Gli inganni dell'etichetta: "senza zuccheri aggiunti"

labelL’etichetta nutrizionale è utile, certo, ma quando mente? Possiamo fidarci dei valori nutrizionali che indicano quanti nutrienti contiene un certo prodotto ma quanta fiducia possiamo riporre nelle indicazioni che stanno in bella vista sulle confezioni di cui le aziende si servono come specchietti per le allodole?

Una delle più diffuse è quella che vanta “senza zuccheri aggiunti”, ma sono frequenti anche quelle che proclamano l’assenza di additivi, percentuali irrisorie di grassi, l’aggiunta di preziose vitamine e così via. Qualche volta dicono la verità, più spesso solo una parte.

Spesso e volentieri – nell’illusione di acquistare un prodotto migliore – ci caschiamo come pere mature. Abbiamo già parlato di come agisce dallo scaffale quell’alone salutare che emana da molti prodotti che si spacciano per biologici.

Quello che è più fastidioso di tutta la faccenda è la sensazione di essere presi in giro in maniera spudorata. L’assenza di zuccheri aggiunti è l’esempio più eclatante: molti prodotti a base di frutta o cereali contengono già per loro natura percentuali importanti di zucchero e la dicitura è del tutto ingannevole perché falsa, dal momento che non c’è alcun bisogno di aggiungere zuccheri dove ci sono già, e in abbondanza.

Ci caschiamo perché ci sembra migliore un prodotto che non contenga additivi e quantità extra di zuccheri, visto che spesso gli alimenti vengono addizionati per migliorarne il gusto, renderlo più appetitoso. In altri casi, invece, l’assenza di zuccheri aggiunti si riferisce a prodotti che contengono edulcoranti artificiali.

Foto | Flickr

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