Benessereblog Salute Terapie e Cure I dieci diritti inviolabili dei malati oncologici

I dieci diritti inviolabili dei malati oncologici

Lunedì all’ Istituto Europeo di Oncologia, l’ospedale fondato da Umberto Veronesi, si è svolto lo Ieo day e sono stati ricordati i diritti inviolabili dei malati. Nello specifico, ovviamente, si è parlato di malati oncologici, ma il decalogo dovrebbe essere garantito a tutti i pazienti ricoverati negli ospedali.

I dieci diritti inviolabili dei malati oncologici


Dieci diritti per rispettare il paziente come individuo e soprattutto per migliorare le cure. È stato questo uno dei temi tratti durante lo Ieo Day, ovvero la giornata dell’Istituto Europeo di Oncologia, che ogni anno cura circa 100mila persone. Ma quali sono i diritti del malato oncologico?

  1. Avere cure mediche scientificamente valide
  2. Avere cure sollecite
  3. Avere diritto a una seconda opinione
  4. Il diritto alla privacy
  5. Il diritto a conoscere la verità sulla malattia
  6. Il diritto a essere informato sulle terapie
  7. Il diritto a rifiutare le cure
  8. Il diritto a esprimere le volontà anticipate
  9. Il diritto a non soffrire
  10. Il diritto al rispetto e alla dignità

Poche e semplici regole, eppure così preziose e spesso così dimenticate. Lo stesso Veronesi è intervenuto con queste parole:

I diritti dei malati troppo spesso vengono calpestati: dal modo di condurre la ricerca per scoprire nuove cure, fino all’accoglienza in ospedale, dove arriva a mancare perfino la privacy. È necessario più che mai ripartire dai reali bisogni dei pazienti.

Pensiamo solo al metodo Stamina, che ha tenuto banco nelle ultime settimane e che probabilmente continuerà a far parlare anche a causa della morta di una bimba affetta da Atrofia Muscolare Spinale (Sma1) il 2 giugno, che lo scorso 8 aprile aveva vinto il ricorso per potersi sottoporre alle terapie studiate da questo metodo (da alcuni paragonato a Di Bella).

Inoltre, è fondamentale che s’inizi davvero a ragionare sulla cura del malato e non solo della malattia. Ciò vuol dire informarlo nel migliore dei modi, non con foglio, quello del consenso informato, pieno di paroloni incomprensibili. E avere rispetto delle volontà del paziente, assistendolo anche nella morte e non solo nella guarigione. Per esempio, la morfina in alcune situazioni può davvero cambiare in meglio gli ultimi giorni di vita di un malato terminale.

Via | Corriere

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