La sindrome di Scrooge, dietro la misantropia un trauma

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Amarezza, misantropia, egoismo, avarizia, aridità d'animo, narcisismo... sono i tratti principali di Scrooge, personaggio scorbutico e a dir poco intrattabile di A Christmas Carol, celebre racconto pubblicato da Charles Dickens nel 1843. Ma da cosa deriva un atteggiamento simile verso gli altri e la vita?

Dei moderni Scrooge parla lo psicologo americano Stephen A. Diamond, autore di Anger, madness, and the daimonic: the psychological genesis of violence, evil, and creativity.

Diamond ipotizza che dietro un comportamento simile si nasconda un trauma, subìto nel corso dell'infanzia o in età adulta, che porta a provare risentimento e sfiducia nei confronti degli altri ed a non aspettarsi niente di positivo dalla vita. Può trattarsi di un divorzio, piuttosto che dell'abbandono da parte di un genitore, o di qualsiasi altro evento traumatico che ha visto deluse le aspettative riposte nelle persone care o nella propria esistenza.

L'ostilità spesso porta ad un pensiero ossessivo di vendetta. Per non soffrire ancora, la strategia messa in campo non prevede semplicemente stare sulla difensiva, bensì attaccare prima di essere nuovamente feriti. Il rancore cresce parallelamente alla disillusione.

L'esperto spiega che è normale provare queste sensazioni quando si resta delusi dalla vita o dagli altri. Tuttavia, dovrebbe trattarsi di momenti circoscritti e passeggeri. Se da oltre un anno non facciamo altro che covare rancore e chiuderci al resto del mondo, è il caso di contattare uno psicologo per chiedere aiuto, prima che l'aridità d'animo ci crei il deserto intorno, minando le nostre relazioni interpersonali ed influendo sulla vita sociale e sul lavoro.

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