Epatosi gravidica: sintomi, cause e terapia

Epatosi gravidica: sintomi, cause e terapia

Che cos’è l’epatosi gravidica e come si manifesta? Ecco che cosa sapere su questa malattia speso tipica della gravidanza.

L’epatosi gravidica è più propriamente chiamata colestasi e si riferisce a un rallentamento o ristagno della bile. È un problema che spesso si manifesta in gravidanza e di norma i sintomi sono prurito intenso (mani, piedi e soprattutto pancia), feci chiare, urina scura, occhi e pelle tendente al giallo. Molto spesso durante la gestazione l’unico sintomo è proprio il prurito, molte volte intollerabile di notte e si può manifestare soprattutto dopo la 30esima settimana ( in alcune donne anche prima).

Quali sono le cause? I motivi scatenanti, purtroppo, non sono noti e di conseguenza non si può fare prevenzione in questo senso. Molto spesso sono gli ormoni della gravidanza a influenzare il buon funzionamento della cistifellea. Inoltre, la storia personale della paziente (es. calcoli alla cistifellea), le gravidanze gemellari o ottenute con fecondazione in vitro possono favorire l’epatosi.

Come si cura? Prima di tutto bisogna confermare la diagnosi con degli esami del sangue. Il medico poi provvederà a trattare il prurito, probabilmente con antistaminici e pomate al cortisone. La terapia standard è a base di acido ursodesossicolico, un farmaco utilizzabile anche a dosi elevate: senza particolari controindicazioni per il feto. Si tratta di una malattia transitoria, che scompare in linea di massima dopo i primi tre mesi dalla nascita del bambino.

Per la mamma non ci sono quindi rischi, mentre possono essersi anche gravi conseguenze per il feto. Tra i problemi che possono insorgere, ci sono sofferenza fetale, morte endouterina, asfissia neonatale o morte neonatale. Per questo di norma si programma il parto entro la 37esima settimana di gravidanza.

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