La nuova cura contro la depressione? L'aspirina

Assunti insieme alle terapie tradizionali, l'acido acetilsalicilico e altri antinfiammatori aiutano a ridurre significativamente i sintomi di diversi disturbi mentali, schizofrenia inclusa

Depressione

Aspirina contro la depressione. Ma non solo: anche contro il disturbo bipolare e la schizofrenia. A proporre l'uso di questi e altri noti antinfiammatori per trattare diversi disturbi della mente sono gli esperti che si sono riuniti durante una conferenza sulla salute mentale che si e' svolta a Melbourne (Australia) nei giorni scorsi.

Durante l'incontro si e' discusso dei risultati di alcuni studi clinici che stanno dimostrando le potenzialita' sia dell'aspirina, sia di altre molecole che contrastano l'infiammazione, come il celecoxib, l'infliximab e gli acidi grassi omega 3 di contrastare i sintomi della depressione e di altri disturbi mentali. La riduzione dei problemi osservata quando gli antinfiammatori vengono abbinati alle terapie tradizionali e' significativa e apre la strada non solo a nuovi trattamenti, ma anche a una migliore comprensione dei meccanismi alla base dei disturbi mentali.

A sottolinearlo e' Brian Dean, esperto di psichiatria dell'Universita' di Melbourne, secondo cui questa scoperta

e' piuttosto importante, ha implicazioni a lungo termine per le diagnosi, i marcatori del trattamento e, potenzialmente, la terapia.

In particolare, l'efficacia degli antinfiammatori nella riduzione dei sintomi tipici di questi disturbi indica che alla loro base ci siano danni al tessuto nervoso associati a processi infiammatori. Michael Berk, docente di psichiatria alla Deakin University di Geelong (Australia) ha parlato di uno

stato infiammatorio acuto.

L'associazione e' talmente significativa che secondo lo psichiatra Pat McGory lo stadio di sviluppo dei disturbi mentali potrebbe essere stabilito analizzando i livelli delle proteine associate ai processi infiammatori. Non solo, secondo l'esperto con questo stesso approccio si potrebbero identificare nuovi sottotipi di queste malattie e nuove loro forme infiammatorie.

Purtroppo saranno necessari dai 5 ai 10 anni per poter avere a disposizione nuovi trattamenti basati su analisi del sangue che rilevino i livelli di infiammazione nei pazienti.

La buona notizia

ha pero' sottolineato Berk,

e' che in realta' non abbiamo bisogno di sviluppare nuovi farmaci; possiamo riproporre medicinali gia' esistenti.

Via | The Australian

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