Biscotti senza zuccheri aggiunti, cosa rivela davvero il test Altroconsumo sui prodotti da supermercato
I biscotti con la scritta “senza zuccheri aggiunti” finiscono spesso nel carrello con un’idea precisa: portarsi a casa un prodotto più leggero, più controllato, quindi quasi per forza più sano. Ma il test pubblicato da Altroconsumo il 24 aprile 2026 smonta in parte questa convinzione. Tra i prodotti più presenti nei supermercati italiani c’è sì qualche scelta migliore delle altre, ma nessun biscotto può essere definito davvero virtuoso dal punto di vista nutrizionale.
La graduatoria di Altroconsumo mette sotto la lente valori nutrizionali e lista degli ingredienti, assegnando un punteggio su 100 ai biscotti “senza zuccheri aggiunti” più comuni nella grande distribuzione. In cima ci sono i Cuor di cereale integrale con fiocchi di avena Gullón, che arrivano a 52 punti: sono i migliori del test, ma restano comunque lontani da un giudizio alto. Apportano circa 430 kcal per 100 grammi, hanno pochissimi zuccheri, intorno a 1 grammo, e soprattutto una quota di fibre elevata, circa 14 grammi, che li rende più sazianti rispetto alla media. Subito dietro, tutti a 47 punti, ci sono i Zeropiù 7 cereali corn flakes Balocco, con 436 kcal, 2,2 grammi di zuccheri e 21 grammi di polioli; gli Equilibrio frollini ai 5 cereali Esselunga, con 446 kcal, 2,5 grammi di zuccheri e 8 grammi di fibre; e i Biscotti gusto cocco Céréal, che si fermano a 431 kcal, dichiarano zero zuccheri ma contengono circa 19 grammi di polioli e hanno in più il fatto di essere senza glutine. Il dato più evidente è questo: i promossi ci sono, ma lo scarto tra il primo e gli altri è minimo, e la distanza da un prodotto davvero equilibrato resta ampia.
Il cuore del test è tutto qui: la dicitura in etichetta non cambia la natura del prodotto. Un biscotto resta un alimento da forno ricco di grassi, con calorie che restano alte anche quando lo zucchero viene ridotto o tolto. Nei campioni analizzati si va in media tra 430 e 446 kcal per 100 grammi, contro circa 470 kcal dei frollini tradizionali: la differenza c’è, ma è limitata. Non basta certo a trasformarli in un prodotto light. Al posto del saccarosio, nella maggior parte dei casi, entrano i polioli, soprattutto il maltitolo. Hanno meno calorie dello zucchero e un impatto più basso sulla glicemia, ma non sono neutri. Forniscono comunque energia e, se consumati in quantità elevate, possono causare effetti intestinali indesiderati. Non a caso, oltre una certa soglia, l’etichetta deve riportare anche l’avvertenza. Altroconsumo considera inoltre la presenza di ingredienti come aromi, amidi modificati o sciroppi, elementi che pesano sulla qualità complessiva. Il risultato, alla fine, è chiaro: “senza zuccheri aggiunti” ha un significato preciso sul piano normativo, ma non vuol dire automaticamente “più sano”.
A chiarire ancora meglio il quadro c’è il richiamo dell’OMS, che invita a tenere gli zuccheri liberi sotto il 5% dell’energia quotidiana, cioè circa 25 grammi al giorno in una dieta da 2000 calorie. Scegliere biscotti senza zuccheri aggiunti può aiutare a non superare questa quota, soprattutto per chi vuole ridurre lo zucchero a colazione o deve gestire meglio la glicemia. Ma il vantaggio finisce lì. Per il resto, resta un prodotto dolce, calorico, da consumare con moderazione. Una porzione realistica si aggira sui 30 grammi, cioè 3 o 4 biscotti, meglio ancora se dentro una colazione completa con yogurt, latte o frutta fresca. Per chi ha diabete o altre condizioni metaboliche, i polioli possono rappresentare un aiuto, ma non sostituiscono il parere del medico o del dietista. Davanti allo scaffale, la differenza vera la fanno ancora la lettura dell’etichetta, il contenuto di fibre, la quantità di polioli e soprattutto le porzioni. Più che incoronare un vincitore assoluto, il test di Altroconsumo riporta al centro una verità semplice: anche quando il marketing lascia intendere il contrario, i biscotti restano un piccolo extra da gestire con buon senso.