Vitamina D e magnesio, il legame decisivo: perché i valori possono non salire

Vitamina D e magnesio formano un binomio molto più stretto di quanto si pensi, e spesso è proprio questo legame a spiegare perché, nonostante un’integrazione costante, i valori ematici della 25(OH)D rimangano ostinatamente bassi.

Quando ciò accade, la prima reazione è aumentare la dose, ma non sempre è la strategia giusta. Il problema, infatti, può risiedere non tanto nella quantità assunta, quanto nella capacità dell’organismo di attivare correttamente la vitamina.

Le due idrossilazioni magnesio-dipendenti che attivano il colecalciferolo

Il passaggio chiave sta nelle due idrossilazioni magnesio-dipendenti che portano il colecalciferolo a diventare calcitriolo, cioè la forma attiva della vitamina D. La prima avviene nel fegato, dove la molecola viene trasformata in 25-idrossivitamina D.

Vitamina D e magnesio – Benessereblog.it

La seconda nel rene, che la converte nell’ormone attivo usato dall’organismo per il metabolismo del calcio, la salute ossea e, in parte, anche per la funzione immunitaria. Se il magnesio manca o è basso, questo meccanismo può rallentare, a volte anche fermarsi: in pratica la vitamina entra, ma non riesce a “lavorare” come dovrebbe.

C’è poi il tema dell’assunzione. Essendo una sostanza liposolubile, la vitamina D va presa con un pasto contenente grassi, perché la secrezione biliare e la formazione delle micelle intestinali ne facilitano il passaggio attraverso la mucosa. Le capsule molli e le gocce oleose partono avvantaggiate; le compresse secche, invece, hanno ancora più bisogno del giusto abbinamento con il cibo.

I cibi ricchi di magnesio da portare a tavola durante l’integrazione

Per aiutare questo processo, durante una integrazione di vitamina D può essere utile curare anche l’apporto di magnesio a tavola, senza cercare scorciatoie. Nel materiale consultato vengono indicati soprattutto vegetali a foglia verde, legumi e cereali integrali. Nella pratica di tutti i giorni si possono aggiungere anche frutta a guscio e semi, che spesso trovano già spazio nei pasti utili a migliorare l’assorbimento della vitamina.

Un pranzo con olio extravergine d’oliva, ceci e spinaci, oppure una cena con pesce azzurro, pane integrale e verdure, va nella direzione giusta. Non servono porzioni eccessive e nemmeno menù complicati. Conta la regolarità. E conta soprattutto evitare l’errore più comune: prendere la vitamina D a digiuno o insieme a una colazione quasi tutta zuccheri. Le indicazioni, citate da My-personaltrainer.it, ricordano inoltre che una somministrazione giornaliera o settimanale tende a essere più fisiologica dei mega-boli mensili, mentre il controllo dei livelli nel sangue resta essenziale per restare nel range indicato, in genere 30-50 ng/mL, e ridurre il rischio di eccessi. Se ci sono dubbi, la valutazione va fatta con il medico curante o con uno specialista.

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Mattia Di Gennaro