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Sindrome di Stoccolma: 5 casi famosi

Patricia Hearst, Giovanna Amati, Natascha Kampusch, Silvia Romano sono sicuramente i casi più famosi della Sindrome di Stoccolma. Ma oltre a queste quattro vicende di cronaca, ti raccontiamo anche una quarta storia da cui sarebbe nato il termine psicologico che indica l'attaccamento del rapito nei confronti del suo rapitore. Una sindrome che spesso colpisce chi è vittima di rapimento

Sindrome di Stoccolma: 5 casi famosi

Fonte immagine: Pixabay

La Sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica che si manifesta nelle persone vittime di rapimento, che arrivano a provare simpatia verso i sequestratori. Le cause di questo disturbo non sono chiari, ma gli psicologi sottolineano che nei casi noti sono quattro i segnali evidenti: l’ostaggio sviluppa sentimenti positivi verso il sequestratore, vittima e rapitore non hanno mai avuto contatti prima, l’ostaggio sviluppa sentimenti negativi verso chi l’ha salvato, l’ostaggio ha fiducia nella bontà del sequestratore. La cronaca degli ultimi anni ci ha raccontato tanti episodi nei quali questa condizione è venuta a manifestarsi. Per quello che riguarda la Sindrome di Stoccolma, i casi famosi sono davvero molti: noi te ne raccontiamo 5, forse quelli che hanno destato maggior scalpore nell’opinione pubblica internazionale.

Sindrome di Stoccolma, casi famosi: il rapimento da cui deriva il termine

La prima storia racconta da dove è nato il termine “Sindrome di Stoccolma“, per riferirsi alla particolare condizione psicologica che alcune persone vittime di rapimento provano nei confronti dei rapitori. Era il 23 agosto del 1973. Jan-Erik Olsson era evaso dal carcere di Stoccolma, dove si trovava per furto. Entrò con un mitra nella sede della Sveriges Kredit Bank, prendendo in ostaggio quattro persone: la cassiera 21enne Elisabeth, la stenografa 23enne Kristin, un’impiegata di 31 Brigitte, e un ragazzo di 25 anni di nome Sven assunto da poco.

L’uomo chiese, in cambio degli ostaggi, la liberazione del suo amico detenuto Clark Olofsson, un’auto e di poter scappare con gli ostaggi. Le autorità gli concessero la macchina, ma non la possibilità di portare con sé le persone trattenute, che rimasero con lui per più di 130 ore, quasi sei giorni. Rapitore e ostaggi vissero tranquilli in quei giorni e i sequestrati iniziarono a provare empatia per il loro carceriere. Erano arrivati ad aver più paura della polizia. Quando gli agenti li liberarono, alcuni abbracciarono il sequestratore. Anche nelle interviste successive, gli erano grati per averli trattati bene e non averli uccisi. Alcuni andarono in seguito a trovarlo in carcere.

Psicologi e psichiatri definirono questa reazione emotiva come Sindrome di Stoccolma.

Il rapimento di Patricia Hearst

Patricia Hearst è una ricca ereditiera che nel febbraio del 1974, all’età di 19 anni, è stata rapita dall’Esercito di Liberazione Simbionese, intorno alle ore 21 del 4 febbraio, nel suo appartamento a Berkeley, in California. Il gruppo di guerriglia urbana entrato in azione era composto da due uomini e una donna. Dopo aver picchiato il fidanzato, i rapitori hanno portato via la giovane, inviando una lettera tre giorni dopo nella quale Patricia era definita una prigioniera di guerra.

Cinque giorni dopo chiesero un riscatto di 400 milioni di dollari, da distribuire tra chi viveva in difficoltà nelle strade californiane. La famiglia preparò 90mila pacchi da distribuire nel programma “People of Need“, per un totale di due milioni di dollari. In seguito i rapitori chiesero altri 4 milioni di dollari. Il 3 aprile, però, un audio della giovane informava la famiglia che si era unita all’Esercito di Liberazione Simbionese, per lottare per la libertà di tutti i popoli oppressi.

La sua prigionia è durata in tutto 591 giorni, durante i quali fece amicizia con i rapitori. Iniziò con loro la carriera di rapinatrice di banche. Il 18 settembre 1975 venne arrestata e in seguito condannata a 22 mesi, ricevendo poi l’indulto.

Il rapimento di Giovanna Amati

La figlia dell’industriale cinematografico Giovanni Amati e dell’attrice Anna Maria Pancani, futura pilota automobilistica, venne rapita nel febbraio del 1978 nella villa di famiglia. I rapitori iniziarono subito lunghe trattative con i genitori. Alla fine il padre pagò un riscatto di 800 milioni di lire. La figlia potè tornare a casa il 27 aprile.

Del suo rapimento si parlò molto e non solo perché la famiglia era molto conosciuta, ma proprio perché alla ragazza venne diagnosticata la Sindrome di Stoccolma. Giovanna si era infatti innamorata di uno dei rapitori, il marsigliese Jean Daniel Neto, arrestato qualche giorno dopo la liberazione della ragazza a Roma.

Il rapimento di Natascha Kampusch

Quando si parla di Sindrome di Stoccolma e di casi famosi non si può non far riferimento a Natascha Kampusch. Il rapimento ha avuto luogo quando aveva 10 anni, il 2 marzo del 1998. Dopo 8 anni di segregazione, riuscì a liberarsi da Wolfgang Přiklopil: era il 23 agosto del 2006. In seguito alla sua fuga, ha raccontato di aver più volte avuto la possibilità di liberarsi dal suo rapitore, ma ha sempre preferito rimanere con lui. Fino a quell’ultima volta, in cui si è decisa a chiedere aiuto solo perché avevano litigato.

Agli investigatori e agli psicologi ha sempre raccontato di voler bene a quell’uomo e di aver provato tristezza quando lui si è tolto la vita in seguito alla sua fuga. Lei ha sempre smentito il fatto di aver sofferto della Sindrome di Stoccolma, dimostrando solo pietà nei confronti di quell’uomo che si era suicidato e della sua famiglia. Si tratterebbe di un caso borderline di Sindrome di Stoccolma, tra i casi più famosi finora citati.

Il rapimento di Silvia Romano

 

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