Psicologia e religione condividono gli stessi metodi per ridurre lo stress

Psicologia e religione condividono gli stessi metodi per ridurre lo stress

Psicologia e religione condividono gli stessi metodi per ridurre lo stress e l'angoscia: la conferma arriva da questo interessante studio

Psicologia e religione sembrano due mondi talmente lontani, ma in realtà potrebbero avere alcuni importanti punti in comune. Ad esempio, le persone religiose che devono affrontare i momenti difficili della vita, si affidano a delle strategie di regolazione delle emozioni consigliate anche dagli psicologi.

Una persona religiosa che affronta un momento buio, può cercare di vedere le difficoltà in chiave positiva (comportamento che gli psicologi definiscono “rivalutazione cognitiva“) o possono riporre la fiducia nella propria capacità di affrontare le difficoltà (strategia nota come “autoefficacia” nelle strategie di coping). In entrambi i casi, si tratta di efficaci tecniche per ridurre ansia e depressione.

A spiegarlo sono gli autori di un nuovo studio pubblicato sul Journal of Religion and Health, che sottolineano:

Sembra che le persone religiose stiano facendo uso di alcuni degli stessi strumenti che gli psicologi hanno sistematicamente identificato come efficaci per aumentare il benessere e proteggere dall’angoscia.

Psicologia e religione hanno importanti punti in comune

Già precedenti studi hanno rivelato che le persone religiose tendono a utilizzare una strategia di coping che ricorda per molti aspetti la “rivalutazione cognitiva”.

Quando una persona muore, ad esempio, chi ha fede penserà che adesso l’anima del defunto è “con Dio”. Chi invece non è religioso potrebbe pensare che quella persona ha smesso di soffrire. In entrambi i casi si tratta di trovare conforto inquadrando una situazione triste in un’ottica più positiva.

Per il loro studio, gli esperti hanno analizzato un campione di 203 partecipanti senza diagnosi di depressione o ansia. Cinquantasette persone hanno risposto a delle domande in merito al loro livello di religiosità.

L’obiettivo dello studio era quello di determinare se le persone religiose utilizzassero davvero la “rivalutazione” come tecnica per ridurre il loro disagio. Ebbene, la risposta è si!

Abbiamo scoperto che se le persone usano il coping religioso, allora hanno anche una diminuzione dell’ansia o dei sintomi depressivi.

In tal senso, possiamo affermare che la rivalutazione cognitiva e l’autoefficacia contribuiscono efficacemente a ridurre l’ansia e l’angoscia. Gli autori dello studio spiegano che simili risultati possono essere utili per gli psicologi che lavorano con pazienti particolarmente religiosi, ma non solo. Potrebbero essere preziosi anche per i membri del clero o i leader spirituali, che potrebbero promuovere questo tipo di rivalutazione per aiutare i fedeli a dare un senso a ciò che accade e aiutarli ad affrontare lo stress con maggiore resilienza.

Gli esperti si augurano infine che il loro studio possa mostrare come religione e scienza possono lavorare insieme, per mantenere e migliorare il benessere delle persone.

Foto di Tep Ro da Pixabay
via | ScienceDaily

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