Covid, la variante inglese rimane più a lungo nell’organismo

Covid, la variante inglese rimane più a lungo nell’organismo

Covid variante inglese, cosa cambia? Un nuovo studio rivela che il virus rimane più a lungo nell'organismo delle persone infette

Covid variante inglese: cosa cambia? Negli ultimi mesi abbiamo letto molte informazioni in merito a questa particolare variante del Covid-19. Sappiamo ad esempio che è potenzialmente più trasmissibile rispetto al virus iniziale, e solo qualche settimana fa il Primo Ministro inglese Boris Johnson aveva dichiarato che una delle più allarmanti caratteristiche di tale mutazione potrebbe essere la sua maggiore letalità.

Un nuovo studio rivela adesso che la variante inglese del virus potrebbe rimanere nell’organismo per più tempo rispetto al “normale”.

Lo studio è quello condotto dai membri dell’Università di Harvard su un campione di 65 giocatori dell’Nba risultati positivi al virus. Gli sportivi sono stati testati quotidianamente durante l’estate, e dalle analisi è emerso che sette di loro erano stati contagiati dalla variante inglese del Covid.

Ebbene, esaminando i test e l’evoluzione della malattia, gli esperti hanno osservato che, per chi era stato contagiato da questa variante, la durata media della fase di proliferazione del virus era di 5,3 giorni (rispetto ai 2 giorni registrati in chi non era stato contagiato dalla variante).

E’ anche emerso che la fase di eliminazione era di 8,0 giorni (contro 6,2 giorni) e la durata totale media dell’infezione era di 13 giorni (contro gli 8,2 giorni di coloro che non erano stati infettati dalla variante inglese del virus).

Covid variante inglese: la quarantena più lunga è necessaria

Covid mascherina bandiera

Alla luce di quanto osservato, i ricercatori di Harvard spiegano che una quarantena più lunga potrebbe essere davvero necessaria per i casi di contagio da variante inglese del Covid-19. Tuttavia, aggiungono che si tratta di dati che dovranno essere confermati da studi più ampi e approfonditi:

I risultati sono preliminari, essendo basati su solo sette casi. Tuttavia, se confermati, potrebbe essere necessario un periodo più lungo di isolamento per evitare efficacemente le infezioni secondarie.

Attendiamo ulteriori approfondimenti sull’argomento.

via | Ansa
Foto di D. T. da Pixabay
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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