Benessereblog Salute Pancreas bionico, così il diabete si combatte con lo smartphone

Pancreas bionico, così il diabete si combatte con lo smartphone

La nuova frontiera del trattamento del diabete di tipo 1 è racchiusa in un'applicazione per iPhone che permette di controllare la somministrazione di due ormoni che controllano i livelli di zucchero nel sangue. Ecco di cosa si tratta

Pancreas bionico, così il diabete si combatte con lo smartphone

Applicazioni per proteggere la vista, per monitorare l’attività fisica e per mangiare in modo sano: gli strumenti attraverso cui lo smartphone può trasformarsi in un alleato della salute sono sempre più numerosi. Presto i moderni telefoni cellulari potrebbero diventare strumenti indispensabili per chi soffre di diabete di tipo 1, una patologia con cui è possibile convivere ma che richiede un controllo costante dei livelli di zuccheri e di insulina nel sangue per evitare episodi di ipoglicemia pericolosi per la salute. L’iPhone è infatti una delle componenti fondamentali della nuova versione del pancreas bionico testata dai ricercatori della Boston University e del Massachusetts General Hospital, uno strumento messo a punto per controllare la glicemia nei pazienti affetti da questa forma di diabete somministrando contemporaneamente due ormoni responsabili della regolazione dei livelli di zuccheri nel sangue: l’insulina e il glucagone.

L’efficacia del nuovo pancreas bionico è stata dimostrata da uno studio in due fasi pubblicato sul New England Journal of Medicine. “In entrambi questi studi questo strumento a superato di gran lunga le nostre aspettative in termini di capacità di regolare il glucosio, di prevenire l’ipoglicemia e di adattarsi automaticamente ai bisogni molto diversi degli adulti, alcuni dei quali sono molto insensibili all’insulina, e degli adolescenti, che tipicamente hanno bisogno di dosi più elevate di insulina”, spiega Edward Damiano, responsabile dello studio. “Al momento non c’è nessuno standard terapeutico dai risultati paragonabili a quelli che abbiamo ottenuto”.

Rispetto alla sua prima versione, in grado di controllare la glicemia negli adulti per un periodo di 27 ore continuative, questo nuovo pancreas bionico può essere comodamente indossato. Questa caratteristica ha permesso di testarlo per 5 giorni consecutivi nella quotidianità degli individui coinvolti e consente a chi lo utilizza di svolgere tutte le sue normali attività di tutti i giorni. Oltre ad essere dotato di un software migliorato che gli permette di adattarsi ai differenti dosaggi necessari ai singoli pazienti, il nuovo pancreas bionico ha come novità proprio la connessione wireless tra uno smartphone e le due pompe che rilasciano, a seconda delle necessità, insulina e glucagone. L’iPhone riceve ogni 5 minuti i risultati dei dosaggi degli zuccheri ematici effettuati dal sistema di monitoraggio del glucosio presente nel pancreas bionico; sulla base di questi dati lo smartphone calcola e invia il comando di somministrare la dose di insulina o di glucagone necessaria. Ciò che deve fare il paziente è solo fornire al sistema le informazioni di cui ha bisogno per stimare l’assunzione di carboidrati subito prima di ogni pasto. Per farlo deve utilizzare un’applicazione attraverso cui indicare di che tipo di pasto si tratta (colazione, pranzo o cena) e se la dose di carboidrati sarà la solita oppure ridotta o superiore rispetto a quella normalmente consumata.

“Una delle caratteristiche chiave di questo strumento”, spiega Firas El-Khatib, coautore dello studio, “è la sua capacità di iniziare istantaneamente a controllare gli zuccheri ematici, basandosi solamente sul peso del paziente, e di continuare ad adattare le sue decisioni riguardo al dosaggio dell’insulina e del glucagone per gestire un’ampia gamma di necessità di dosaggio”.

Sia i test condotti sugli adulti che quelli che hanno coinvolto gli adolescenti hanno fornito risultati che, spiega Steven Russell, primo nome dello studio, “non vanno quasi mai di pari passo. La media del glucosio ematico dei partecipanti è diminuita mentre allo stesso tempo è crollata l’incidenza dell’ipoglicemia”, precisa il ricercatore. “La paura dell’ipoglicemia può limitare i tentativi di mantenere la glicemia media nell’intervallo di valori che riduce drammaticamente il rischio di complicazioni a lungo termine, per questo”, conclude Russell, “è notevole aver osservato entrambi questi risultati in una sola volta”.

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Via | EurekAlert!

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