Furti di farmaci, un affare da 22 milioni di euro: 90 reati in 17 mesi

Furti di farmaci, un affare da 22 milioni di euro: 90 reati in 17 mesi

Nel 2013 sono stati almeno 53 i furti nelle farmacie ospedaliere e ben 37 quelli registrati nei primi 5 mesi del 2014: il reportage dell'AdnKronos

Quello dei farmaci rubati nelle farmacie ospedaliere e rivenduti ai pazienti bisognosi è un business di tutto rispetto che fa gola a molti, in particolare alla criminalità organizzata: già nei mesi scorsi Benessereblog si era occupato dell’ombra della camorra sui continui furti di farmaci anticancro nelle farmacie degli ospedali italiani (nel 2013 sono stati almeno 53 gli episodi) riportando puntualmente la denuncia fatta al Wall Street Journal dal direttore dell’AIFA Domenico Di Giorgio.

Oggi è l’AdnKronos a pubblicare un interessante e completo reportage che illustra come negli ultimi due anni il business criminale riguardante il furto e la ricettazione dei farmaci sia decisamente voluminoso:

“In due anni e mezzo il giro d’affari di questa attività è arrivato a toccare i 22 milioni di euro. Con un centinaio di casi totali: nel 2013 sono stati almeno 53 i furti nelle farmacie ospedaliere e ben 37 quelli registrati nei primi 5 mesi del 2014. Un aumento legato alla facilità con cui possono essere commessi questi reati e l’alta remunerazione della vendita di antitumorali sul mercato parallelo. Un mercato che, molto probabilmente, fa gola alla Camorra e alla Mafia.”

scrive l’agenzia stampa citando Transcrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica di Milano e dell’Università degli studi di Trento.

L’analisi di Transcrime si rifà agli articoli di stampa ed alle notizie riportate dai media negli ultimi mesi e mostra uno spaccato di realtà che dovrebbe far preoccupare in molti, su tutti la DIA: i farmaci che fanno maggiormente gola alla criminalità organizzata si dividono tra quelli più cari, come gli antitumorali, gli immunosoppressori, gli antireumatici e i biologici, e quelli più popolari, come ad esempio le pillole per il trattamento della disfunzione erettile.

Secondo lo studio infatti il fenomeno può essere determinato da una varietà di fattori: la necessità di acquistare medicinali a prezzi più bassi di quelli del mercato legale (se non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale) approvvigionarsi farmaci difficili da reperire, ma anche ricorrere a farmaci e sostanze attive legali per finalità illegali (come ad esempio l’Epo, ancora molto usato nel mondo del ciclismo).

Le tipologie di furto sono varie: dall’assalto ai camion ai “topi” da farmacia fino alla connivenza con portantini, infermieri, medici, che in ospedale ci lavorano. Secondo le statistiche dello studio Transcrime il 30% dei furti avviene grazie ad un “complice interno” e spesso non vi è traccia di effrazione o scasso. In Campania e Puglia è avvenuto il 45% del totale dei furti mentre al centro e al Nord le Regioni più colpite sono Lazio, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. Il fenomeno è caratteristico italiano: gli studiosi infatti affermano di avere riscontrato un mercato criminale simile solo in America Latina, in particolare in Argentina e Messico. Ma dove vanno a finire i farmaci rubati?

“È presumibile che i prodotti rubati vengano reimmessi sul mercato illegale, a livello nazionale ma anche all’estero, in Paesi caratterizzati da un sistema sanitario più debole o da difficoltà di accesso ai canali legali (Est Europa e Grecia) […] il nostro Paese viste le sue peculiarità territoriali permette con maggiore facilità scambi illegali con paesi dell’Est e del Mediterraneo.”

spiegano all’AdnKronos Michele Riccardi e Marco Dugato, ricercatori dell’Università Cattolica di Milano.

Reimmettere farmaci sul mercato, anche su quello nero, non è un lavoro da principianti: quantità ingenti di medicinali anche rari trafugati dagli ospedali necessitano di una vera e propria rete di vendita parallela al mercato legale, una rete che funziona perfettamente grazie alla falsificazione di bolle d’accompagnamento, documentazione e peregrinazioni varie: solo la criminalità organizzata, spiegano i ricercatori, ha la capacità di gestire un business del genere.

Il recente arresto di due persone a Napoli, intente a rivendere medicinali antibiotici, analgesici, decongestionanti nasali, antinfiammatori, antistaminici e persino ansiolitici e antidepressivi tutti rigorosamente senza marchio Aifa venduti direttamente su strada (la provenienza sembra essere dall’est Europa) mostra anche un altro aspetto del problema, quello della rivendita “al dettaglio” appunto, messa a punto dall’ultimo anello della catena criminale: il classico pusher da strada.

Via | AdnKronos e Transcrime
Foto | © Getty

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