Benessereblog Benessere Psicologia Solitudine a Natale: perché molte persone si sentono sole

Solitudine a Natale: perché molte persone si sentono sole

La solitudine è una condizione umana, un sentimento naturale a volte utile e necessario. A Natale può manifestarsi con maggiore frequenta: ci si sente soli anche se si sta in mezzo alla gente e alle persone care. perché si è insoddisfatti, inquieti, tendenti alle lacrime, insofferenti, annoiati, prigionieri di una quotidianità che appare senza gioia.

Solitudine a Natale: perché molte persone si sentono sole

Fonte immagine: Pixabay

Sentirsi soli anche quando si è in mezzo alla gente, quando si è circondati dalle persone care, quando il clima è quello di festa e di felicità, ma nel cuore albergano solo tristezza, malinconia, inquietudine. La solitudine è un sentimento spesso necessario, ovviamente naturale, ma a volte è destabilizzante. Soprattutto la solitudine a Natale, un periodo dell’anno nel quale ci si aspetta che tutti siano felici e sereni.

Un tema sicuramente molto interessante, sul quale spesso ci ritroviamo a discutere insieme agli affetti più cari. Soprattutto quando notiamo che una persona a cui vogliamo bene sperimenta questo sentimento. Per capire meglio come si manifesta, quando e cosa fare, abbiamo rivolto qualche domanda alla Dottoressa Giulia Ulivi, psicologa, di MioDottore, che ha aderito al progetto di video consulenza online attivato dalla piattaforma.

Cos’è la solitudine, cosa si prova, come riconoscerla?

La solitudine è una condizione umana, un sentimento naturale a volte utile e necessario. Nel linguaggio quotidiano ha assunto spesso una valenza negativa fino a rappresentare uno stigma sociale tale da indurre molte persone a scelte amicali o sentimentali poco o per nulla appaganti, pur di assicurarsi un posto nella schiera dei “non-soli”. Il timore, a volte inconsapevole, di restare isolati, ovvero di passare del tempo in esclusiva compagnia di se stessi, può arginare la paura di sembrare soli, ma non quello di sentircisi.

La solitudine può diventare una fonte di sofferenza quando si viene esclusi o quando ci si allontana volontariamente dagli altri. Genera malessere quando diventa uno stato abituale di “disconnessione” dagli altri. Questo tipo di solitudine è più dannoso e oltretutto sembra essere in aumento in Italia.

La solitudine può essere anche conseguenza di un disagio psichico per la difficoltà ad aprirsi agli altri e al confronto sociale. Risulta quindi importante capire come affrontarla e come recuperare relazioni di amicizia che siano vere e che nutrano.

Cos'è la solitudine
Fonte: Pixabay

Sentirsi soli quando si è circondati da persone: cosa accade nella nostra mente?

Ci si sente soli pur stando in mezzo alla gente, agli amici o col partner quando si avverte un senso pervasivo di insoddisfazione, si sperimenta un’inquietudine strana, prossima alle lacrime, quando si prova spesso insofferenza, noia e la quotidianità appare senza gioia.

Chi si sente soggettivamente solo, spesso se ne vergogna e nutre un senso di colpa nei confronti di quelli che ha assunto ad amici o verso il partner. Tende di conseguenza a protrarre la finzione e a promanare un’immagine di sé conforme al sistema in cui in realtà si percepisce alieno, stanco e incompreso. Nulla è più straniante che simulare partecipazione, dimostrare stima e fingere una risonanza emotiva.

Sintomi della solitudine

La solitudine funziona come un circolo vizioso. Tutto inizia con una sensazione di distacco e altri sintomi, tra i quali:

  • la sensazione di non sentirsi compresi e capiti dagli altri;
  • l’idea di essere diversi, incompatibili con il resto del mondo;
  • senso di disconnessione e ritiro sociale.

Alcuni tratti caratteriali, come la timidezza, l’introversione o la tendenza a sentirsi tristi, possono portare a isolarsi in modo volontario. Per chi ha difficoltà a entrare in qualsiasi tipo di relazione, la solitudine può diventare un luogo di protezione e rifugio. Purtroppo, l’isolamento rischia di peggiorare la diffidenza verso gli altri. Solitudine e ritiro sociale sembrano dunque rafforzarsi a vicenda.

sentirsi soli
Fonte: Pixabay

Come affrontare le feste di fine anno quando si è davvero da soli?

Le amicizie diventano importanti per rimediare alla solitudine: gli amici sono una famiglia che è possibile scegliere. Le relazioni amicali nutrono e arricchiscono durante l’intero ciclo di vita. È fondamentale essere in grado di coltivarle, sia quelle di lungo corso, sia i nuovi rapporti. Bisogna essere in grado di buttarsi, uscendo dalla comfort zone e scalzando il timore del rifiuto e altri schemi che condizionano la vita. S

e questo non fosse possibile, si potrebbero utilizzare le feste di fine anno per progettare una quotidianità differente, come ad esempio organizzando una visita a qualcuno che non si vede da tempo, programmare un viaggio oppure strutturare la propria settimana occupandosi di quelle cose che da tempo si rimandano, come un cambiamento nella propria abitazione e negli spazi che definiscono la propria giornata.

Come aiutare le persone che provano solitudine durante le feste di fine anno?

Per aiutare le persone che soffrono la solitudine, prima di tutto può essere utile normalizzare questo vissuto come un sentimento che tutti provano nella vita. D’altro canto, nella solitudine viene percepita la mancanza di un “altro da sé”, che riflette un bisogno di “essere pensati” da un’altra persona, a conferma della propria esistenza. Di conseguenza curare l’aspetto della vita dedicato alle relazioni risulta essere un fattore protettivo.

In prima battuta coinvolgere amici e conoscenti in cene di festeggiamenti o aperitivi natalizi può essere un primo passo per sostenere il loro coinvolgimento. Se la solitudine si unisce al ritiro sociale e ad altre manifestazioni di disagio psicologico, è consigliabile un percorso terapeutico per sostenere la motivazione a una solitudine sana, che è di chi non camuffa le proprie caratteristiche di personalità, di chi convive con le contraddizioni interne, arrivando a superare il tabù sociale dell’isolamento e a dedicarsi del tempo, e intrattenersi facendo qualcosa che veramente si vuole.

Imparare a dire di no e a dire grazie, riconoscendo sempre più valore al tempo passato con se stessi e con gli altri. Questo modo di stare soli può rappresentare un passo in avanti per la propria consapevolezza e per la capacità di conoscere meglio i meccanismi relazionali, costruendo una vita sociale appagante.

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Perché si dice rosso di rabbia?
Psicologia

La rabbia può essere un’emozione positiva e utile, se espressa in modo appropriato. Ma quando ci lasciamo prendere la mano, può accadere che tale sentimento prenda il sopravvento, con tutte le prevedibili conseguenze che comporta. Tra le sue manifestazioni c’è anche il rossore del viso: in questo articolo ci preoccupiamo di spiegare scientificamente perché questo accade ed il significato che si cela dietro la frase “rosso di rabbia”.