Xenofobia, come vincere la paura del diverso

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Nemici storici che convivono. Succede in Italia, esattamente a Rondine, in provincia di Arezzo, ormai divenuta la cittadella della pace, grazie all'omonima associazione che promuove il dialogo tra giovani di religione e culture diverse, lottando contro stereotipi ed intolleranza, all'origine di razzismo e xenofobia. Palestinesi e israeliani, serbi e kosovari che si scoprono diversamente simili, tra un bucato e quattro chiacchiere fissando il soffitto al buio, prima di dormire. Un percorso per scoprire che il nemico è un'invenzione, un archetipo costruito da regimi totalitari, da culture della paura, da nazionalismi che esasperano le diversità più che trovare ricchezze da condividere.

Da tempo psicologi e neuropsichiatri cercano una soluzione alla paura dell'altro che scatena bullismo, razzismo, omofobia, episodi di violenza, emarginazione sociale. Di recente si è ipotizzato l'impiego di una pillola contro il razzismo, il propanolo, un beta-bloccante che riduce fisiologicamente la paura, rallentando il battito cardiaco ed agendo sugli altri sintomi dell'ansia, dalle palpitazioni al respiro accelerato alla sensazione di angoscia. In questo modo si bloccano solo le reazioni fisiche alla paura del diverso, ma non si sradica il problema che è prima di tutto psichico. La conoscenza resta pertanto la migliore arma, dal momento che è l'ignoranza a scatenare sentimenti istintivi di avversione. La mente tende a proteggerci da quello di cui non abbiamo alcuna esperienza. Un istinto primordiale, di autodifesa, che si può dominare solo abbattendo gli stereotipi e trovando punti in comune con l'altro.

Tempo fa, psicologi e dietologi coinvolsero un gruppo di donne palestinesi ed ebraiche in un programma per la perdita di peso, basato anche su sessioni di gruppo per favorire la condivisione di difficoltà, emozioni, obiettivi. Un esperimento che ebbe molto successo, avvicinando persone abituate a guardarsi con diffidenza, coinvolgendole in battaglie comuni, più piccole, come il mantenimento del peso forma, il raggiungimento di un maggior autocontrollo.

Ma il nemico non è solo il nemico costruito dagli eventi storici, un'invenzione dunque. La paura dell'altro può spingerci ad adottare atteggiamenti aggressivi, anche passivi, ogni giorno, nelle nostre relazioni interpersonali. Istintivamente tendiamo a fare gruppo con persone simili a noi per interessi ed esperienze comuni. L'altro può diventare chiunque non condivida il nostro modo di vivere piuttosto che il nostro punto di vista.

A riguardo, una bella lezione ce la offre Rika Zarai in Libera le tue emozioni, aiutandoci a capire quale punto di vista adottiamo quando ci relazioniamo con gli altri ed a liberarci da pregiudizi ed aggressività:


  • Io sono ok, tu sei ok. Il modo ideale di rapportarsi. Se qualcuno ci aggredisce, ad esempio, ci chiediamo perché lo stia facendo.
  • Io sono ok, tu non sei ok. Se qualcuno ci contraria, istintivamente tendiamo ad aggredirlo senza porci alcuna domanda. Denota una mente ottusa ed un io eccessivamente sulla difensiva.
  • Io non sono ok, tu sei ok. Un atteggiamento che ci porta a non reagire ma a soffrire continuando a ripensarci, convinti che sia sempre colpa nostra.
  • Io non sono ok, tu non sei ok. Un comportamento non meno pericoloso che denota indifferenza, pessimismo e disfattismo.

Ovviamente non sempre è facile mantenere la prima posizione ma per trovare un equilibrio con l'altro e con gli altri dovremmo sempre sforzarci di restare sintonizzati sull'io sono ok, tu sei ok. Essere diversi è ok e perciò non deve e non può spaventarci o condizionarci.

Foto | Flickr

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