Sostanze cancerogene: la classificazione dell’IARC

Sostanze cancerogene: la classificazione dell’IARC

Come funziona la classificazione dell'IARC in merito alle sostanze cancerogene e potenzialmente cancerogene per l'uomo?

Come viene fatta la classificazione dell’IARC in merito alle sostanze cancerogene per l’uomo? In queste ore si discute molto dell’inserimento della carne rossa lavorata nel Gruppo 1, quello delle sostanze cancerogene, e della carne rossa nel gruppo 2, quello delle sostanze potenzialmente cancerogene. Ma cosa vuol dire veramente? L’AIRC ce lo spiega alla perfezione, come sempre.

Le liste compilate dall’Agengia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, dell’OMS, raggruppano le sostanze sul livello di cancerogenità dimostrato in studi scientifici. Devono esserci degli studi di laboratorio che lo attestino e, se disponibili, anche studi epidemiologici sull’uomo. Non è importante solo sapere in quale lista sono le varie sostanze, ma conoscere quali sono i dosaggi e l’esposizione che può aumentare il rischio di contrare il cancro.

Il Gruppo 1 contiene i carcinogeni umani certi, il gruppo 2A i carcinogeni probabili, il gruppo 2B i carcinogeni possibili, il gruppo 3 le sostanze non classificabili come carcinogene, mentre il gruppo 4 le sostanze probabilmente non carcinogene per l’uomo. Qui la spiegazione in inglese dei criteri di valutazione.

[quote layout=”big” cite=”AIRC]Quando leggiamo che una sostanza o un agente è stato inserito in una delle liste dello IARC, non è il caso di farsi prendere dal panico. È necessario capire quali sono i reali margini di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero.[/quote]

Intervista ad Antonio Moschetta, ricercatore AIRC

Per chiarire ancora meglio cosa voglia dire in pratica questa classificazione, soprattutto per quello che riguarda gli alimenti, abbiamo chiesto spiegazioni ad Antonio Moschetta, ricercatore AIRC e professore dell’Università di Bari, i cui studi sono proprio focalizzati su alimentazione e cancro.

Ecco cosa ci ha detto:

    Il dato deriva da uno studio molto bello pubblicato su una rivista importante, come Lancet Oncology. Il progetto è ottimale, il risultato di questo studio, che è stato anticipato dai media in queste ora, che cosa ci dice? Cerca di classificare il consumo di vari tipi di carne, in particolare della carne rossa, che include non solo il manzo, ma anche il maiale, la capra… Dal progetto viene fuori semplicemente che per chi consuma carne rossa lavorata esiste un’evidenza sufficiente per dire che l’incidenza del tumore al colon è più alta in questi gruppi di persone. In primis bisogna dire che questi studi sono importanti perché ci dicono come noi dobbiamo stare attenti alla prevenzione e all’alimentazione per ridurre il rischio di contrarre il tumore. Non dimentichiamo che i dati ci dicono che il 30-40% dei tumori nasce a tavola.

    Facciamo un passo indietro: come nasce la malattia tumorale? Nasce in vari modi, ci sono dei fattori causali: alcuni tumori nascono dai virus, per altri ci sono dei fattori inalanti, poi ci sono i fattori che derivano dall’alimentazione. Carcinogeno è un agente chimico che è in grado di entrare nelle nostre cellule e di tagliare il nostro DNA. Da lì inizia il tumore. Noi incontriamo il carcinogeno una volta nella vita e solo da chi ha il tumore lo incontra? Assolutamente no, ogni giorno noi siamo esposti a carcinogeni. La quantità di contatto è importante, il numero di esposizioni all’agente carcinogeno, per questo è importante un ritorno alla natura, evitando le sofisticazioni degli alimenti, perché queste possono rilasciare composti chimici potenzialmente cancerogeni.

