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Salute, l’insonnia accorcia la vita?

L’insonnia accorcia la vita. Ecco cosa emerge da una nuova ricerca.

Salute, l’insonnia accorcia la vita?

L’insonnia mette a rischio la nostra vita? Ebbene si, un nuovo studio dimostra che l’insonnia può davvero accorciare la vita. Nello specifico, in questa nuova analisi si esamina il legame il maggior rischio di morte prematura e l’insonnia persistente, mettendola a confronto con l’insonnia intermittente. Mentre studi precedenti hanno già dimostrato infatti che esiste un legame fra l’insonnia e il maggior rischio di morte prematura, non è stato ancora chiarito se il rischio varia per le persone che soffrono di insonnia persistente e quelle che soffrono di insonnia intermittente. Quest’ultima si presenta quando il soggetto non riesce a dormire per brevi periodi di tempo, ed è spesso collegata a eventi specifici, come ad esempio l’avvicinarsi di un esame o di un importante colloquio di lavoro.

Per quanto concerne invece l’insonnia persistente, il problema si manifesta a lungo termine. Il sonno è interrotto per molte notti a settimana, e può durare da alcuni mesi ad anni.

Per esaminare meglio la questione, i membri della University of Arizona di Tucson hanno esaminato i dati di 1.409 adulti che hanno preso parte a uno studio epidemiologico. I partecipanti sono stati arruolati nel 1972 e sono stati intervistati ed esaminati fino al 1996. Quindi, gli esperti hanno registrato i decessi dei partecipanti fino al 2011, per un periodo di studio complessivo di ben 38 anni.

Durante il loro studio, i ricercatori hanno analizzato quindi i campioni di sangue crioconservati che erano stati raccolti all’inizio della ricerca, e ad intervalli regolari durante il periodo di studio. I partecipanti hanno inoltre compilato dei questionari relativi alle loro abitudini di sonno per due volte, una tra il 1984 e il 1985, e un’altra tra il 1990 e il 1992.

Il team ha quindi elaborato i dati, dai quali sarebbero emersi tre gruppi:

  • Soggetti affetti da insonnia persistente, nei quali l’insonnia era presente in entrambi i questionari compilati nel 1984-1985 e 1990 -1992.
  • Soggetti affetti da insonnia intermittente, in cui l’insonnia era presente, ma non in entrambi i questionari
  • Soggetti che non soffrivano di insonnia, in cui il sintomo non figurava in nessuno dei due questionari.

Dall’analisi dei risultati, che sono stati regolati in base a fattori che avrebbero potuto influenzarli, come l’età, il sesso, il peso, l’abitudine del fumo, l’uso di farmaci di sonno e l’esercizio fisico, sarebbe emerso che i partecipanti con insonnia persistente correvano un rischio maggiore del 58% di morire prematuramente nel corso dello studio, rispetto ai partecipanti appartenenti al gruppo che non avevano mai sofferto di insonnia. I risultati hanno inoltre indicato che le morti in eccesso nel gruppo che soffriva di insonnia persistente erano generalmente dovuti a problemi cardiopolmonari.

I membri del gruppo affetto da insonnia intermittente sembravano correre inoltre un rischio maggiore di morire rispetto a chi non soffriva di tale disturbo, ma tale rischio si annullava quando si prendevano in considerazione fattori come il peso, l’abitudine al fumo e lo svolgimento di esercizio fisico.

Infine, analizzando i campioni di sangue dei partecipanti, il team di ricerca ha scoperto che i livelli della proteina C-reattiva (CRP) – una misura dell’infiammazione, che rappresenta anche un fattore di rischio di mortalità – erano più alti nel gruppo che soffriva di insonnia persistente. E quando sono stati aggiustati i risultati in merito al legame tra insonnia persistente e maggior rischio di morte, tenendo in considerazione i livelli di CRP, il rischio di morte sarebbe stato comunque del 36% in più per i partecipanti con insonnia persistente.

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via | MedicalNewsToday

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