Broccoli contro l'artrite, il sulforafano protegge la cartilagine

I broccoli hanno molteplici proprietà e benefici e uno studio lo dimostra: aiutano a prevenire l'artrite.

Appena due giorni fa vi abbiamo riassunto tutti i benefici dei broccoli, il prezioso ortaggio (a breve di stagione) che sarebbe bene consumare in larga quantità per le sue strepitose proprietà: è un potente rinforzante del sistema immunitario, agendo sulla salute dei nostri polmoni; è uno dei principali alimenti anticancro, utile a prevenire sin dall'alimentazione la possibile degenerazione cellulare responsabile dei tumori; è ricco di antiossidanti e aiuta a combattere la stitichezza, perché regolatore intestinale.

Oltre ai molti benefici già elencati, uno studio dell'Università dell'East Anglia nel Regno Unito ha dimostrato come il sulforafano contenuto nei broccoli può aiutare a prevenire e rallentare le forme più comuni di artrite, perché interviene nella protezione della cartilagine prima del deterioramento che ne determina la malattia. Il sulforafano, già protagonista indiscusso delle proprietà antinfiammatorie e anticancro dei broccoli, si conferma quindi sostanza fondamentale per combattere alcune patologie già a partire dall'alimentazione.

Ian Clark, il professore che ha guidato la ricerca, ha così commentato il risultato, più o meno straordinario, della sperimentazione sui topi:

I risultati ottenuti da questo studio sono molto promettenti. Abbiamo dimostrato che questo ha funzionato in tre modelli di laboratorio che abbiamo sperimentato, nelle cellule della cartilagine, nel tessuto cartilagineo e infine sui topi. Adesso vogliamo dimostrare che funziona anche sugli umani. Sarebbe molto potente se potessimo farlo.

Il professor Alan Silman, ricercatore della Arthritis Research, ha confermato le parole del collega:

Questo è uno studio molto interessante e con risultati che promettono molto, visto che suggerisce che un comune vegetale, i broccoli, potrebbe avere benefici per la salute per le persone con l'osteoartriti e anche proteggere in prima linea le persone dallo sviluppo della malattia.

Via | University Of East Anglia

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