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Covid-19: la situazione in Africa

Covid-19: la situazione in Africa

La pandemia che ha colpito il mondo intero rappresenta un’emergenza nell’emergenza in particolar modo in Africa. A sottolinearlo è stato Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame, che spiega che, secondo le stime, il Covid-19 potrebbe provocare la morte di un numero elevatissimo di persone e richiedere il ricovero in ospedale e in terapia intensiva di un altrettanto elevato numero di pazienti.

Ad aggravare la situazione nei Paesi africani è il fatto che una buona percentuale della popolazione (il 38%) non ha accesso all’acqua pulita, mentre il 35% non ha sapone e acqua per lavarsi le mani.

Inoltre, anche il settore sanitario non ha i mezzi sufficienti per affrontare la situazione e arginare la diffusione del virus. Quest’ultimo trova terreno fertile in un Paese in cui la crisi sanitaria ha già aggravato la salute di grandi e bambini.

Criticità che saranno, inevitabilmente, aggravate dal numero di adulti e genitori contagiati, che non potranno prendersi cura dei propri figli, o dalle restrizioni promosse dai governi per limitare la diffusione del virus, che avranno un impatto negativo su economie già deboli,

spiegano i membri dell’organizzazione Azione contro la fame, impegnata in zone come quelle della Somalia, Congo, Camerun e Sahel, dove fornisce mascherine, guanti, sapone e punti di lavaggio delle mani nei centri sanitari, forma gli operatori sanitari, offre supporto psicologico, acqua potabile e aiuta la popolazione locale a gestire i rifiuti, nella disinfezione dei locali e quindi nella prevenzione e limitazione della diffusione del virus.

I volontari spiegano che, nelle prossime settimane, sarà fondamentale proteggere il personale sanitario e rafforzare i sistemi sanitari nella diagnosi delle malattie. L’ONG sta inoltre mettendo in atto un piano umanitario in Africa, che si basa su tre punti, come spiega lo stesso Garroni:

Tre sono i punti chiave. Uno: implementazione delle misure di assistenza del personale e distribuzione di dispositivi di protezione. Due: adeguamento dei programmi preesistenti ai nuovi standard sanitari, per evitare la propagazione di virus. Terzo: promozione di buone pratiche igieniche di base in centri sanitari, campi profughi e comunità rurali, grazie anche alla nostra esperienza che ci permette ogni anno di sensibilizzare circa nove milioni di persone.

Foto di Charles Nambasi da Pixabay

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