Procrastinare: la perduta arte dell’attesa.

Procrastinare: la perduta arte dell’attesa.

"Il nobile mangia e beve aspettando il diluvio". "L'impazienza non porta frutto. Per riuscire a vincere bisogna sapere anche attendere". [I-Ching, esagramma n.5: "Hsu - l'attesa"]

Sul tema di come impiegare il proprio tempo per affrontare un compito, esistono due aforismi che tutti conoscono e che mettono a confronto due scuole di pensiero. Il primo è di Benjamin Franklin, scienziato settecentesco, considerato dagli americani uno dei padri della patria, che recita: “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”. Il secondo è di Mark Twain, scrittore americano del tardo ottocento, dotato di uno spirito sorprendentemente moderno, che ribatte: “mai rimandare a domani ciò che puoi fare dopodomani”.

Attualmente, secondo gli esperti siamo di fronte al dilagare del morbo di Mark Twain. Il procrastinare è stato ufficialmente riconosciuto come una patologia, che a quanto pare oggi sta raggiungendo il suo picco storico di diffusione. E, proprio come accade con ogni epidemia che si rispetti, ora proliferano gli studi scientifici per isolare le cause del fenomeno, nonché le metodiche per curarlo. Bisogna fare qualcosa, ma subito.

La Notizia: uno scienziato ha scoperto la formula del procrasinatore. formula si presenta così: P = (AS x VR)/(TP x GC). Niente paura. In pratica vengono individuate 4 variabili sulla base delle quali si può calcolare la propria probabilità di portare a termine un dato compito (P), rispondendo con un punteggio da 1 a 10 alle seguenti domande:
– che aspettativa di successo ho in quel dato compito? (AS)
– che valore attribuisco alla riuscita nel compito? (VR)
– qual è in generale la mia tendenza a procrastinare? (TP)
– quanto sono gravi le conseguenze del non portare a termine il compito? (GC)


Al di là della soggezione che le formule matematiche sono in grado di suscitare con la loro aura di scientificità, l’idea è persino semplicistica: ci sono 4 aspetti che influenzano il fenomeno del procrastinare. Due aspetti giocano a favore del completamento del compito, e sono l’aspettativa di successo (AS) e il valore della riuscita (VR). Due aspetti invece conducono al fallimento del compito, e sono la tendenza generale a procrastinare (TC) e la gravità delle conseguenze (GC).

La cosa più importante di tutte non è scritta nella formula. Viene proposta una equazione invisibile tra procrastinare e fallire. Il cui reciproco è che portare a termine un compito significa riuscire. Tutte e due queste equazioni sono chiaramente false. Per vedere il trucco basta guardare P; la formula si propone di calcolare la probabilità di non portare a termine, non quella di rimandare. E’ un gioco di prestigio. Si può portare a termina una cosa in modo falimentare. Ed è possible che rimandare sia funzionale alla buona riuscita di un’impresa.

A me pare che il procrastinare possa essere un segno di saggezza, laddove l’attesa implica un uso consapevole e creativo del fluire del tempo. Nella specie umana, l’accrescimento delle strutture neo-corticali ha consentito di poter rimandare l’azione, e potenziare così capacità di ordine superiore come il pensiero strategico, la pianificazione, l’immaginazione. E’ grazie alla pausa che si sviluppa il pensiero. Il procrastinatore patologico non calcola efficacemente quando agire e quando aspettare; né sa fare buon uso dell’immenso potenziale messo a disposizione dalla pausa. Di conseguenza, attiva simultaneamente una tendenza all’azione di tipo impulsivo, non ben pianificata, e una risposta di evitamento tipica della paura (del fallimento). Misconoscendo del tutto il valore dell’attesa come una risorsa. Questo comporta una spirale negativa man mano che passa il tempo e l’azione rimane incompiuta. Da qui, l’esposizione ad un fallimento che, a cose fate, verrà ascritto proprio all’aver atteso. La mia conclusione è che chi sa aspettare sa anche agire. Il procrastinatore patologico è uno che non sa aspettare.

Seguici anche sui canali social

I Video di Benessereblog