Letti per voi: "Siamo tutti fatti per essere felici"

Cos'è la felicità? E come raggiungerla? Christian Boiron offre interessanti risposte in uno dei suoi libri, che BenessereBlog ha letto per voi

felicità

Che cos'è la felicità? E, soprattutto, come è possibile raggiungerla? Secondo Christian Boiron, presidente di Boiron Italia e de Gruppo Boiron, ciò di cui stiamo parlando è “lo stato radioso di chi riesce a esprimere il proprio essere profondo”, un concetto ben diverso da quello di piacere, che ha origine al di fuori di noi e che non dipende dalla nostra intelligenza, ma da risposte automatiche del cervello a stimoli esterni. E' lo stesso Boiron a spiegarlo in modo chiaro e semplice in uno dei suoi libri, Siamo tutti fatti per essere felici (Sperling & Kupfer), che BenessereBlog a letto per voi e si sente di suggerire a tutti quelli fra voi che, nonostante abbiano ormai varcato la soglia dei vent'anni, si sentono ancora agitati da tormenti adolescenziali o che, nonostante sentano di avere tutte le carte per essere felici, di fatto non si sentono tali.

Boiron spiega molto bene cosa succede nel cervello di chi non riesce ad essere felice. Il messaggio che ci è rimasto è che se non riusciamo ad esserlo è proprio perché all'interno del nostro cervello è in corso una vera e propria lotta. Perché in realtà l'uomo non ha solo un cervello, ma ben 3: quello rettiliano, che

dispensa piacere e sofferenza fisici per incitare l'individuo a preservare la propria integrità sul piano fisico

quello limbico, che condividiamo con gli altri mammiferi superiori e che

trasmette sensazioni di piacere o di sofferenza psichiche, spingendo gli individui a organizzarsi in società solide e permanenti

e quello neocorticale, esclusivo del genere umano, che

dispensa quella sensazione di felicità alla quale siamo naturalmente destinati.

Quest'ultimo altro non è che la nostra intelligenza. Ed è quando quest'ultima entra in conflitto con il cervello limbico senza riuscire a a superare lo scontro che la felicità sembra irraggiungibile. Bastano pochissime convinzioni o comportamenti limbici in disaccordo con quello che ci dice la nostra intelligenza per entrare in uno stato d'emergenza che compromette la felicità. Come spiega Boiron

a impedirci di essere felici sono certe convinzioni, o certi condizionamenti, in genere risalenti all'infanzia o scritti nel codice genetico, che ci rendono impossibile essere noi stessi. Anche se poco numerosi, questi freni possono rivelarsi molto potenti, specie se non se ne ha coscienza.

L'autore non si limita però a spiegare da dove nascono infelicità e felicità, ma suggerisce anche un metodo per superare i conflitti che nascono dentro di noi. Il primo passo sta nel capire il ruolo svolto dalle emozioni, che rappresentano la spia di questi conflitti che, impedendoci di esprimere il nostro essere profondo, sono il principale ostacolo al raggiungimento della felicità. Raggiunta questa consapevolezza si può intraprendere quella che Boiron definisce ginnastica della felicità, un allenamento di sicuro non semplice, ma che ha alle sue spalle addirittura una ricerca scientifica che ne conferma l'efficacia.

L'allenamento alla felicità inizia con la definizione della propria filosofia personale, quella che nasce dal cervello neocorticale. Si passa poi ad osservare gli altri per scoprire il funzionamento delle emozioni che impediscono di essere se stessi, a distaccarsi un po' dalle relazioni sociali con 15 minuti di meditazione 2 volte al giorno, a prendersi del tempo e a prendere coscienza di ogni attimo vissuto, a eliminare ogni senso di colpa, ad abituarsi a sorridere anziché drammatizzare e a concepire la vita come un'insieme di azioni che sono ognuna un'opera da creare per costruire un'opera d'arte ancora più grandiosa. Il tutto senza dimenticare che la felicità passa anche attraverso la coltivazione dell'istinto alimentare fino ad ottenere una dieta adeguata.

La ricerca scientifica cui abbiamo accennato, condotta sotto la direzione di Enrico Cheli, psicologo, sociologo e docente all'Università di Siena, ha dimostrato che un “allenamento” di questo tipo, seguito per 6 mesi permette di ottenere cambiamenti positivi a livello cognitivo, emozionale e comportamentale, ancor più significativi se alla lettura del libro viene associato un corso residenziale di 3 giornate ogni 2 mesi in cui vengono spiegati e approfonditi i concetti e gli esercizi descritti nel libro.

Ricerche a parte, di certo non basta leggere un libro per risolvere problemi di questo tipo se poi non ci si impegna attivamente nel cercare di risolvere i propri conflitti. Quale che sia la vostra intenzione, la lettura è interessante e offre diversi spunti di riflessione. Potremmo avervi invogliati ad intraprenderla, ma magari il vostro cervello limbico vi sta dicendo che “sono tutte cavolate”. E se questa reazione interna vi sta creando un conflitto potrebbe valere la pena di fare un salto in libreria.

Foto | da Flickr di crdotx

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