Musica per la mente: suonare uno strumento affina le capacità del cervello

Non serve essere professionisti: anche gli amatori diventano abili identificatori di errori, che riescono a correggere meglio. Lo svela una ricerca scientifica

Suonare uno strumento

La musica non fa bene solo all'anima e gli studi che dimostrano la sua influenza sulla salute fisica e mentale sono sempre più numerosi. L'ultimo in ordine di tempo è stato pubblicato sulla rivista Neuropsychologia da un gruppo di ricercatori dell'Università di St. Andrews (Regno Unito), che hanno dimostrato come suonare uno strumento aiuti ad affinare le capacità del cervello a tal punto da lasciar ipotizzare che potrebbe essere un'utile terapia per rallentare, arrestare o addirittura curare il declino cognitivo associato all'invecchiamento e ad alcune malattie.

La notizia, già di per sé piacevole, lo diventa ancora di più scoprendo che per poter sperimentare questi benefici non è necessario essere dei professionisti. Infatti i ricercatori hanno coinvolto nei loro studi musicisti amatoriali con diversi livelli di esperienza con il proprio strumento. I partecipanti hanno partecipato a dei test durante i quali sono state valutate le loro risposte cerebrali e comportamentali.

E' stato così scoperto che i musicisti hanno una maggiore capacità di identificare e correggere gli errori rispetto a chi non suona nessuno strumento. Non solo, i musicisti riconoscono gli errori più velocemente, senza per questo essere meno precisi rispetto a chi non ha mai studiato musica o lo hanno fatto per poco tempo.

Come ha spiegato Ines Jentzsch, primo nome dello studio, questi risultati dimostrano che anche livelli moderati di attività musicale possono avere effetti positivi sulla funzionalità cerebrale.

L'attività musicale non solo arricchisce immensamente le nostre vite, ma i benefici associati per il funzionamento del nostro corpo e della nostra mente possono essere addirittura di portata più vasta di quanto suggerito dalla nostra e da precedenti ricerche

sottolinea la psicologa.

I nostri risultati potrebbero avere importanti risvolti, dato che i processi coinvolti sono fra i primi ad essere compromessi dall'invecchiamento e da una serie di malattie psichiatriche come la depressione.

Via | BBC

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