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Riflessologia plantare: significato e mappa

La riflessologia plantare è una pratica naturale che si basa sulla stimolazione di specifici punti del piede per promuovere il benessere e la salute dell'organismo. Pur in assenza di prove scientifiche clinicamente rilevanti che ne dimostrino l'efficacia, è impiegata come terapia complementare per trattare moltissime problematiche, dall'emicrania al mal di schiena, dalla cattiva digestione all'ansia. Scopri come funziona questa tecnica, quali benefici può apportare e quando è controindicata.

Riflessologia plantare: significato e mappa

Fonte immagine: Pixabay / Milius007

La riflessologia plantare è una pratica naturale impiegata per promuovere il benessere fisico e psicologico attraverso la stimolazione di specifiche aree del piede. Può essere utile in presenza di numerose problematiche di salute, dal dolore cronico all’emicrania, dal mal di schiena alla cattiva digestione fino ad ansia e stress.

Come funziona? Su quali principi si basa? È davvero efficace? Si tratta di una tecnica sicura o può avere delle controindicazioni?

Nel nostro articolo ti spieghiamo tutto quello che c’è da sapere sulla riflessologia plantare, sui suoi utilizzi terapeutici e sui benefici che può apportare.

Cos’è

La riflessologia plantare, o riflessologia del piede, è una pratica di medicina alternativa che consiste nel sollecitare specifiche zone dei piedi, attraverso la pressione e il massaggio, per apportare benefici ad altre parti del corpo interessate da varie problematiche di salute di natura fisica, ma anche psicologica ed emotiva.
Questa disciplina si basa sul principio per cui a determinate aree dei piedi corrispondono precise componenti anatomiche, come organi, articolazioni, nervi e ghiandole. Questo significa che, agendo sul piede, è possibile intervenire su altre zone di sofferenza del nostro corpo, ristabilendone l’equilibrio psico-fisico.

La riflessologia plantare è una branca della riflessologia, una tecnica che affonda le sue radici nella medicina tradizionale cinese e che si basa sulla stimolazione mirata di alcuni punti del corpo per produrre effetti benefici e alleviare disturbi e patologie in altre zone ad essi collegati. La riflessologia si articola in riflessologia plantare, in cui massaggio e pressione vengono esercitati sui piedi, riflessologia palmare o riflessologia della mano, in cui la stimolazione interessa i palmi delle mani, riflessologia facciale e riflessologia auricolare, che invece agiscono, rispettivamente, su specifici punti del volto e delle orecchie.

riflessologia plantare mappa
Fonte: Unsplash / Engin Akyurt

Le origini della riflessologia plantare

La pratica della riflessologia plantare ha origini molto antiche: la stimolazione dei piedi a scopo terapeutico era già conosciuta da molti popoli e diffusa 5000 anni fa sia in Oriente che in Occidente, in particolare in Cina, Egitto, India, Africa e America.

Nella necropoli di Saqqara, in Egitto, all’interno della tomba di Ankhmahor, risalente agli inizi della VI Dinastia, è stata ritrovata una celebre pittura murale che raffigura una persona, presumibilmente un medico, che stimola i piedi e le mani di un paziente, praticando quello che può essere considerato un antenato dei moderni trattamenti di riflessologia plantare.

Anche in America la riflessologia plantare era utilizzata da molte tribù indigene: le tribù Cherokee del North Carolina, per esempio, riconoscevano l’importanza del piede per mantenere l’equilibrio fisico, mentale e spirituale dell’organismo.

La nascita della riflessologia plantare moderna

La nascita della riflessologia moderna risale ai primi del Novecento del secolo scorso e si deve al medico statunitense William H. Fitzgerald. Specialista in otorinolaringoiatria, Fitzgerald osservò che la pressione di alcune parti del corpo dei suoi pazienti, in particolare piedi e mani, aveva un’azione analgesica e anestetica. Questa esperienza confluì in un libro dal titolo “Zone therapy, or relieving pain at home” (Terapia zonale o sollievo dal dolore a casa), scritto con il collega dentista Edwin Bowers e pubblicato nel 1917. Il libro descriveva i principi di quella che Fitzgerald definì “terapia zonale”, teorizzando per la prima volta l’esistenza di una relazione tra diverse parti del corpo e la possibilità di agire su una zona per produrre effetti benefici su un’altra ad essa collegata.

Fu, tuttavia, Eunice Ingham, fisioterapista statunitense, negli anni Trenta del Novecento, a focalizzarsi sulla stimolazione del piede, ricchissimo di terminazioni nervose, a scopo terapeutico. Si devono a lei la prima mappa delle zone del piede collegate alle diverse parti anatomiche e l’introduzione del concetto di riflessologia plantare in sostituzione dell’espressione “terapia zonale” coniata da Fitzgerald: Ingham era infatti convinta che le strutture anatomiche del corpo fossero riflesse su mani e piedi e condivise i principi e le tecniche di riflessologia plantare scrivendo molti libri sull’argomento, come “Stories the Feet Can Tell, Stories the Feet Have Told, and Stories the Feet Are Telling” (Storie che i piedi possono raccontare, Storie che i piedi hanno raccontato e Storie che i piedi raccontano).

