Risonanza magnetica funzionale: come funziona e quando si fa

Risonanza magnetica funzionale: come funziona e quando si fa

La risonanza magnetica funzionale è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dell'attivazione di alcune aree cerebrali.

La risonanza magnetica funzionale è una tecnica di imaging che serve a controllare lo stato e la funzionalità di un organo o un apparato grazie alla individuazione della risposta emodinamica di varie aree del corpo. La risonanza magnetica funzionale infatti registra i cambiamenti di flusso sanguigno negli organi e li traspone su immagini in tempo reale.

Le applicazioni della risonanza magnetica funzionale sono molte, ma la più famosa e comune è quella di più recente sviluppo, ovvero quella neuronale. Grazie alla risonanza magnetica funzionale infatti si possono vedere le aree del cervello che si attivano se sottoposte a particolari stimoli. In questo modo la risonanza magnetica permette di diagnosticare eventuali disfunzioni cerebrali e patologie.

La risonanza magnetica funzionale si esegue all’interno di un grande scanner dove il paziente viene disteso e dura da 15 minuti a un paio d’ore a seconda degli obiettivi dell’esame. Il paziente deve soltanto rimanere fermo e aspettare che il lettino sul quale è sdraiato entri completamente nello scanner che genera un campo magnetico. Non serve una particolare preparazione e l’esame è controindicato solo in caso di portatori di pacemaker e protesi metalliche.

Lo scanner analizza le variazioni ematiche sulla base dell’individuazione di un liquido di contrasto che viene iniettato al paziente poco prima della risonanza magnetica funzionale. La risonanza si esegue come esame diagnostico per molti disturbi neurologici che coinvolgono determinate aree del cervello. Al paziente che rischia la compromissione del movimento volontario in seguito a un trauma ad esempio, viene chiesto di muovere una parte del corpo e si osserva l’attivazione dei centri cerebrali deputati.

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