L’Ocse promuove la sanità italiana ma è allarme tagli

L’Ocse promuove la sanità italiana ma è allarme tagli

L'Ocse promuove l'assistenza sanitaria italiana, definedola "buona" ma con delle "criticità" da risolvere, a cominciare dai rischi che comportano i continui tagli al bilancio

Promossa. L’Ocse promuove l’assistenza sanitaria italiana, definedola “buona”, superiore alla media europea, ma con delle “criticità” da risolvere, a cominciare dai rischi che comportano i continui tagli al bilancio.

E’quanto affermato nella annuale “Revisione sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia”, presentata stamattina a Roma. Un report nel quale sono state presentate una serie di valutazioni e raccomandazioni per favorire in maniera mirata la qualità delle cure e la riorganizzazione del sistema sanitario. Elementi questi che sono stati approvati, ma che potrebbero andar meglio, passati invece in secondo piano con l’inizio della crisi economica.

All’interno del documento viene esaminata la qualità dell’assistenza sanitaria nazionale, partendo da una panoramica delle politiche e delle pratiche per la qualità delle cure. Focus su tre aspetti rilevanti: il ruolo delle cure primarie, il miglioramento della formazione del personale sanitario, il miglioramento dei sistemi di monitoraggio e della qualità dell’assistenza in un sistema regionalizzato.

 

Dal rapporto emerge un giudizio dell’Ocse complessivamente positivo: gli indicatori di esito, qualità ed efficienza del sistema sanitario italiano sono uniformemente notevoli. Basta vedere un indicatore tra tanti, come l’aspettativa di vita: in Italia è di 82.3 anni,  la quinta più alta tra i Paesi Ocse. Buono anche il prezzo dell’assistenza, calcolata in 3.027 dollari pro-capite: l’Italia spende, infatti, molto meno dei Paesi limitrofi quali Austria (4.593 dlr), Francia (4.121 dlr) e Germania (4.650 dlr). Valutato positivamente anche il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (Nsis) che facilita la reperibilità dei dati dei pazienti.

Fattori positivi che però vengono messi in secondo piano quando la priorità del risanamento delle finanze prende il sopravvento, a discapito di altri indici, come la prevenzione e la gestione di patologie croniche e i servizi per l’assistenza di comunità. Manca inoltre un coordinamento dell’assistenza erogata dai diversi professionisti  e l’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale è disomogenea.

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