In Europa, la riflessologia plantare si diffuse grazie al lavoro di due allieve di Eunice Ingham, Hanne Marquardt in Germania e Doreen Bayly in Gran Bretagna negli anni Sessanta del Novecento.

In Italia, questa disciplina fu introdotta da Elipio Zamboni, massofisioterapista e fisioterapista diplomato in Riflessologia nel 1974 presso la scuola di Marquardt.

riflessologia plantare mappa del piede
Fonte: Unsplash / Clarissa Watson

La mappa della riflessologia plantare: le zone riflesse del piede

La riflessologia plantare si basa sulla stimolazione di specifici punti del piede, detti punti riflessogeni, a cui secondo questa disciplina corrispondono organi e apparati del corpo. Attraverso la digitopressione, ovvero la pressione esercitata con le dita, sarebbe dunque possibile prevenire o alleviare disturbi e problematiche di salute che interessano le zone collegate a questi punti, recuperando o mantenendo l’equilibrio energetico dell’organismo. Ma quali sono i punti riflessogeni del piede e a quali aree del corpo corrispondono?

Lo descrive la mappa delle zone riflesse del piede. Si tratta di uno schema utilizzato in riflessologia plantare che deriva direttamente dalle teorie di Fitzgerald sulla terapia zonale. Fitzgerald aveva suddiviso il corpo umano, attraverso linee immaginarie, in dieci zone verticali e tre zone orizzontali. L’applicazione dello stesso principio ha permesso di individuare sulle piante dei piedi i punti riflessogeni corrispondenti alle diverse componenti anatomiche del corpo.

Secondo la riflessologia plantare, sul piede destro sono riflessi gli organi che nel corpo umano sono posizionati a destra, come il fegato, mentre sul piede sinistro sono riflessi quelli collocati a sinistra, come la milza e il cuore. Gli organi centrali, come la colonna vertebrale e lo stomaco, si trovano per metà su un piede e per metà sull’altro, mentre gli organi doppi, come i polmoni e i reni, sono riflessi su entrambi i piedi. Le punte delle dita, infine, sono tutte collegate alla testa e ai suoi organi.

Stimolare queste zone riflesse permetterebbe, dunque, di apportare benefici fisici e psicologici agli organi e alle strutture del corpo a cui sono collegate.

benefici riflessologia plantare
Fonte: Unsplash / Road Trip with Raj

Gli utilizzi terapeutici e i benefici della riflessologia plantare

La riflessologia plantare è utilizzata per il trattamento di moltissime problematiche di salute, acute e croniche, a carico di diversi organi, sia a scopo preventivo che con finalità curative in associazione ad altre terapie. Come sottolinea la Federazione Italiana di Riflessologia Plantare, questa tecnica “è molto utile per tutti i problemi derivanti dallo stress, ha un effetto rilassante, favorisce la normalizzazione dei vari sistemi dell’organismo e in generale produce un effetto rigenerante”.

In particolare, alla riflessologia plantare sono attribuiti questi benefici:

  • rilassamento: la riflessologia aiuta a scaricare le tensioni nervose
  • azione depurativa: questa pratica può contribuire a favorire l’eliminazione delle tossine da parte dell’organismo
  • miglioramento delle circolazione sanguigna e linfatica
  • effetto antidolorifico: la riflessologia plantare può aiutare ad alleviare il dolore, anche cronico, a carico di molti organi e stimolare i processi di guarigione
  • riequlibrio energetico: secondo la medicina tradizionale cinese, il nostro corpo è attraversato da canali energetici o meridiani lungo i quali scorre l’energia vitale. In alcune situazioni e punti, questa energia può bloccarsi, causando uno squilibrio energetico che può provocare uno stato generale di malessere o di malattia: la riflessologia plantare può aiutare e ripristinare questo equilibrio, con benefici per tutto l’organismo.

Esaminiamo in dettaglio le condizioni patologiche per cui può rivelarsi utile ricorrere a questa tecnica:

  • ansia, stress, depressione, irritabilità
  • affaticamento
  • insonnia e disturbi del sonno
  • cattiva digestione, nausea e vomito
  • sindrome dell’intestino irritabile
  • emicrania, sinusite, affaticamento della vista
  • stitichezza e dissenteria
  • mal di schiena e dolori muscolo-scheletrici dovuti a errata postura o stress
  • problemi alla vescica
  • asma
  • disturbi respiratori di natura infettiva o da stress
  • infortuni sportivi
  • dolore cronico.
riflessologia plantare punti ansia
Fonte: Unsplash / Jen Theodore

Riflessologia plantare: è davvero efficace?

La riflessologia plantare è stata oggetto di numerose ricerche scientifiche che, nel corso degli anni, ne hanno analizzato l’efficacia terapeutica e valutato il fondamento scientifico, con risultati controversi.

