Scienziati contro la UE: basta tagli alla Ricerca

Scienziati contro la UE: basta tagli alla Ricerca

Gli scienziati europei hanno deciso di unirsi in una "lotta" comune contro la UE, colpevole di non sostenere la Ricerca tagliando fondi e sostegno. Ma la loro battaglia non è condivisa da tutti

“Hanno scelto l’ignoranza”. Con questo titolo provocatorio un eterogeneo gruppo di scienziati di tutta Europa, Italia inclusa, ha deciso di esprimere il proprio aperto dissenso nei confronti delle politiche di austerità ormai da diversi anni perseguite dall’Unione Europea soprattutto su spinta tedesca, una linea del rigore che comincia a mostrare troppe crepe.

“Hanno scelto di ignorare quanto un ruolo forte rivestito dalla Ricerca scientifica possa costituire un volano per l’economia soprattutto in quei Paesi particolarmente colpiti dalla crisi”, affermano nella lettera, mettendo letteralmente il dito nella piaga.

Tagliare sulla Ricerca è tagliare sul futuro, è bloccare investimenti privati (largamente incrementati, invece, negli USA con la loro politica lungimirante), è mortificare la cultura , è fermare il progresso che potrebbe, a breve e lungo termine, migliorare sensibilmente la qualità delle nostre vite e quelle delle generazioni future.

In buona sostanza, affermano i firmatari della “protesta”, non riconoscere l’importanza della Ricerca e non avere un visione a lungo termine sui benefici futuri che molte delle scoperte nei diversi campi dell’applicazione scientifica (medicina, fisica, biologia, farmacologia, ingegneria genetica eccetera) ci garantirebbero significa sabotarci, significa condannare l’Europa ad un declino tanto inevitabile quanto vergognoso.

Il problema è che i ricercatori, così come i tantissimi Centri di Ricerca sparsi per il continente, necessitano di fondi immediati e di tempo. I risultati, ovvero le ricadute positive in termini economici delle diverse scoperte non sono mai nell’immediato, cosa che i Governi europei trovano antieconomico. Pertanto, via libera ai tagli, declinati in diversi modi, ma mai indolori.

Ad esempio, solo in Italia (pecora nera in termini di sostegno alla cultura tout court) gli investimenti nella Ricerca si sono praticamente azzerati negli ultimi anni, e dal 2009 ad oggi i posti da ricercatore sono calati del 90%! E’ curioso che, però, se poi si va ad analizzare il budget che effettivamente la UE ha stanziato in questi anni per sostenere la Ricerca ci si accorge che esso è cresciuto, tanto che oggi l’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere gli 80 miliardi messi a disposizione degli Stati membri per il periodo 2014-2020.

Detto questo, il problema è come, e chi userà tali risorse nel modo corretto, ovvero per dare reale sostegno ai Centri e alle equipe di ricercatori “veri” e non ad enti e organismi inutili creati solo per “fare cassa” a danno dello Stato.

Ad esempio proprio la Germania fautrice della politica del rigore, è stata anche la più lungimirante e virtuosa nelle sue politiche economiche di investimento nella Ricerca scientifica, e non a caso sono tantissimi i giovani ricercatori italiani neo laureati e non, che grazie a borse di studio e convenzioni riescono a trovare un impiego ben retribuito presso i laboratori e i Centri tedeschi, laddove in Italia il loro talento non viene in alcun modo valorizzato e premiato.

A proposito dei tagli contro cui si schierano gli scienziati europei, forti dei tanti risultati straordinari ottenuti proprio dalla Ricerca degli ultimi anni – tanto per citarne uno: la scoperta del bosone di Higgs al Cern di Ginevra – ci sono pareri controversi. Tanti organismi, anche in Italia, che dovrebbero promuovere la scienza, la Ricerca o la semplice divulgazione scientifica, sono del tutto inutili, effettivamente rami secchi da potare, ma nel calderone di quelli soppressi ne sono finiti alcuni non solo necessari, ma prestigiosi a livello internazionale, come L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran), tanto per citare un caso noto.

Allora, la questione, a nostro avviso, è questa: essendo la “coperta” (dei fondi disponibili) corta, è naturale che si debba cercare di fare economia, il che, però, deve portare a razionalizzare le risorse. Sostenere la Ricerca non può significare dare soldi a pioggia a tutti, così come limitare gli sprechi non può portare a chiudere indiscriminatamente enti, Centri e laboratori senza stabilire chi lo meriti e chi, invece, no.

Francesco Sylos Labini, ricercatore presso il centro Enrico Fermi di Roma e firmatario della lettera, afferma dalle pagine web di Science che:

Siamo ad un punto critico. Se non ci sarà un reale sforzo da parte di chi governa per cambiare direzione, tutto il sistema della Ricerca pubblica (italiana e non) non resisterà per molto

Questo vale per l’Italia, e vale per l’Europa in generale. Un monito per chi governa, un richiamo per tutti.

    Non dimenticate di scaricare la Blogo App, per essere sempre aggiornati sui nostri contenuti. E’ disponibile su App Store e su Google Play ed è gratuita.

Foto| via Pinterest
Fonti | Oggi scienza e openletter.euroscience

Seguici anche sui canali social

I Video di Benessereblog