenti sono particolarmente resistenti all'azione del laser.

Un tatuaggio, insomma, nella maggior parte dei casi continua ad essere "per sempre". Certo, con il tempo può tendere a sbiadire, soprattutto se viene esposto senza un'adeguata protezione all'azione dei raggi del sole. Per questo motivo nelle prime 4 settimane dall'esecuzione del tatuaggio è bene evitare l'esposizione al sole (così come anche i bagni), mentre a guarigione avvenuta bisogna ricordare di proteggere anche l'area tatuata con prodotti adeguati.

I tatuaggi tendono a svanire anche perché il sistema immunitario continua a tentare di eliminare l'inchiostro. Tuttavia, la maggior parte del materiale resterà lì dove è stato iniettato dal tatuatore. Non sbaglia, quindi, chi dice che i giovani tatuati sono destinati a diventare anziani tatuati. E se è vero che oggi sono sempre di più i giovani tatuati, lo è altrettanto che quando questi giovani sarà normale per un anziano trovarsi "con tutti quei tatuaggi".

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