La sindrome di eccitazione genitale persistente esiste davvero

Ana Catarina, la presunta donna affetta da sindrome di eccitazione genitale persistente
La storia di Ana Caterina, la donna brasiliana che sarebbe stata autorizzata da un Tribunale del lavoro di Vila Velha ad utilizzare 15 minuti ogni 2 ore di lavoro per masturbarsi era falsa. Come capita spesso in questi casi sono stati tanti i siti (anche di quotidiani autorevoli come il Corriere della Sera) a riportare la notizia senza le dovute verifiche contribuendo a diffonderla. Ana Caterina avrebbe sofferto di un raro disturbo della sessualità: "la contabile trentaseienne e madre di tre figli, di essere affetta da un raro disturbo sessuale che la obbliga a ricercare l'orgasmo ripetute volte durante la giornata".

Da qui l'autorizzazione ad usare 15 minuti retribuiti ogni 2 ore di lavoro per masturbarsi fino al raggiungimento dell'orgasmo utilizzando il computer aziendale per navigare in siti pornografici. Ad Ana Caterina sarebbe stata diagnosticata la sindrome di eccitazione genitale persistente, un disturbo che "la portava a masturbarsi anche 47 volte al giorno".

La storia era fasulla, ma la sindrome è reale e, per quanto rara, è da qualche anno oggetto di studio. La notizia falsa ha finito per diffondere anche disinformazione rispetto alla sindrome perché è stata clinicamente confusa con la generica ipersessualità, ma ha caratteristiche differenti. Un articolo scientifico redatto dalla Dottoressa Sandra Leiblum e dalla Dottoressa Alessandra Graziottin specifica:

La sindrome di eccitazione genitale persistente può causare grande sofferenza, frustrazione e rovinare la qualità della vita personale e professionale. Va distinto da una diagnosi generica di ipersessualità, perché il suo tratto distintivo è un’eccitazione genitale persistente, non voluta, intrusiva, non associata ad aumento del desiderio o dell’eccitazione mentale, e che non cede, se non parzialmente, con l’orgasmo.

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