Una recente revisione degli studi sugli ambiti di applicazione e sugli effetti benefici di questa disciplina, condotta nel 2015 da un team malese e pubblicata sul “Journal of Traditional and Complementary Medicine”, sottolinea che non ci sono prove sufficienti per supportare l’uso clinico di questa tecnica, che i professionisti della riflessologia sostengono sia efficace per il mantenimento del benessere generale e il trattamento di malattie croniche come ictus, disturbi muscolo-scheletrici e stress.

Tuttavia, molti studi su piccola scala confermano gli effetti positivi della riflessologia plantare in presenza di alcune problematiche come i disturbi del sonno, l’ansia, la depressione, il dolore nei pazienti oncologici, l’ipertensione.

Alcune ricerche hanno anche osservato che sottoporsi a trattamenti di riflessologia plantare come terapia complementare ad altre cure mediche può alleviare i sintomi della sclerosi multipla, in particolare i disturbi urinari e la spasticità, attenuare il dolore legato a patologie tumorali e ridurre la neuropatia periferica nei pazienti con diabete di tipo 2. In alcuni casi, la riflessologia plantare si è rivelata utile per favorire il recupero dopo un ictus.

Pur in assenza di prove scientifiche clinicamente rilevanti sulla sua azione terapeutica, la riflessologia plantare può, dunque, rappresentare un intervento utile, complementare alla medicina tradizionale, per migliorare alcune problematiche di salute e alleviarne i sintomi.

Grazie alla sua natura non invasiva e non farmacologica, questa pratica è quindi ampiamente accettata e molte prove aneddotiche ne testimoniano gli effetti positivi in una varietà di condizioni di salute. La riflessologia plantare, tuttavia, non deve in nessun caso essere considerata un sostituito delle terapie mediche o farmacologiche, ma può solo, eventualmente, integrarle.

Come si svolge una seduta di riflessologia plantare

Una seduta di riflessologia plantare è composta da diverse fasi. La prima è l’osservazione dei piedi, utile per analizzare la loro forma e posizione, per individuare tensioni e eventuali patologie della pelle e per studiare la sensibilità cutanea della zona da manipolare. Il terapeuta osserva anche il paziente nel suo insieme, in particolare la sua postura e il suo modo di muoversi e di camminare.

Dopo questa ispezione preliminare, la seduta prosegue con altri due momenti:

  • la ricerca dei punti dolenti, che viene effettuata attraverso la palpazione dei punti riflessi e ha l’obiettivo di identificare, attraverso la risposta del paziente, gli organi e le strutture anatomiche in condizione di sofferenza e disequilibrio
  • il massaggio e le pressioni, che vengono effettuati con il tipico movimento “a bruco” del pollice e si focalizzano sulle zone critiche precedentemente individuate.

Ogni seduta di riflessologia plantare dura mediamente 45 minuti. Il numero di sedute da effettuare e la loro frequenza vengono stabiliti dal riflessologo in base alla problematica da trattare: in genere si fa ricorso a cicli che possono prevedere dalle 6 alle 10 sedute.

È essenziale che questi trattamenti siano eseguiti da terapeuti esperti nella pratica della riflessologia plantare e appositamente formati.

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Fonte: Pixabay / Milius007

Controindicazioni e effetti indesiderati

La riflessologia plantare è un trattamento manuale e naturale che non prevede l’assunzione di farmaci, ma non per questo non presenta controindicazioni. Ci sono alcune situazioni e condizioni in cui questa pratica è sconsigliata, per esempio in gravidanza, in particolare nel primo trimestre. La riflessologia potrebbe inoltre determinare un’eccessiva stimolazione a livello corporeo e acuire alcune problematiche, come diarrea e vomito, malattie della pelle, infiammazioni localizzate e gonfiore ai piedi, febbre e malattie infettive sistemiche.

In dolce attesa e in presenza di patologie, come diabete, trombosi venosa alle gambe, problemi circolatori ai piedi e agli arti inferiori, micosi, disturbi della tiroide, epilessia, è quindi opportuno chiedere consiglio al proprio medico prima di sottoporsi ad una seduta di riflessologia plantare.

È inoltre consigliabile non eseguire questo trattamento subito dopo aver mangiato, a meno che non si sia fatto un pasto molto leggero, e durante il ciclo mestruale, specie se il flusso è molto abbondante.

La riflessologia plantare è, dunque, una pratica largamente utilizzata per migliorare la salute e il benessere fisico ed emotivo e contrastare svariati disturbi e patologie in modo naturale, senza ricorrere a farmaci. È una disciplina apprezzata per la sua capacità di ridurre il dolore, di promuovere un generale rilassamento e di contribuire a mantenere o ripristinare l’equilibrio dell’organismo.

Pur in assenza di prove scientifiche clinicamente rilevanti che ne dimostrino l’efficacia terapeutica, si tratta quindi di un trattamento accettato, come terapia complementare alla medicina tradizionale, per i benefici che in molti casi ha mostrato di apportare in una varietà di problematiche di salute, in particolare contro il dolore, i disturbi del sonno, l’ansia e lo stress.

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