
Un biscotto con la scritta “senza zuccheri aggiunti” in bella vista sulla confezione può comunque contenere quantità significative di zuccheri — semplicemente non sono stati aggiunti durante la lavorazione, ma erano già presenti negli ingredienti di partenza. È una distinzione sottile, ma cambia tutto. Ad aprile 2026, Altroconsumo ha pubblicato un test dedicato proprio ai biscotti senza zuccheri aggiunti presenti nei supermercati italiani, con risultati che invitano a guardare oltre la confezione. Capire cosa c’è davvero dentro richiede qualche minuto di attenzione all’etichetta — e qualche nozione di base che vale la pena avere.
Cosa ha trovato Altroconsumo nel test di aprile 2026
Il test condotto da Altroconsumo ha analizzato diversi prodotti della categoria biscotti senza zuccheri aggiunti, valutando ingredienti, valori nutrizionali e additivi. In cima alla classifica sono risultati i biscotti Gullón e Balocco, anche se — come riporta la fonte — i punteggi complessivi si sono comunque mantenuti lontani dall’eccellenza. Non è un dettaglio secondario: significa che anche i prodotti meglio valutati presentano aspetti migliorabili, e che nessun brand ha ottenuto una promozione piena.
Il messaggio implicito del test è chiaro: la categoria nel suo insieme non garantisce automaticamente un profilo nutrizionale superiore rispetto ai biscotti tradizionali. La dicitura in etichetta rassicura, ma non basta a qualificare un prodotto come più sano in senso assoluto.
“Senza zuccheri aggiunti” non significa senza zuccheri
Questo è il punto più importante da capire. La dicitura “senza zuccheri aggiunti” — regolamentata dalla normativa europea sui claims nutrizionali — indica che durante la produzione non sono stati aggiunti saccarosio, fruttosio, glucosio o altri zuccheri semplici. Non dice nulla sugli zuccheri naturalmente presenti negli ingredienti.
Un biscotto preparato con farina integrale, uvetta, succo di mela concentrato o latte in polvere può contenere zuccheri in quantità rilevante, pur portando legittimamente questa etichetta. Gli zuccheri della frutta, del latte o dei cereali lavorati non rientrano nella definizione di “zuccheri aggiunti” e compaiono comunque nella riga “di cui zuccheri” della tabella nutrizionale.
Per questo la prima cosa da fare davanti allo scaffale è aprire la tabella nutrizionale sul retro, non fermarsi al claim sul fronte della confezione.
Il ruolo dei dolcificanti: polioli e maltitolo
Molti biscotti di questa categoria sostituiscono gli zuccheri tradizionali con polioli, detti anche alcoli dello zucchero. Il più diffuso è il maltitolo, seguito da sorbitolo, xilitolo ed eritritolo. Questi ingredienti conferiscono dolcezza con un impatto glicemico generalmente inferiore rispetto al saccarosio, ma non sono privi di effetti.
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Alcune considerazioni pratiche:
- I polioli apportano comunque calorie — in genere circa la metà rispetto agli zuccheri comuni, ma non zero.
- Il maltitolo, in particolare, ha un indice glicemico non trascurabile rispetto ad altri polioli, un aspetto rilevante per chi soffre di diabete o segue una dieta a basso indice glicemico.
- Un consumo elevato di polioli può causare effetti lassativi, motivo per cui molte confezioni riportano l’avvertenza “un consumo eccessivo può avere effetti lassativi”.
- La presenza di polioli non è segnalata nella riga “zuccheri” della tabella nutrizionale: compaiono tra gli ingredienti e nei carboidrati totali, ma non vengono conteggiati come zuccheri.

Chi acquista questi prodotti pensando di eliminare completamente i dolcificanti dalla propria alimentazione dovrebbe verificare con attenzione la lista degli ingredienti.
Come leggere l’etichetta davanti allo scaffale
Non serve una laurea in nutrizione per orientarsi, ma serve un metodo. Ecco un approccio pratico in pochi passaggi:
- Guarda la tabella nutrizionale per 100 g, non per porzione: le porzioni dichiarate in etichetta sono spesso piccole e possono rendere i valori meno leggibili.
- Cerca la riga “di cui zuccheri”: se supera i 5 g per 100 g, il prodotto contiene una quantità non trascurabile di zuccheri, indipendentemente dal claim in copertina.
- Leggi la lista degli ingredienti in ordine decrescente di peso. Se tra i primi ingredienti compaiono sciroppi di frutta concentrati, succhi concentrati o miele, il contenuto di zuccheri naturali può essere elevato.
- Cerca i polioli: maltitolo, sorbitolo, xilitolo e simili sono dolcificanti, non zuccheri, ma contribuiscono alla dolcezza e alle calorie del prodotto.
- Controlla i grassi totali e saturi: alcuni biscotti “senza zuccheri aggiunti” compensano con una quota di grassi superiore per mantenere palatabilità e consistenza.
- Valuta le calorie per 100 g: un biscotto riformulato può avere un apporto calorico simile all’originale, pur essendo privo di zuccheri aggiunti.
Chi può trarre vantaggio da questi prodotti — e chi deve fare attenzione
I biscotti senza zuccheri aggiunti non sono prodotti da evitare in assoluto. Per alcune persone rappresentano una scelta coerente con esigenze specifiche: chi segue indicazioni mediche per ridurre l’apporto di zuccheri semplici, chi gestisce il peso con attenzione, o chi preferisce limitare il saccarosio per abitudine alimentare consapevole.
Tuttavia, alcune categorie devono prestare attenzione aggiuntiva. Le persone con diabete di tipo 2, ad esempio, non possono assumere che questi prodotti siano automaticamente adatti: l’impatto glicemico dipende dall’insieme degli ingredienti, non solo dall’assenza di zuccheri aggiunti. Il consiglio di un dietologo o del medico curante rimane il riferimento più appropriato per valutare l’inserimento di questi prodotti nella propria dieta.
Chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile o è sensibile ai FODMAP dovrebbe inoltre considerare che alcuni polioli — in particolare sorbitolo e mannitolo — rientrano tra i carboidrati fermentabili che possono aggravare i sintomi gastrointestinali.
Il contesto conta più del singolo prodotto
Il test di Altroconsumo offre uno strumento utile per orientarsi tra i marchi disponibili, ma il dato più prezioso che emerge non è la classifica: è la conferma che nessun prodotto di questa categoria merita fiducia cieca. La colazione nel suo insieme — la quantità consumata, la frequenza, gli altri alimenti abbinati — conta molto di più della presenza o assenza di un singolo claim in etichetta.
Sostituire i biscotti tradizionali con quelli senza zuccheri aggiunti può avere senso in un contesto alimentare complessivamente equilibrato. Farlo convinti di aver risolto il problema degli zuccheri, senza controllare cosa c’è effettivamente dentro, è invece uno degli equivoci più comuni che questo tipo di test aiuta a smontare. Per chi vuole approfondire, il report completo di Altroconsumo sui biscotti senza zucchero è disponibile sul sito dell’organizzazione e include la valutazione dettagliata dei singoli prodotti analizzati.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.










