Parto, la posizione migliore è quella in piedi

Dare alla luce i propri figli stando sdraiate sulla schiena è innaturale e ha svantaggi sia per la madre, sia per il bambino: è la donna a dover (e saper) scegliere la posizione migliore

parto posizione

Qual è la posizione migliore per il parto? Secondo gli esperti, di certo non corrisponde a quella cui siamo abituati a pensare, in cui la donna si trova seduta o semi-seduta, con la schiena appoggiata al lettino della sala parto. Piuttosto, la scelta migliore sarebbe quella di rimanere in piedi o, al limite, di inginocchiarsi a quattro zampe. A dimostrarlo non sono complicati studi scientifici, ma l'esperienza quotidiana di chi fa nascere bambini tutti i giorni.

Il problema è stato, infatti, portato alla ribalta delle cronache da Hannah Dahlen, esperta di ostetricia dell'University of Western Sydney (Australia), che sulle pagine del sito web The Conversation ha raccontato di uno studio etnografico condotto insieme alle sue colleghe assistendo e intervistando sia donne che hanno partorito in ospedale o in punti nascita, sia donne che hanno preferito dare alla luce i propri bambini fra le mura domestiche. Dahlen ha spiegato che quando le donne non seguono indicazioni fornite da un'ostetrica, ma vengono lasciate libere di scegliere cosa fare in un ambiente organizzato in modo tale da favorire i loro movimenti, la maggior parte partorisce in piedi o a quattro zampe,

l'esatto opposto

sottolinea l'ostetrica,

rispetto a ciò che accade quando una donna partorisce stando sulla schiena su di un letto.

Lo stesso fenomeno si verifica quando le donne ricevono informazioni prima del parto, vengono aiutate a provare diverse posizioni o si trovano in un ambiente simile a quello domestico. Non solo, Dahlen racconta:

Abbiamo scoperto che il modo in cui abbiamo costruito l'ambiente per il parto, ad esempio mettere il letto al centro della stanza e avere qualche equipaggiamento di supporto ha un importante impatto subliminale su come si comportano sia le donne, sia le ostetriche.

I vantaggi di una tendenza sempre più diffusa

Dahlen non è l'unica a pensarla in questo modo. Secondo i National Institutes of Health statunitensi e il National Institute for Health and Care Excellence britannico

le donne dovrebbero essere scoraggiate dall'assumere la posizione supina o semi-supina nella seconda fase del parto e dovrebbero essere incoraggiate ad adottare qualunque altre posizione che trovino più confortevole.

In particolare, affrontare travaglio e parto mantenendo la stazione eretta porta vantaggi sia alla madre, sia al bambino:


  • la forza di gravità aiuta la discesa del bambino;
  • le contrazioni sono più efficaci;
  • il travaglio è più breve;
  • l'utero materno e il bambino ricevono un'ossigenazione migliore perché la vena cava e l'aorta non vengono schiacciate dall'utero;
  • il diametro pelvico aumenta, soprattutto assumendo posizioni come quella dello squat;
  • la madre prova meno dolore;
  • il ricorso a forcipe, ventose ostetriche ed episiotomie è meno frequente.

Perché, allora, siamo abituati a credere che si debba partorire stando appoggiate sulla schiena? La scelta di questa posizione, in realtà, è stata imposta dagli uomini in epoca relativamente. Illustrazioni risalenti all'antico Egitto rappresentano Cleopatra partorire stando in ginocchio, ma il passaggio, tipicamente occidentale, da un modello di cura sociale ad un approccio più chirurgico ha portato alla diffusione di pratiche diverse. A “dare il la” a questo fenomeno sarebbe stato Luigi XIV, re di Francia (1637-1709), che amando assistere ai parti, ma trovandosi ad avere la visuale ostruita se le donne partorivano nelle posizioni tradizionali, ha incoraggiato la diffusione della posizione sdraiata.

Il passaggio dal parto in casa a quello in ospedale ha fatto il resto. Ora, però, sembra essere giunto il momento di fare un passo indietro.

Via | The Conversation
Foto | da Flickr di Black Photo Studio

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