Benessereblog Psicologia Disturbo da deficit di concentrazione: avere la testa fra le nuvole è una “malattia”?

Disturbo da deficit di concentrazione: avere la testa fra le nuvole è una “malattia”?

Disturbo da deficit di concentrazione: avere la testa fra le nuvole è una “malattia”?

Avete mai sentito parlare del Disturbo da deficit di concentrazione? Per molti, questo “disturbo” è sovrapponibile al ben più noto Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Altri psicologi ritengono però che si tratti di una condizione a sé stante, un disturbo con dei sintomi ben precisi. Nonostante ciò, il Disturbo da deficit di concentrazione non è ancora stato inserito nel DSM, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che elenca tutti i disturbi psichici fino ad ora riconosciuti.

Ma torniamo al Disturbo da deficit di concentrazione. Probabilmente a un certo punto della vostra vita vi sarà capitato di sentirvi un po’ con la testa fra le nuvole. Magari avrete avuto difficoltà a concentrarvi e a portare a termine i compiti. Potreste aver avvertito letargia, sonnolenza e un generale senso di apatia. Ebbene, se persistenti,  questi “sintomi” sono considerati da alcuni psicologi come dei segnali che indicano un possibile Disturbo da deficit di concentrazione.

Inizialmente denominato Sluggish cognitive tempo (Ritmo cognitivo apatico), il Disturbo da deficit di concentrazione (CDD) esiste eccome secondo lo psicologo clinico Russell Barkley, membro del Virginia Commonwealth University Medical Center. Barkley ritiene che il CDD dovrebbe entrare a far parte del manuale, ma non la pensano allo stesso modo i suoi colleghi, i quali ritengono che lo studio di un simile disturbo è ancora nelle sue fasi primordiali, per cui è ancora troppo presto per ipotizzare una diagnosi del genere.

Come si manifesta il Disturbo da deficit di concentrazione?

Fra i possibili sintomi di questo “disturbo” vi sono:

  • Tendenza a sognare ad occhi aperti
  • Difficoltà a rimanere vigili
  • Mente annebbiata e spesso “altrove”
  • Letargia o perenne stanchezza
  • Mancanza di attività
  • Lentezza
  • Difficoltà nell’elaborare domande o risposte in modo accurato
  • Aspetto assonnato
  • Apatia
  • Lentezza nel completare i compiti
  • Mancanza di iniziativa.

Secondo coloro che sostengono l’esistenza del CDD, se questa condizione entrasse a far parte del DSM sarebbe più semplice per chi soffre di questi sintomi riuscire a ottenere l’aiuto necessario. D’altro canto, gli oppositori a questa teoria fanno notare che proprio i sintomi elencati appartengono già ad altri disturbi ampiamente riconosciuti, come la depressione, l’ADHD o i disturbi tiroidei.

Non rimane che attendere e scoprire come si evolverà la questione.

via | LegalReader, Corriere
Foto di 愚木混株 Cdd20 da Pixabay

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