Le proprietà curative del chichingero

chichiAvevamo parlato qualche giorno fa delle virtù dell'esotica Physalis peruviana ed una lettrice ci aveva giustamente fatto notare che questa pianta è molto simile al casereccio chichingero - o Physalis alkekengi. In effetti le differenze sono poche: quest'ultimo ha la lanterna leggermente più grande rispetto a quella del suo cugino Sudamericano ed il colore delle bacche è di un arancione vivo invece che giallognolo.

Anche conosciuto come alchechengio, il chichingero cresce selvaticamente in tutta Italia e pare fosse già utilizzato a scopo medicinale dagli antichi Romani. Per le sue proprietà ci riportiamo a quelle della Physalis peruviana, aggiungendo però che una ricerca pubblicata su PubMed - che potete trovare qui - ha appurato che quando le bacche vengono essiccate, il loro effetto antiossidante si riduce notevolmente. Per trarne il massimo beneficio si consiglia quindi di consumarle sempre fresche.

Questo arbusto viene principalmente utilizzato nei problemi all'apparato urinario per via della sua azione diuretica uricolitica. In particolare, le bacche vengono usate per aiutare coloro che soffrono di calcoli renali e vescicali, di oliguria così come nella cura e prevenzione della gotta. Nella medicina Unani Tibb le bacche della Physalis alkekengi - chiamate Kaknaj - sono conosciute per il loro effetto diuretico, sedativo e antisettico, in quanto le physalins contenute hanno grosse proprietà antibatteriche.

In Giappone il chichingero è per lo più utilizzato a scopo decorativo ed i semi vengono offerti durante il Bon Festival perchè dicono che aiutino a guidare lo spirito dei defunti. C'è un mercato che si svolge una volta all'anno - il 9 e 10 Luglio - ad Asakusa che celebra invece il fiore di questa pianta, che in giapponese si chiama hōzuki-ichi.

Foto | Flickr

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