Seno e chirurgia estetica, meglio le protesi o il grasso autologo?

Non tutti gli esperti sono d'accordo sull'uso del lipofilling per aumentare il volume del decolleté. Ecco alcuni pareri

Un recente studio pubblicato sulla rivista Plastic and Reconstructive Surgery ha svelato che il 70% dei chirurghi statunitensi utilizza il cosiddetto “grasso autologo”, ossia prelevato dalla stessa paziente, per ricostruire il seno o aumentarne il volume. La tecnica prende il nome di fat grafting o lipofilling e, come dimostrato dal video in apertura, oltreoceano rappresenta l'ultima tendenza in tema di chirurgia plastica. Ma cosa dire a proposito dei risultati ottenibili e della sicurezza di questo nuovo approccio?

Non tutti i chirurghi sono d'accordo con quanto dichiarato dall'esperto che descrive le potenzialità del fat grafting in questo video. Secondo Renato Calabria, esperto del Dipartimento di Chirurgia Plastica Dell'University of Southern California, il lipofilling non assicura gli stessi risultati delle protesi, soprattutto a livello estetico. Non solo, secondo il chirurgo la presenza del grasso trapiantato a livello del seno potrebbe addirittura ostacolare la diagnosi di un eventuale tumore.

seno protesi

Si deve fare una distinzione fra l'uso del fat grafting per la chirurgia ricostruttiva del seno e quella cosmetica

spiega Calabria.

Nella chirurgia ricostruttiva, dove la ghiandola mammaria è stata completamente asportata, l'innesto di grasso autologo ha effettivamente un'applicazione efficace, con notevoli risultati, una semplicità di attuazione e un minimo decorso post operatorio.

Quando, però, l'obiettivo è avere qualche taglia in più, le cose potrebbero cambiare. Secondo Calabria

dal punto di vista estetico, le protesi sono migliori in quanto creano più proiezione ed un look più attraente, il fat grafting aumenta si il volume del seno ma l'effetto è simile a quello creato da un aumento di peso del paziente.

L' innesto di grasso al seno è invece utile nel migliorare alcuni problemi secondari all'innesto delle protesi quali il rippling, cioè la palpazione delle pieghe della protesi sulla pelle, ed altri effetti irregolari causati da un eccessivo volume delle protesi in soggetti più magri.

Per quanto riguarda i rischi, Calabria nutre qualche dubbio sulla sicurezza dell'approccio.

Il grasso autologo

ipotizza l'esperto

potrebbe rappresentare un ostacolo alla diagnosi precoce di tumore e nelle procedure di screening in quanto il grasso non vascolarizzato non permetterebbe una corretta visibilità dei tessuti con la mammografia e potrebbe essere erroneamente identificato con un nodulo tumorale, sia dal punto di vista clinico che da quello radiologico.

Cosa fare, dunque, se ci si trova di fronte alla necessità di fare una scelta?

Come per ogni nuova tecnica

conclude Calabria

l'esperienza ed il giudizio clinico del chirurgo è basilare per scegliere il paziente ideale per questo tipo di intervento.

Via | Comunicato stampa

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