Fumare all’aperto e Covid: i motivi del divieto spiegati dagli scienziati

Fumare all’aperto e Covid: i motivi del divieto spiegati dagli scienziati

Fumare all'aperto e Covid: gli esperti spiegano i motivi del nuovo divieto, e no, non c'entra solo la pandemia di Covid-19

Divieto di fumare all’aperto e Covid: qual è il collegamento? Il divieto di fumare all’aperto ha innescato una serie di reazioni contrapposte. A chi ritiene che si tratti di una legge che porterà benefici alla società e alla salute pubblica, specialmente in tempi di pandemia, si oppongono coloro che invece ritengono che il nuovo provvedimento (previsto al momento per la città di Milano) sia sbagliato e insensato.

Ma quali sono i motivi che hanno spinto a vietare di fumare nei luoghi pubblici all’aperto? In primo luogo, come è ben immaginabile, fumare nei posti pubblici implica che, chi fuma, non indosserà la mascherina. Per questa ragione, chi vorrà farlo dovrà fumare la sigaretta mantenendosi a molta distanza dalle altre persone (si parla di una distanza di 10 metri). In particolar modo, il nuovo divieto interessa la zona delle fermate dei mezzi, le aree per i cani, i cimiteri, i parchi e le strutture sportive all’aperto.

Gli esperti ricordano che il fumo passivo è un agente cancerogeno per l’uomo, esattamente come lo è il fumo di prima mano.

Fumare all’aperto, i rischi per la salute

Fumando all’aperto, in mezzo alla gente, non fareste dunque che esporre le altre persone a dei rischi per la salute perfettamente evitabili.

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha anche dimostrato, attraverso diversi studi, che le concentrazioni di polveri fini e ultrafini liberate nell’ambiente a causa del fumo di sigaretta sono addirittura superiori rispetto a quelle emesse dagli scarichi delle macchine diesel e benzina.

Lo hanno sottolineato al Corriere i medici che ogni giorno combattono la difficile lotta contro il tabagismo:

Senza retorica, il fumatore non può essere considerato un capro espiatorio, è la vittima di una dipendenza psicofisica indotta dall’industria del tabacco che, statisticamente, lo può portare a una morte anticipata mediamente di 10 anni. Settanta anni di ricerca e decine di migliaia di studi scientifici hanno dimostrato come il fumo, attivo e passivo, non solo provochi più di 80 mila morti ogni anno solo in Italia, ma sia causa di una disabilità che incide sulla qualità della vita.

Gli esperti sottolineano però che riuscire a smettere di fumare è possibile e necessario, per tutelare la propria salute e quella delle persone che amiamo. Chi vuole continuare a fumare, dovrebbe però evitare di farlo all’aperto e nei luoghi pubblici:

I divieti irritano quando li interpretiamo come privazione di un diritto ad una scelta che, nel caso del fumo, sembra libera. Ma spesso sono necessari per il bene di tutti. E sulla libertà del singolo fumatore deve sempre prevalere il diritto alla salute pubblica oltre che il rispetto delle categorie più sensibili.

Persone che soffrono già di patologie respiratorie, cardiache e oncologiche, persone anziane o bambini, non devono pagare le spese del dannoso vizio di poche persone.

via | Corriere
Foto di Free-Photos da Pixabay

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