L’insonnia cronica aumenta il rischio di ipertensione

L’insonnia cronica aumenta il rischio di ipertensione

Il rischio di ipertensione aumenta per le persone che soffrono di insonnia cronica.

Coloro che soffrono di insonnia cronica, o che impiegano più di 14 minuti per addormentarsi, potrebbero veder aumentare il rischio di ipertensione, secondo quanto emerso da una nuova ricerca pubblicata sulla rivista dell’American Heart Association “Hypertension”. A giungere a tale conclusione sarebbero stati i membri dell’Università del Sichuan di Chengdu (Cina), e dai colleghi del Dipartimento di Psichiatria della Pennsylvania State University di Hershey, i quali hanno condotto il primo studio volto a verificare se l’insonnia con ipervigilanza fisiologica, possa effettivamente essere collegata ad un maggior rischio di soffrire di ipertensione.

Abbiamo osservato una forte correlazione tra il grado di ipervigilanza fisiologica e l’ipertensione

spiegano infatti gli autori della ricerca, che per analizzare la questione hanno arruolato un campione di 219 insonni cronici e 96 persone che non soffrivano di tale condizione. L’insonnia cronica è stata definita come la difficoltà ad addormentarsi e a dormire, protratta per un periodo superiore ai sei mesi.

Quindi, i volontari sono stati sottoposti a dei test di latenza multipla del sonno (Multiple Latency Sleep Test o MSLT)” e ad altre analisi, per valutare il livello della pressione sanguigna e così via.

Dalle analisi sarebbe emerso che il 50% dei partecipanti impiegava più di 14 minuti per addormentarsi, e dopo aver preso in considerazione fattori confondenti come l’obesità, apnea del sonno, il diabete, il fumo, l’alcool e l’uso di caffeina, gli esperti sono giunti alla conclusione che tale condizione è effettivamente collegata ad un maggior rischio di ipertensione.

Per l’esattezza, il rischio sarebbe stato del 300% maggiore per coloro che impiegavano più di 14 minuti per addormentarsi, mentre, per chi impiegava più di 17 minuti, il rischio saliva addirittura al 400%.

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via | ScienceDaily

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