    Quando il cancerogeno entra nel nostro organismo, si possono mettere in atto processi in grado di “ripulire” l’organismo stesso e questo dipende dalla predisposizione del soggetto, ma anche dalla nostra alimentazione e da una dieta adeguata. La carne rossa lavorata con composti chimici può lasciare degli agenti potenzialmente pericolosi, ma questo vale per tutti gli alimenti modificati in presenza di agenti chimici.

    Se ci riferiamo al fatto che “troppa carne rossa” può essere pericolosa, questo dato è già noto da tempo: noi già sappiamo che per alcuni tumori la quantità di carne rossa consumata e cucinata in un certo modo (come ad esempio a diretto contatto con la brace) ci espone a un rischio maggiore di venire a contatto con i carcinogeni rispetto a chi la consuma carne rossa una volta al mese o meno.

    Lo studio, che ribadisco essere molto importante, cosa dice? Svela che tra i soggetti osservati, il gruppo che consumava più carne rossa lavorata aveva maggiori incidenze per quello che riguarda il tumore al colon. Lo studio è importante, non dimentichiamolo, ma di novità ce ne sono poche: lo sapevamo, dobbiamo mangiare in maniera varia, ma non esiste un singolo studio che chi non assume carne non ha tumore al colon. Esiste però un discorso di quantità.

    Cosa apprendo da questo studio? L’OMS ci dà la lista dei carcinogeni, dimostrati nell’uomo o nei modelli animali, carcinogeni probabili o sicuri. Tra questi ci sono composti chimici che purtroppo sono utilizzati nella filiera alimentare, ma anche nella crescita di alcuni prodotti, come i diserbanti, che vengono accettati per legge a concentrazioni basse: il rischio di fare “terrorismo e allarmismi” su tutto è elevato, ma non è questo il compito di questo studio.

    L’obiettivo è far passare un messaggio chiaro: l’alimentazione è la parte più importante della nostra cultura. Questo tipo di nozione deve spingere le scuole, il ministero, le istituzioni, tutti quanti a investire nella cultura del cibo.

    E’ un bene che notizie come queste vengano fuori, perché ci devono condurre a dire che il cibo oggi è la cifra più importante, è attraverso il cibo che possiamo migliorare la qualità della nostra vita, l’economia e la cultura. La notizia va spiegata, ma non c’era niente di nuovo: si sapeva già. Prendiamo il lato positivo della notizia: ricordarci e ricordare ai cittadini, ai medici, agli oncologi, che è importante guardare non solo alle nuove terapie per la cura, ma anche alla persona che abbiamo di fronte, all’alimentazione da suggerire e da promuovere per vivere bene.

    Bisogna limitare il consumo di carne rossa, di carne alla brace, di salumi? Lo sapevamo già prima. Come sapevamo già prima che dobbiamo fare educazione alimentare per uno stile di vita sano: varietà negli alimenti, più verdure a tavola, mangiare negli orari migliori, associare una dieta equilibrata all’esercizio fisico. La limitazione del consumo di alcuni alimenti è giusta: limitare il consumo di carne rossa, come limitare il consumo di dolci e zuccheri, ad esempio, vista l’elevata incidenza di casi di diabete. E’ importante conoscere il cibo, capire come gli alimenti vengono prodotti e creati, puntando sulla qualità della produzione, del trasporto, della filiera, della conservazione e dell’arrivo del cibo sulla tavola, con la giusta educazione.

Le informazioni riportate su GreenStyle.it sono di natura generale e non possono essere utilizzate per formulare indagini cliniche, non devono essere considerate come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento, l’assunzione o la sospensione di un farmaco , non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico generico, di uno specialista , di un dietologo o di un fisioterapista. L’utilizzo di tali informazioni e’ sotto la responsabilita’, il controllo e la discrezione unica dell’utente. Il sito non e’ in alcun caso responsabile del contenuto, delle informazioni, dei prodotti e dei servizi offerti dai siti ai quali greenstyle.it puo’ rimandare con link.

Seguici anche sui canali social

I Video di Benessereblog