Cosa significa avere i monociti alti nel sangue?

I valori di riferimento e quando cominciare a preoccuparsi se dalle analisi del sangue risultano i monociti alti.

Le analisi del sangue contengono moltissime informazioni sul nostro organismo: ci spiegano l'importanza di alcuni valori, come ad esempio la formula leucocitaria che riguarda la concentrazione dei globuli bianchi nel nostro sangue, ma non sempre siamo in grado di leggerle e comprenderle apertamente, proprio perché contengono informazioni decisamente criptiche per un non medico.

Uno dei valori che saltano all'occhio alla lettura delle analisi del sangue sono sicuramente i monociti, che sono dei globuli bianchi del diametro di 12-18 µm prodotti dal midollo osseo: attraverso il sangue vengono trasportati nei tessuti, dove si comportano come "spazzini" eliminando le sostanze potenzialmente tossiche e dannose per il nostro organismo. Il valore di riferimento dei monociti nel sangue è del 3-8% sulla percentuale totale dei globuli bianchi presenti nel sangue: quando il valore dei monociti nel sangue si altera, è possibile che sia in corso o un'infezione o una malattia più importante.

Avere i monociti alti nel sangue significa che molto probabilmente è in corso una patologia di natura infettiva, ad esempio la tubercolosi, la brucellosi, la febbre tifoide, l’endocardite batterica subacuta, la sifilide e la malaria. Anche dopo infezioni acute o in caso di stadi pre-leucemici, che interessano la produzione dei globuli bianchi, è possibile riscontrare valori alti di monociti. Naturalmente un innalzamento dei valori dei monociti è ricollegabile a squilibri nella produzione degli stessi da parte del midollo osseo, che diventa spia di importanti e serie malattie ematologiche come la leucemia monicitica cronica, le malattie mieloproliferative, le anemie emolitiche, la neutropenia e i linfomi.

Fortunatamente non è sempre il caso di preoccuparsi temendo tumori del sangue o infezioni mortali: tra le altre cause di un eventuale aumento dei monociti ci sono la brucellosi, la colite ulcerosa, le malattie del collagene, il morbo di Crohn, la sarcoidosi oppure anche stadi avanzati e cronici di disturbi gastrointestinali, come la colite ulcerosa.

Foto | Flickr

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