Obesità, in Giappone l'affitto si paga a peso

La proposta è di un B&B di Osaka ed è pensata per aiutare chi ha bisogno di perdere peso

Quando si parla di diete se ne sentono di tutti i colori: da quelle basate su un singolo alimento, spesso a rischio di squilibri nutrizionali, a quelle che propongono di digiunare per giornate intere, di certo non approvate dagli esperti di nutrizione. In Giappone, però, la lotta a sovrappeso e obesità passa per ben altre strade: un Bed&Breakfast di Osaka, nel sud del paese, ha un prezzario basato sul peso degli affittuari. Non solo, il costo dell'affitto aumenta o diminuisce a seconda delle variazioni di peso dell'inquilino, che per ogni chilo perso vede ridursi di 1.000 yen (l'equivalente di 7,55 euro) l'affitto. Viceversa, il prezzo aumenta per chi ingrassa.

L'idea iniziale, spiega la responsabile del B&B, era proprio quella di attirare persone in sovrappeso che vogliono rimettersi in forma. In realtà le ragazze che hanno scelto questa soluzione (poco più di 20 in totale) sono già in buona forma fisica e hanno il solo obiettivo di mantenerla. Per farlo hanno a loro disposizione attrezzature ginniche, prodotti di bellezza e anche degli snack, offerti per evitare di consumare al loro posto quel cibo spazzatura nemico non solo della linea, ma anche della salute dei magri.

L'iniziativa riporta alla mente altre proposte degli ultimi anni. Alcune, come la tassazione di cibi grassi e bevande zuccherate, sono già state accolte e realizzate da diversi governi occidentali. La Danimarca ha introdotto un tassa sui cibi con più del 2,3% di grassi saturi, l'Ungheria tassa i cibi ad alto contenuto di zuccheri, sali e caffeina, la Finlandia i dolciumi e New York ha messo al bando le bevande zuccherate taglia XL. Altre iniziative sono, invece, state bocciate, come quella dell'introduzione di una tassa sulle bibite in Italia e quella che è costata a Pierre Dukan, il guru dell'omonima dieta, l'autoradiazione dall'Ordine dei Medici francese: dare punti in più all'esame di maturità agli studenti che avessero dimostrato di non essere ingrassati durante il percorso di studi.

In realtà non tutti gli esperti sono d'accordo sull'efficacia di provvedimenti di questo tipo in termini di consapevolezza alimentare della popolazione. Secondo alcuni il risultato potrebbe essere la riduzione del consumo di cibi salutari per “lasciare spazio” ad alimenti meno salubri. Un effetto totalmente opposto rispetto a quello desiderato.

Via | Medical Daily
Foto | Flickr

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