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Costretta a lasciare l’Italia Ilaria Capua che aveva isolato il virus dell’aviaria

Costretta a lasciare l’Italia Ilaria Capua che aveva isolato il virus dell’aviaria

Tra le possibili fughe di cervelli illustri, anche Ilaria Capua, la dottoressa italiana che isolò il ceppo del virus dell'aviaria

Ilaria Capua era salita agli onori della cronaca per una scoperta stupefacente: fu lei, infatti, ad isolare per prima il virus dell’aviaria, il virus H5N1. E fu sempre lei ad opporsi e a rendere pubbliche e accessibili a tutte le sue scoperte. Ed ora proprio lei è uno di quei cervelli italiani che potrebbero lasciare il nostro paese, perché la ricerca ormai non ha più i fondi necessari per andare avanti.

Ilaria Capua, infatti, lavora presso la Torre della Ricerca di Padova, una mega struttura dedicata proprio alla ricerca scientifica. Ma presto potrebbe lasciare questi laboratori, per trovare una struttura adeguata fuori dai confini del nostro paese: qui, infatti, dovrebbe accontentarsi di spazi che non le bastano, non sono sufficienti per portare avanti il suo importantissimo lavoro.

Possibile che menti eccelse come queste siano costrette a lasciare il nostro paese?

La dottoressa Ilaria Capua era diventata famosa insieme ai suoi collaboratori, come Giovanni Cattoli, per aver isolato il primo virus africano H5N1, una nuova forma di influenza aviaria umana. Divenne un mito quando rifiutò che le informazioni da lei scoperte rimanessero in una cerchia ristretta di laboratori, in un database privato.

Ero assolutamente basita. Intimidita e scandalizzata al tempo stesso. Ma vi sembra un comportamento serio e adeguato alla situazione? I virus non aspettano. Siamo nella fase di espansione di una malattia epidemica, che per la prima volta nella storia colonizza il continente africano. L’Africa è piagata dalla povertà e dalla malnutrizione. Un virus che uccide i polli e le galline sottrae nutrimento anche alle fasce più povere della popolazione, l’epidemia è destinata ad allargarsi a macchia d’olio, e in una popolazione già flagellata dall’HIV e dalla malaria, per dirne solo due, un’altra infezione trasmissibile alle persone è pioggia sul bagnato.

Così scrive lei nel suo libro raccontando la proposta dell’Oms che ritenne inaccettabile, pubblicando i risultati della sua ricerca su GenBank, a disposizione di tutti.

Nel suo curriculum Ilaria Capua vanta tantissimi riconoscimenti, ma questi non basteranno a rendere più semplice il suo lavoro in Italia. Secondo gli accordi presi tra l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dove lavora ora e la Torre della Ricerca inaugurata di recente a Padova, la ricercatrice avrebbe dovuto spostare il suo studio in questo maxi ospedale dedicato alla cura e alla ricerca delle malattie infantili. Ma l’Izs ha chiesto ora che due piani dell’edificio vengano dati a disposizione gratuitamente per questo “trasloco”. E Franco Masello, a capo della struttura padovana, dice che ciò è impensabile.

Noi non ce lo possiamo permettere. Noi non guadagniamo un euro da questo sforzo enorme da 32 milioni che abbiamo fatto, ma una parte dei soldi vogliamo recuperarla per investirla nella ricerca.

Da qui l’offerta di uno spazio ridotto ad Ilaria Capua, che però non ha accettato, perché non sarebbe possibile continuare a fare il suo lavoro, con meno colleghi e meno spazio a disposizione, minacciando anche di lasciare l’Italia. E in Veneto è scoppiato il caso, che ora si allarga a tutta l’Italia, che si interroga come sia possibile che tutto ciò avvenga!

Foto | Unipd

Via | Corriere

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