Sindrome emolitico uremica in Puglia, è colpa di un batterio nell'acqua

Nelle acque di scarico dei depuratori di Andria e Bisceglie sarebbe stato trovato lo stesso microbo identificato nei pazienti

seu puglia

Prima sono state accusate le angurie, poi il latte, ma a quanto pare la vera responsabile dei casi di Sindrome emolitico uremica (Seu) registrati in Puglia negli scorsi mesi estivi è l'acqua dei depuratori di Andria e Bisceglie. La notizia è trapelata attraverso l'Ansa da fonti della Procura di Trani, secondo cui nelle acque di scarico di questi depuratori darebbe stata rilevata la presenza del batterio Vtec O26, lo stesso che è stato associato a 16 dei 20 casi di Seu di quest'estate.

Mentre viene ipotizzato il reato di inquinamento ambientale a carico di persone ancora da identificare, l'Istituto superiore di sanità (Iss) rassicura la popolazione sulla diffusione dell'infezione, precisando che

allo stato attuale il focolaio epidemico appare in marcato declino, con gli ultimi casi esposti al contagio non oltre la meta' di agosto.

Per quanto riguarda il caso del caseificio di Monopoli di cui i Nas hanno disposto la chiusura dopo aver identificato una partita di cagliata contaminata da Escherichia coli, l'Iss sottolinea di avere finora esaminato solo campioni clinici prelevati dai pazienti, giungendo alla conclusione che l'agente responsabile del focolaio è Vtec O26. L'Istituto riceverà solo in questi giorni dalle autorità sanitarie pugliesi campioni sospetti di origine alimentare e ambientale. Con questi campioni a disposizione sarà possibile confrontare a livello molecolari eventuali batteri presenti con i ceppi Vtec O26 isolati dai pazienti.

Solo questa comparazione molecolare

precisa l'Iss

può infatti dimostrare se i ceppi batterici ritrovati negli alimenti o nei campioni ambientali sono effettivamente quelli responsabili del focolaio epidemico.

Via | Adnkronos; BisceglieLive
Foto | da Flickr di NIAID

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