Coma, cervello attivo dopo 16 anni con Psyco, il film di Hitchcock

Coma, cervello attivo dopo 16 anni con Psyco, il film di Hitchcock

Il cervello di un uomo in coma vegetativo da 16 anni si è "riattivato" grazie al film Psyco, mostrando le stesse reazioni di uno spettatore sano. Lo hanno scoperto ricercatori canadesi

Un cervello in stato di coma neurovegetativo non è un cervello “spento”, al contrario possiede ancora un certo grado di ricettività agli stimoli esterni che, però, non è facilmente quantificabile.

Chi sia in stato comatoso non comunica con il mondo, non stabilisce un contatto, non reagisce, almeno in modo “visibile” alle stimolazioni sensoriali di alcun genere. Eppure, il suo cervello continua a “esserci”, e a lavorare, seppur in modo sommerso.

I neuroscienziati della Western University (Ontario, Canada) sono però riusciti a dimostrare che anche in coma, e quindi anche dopo aver subito danni importanti, i neuroni cerebrali continuano a creare connessioni e generare impulsi elettrici, se sottoposti a sollecitazioni. Come la visione di un celeberrimo film di Hitchcock: Psyco.

Chi conosce la pellicola, sa che si tratta di una visione che non può non suscitare grandi reazioni emotive, di spavento soprattutto, e basterebbe citare la notissima scena della doccia che ancora popola i peggiori incubi di tutti noi. Probabilmente questa è la ragione per cui i ricercatori canadesi hanno scelto proprio Psyco per la loro sperimentazione, che ha coinvolto sia persone sane e perfettamente vigili, che un paziente canadese di 37 anni, in coma da 16 a seguito di un incidente.

Di tutti i partecipanti all’esperimento sono state registrate le connessioni neuronali grazie ad un apparecchio scanner a risonanza magnetica in grado di evidenziare l’attivazione delle diverse aree cerebrali in modo puntuale. Ebbene, incredibilmente, alla visione di Psyco, tutti hanno reagito allo stesso modo, incluso il paziente in coma. I loro cervelli, quindi, sollecitati dalle immagini e dal sonoro, hanno attivato la stessa “risposta” neuronale nello stesso momento.

Non a caso, il tiolo della ricerca canadese, pubblicata sulla rivista PNAS, è il seguente: “Il comune codice neuronale nelle esperienze coscienti di individui diversi”. Grado di “coscienza” è, in questo caso, il concetto chiave. L’esito dell’esperimento effettuato con il film di Hitchock ci permette di affermare che anche in coma esiste uno stato di coscienza e che questa attività neuronale, anche quando minima, è comunque analoga a quella di “veglia”, e si può registrare perché determinata dagli stimoli esterni. E’ chiaro che una evidenza di questo tipo apre a molti interrogativi, piuttosto che rispondere ad una sola domanda.

Per la prima volta è stato possibile dimostrare che un paziente con sconosciuti livelli di coscienza è in grado di rilevare e analizzare le informazioni provenienti dall’ambiente esterno esattamente come chi sia in salute. Questa tecnica ci permette non solo di registrare lo stato di coscienza di un individuo, ma di interpretare il suo pensiero. Ciò produce importanti implicazioni pratiche ed etiche a proposito del tipo di terapia da applicare per migliorare la loro qualità della vita

Ha spiegato Lorina Naci, una delle autrici dello studio. In un prossimo e speriamo vicino futuro, quindi, potremmo avere gli strumenti per riuscire a comunicare anche con i pazienti in coma vegetativo e stimolarne il ritorno alla vita “vigile”.

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Fonte| Neurosciencenews.com
Foto| via Pinterest

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