Infermieri in sciopero: servizi sanitari a rischio il 3 novembre

Infermieri in sciopero: servizi sanitari a rischio il 3 novembre

In pericolo le attività ospedaliere ambulatoriali e gli interventi chirurgici programmati

Il prossimo si preannuncia come un lunedì nero per la Sanità italiana. E’ stato infatti fissato proprio per il 3 novembre lo sciopero generale degli infermieri pubblici preannunciato già nello scorso mese di settembre dal Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. “Si fermeranno dunque le attività ospedaliere ambulatoriali, dalla radiologia agli esami di endoscopia”, spiega Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind, aggiungendo che “a rischio è pure l’attività delle sale operatorie per quanto riguarda gli interventi chirurgici programmati”. Saranno invece garantiti gli interventi d’urgenza.

La protesta, che sarà sostenuta anche da una manifestazione a Roma, in piazza Montecitorio, ha come oggetto non solo i tagli alla Sanità, ma anche il blocco del contratto e quello del turnover. Il problema sarebbe ancora una volta intrinseco alla legge di stabilità. “Il governo”, spiega Bottega, “ha chiesto alle Regioni un taglio di risorse agli sprechi che innegabilmente esistono, ma tagliare sugli sprechi vuol dire riorganizzare il sistema dei servizi, cosa che non si può fare senza usare il lavoro professionale per cambiare le cose”.

Già nello scorso mese di settembre, all’indomani di un incontro tra il Nursind e Claudio Montaldo, presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, il sindacato aveva fatto notare che “il mancato finanziamento della contrattazione nazionale e aziendale sta mettendo in ginocchio il personale”. Diversi i punti critici evidenziati dal Nursind: “l’impossibilità di agire a livello aziendale nel premiare le riorganizzazioni e le maggiori responsabilità per il taglio dei fondi contrattuali, l’impossibilità di aprire una tornata contrattuale nazionale con risorse economiche a partire dal 1 gennaio 2015 (…), la differenziazione rispetto ai lavoratori del privato nella detassazione della produttività e dello straordinario, la penalizzazione dei part time verticali nel trattamento di pensione, le difficoltà poste dalla normativa sui nuovi comparti e aree di contrattazione”.

E’ su questi presupposti che il sindacato si è preparato alla mobilitazione del personale contro il blocco dell’aumento degli stipendi, chiedendo allo stesso tempo di “ridurre la produttività in quanto non ci sono risorse per retribuirla adeguatamente”.

“Gli infermieri da anni provati dal blocco del turn over e delle retribuzioni (che non recupereranno più per tutta la loro vita!) hanno buone ragioni per limitarsi a quanto si sentono di garantire dando priorità alle attività di maggiore responsabilità”, sottolineava il Nursind a settembre. Dopo quasi due mesi, Bottega si trova a sottolineare che “che i nuovi tagli andranno a penalizzare inevitabilmente i sistemi di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza”. “Sappiamo che il governo se ne farà una ragione della nostra manifestazione”, dichiarava a settembre il sindacato, aggiungendo: “Speriamo che i cittadini se ne facciano altrettanta quando non troveranno i servizi all’altezza delle aspettative e quando si troveranno a pagare di tasca propria l’assistenza infermieristica che lo Stato non è in grado di garantire”.

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Via | Ansa; Nursind

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